Dio che mi ha chiamato mi darà le grazie necessarie per svolgere la sua missione”

Il missionario della Consolata, Mons. Peter Makau, nominato dal Papa Francesco vescovo coadiutore della diocesi di Isiolo nel Kenya il 4 maggio 2024, condivide i suoi sentimenti pochi giorni dopo aver ricevuto la notizia del suo nuovo ministero pastorale.

L'ex superiore della Regione Kenya/Uganda, racconta che questa è stata la notizia più sorprendente che abbia mai ricevuto. “Quando ti dicono che è il Santo Padre a chiederti (un servizio) diventa difficile rifiutare. Si tratta di obbedire e basta", afferma Mos. Makau, che ha vissuto la missione in Venezuela per 14 anni, la chiamata a lavorare a Isiolo è perfettamente in linea con il carisma ad gentes dell’Istituto dei Missionari della Consolata.

L'ordinazione episcopale di Mons. Peter Makau avrà luogo il 27 luglio 2024 nella cattedrale di Sant'Eusebio nella Diocesi di Isiolo.

Guardando al futuro, esprime sentimenti di fiducia e di fede. È confidente che "se Dio mi ha chiamato, mi darà le grazie necessarie per svolgere la Sua missione". Con la sua nomina alla età di 49 anni, Mons. Makau diventa il secondo vescovo più giovane della Conferenza episcopale del Kenya.

Vedi qui il video realizzato da padre Daniel Onyango Mkado e Fr. Adolphe Mulengezi

Elevata a Diocesi il 15 febbraio 2023, Isiolo ha come vescovo Mons. Anthony Ireri Mukobo, IMC. La Diocesi è situata nella parte centrale del Kenya e i suoi confini corrispondono a quelli dell’omonima contea civile. Ha una superficie di 25.700 kmq e una popolazione di 268.000 di abitanti, di cui 66.000 sono cattolici. Ci sono 13 parrocchie, 74 Istituzioni educative ed 11 di carità, tra cui 5 dispensari ed 1 ospedale materno. Vi lavorano 19 sacerdoti diocesani, 2 sacerdoti Fidei donum, 3 sacerdoti religiosi, assieme a 66 religiosi/e.

* Padre Daniel Mukado, IMC, Comunicazione Regione Kenia/Uganda.

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L'ordinazione episcopale di Mons. Peter Makau avrà luogo il 27 luglio 2024 nella cattedrale di Sant'Eusebio a Isiolo.

Il Santo Padre ha nominato vescovo Coadiutore di Isiolo (Kenya) il Rev.do padre Peter Munguti Makau, IMC, finora Superiore Regionale dei Missionari della Consolata in Kenya e Uganda.

Curriculum vitae

Mons. Peter Munguti Makau è nato il 6 maggio 1975 a Nairobi, nell’omonima Arcidiocesi. Ha fatto i suoi studi elementari e secondarie a Kionyueni Primary school (1982 - 1990). Ha iniziato la sua formazione religiosa come Missionario della Consolata a Nairobi, presso il Consolata Seminary dove ha vissuto il suo postulandato e ha compiuto gli studi filosofici. Ha svolto il noviziato a Sagana (Kenya) e ha emesso i primi voti il 6 agosto 1999. Ha compiuto gli studi teologici a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, presso l’Institut Saint-Eugène de Mazenod e ha emesso i voti perpetui il 5 dicembre 2003. È stato ordinato presbitero il 20 novembre 2004 nella Diocesi di Machakos.

Dopo l'ordinazione è stato inviato in missione in Venezuela dove ha conseguito un Diploma in Diritto Canonico presso l’Universidad Monteávila a Caracas (Venezuela).

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Parroco a Carapita, Arcidiocesi di Caracas (2006-2014); Superiore Delegato IMC per il Venezuela per due mandati (2014-2019). Dal 2019 è Superiore Regionale dei Missionari della Consolata in Kenya e Uganda.

Ringraziamo il Signore per questo dono alla Chiesa e al mondo missionario, e affidiamo il suo ministero alla protezione del Beato Fondatore e della Vergine Consolata.

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 Padre Peter Makau con  il Nunzio Apostolico, il gruppo di missionari della Consolata e amici a Caracas, Venezuela nel 2019.

Il vescovo della diocesi di Murang'a, in Kenya, Mons. James Maria Wainaina Kung'u, ha invitato i missionari della Consolata a vivere secondo la loro vocazione e “non a comportarsi come i farisei e gli scribi del Vangelo”.

Il 28 febbraio scorso, Mons. Wainaina, nell’omelia della S. Messa di apertura, della 13ª Conferenza Regionale dei missionari della Consolata in Kenya che si svolge nella Casa Bethany a Sagana, a circa 100 km a nord di Nairobi, ha rivolto parole di sostegno, di incoraggiamento, ma anche di “provocazione” ai nostri missionari

"Mentre vi sedete nei prossimi giorni per riflettere sulla vostra missione in mezzo al popolo di Dio, lasciate che sia Lui a guidare i vostri pensieri", ha detto il vescovo all'inizio della sua omelia.

I 44 missionari, delegati alla Conferenza, rappresentano i 166 missionari che lavorano in Kenya e Uganda, sono stati sollecitati a concentrarsi sull’essenziale nelle varie sessioni della Conferenza, da lui definita, “un incontro spirituale e pastorale”.

Mons. Wainaina ha inoltre affermato che "come missionari dovreste pensare a voi stessi come se foste seduti sulla cattedra di Mosè. La Chiesa ci ha dato quella cattedra, la sfida è che purtroppo ciò che insegniamo spesso non è ciò che viviamo", ha detto il vescovo citando il Vangelo del giorno tratto da Matteo 23, 1-12.

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In riferimento all’accenno di Mosè nel Vangelo del giorno, Mons. Wainaina ha poi aggiunto che che egli era molto ben preparato per la sua missione.

"Come religiosi missionari, fate molti anni di formazione prima di essere ordinati sacerdoti o di prendere i voti perpetui che questa preparazione” si è augurato il vescovo “possa rendervi veramente persone preparate per la missione a cui Dio vi ha chiamati. È questo il motivo per cui questa Conferenza è importante, perché vi chiama a tornare ad essere come a Mosè piuttosto che diventare degli scribi e dei farisei", ha affermato Mons. Wainana, il terzo vescovo di Murang'a.

Ha poi sfidato i missionari ad essere degli “autentici Mosè” dei nostri giorni e, così facendo, “a pascere il popolo di Dio, a nutrirlo, a guidarlo e a proteggerlo, perché questo è il lavoro di un vero pastore”.

Nella Bibbia, i farisei e gli scribi sono noti per incentrare la loro vita su sé stessi. "Dove è centrata la vostra vita? È centrata su Dio? È centrata sui valori e sulle convinzioni giuste?”, ha domandato il vescovo. “Questa è sempre la nostra sfida. Dove è il centro della mia vita, della mia missione". Se non stiamo attenti, "possiamo finire per incentrare la nostra propria missione su noi stessi", ha osservato.

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"Mettere al centro della vita Dio è un dovere per tutti i cristiani, ma in modo del tutto speciale è richiesto a noi pastori del gregge. Abbiamo davvero bisogno di ricentrare la nostra vita su Cristo. Quello che predichiamo deve essere coerente con quello che facciamo", e poi il vescovo, con un pizzico di umore, ha aggiunto: "Non dite ai vostri cristiani che non devono mangiare la carne il venerdì mentre voi siete i primi a mangiarla!".

La Conferenza Regionale è iniziata lunedì 26 febbraio e si concluderà venerdì 1 marzo.

Attendono la Conferenza anche il Superiore Generale, padre James Bhola Lengarin, il Vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano e il Consigliere Generale incaricato del Continente Africa, padre Erasto Mgalama.

* Padre Daniel Onyango Mkado, IMC, responsabile della comunicazione del Kenya.

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Il vescovo della diocesi di Murang'a, in Kenya, Mons. James Maria Wainaina Kung'u

Dopo l’attacco ad una parrocchia costato la vita ad una decina di persone, il titolare della diocesi colpita e presidente della locale Conferenza Episcopale, racconta la reazione della sua Chiesa: “A chi ci offre proiettili noi porgiamo pace, fede e speranza. L’attentato non è una persecuzione contro i cristiani: si tenta di far passare la falsa idea che ci sia in atto una guerra di religione”. Il grazie al Papa per la sua vicinanza e preghiera

Monsignor Laurent Birfuoré Dabiré conosce un solo modo per reagire a quegli uomini armati che hanno sparato ad alcuni fedeli riuniti in una cappella della sua diocesi mentre erano intenti in preghiera: “L’unica risposta è l’amore, la pace”. Lui è il vescovo di Dori, quella porzione di Chiesa del Burkina Faso che si trova al confine nord del Paese dell’Africa Occidentale e che comprende la parrocchia del villaggio di Essakane nella quale il 25 febbraio scorso hanno fatto irruzione alcuni terroristi che hanno compiuto quella mattanza che ha sconvolto il mondo.

Un martirio

Nella ricostruzione che fa con i media vaticani, il presule - che è anche presidente della Conferenza episcopale locale - mette in evidenza dettagli poco conosciuti di ciò che, forse, potrebbe essere definito un vero e proprio martirio. Quel giorno, di buon mattino, i fedeli si erano recati in parrocchia per la funzione domenicale senza la presenza del sacerdote. Dopo la seconda lettura e la proclamazione del Vangelo, un catechista stava per fare un’esortazione sulla Parola di Dio quando i terroristi sono entrati e hanno iniziato a sparare. “Hanno colpito solo gli uomini risparmiando le donne che sono potute fuggire fuori dalla cappella”, ricorda il vescovo che spiega come “il numero delle vittime sia ancora incerto: testimonianze parlano di 12 morti e 8 feriti ma stiamo aspettando conferme ufficiali”.

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Monsignor Laurent Birfuoré Dabiré con dei leader musulmani

Nessuna persecuzione

Anche se finora non ci sono state rivendicazioni e la strage sembra essere stata ben preparata, monsignor Dabiré è convinto che la motivazione non sia da ricercare nell’odio nei confronti dei cristiani. Il vescovo spiega che questa sua certezza e sostenuta dal fatto che “proprio nello stesso giorno dell’attentato alla parrocchia, in un’altra località del Paese si è consumato un attacco terroristico nel quale è stato ucciso lo stesso numero di persone che ha trovato la morte a Essakane”. La strategia dei terroristi, dunque, sarebbe il tentativo palese di “strumentalizzare le religioni per creare confusione nella nazione, contrapporre le diverse comunità e dare l’impressione che ci sia in corso una guerra di religione. Posso sostenere con certezza che non c’è alcuna persecuzione in atto dei cristiani”.

Pace contro violenza

Pace, fede e speranza, sono i tre sostantivi che il pastore della diocesi di Dori sta usando da giorni per chiedere ai suoi fedeli di continuare a vivere la carità cristiana senza cadere nella tentazione di rispondere con violenza alla violenza. “Noi cristiani - dice - non abbiamo un altro modo di vivere: dobbiamo fondare la nostra vita sul Vangelo. Il nostro relazionarci agli altri deve essere basato sulla fratellanza, sull'amicizia, sull'aiuto vicendevole. Dobbiamo evitare che si dica che noi apparteniamo ad una religione che medita la vendetta. Questo non è vero".

Chiesa aperta al dialogo

La Chiesa del Burkina Faso – Paese dove la maggioranza è musulmana ed i cristiani si attestano intorno al 30% seguiti dagli appartenenti alle religioni tradizionali africane animiste - sono quasi dieci anni che sta facendo i conti con il terrorismo che blocca le attività di molte diocesi. Monsignor Dabiré informa che “più di 30 parrocchie sono chiuse mentre alcune diocesi come quella di Dori, di Fada N'Gourma, di Nouna e di Dédougou sono paralizzate”. Ma la gente non ha perso la propria fede né la speranza. “La nostra - aggiunge - è una Chiesa rurale, di gente semplice. Le vocazioni non mancano, sono sempre più in crescita. Abbiamo anche una vasta schiera di catechisti che sono capi di piccole comunità di campagna. E poi mettiamo in pratica una fruttuosa pastorale del dialogo con i musulmani ed i responsabili delle religioni tradizionali africane”.

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Monsignor Laurent Birfuoré Dabiré insieme al Grande Imam di Dori

Grazie al Papa

Monsignor Laurent Birfuoré Dabiré, infine, ringrazia Papa Francesco che nel post udienza generale di oggi, mercoledì 28 febbraio, è tornato a pregare per le vittime dei recenti attacchi contro luoghi di culto nel suo Paese. “La vicinanza del Santo Padre ci ridona coraggio, forza e ci invita alla perseveranza. Quando i nostri fedeli sentono che il Papa è informato delle loro sofferenze sono davvero rincuorati. È un grande stimolo per andare avanti".

Fonte: Vatican News

Il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) ha rilanciato il suo Ufficio di Collegamento dell'Unione Africana (SECAM-AU Liaison Office) con sede ad Addis Abeba e ha nominato padre Stephen Okello, IMC, (il primo ufficiale) capo ufficio di collegamento.

Una delegazione guidata dal Segretario generale del SECAM, padre Rafael Simbine Junior, vicesegretario generale, padre Jean Germain Rajoelison e dalla signora Mavis Anima Bonsu, responsabile delle finanze e dell'amministrazione del Segretariato SECAM, è stata presente in Etiopia dal 9 al 14 febbraio, per rilanciare il rivitalizzato l’ufficio che era rimasto inattivo negli ultimi anni.

Nel 2015, al SECAM è stato concesso lo status di osservatore presso l’Unione Africana (UA) per amplificare la voce della Chiesa dall’Africa, dal Madagascar e dalle Isole su questioni cruciali come il buon governo, lo sviluppo sostenibile e la promozione della leadership di servizio in tutto il continente.

Pertanto, l’ufficio di collegamento svolgerà il ruolo di osservatore della missione del SECAM presso l’UA e avrà sede presso il Segretariato della Conferenza episcopale cattolica dell’Etiopia (CBCE) ad Addis Abeba.

Secondo padre Simbine, “l’attuale leadership ha scelto strategicamente di istituire l’Ufficio di collegamento dell’UA ad Addis Abeba come punto focale per le attività della Commissione Giustizia, Sviluppo e Pace (JDPC) del Simposio… Di conseguenza, la stretta collaborazione tra il SECAM e l’Unione Africana è ritenuta essenziale per raggiungere l’unità, la pace, la coesistenza armoniosa e lo sviluppo continuo in tutto il continente e nelle sue isole”.

Alla luce di questo nuovo sviluppo, padre Stephen Okello, sacerdote missionario della Consolata del Kenya, è stato nominato (primo ufficiale) capo ufficio di collegamento per assistere il SECAM nella gestione della missione, il cui rappresentante ufficiale presso l'UA è Sua Eminenza il cardinale Souraphiel Berhaneyesus, arcivescovo metropolita. di Addis Abeba.

“Contando sulla vostra consueta disposizione fraterna e comprensione, affidiamo questo nuovo ufficio alla vostra piena supervisione, con l’aspirazione che possa servire come ulteriore strumento della Chiesa in Africa, finalizzato all’impianto e alla crescita del Regno di Dio sul continente e nelle Isole” ha affermato don Simbine durante la firma di un protocollo d'intesa tra il SECAM e il Superiore Generale dei Padri della Consolata in Etiopia che ha delegato padre Okello all'ufficio di collegamento.

Il Superiore Gdenerale dei Padri della Consolata – Etiopia firma il Memorandum d'Intesa con il SECAM alla presenza del Segretariato del SECAM. Il protocollo d'intesa ha nominato padre Stephen Okello come ufficiale di collegamento per l'ufficio SECAM-AU ad Addis Abeba.

Secondo il SECAM, il rilancio dell’ufficio di collegamento ad Addis Abeba è la prova della collaborazione esemplare tra il Simposio e la Conferenza Episcopale dell’Etiopia in vari ambiti, in particolare nel promuovere un rapporto positivo tra la Chiesa cattolica in Africa e l’Unione Africana.

Fonte: CISA

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