Nel silenzio dell'Eucaristia, presieduta dal padre David Bambilikping Moke, Superiore Regionale, nella mattina del venerdì 12 aprile, si è aperta una finestra sulla prospettiva della Conferenza regionale, ispirata dalla saggezza del Maestro Gamaliele, Dottore della Legge. “Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli” (At 5, 38-39). Con queste parole evidenziano l'importanza di non opporsi alla volontà divina ma piuttosto di conformarcisi, come ha fatto Cristo nell'adempire fino in fondo la volontà del Padre per la nostra salvezza.

La Conferenza è iniziata l'8 e durerà fino al 15 aprile. Una volta terminato il ritiro guidato da padre Michelangelo Piovano, è stato presentato il regolamento e la condivisione delle comunità IMC in Congo: Somana, Neisu, Casa del Procure di Isiro e Bisengo Mwambe.

Il perdono e la riconciliazione

È buono condividere quello che il padre Gianfranco Testa ci ha lasciato in questi giorni come eredità a proposito del perdono e la riconciliazione. In breve, potremmo dire che perdonare significa rileggere l'offesa in un altro modo: “Quando qualcuno ci fa del male, dobbiamo scrivere questa offesa sulla sabbia, dove il vento del perdono e dell'oblio la cancellerà e la farà sparire. Invece quando ci succede qualcosa di grande, dobbiamo inciderlo nella pietra della memoria del cuore, dove nessun vento del mondo potrà cancellarla".

Perdonare significa ristabilire l’umanità di chi offende cambiando il nostro punto di vista. Non si tratta di giustificare o di diminuire il peso dell’offesa ma di cambiare il nostro atteggiamento nei suoi confronti perché possiamo accettala e continuare a vivere, oppure negarla e continuare a soffrire. Chi ci ha offeso non è un criminale, ma una persona che ha commesso un crimine; non è un ladro, ma una persona che ha commesso un furto... Vedendolo come una persona, umanizziamo colui che ci offende e capiamo che non è nato criminale o ladro...

20240411Congo3

Il perdono serve a rompere il circolo vizioso dell'offesa e ci incoraggia a costruire una nuova immagine. Il processo di riconciliazione richiede memoria, verità, giustizia e impegno. Se la persona che mi ha offeso mi chiede perdono, bene; ma se non lo chiede, non importa! Ciò che veramente conta è il fatto che mi sono liberato da un circolo vizioso che mi impedisce di progredire nella mia storia e nella mia vita!

L’azione dannosa può lasciare cicatrici indelebili se noi non siamo capaci di elaborare la rabbia e prendere il cammino del perdono. Il risentimento e la vendetta paralizzino lo sviluppo degli individui e delle comunità.

È meglio abbracciare l'irrazionalità del perdono piuttosto che l'irrazionalità della violenza. Promuovere la cultura del perdono e della riconciliazione è la via sicura per la pace.

Il dialogo fraterno

20240414Congo3Nell'Eucaristia presieduta dal padre Rinaldo Do, Vice-Superiore Regionale, il sabato 13 aprile, è stato posto l'accento sui conflitti emersi nelle due letture: la distribuzione disuguale e l'agitazione del mare, dove il dialogo tra gli apostoli e il dialogo con Gesù portano a soluzioni adeguate. Non agiamo a nostro piacimento (autoreferenzialità) ma dialoghiamo tra di noi per affrontare i problemi che incontriamo nella vita, senza dimenticare Cristo che è sempre presente nella nostra barca per placare le onde agitate che sconvolgono le nostre vite missionaria.

La giornata prosegue con la condivisione avviata il giorno precedente sulle nostre comunità presentate dai partecipanti alla conferenza: la parrocchia di San Giuseppe di Arimatea, il Seminario Antonio Barbero, la parrocchia Mater Dei, la Direzione Regionale e l'Economato Regionale. Dopo ogni condivisione è stato dato del tempo per domande di chiarimento, contributi e reazioni da parti dei confratelli.

Nel pomeriggio si sono svolti i lavori di gruppo sui temi del Capitolo Generale per aggiustare il testo dell'Instrumentum Laboris e fare proposte per il programma della Regione.

* Padre Nhessy Nkulu Iland, Nestor, IMC, Segretario della Regione Congo.

 

Il 14 marzo si è celebrato il 21° anniversario della Fondazione per la Riconciliazione, creata da padre Leonel Narváez Gómez, sacerdote e sociologo della comunità dei Missionari della Consolata e attuale presidente di questa istituzione.

Si tratta di una fondazione senza animo di lucro che lavora per facilitare, progettare e realizzare proposte relative al perdono, insegnando in modo pedagogico gli strumenti chiave per facilitare la risoluzione pacifica dei conflitti.

Insegna anche come curare le ferite del cuore, prevenire e superare gli atti di violenza in qualsiasi circostanza della vita, aiutando a costruire la pace dalla famiglia alla sfera sociale.

"La sua missione si concentra nel contribuire alla pace e alla felice convivenza in Colombia e nel mondo, promuovendo la cultura, la pedagogia, la spiritualità della cura, del perdono e della riconciliazione. La pace non può essere raggiunta senza processi di perdono e riconciliazione. La Colombia è un Paese con ferite aperte e queste si traducono in ritorsioni e in maggiori gradi di violenza", afferma padre Leonel Narváez.

202404312Espere6

La sede della Fondazione per la Riconciliazione a Bogotá, Colombia.

Per perdonare è necessario sentire la misericordia di Dio"

La Fondazione per la Riconciliazione organizza anche le Scuole di Perdono e Riconciliazione (Espere), un processo pedagogico per guarire le ferite, trasformare i ricordi ingrati, generare pratiche riparative e fornire strumenti per recuperare la fiducia.

In 20 anni di lavoro, Espere ha raggiunto più di 2 milioni di persone in 23 Paesi, dove la metodologia è stata adattata in popolazioni diverse.

"Dal 2003 sono stati formate persone incaricate di moltiplicare questo modello pedagogico in vari Paesi del mondo; sono state create reti di quartiere, e altre in parrocchie, aziende, scuole, università e famiglie. In questo modo abbiamo collaborato all'avvento della pace e al progresso delle comunità e delle persone". Sottolinea padre Narváez.

Il 21 settembre 2006, a Parigi, la Fondazione per la Riconciliazione ha ricevuto la menzione speciale del Premio UNESCO per l'Educazione alla Pace per l’impegno di promuovere il perdono e la riconciliazione lavorando all’educazione emozionale delle persone.

Nel 2007 ha ricevuto anche il premio "Ordine alla Democrazia" Simón Bolívar e poi, il primo settembre 2011, il premio "costruire la pace attraverso la metodologia dei centri di convivenza, pace e riconciliazione" oltre ad altri premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

"Il tema del perdono e della riconciliazione è uno strumento di benessere, è il cuore del Vangelo. Sempre la grande opera che Gesù compie è quella di mostrare la misericordia del Signore, affinché impariamo a fare lo stesso con gli altri". Una pace senza perdono non durerà a lungo e non è sostenibile e lo stesso succede con la fede che non pratica la compassione perché il perdono viene dato a chi non lo chiede o a chi non lo merita". Ribadisce il sacerdote.

Fatti sul fondatore

Il presidente della Fondazione per la Riconciliazione, padre Leonel Narváez Gómez, IMC, è un filosofo e teologo dell'Università di San Buenaventura di Bogotá e un sociologo con titoli post-laurea dell'Università di Cambridge in Inghilterra e dell'Università di Harvard negli Stati Uniti.

20240412Espere3

Padre Leonel Narváez Gómez, IMC,

È sacerdote religioso dei Missionari della Consolata, una comunità fondata a Torino, in Italia e ha trascorso i primi 10 anni di sacerdozio come coordinatore dello sviluppo sociale nella diocesi di Marsabit, in Kenya, lavorando principalmente con le tribù nomadi del deserto di Chalbi, al confine tra Kenya, Sudan ed Etiopia. Ha organizzato vaste campagne di alfabetizzazione e promozione umana, economica e culturale con queste comunità indigene. Nella Conferenza Episcopale del Kenya è stato responsabile della promozione dei diritti umani.

Poi, tornato in Colombia, dal 1990 al 2000 ha lavorato nel vicariato di San Vicente del Caguán - Puerto Leguizamo come responsabile dell'ufficio di pastorale sociale, dove ha attuato programmi di sostegno socio-economico nelle regioni del Caquetá e Putumayo attraverso il progetto Grafam (Fattorie amazzoniche).

È stato il fondatore del Centro di Ricerca e Formazione Amazzonica (Cifisam) e nel periodo conosciuto con il nome di “despeje” (quando si erano svolti dialoghi di pace fra la guerrilla delle Farc e il Governo in un territorio appositamente privato dalla presenza dello stato) si è impegnato nella commissione tematica di quel negoziato e ha collaborato alla realizzazione dei primi contatti con i rappresentanti del governo.

Tra i suoi scritti ricordiamo: Comparative conflicts nel capitolo The Colombian case (Tufts University. Boston, 2010). Manual de Perdón. (Bogotá, Colombia, 2006). Manual de Reconciliación (Bogotá, Colombia, 2006). La revolución del Perdón (Bogotá, Colombia, 2010) ed è stato editore della pubblicazione Filosofía política del Perdón y de la Reconciliación (Bogotá, Colombia, 2010).

20240412Espere

Parlare di perdono è parlare di riconciliazione

"Dobbiamo passare dalla bestia all'angelo, dal desiderio di vendetta al desiderio di compassione... i grandi fatti violenti si trovano nella famiglia, nella scuola, in mezzo alla strada e i bambini, fin da piccoli, imparano a conoscere violenza, il desiderio di vendetta, il regolamento di conti... la  vendetta è quasi una religione e questo è il più grande cambiamento culturale che noi colombiani dobbiamo fare". Il Missionario della Consolata Leonel Narváez Gómez, presto festeggerà i 50 anni di ordinazione sacerdotale.

Di seguito una intervista a Padre Leonel Narváez

* Fonte: El Catolicismo - Arcidiocesi di Bogotá, Colombia.

Le speranze di padre Pietro Han, IMC, di arrivare un giorno alla riconciliazione fra le due Coree

La foto si può considerare un simbolo: si vede padre Pietro Han insieme a due suore che mimano il gesto di un abbraccio che racchiude un paesaggio alle loro spalle. Un’istantanea che potrebbe essere archiviata come la testimonianza di un bel momento di fraternità ma che in realtà nasconde un profondo messaggio.

Quelli che si intravedono alle spalle delle suore e del sacerdote, membro dell’Istituto Missioni Consolata, non sono i luoghi ameni di una felice scampagnata ma i campi verdi e le montagne brulle di uno dei paesi più impenetrabili e misteriosi della Terra: la Corea del Nord. E quell’abbraccio sorridente immortalato in una zona di confine della Corea del Sud sta a significare solo una cosa: il desiderio di riconciliazione dell’intera penisola coreana che dagli inizi degli anni ’50 vive tagliata in due da una guerra congelata che si teme possa riprendere da un momento all’altro.

20240224Corea2Sapere che il religioso e le due suore ritratti nella foto si trovavano al confine per partecipare a un pellegrinaggio per la pace non è un dettaglio di poca importanza ma rappresenta uno dei principali pezzi del complesso puzzle del cammino verso l’unità e la pacificazione che la Chiesa coreana sta tentando da anni di mettere insieme, anche se con difficoltà, accelerate e, molto spesso, brusche frenate. Ne sa qualcosa proprio padre Pietro Hann, della diocesi di Incheon, che è membro della Commissione di riconciliazione nazionale, nata grazie alla partecipazione degli istituti religiosi maschili e le società di vita apostolica: «La commissione, che è in stretta collaborazione con la nostra Conferenza episcopale, è stata fondata nel 2015 dopo l’esperienza di sette organizzazioni religiose impegnate a dare aiuto ai nordcoreani rifugiati al sud e a sostenere la popolazione della Corea del Nord», spiega a «L’Osservatore Romano». Una delle attività fondamentali della commissione, che opera su base diocesana ed è composta da quindici comitati di riconciliazione, è la preghiera. Ed è merito anche di questo organismo se, ormai da qualche anno, alle 21 di ogni giorno, in tutte le chiese si recita un’orazione per la pace seguita da un canto mariano e il Gloria.

«La nostra commissione — aggiunge padre Han — si impegna a portare avanti un costante movimento di preghiera che coinvolge leader e semplici fedeli. Con la nostra testimonianza di fede mettiamo in evidenza la necessità dell’unità e della riconciliazione nazionale. Inoltre, è forte la nostra collaborazione con altre associazioni per condividere le informazioni essenziali necessarie allo svolgimento dei nostri progetti».

Che il lavoro della commissione e di tutta la Chiesa coreana si possa paragonare a un vero e proprio cammino quaresimale lo si capisce, però, da un’altra foto. Quella scattata durante l’annuale pellegrinaggio per la pace al confine con la Corea del Nord che mostra delle suore sedute, forse anche stanche, provate. Davanti ai loro occhi si staglia l’orizzonte abitato da quei fratelli separati per i quali tutte loro, insieme a ogni cristiano del Sud, sono disposte ad affrontare pericoli, sconfitte e dolore, anche nel silenzio e nel nascondimento che la prudenza richiede e come ogni deserto insegna.

Hann è convinto che la Quaresima della Chiesa coreana passi anche attraverso il perdono reciproco dei torti subiti, la cancellazione dell’odio: «Il cammino verso la pace deve eliminare l’ira da ogni cuore seguendo il percorso della Croce di Gesù e mettendo in pratica i suoi insegnamenti: accettare il nemico come fratello». Nel deserto quaresimale che dura ormai da oltre sette decenni, la Commissione di riconciliazione nazionale non lascia indietro nessuno. Le persone che riescono a fuggire dal duro regime dittatoriale — i “defezionisti nordcoreani”, come li definisce la Conferenza episcopale — vengono assistite e sostenute non solo dal punto di vista spirituale ma anche materiale. Inoltre, ricorda il religioso, «portiamo assistenza umanitaria direttamente in Corea del Nord anche se ora, per via del deterioramento delle relazioni, i nostri canali sono stati interrotti». L’educazione all’unificazione è un altro obiettivo essenziale della commissione che sta sperimentando delle borse di studio destinate ai giovani rifugiati nordcoreani.

È nel profondo della sua anima che padre Pietro Han coltiva quella che lui stesso considera più di una speranza: «La possibilità concreta che la maggiore interazione con il Nord possa trasformarsi in uno strumento per diffondere meglio il Vangelo».

Fonte: www.osservatoreromano.va (Pubblicato il 21 febbraio 2024).

Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Gv 12,12-16)

È indescrivibile la gioia con cui è stato accolto il Sommo Pontefice papa Francesco nella Repubblica Democratica del Congo. Erano già passati diversi decenni dall’ultima volta che un papa aveva messo piede in questa nazione e l'ultimo era stato papa Giovanni Paolo II che questo paese l’aveva visitato nel 1985, quando si chiamava ancora Zaire. Per questo è più che comprensibile l’entusiasmo e l’aspettativa che ha circondato questa visita apostolica di papa Francesco della quale mi sembra opportuno sottolineare un prima, un durante e un poi. 

PRIMA. Va ricordato che questo viaggio era inizialmente previsto per il 2-5 luglio 2022 ma poi, come conseguenza dei vari problemi di salute del Vescovo di Roma, non è stato possibile realizzarlo. L’annuncio del rinvio si è abbattuto sul paese dove tutti stavano aspettando il Santo padre come la prima pioggia dopo la siccità: questo momento si stava aspettando come un dono del cielo; per l’occasione erano anche state composte canzoni come “Congo mobimba toyambi yo” (Tutto il Congo ti dà il benvenuto); erano state create diverse commissioni per dare un'accoglienza senza precedenti al successore di Pietro. Quando finalmente il papa è arrivato la mobilitazione è stata totale, nessuno è rimasto inattivo, il paese era in fermento come il giorno dell'ingresso di Cristo a Gerusalemme.

DURANTE. Quando il Papa dei poveri è arrivato è venuto a consolare i cuori di chi per anni non ha smesso di piangere i morti, con la speranza di vedere un giorno la presenza di un buon samaritano disposto a curare le ferite di questa popolazione impoverita. Il suo messaggio, che suona come uno slogan, dice "siamo tutti riconciliati per mezzo di Gesù Cristo". 

Francesco viene come Cristo con una parola di consolazione per tutti i congolesi senza fare nessuna distinzione. Anche il logo utilizzato in occasione della visita raccoglieva vari simboli: una mappa della Repubblica Democratica del Congo con i colori della bandiera nazionale il giallo, il rosso e il blu; il colore giallo indica le molteplici ricchezze che abbondano nel Paese e la natura esuberante; il rosso simboleggia il sangue versato dai suoi figli e dalle sue figlie e il blu il desiderio di pace. All'interno erano rappresentati elementi della biodiversità del Paese, una croce come segno di speranza, una palma e la presenza di esseri umani che simboleggiano la fratellanza. 

Con questa insegna tutta la popolazione si è alzata come un solo uomo per accompagnare il successore di Pietro dall'aeroporto al palazzo della nazione e in quel luogo il papa Francesco ha tenuto il primo discorso alla presenza del Presidente della Repubblica, i membri del governo, il corpo diplomatico, le autorità politiche e militari e la società civile. In sostanza, il Santo Padre ha invitato tutti i congolesi a risollevarsi con coraggio e coloro che li sfruttano a smettere di farlo, perché la vera ricchezza del paese, i veri diamanti, sono le sue persone così ingiustamente castigate.

L’evento più affollato è stata la celebrazione eucaristica del primo febbraio nella quale hanno partecipato più di un milione di persone tra cattolici, protestanti e musulmani. Nell’omelia il Papa ha insistito sul perdono che deve essere il criterio per una vera riconciliazione, una riconciliazione che è poi stata invocata anche nell’incontro con le vittime delle atrocità che si sono registrate soprattutto nella parte orientale del paese. 

Il 2 febbraio, Giornata mondiale della vita consacrata, il papa argentino ha voluto incontrare sacerdoti, religiosi e seminaristi: tutti sono stati invitati a non cedere alla mediocrità o alla superficialità; a cercare l’essenziale della consacrazione religiosa e quindi mettere Cristo al centro della vita per trasformarsi a sua immagine. In una cattedrale piena all’inverosimile i consacrati del Congo hanno rinnovato il loro impegno con la preghiera e la liturgia delle candele propria della festa della presentazione di Gesù al tempio.

L’incontro nello stadio dei Martiri, dedicato a giovani e catechisti, ha visto la partecipazione di più di ottanta mila persone. In questa occasione il Papa che ha esortato i giovani ad abbandonare la strada della corruzione. Per concludere l'ultimo incontro è stato dedicato ai vescovi della Conferenza Episcopale del Congo nel quale il vescovo di Roma ha invitato i pastori del Congo a imitare Cristo, il Buon Pastore che dà la vita, e a essere perseveranti nella testimonianza in ogni momento, anche quando le condizioni non possono essere più complicate.

DOPO. Le parole di Papa Francesco sono state come la pioggia che non ritorna in cielo senza avere fecondato la terra così come dice il profeta Isaia (cfr. Is 55,10). Nella sua visita apostolica ha gettato un seme nel cuore di tutti e, grazie al dono dello Spirito, osiamo credere che i frutti seguiranno. Molti hanno notato con gioia che la sua presenza è stata di conforto nelle situazioni difficili che il Paese sta attraversando; tutta l’umanità ha forse avuto occasione di capire ciò che non voleva capire e vedere ciò che non voleva vedere. Facciamo tutti, con un cuore solo, tesoro dei frutti di questa visita per un nuovo Congo.... tutti finalmente riconciliati in  Cristo Gesù.

Presentiamo la sintesi di una attività giovanile promossa dall’équipe di Animazione Missionaria e Vocazionale della Colombia: il "Congresso giovanile Consolazione e Missione". 75 giovani si sono confrontati con il rapporto finale della Commissione per la Verità che in questi anni ha lavorato per ricucire le ferite di quasi 60 anni di guerra che ha insanguinato il paese.

Sono stati tre giorni intensi di attività guidate da dinamiche pedagogiche, esperienze di spiritualità missionaria e di consolazione-liberazione. I nostri giovani hanno approfondito la verità della Colombia ferita e mutilata, superando il muro del lamento e riconoscendo la verità di una guerra indagata in tutte le sue ferite. Come discepoli missionari del Crocifisso Risorto, si sono impegnati a offrire un cuore compassionevole e misericordioso perché la sofferenza, conseguenza della verità mai riconosciuta, sia liberata e trasformata in consolazione-liberazione.

La storia di Macondo

Ricardo Semillas, inviato dal Grande Tutto, seminò il territorio colombiano, chiamato Macondo. Dopo aver compiuto la sua missione di diffondere i semi in modo armonioso, con generosità e varietà esuberanti, Ricardo Semillas ha consegnato questa terra a delle persone perché la curassero e la coltivassero. Tutti vivevano dei suoi prodotti abbondanti, li scambiavano fra di loro con la moneta chiamata "equità", in modo che a nessuno mancasse il necessario per un "buon vivere" e ce ne fosse anche per gli altri.

La cultura fiorì nella musica e nella danza, nella letteratura e nella scultura, nell'architettura e nell'ingegneria, nella scienza e nella tecnologia. La spiritualità si espanse, riempiendo le generazioni successive di valori etici, umani e divini. Le relazioni umane, pur senza molti abbracci, erano intrise di servizio, rispetto, disciplina e apprezzamento. L'orgoglio di essere di Macondo cresceva mentre la moneta locale, l’equità, si rafforzava. La vita ha cantato e ballato nelle giungle, nelle coste, nelle pianure, nelle valli e nelle montagne. Il morbido odore del caffè permeava l'atmosfera all'alba, mentre mais e grano, con platano e yuca, venivano mescolati nello stufato di carne o di pesce, accanto al focolare familiare.

Questa era la situazione quando alcuni attori violenti, che si spacciavano per saggi, arringarono il popolo e si offrirono come benefattori: posero recinti e confini; regolarono i rapporti con nuove norme; raccolsero la moneta equa e inondarono i mercati di banconote. Così che un bel giorno, mentre tutti dormivano e non si accorgevano di quel che stava succedendo, tutti quelli che volevano negoziare dovevano farlo con queste persone e Macondo perse la sua grazia e la sua armonia. Cristhian, il più giovane della popolazione, guardando ciò che non riusciva a capire disse: "temo che alla fine succederà qualcosa di brutto”.

Gli attori violenti seminarono questo territorio pieno di vita con paura, mine e morte. I deserti si moltiplicano quando i fiumi e i torrenti si inquinano o si prosciugano. Le montagne, ferite e sfruttate, si sgretolano inondando di fango fiumi e mari. Le piante della coca e la marijuana abbandonarono il campo sacro della salute ancestrale e Macondo, condannata a "100 anni di solitudine", restò vittima del traffico internazionale di narcotici. Poco a poco, i contadini persero la loro terra, i grandi latifondi si espansero e le città si riempiono di senzatetto. 

Ricardo Semillas, che continuava ad accompagnare il processo della vita nella sua lotta contro la morte, mentre rifletteva a voce alta sulla distruzione che vedeva, disse: "hanno danneggiato Macondo; questo non è ciò che è stato dato dal Grande Tutto; gli attori violenti lo hanno imbavagliato e legato; il popolo se ne sta silenzioso, indignato, arrabbiato e impotente. Abbiamo sentito i gemiti della terra maltrattata e i lamenti dei morti, degli scomparsi e degli sfollati”.  

In mezzo al territorio devastato e al corpo sociale sconsolato, improvvisamente una luce brilla in Oriente: "per la tenera misericordia del nostro Dio, il sole nascente viene a visitarci", lo stesso sole, che è stretto fra le braccia della Consolata, divenuto Parola dice: "Macondo non è morto, ma sta dormendo”. Prendendolo per mano, lo solleva e grida: "Non tutto è perduto, oggi vengo a offrirti il mio cuore. Le persone che hanno sperimentato le più grandi sofferenze, conoscono ciò che significa sentirsi desolati, scoraggiati e abbandonati e per questo sono pronte anche loro a offrire il cuore e tutto il loro essere per confortare e aiutare a liberare gli afflitti che la storia di Macondo ha generato”.

Il silenzio è stato rotto e l'atmosfera, intorno alla "tulpa", il focolare ancestrale composto da tre pietre come la Trinità, si è riempita della parola di rigenerazione depositata nella pentola comunitaria. Nel fuoco ancestrale si prepara l’alimento che restituisce salute e genera liberazione integrale. Tutti siamo consapevoli che quando il dolore è condiviso e compreso cessa di essere sofferto.

20221128JovenesB

La verità che libera

La verità, quando è nascosta, diventa sofferenza; invece quando viene svelata, anche se fa male, libera. Se questa viene accettata con coraggio e umiltà da tutti, promuove la giustizia, permette il perdono e la riconciliazione, libera le vittime che vengono risarcite e i colpevoli che si pentono e non ripetono i loro delitti. Con la verità tutti possono partecipare alla costruzione sociale e politica della pace, con giustizia sociale e ambientale.  

La verità è impegnativa, rilascia adrenalina, una forza interiore che trasforma e da vita ad azioni, programmi, progetti di misericordia, politiche di pace sociale e ambientale. Dobbiamo dare voce e tempo alla verità, per ridurre le disuguaglianze, la corruzione e superare l'inimicizia sociale. Solo così lasceremo questa triste identità di "figli della guerra" per vivere in "amicizia sociale"; abbandoneremo questa "valle di lacrime" per trasferirci sulla collina del "buon vivere", in questa amata "madre terra", paradiso terrestre.  

La verità è un dono per chi è aperto alla vita. Come dice il galileo Gesù di Nazareth: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Egli, presentato dall'evangelista Giovanni come "la via, la verità e la vita", si propone come nostro manuale di vita di fronte alle ideologie e alle correnti mondane che, quasi sempre, ci allontanano dal senso e le mete della vita.

Con la verità e con Gesù, vogliamo ricreare la nostra realtà e quell'altro “mondo possibile” in cui siamo impegnati e che serviamo. Lo facciamo riconoscendo e valorizzando tutti senza fobie o discriminazioni, ascoltando e dialogando, camminando insieme, in compagnia, andando oltre le nostre diverse frontiere.

Chiediamo al Dio della vita la luce e la forza del suo Spirito per trasformare i nostri sogni e le nostre parole in vita e azione; offriamo i nostri cuori di giovani studenti, universitari, professionisti e industriali, per stare al fianco degli afflitti e degli stanchi. Coerenti con il discorso dell'ecologia e della cura della "casa comune" accompagniamo e consoliamo chi è nel bisogno.

* Équipe di animazione giovanile e vocazionale dei missionari della Consolata nella regione della Colombia.

20221128JovenesC

Gli ultimi articoli

Amazzonia: Convegno sul cammino sinodale della Chiesa

20-05-2024 Notizie

Amazzonia: Convegno sul cammino sinodale della Chiesa

La Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica (REPAM) e la Conferenza Ecclesiale dell'Amazzonia (CEAMA) invitano ad un convegno sul cammino sinodale della Chiesa...

"Vivere d'Amore. Alla ricerca del roveto ardente”

20-05-2024 Notizie

"Vivere d'Amore. Alla ricerca del roveto ardente”

Il buon cammino di fede tracciato dal Beato Giuseppe Allamano continua a suscitare interesse e devozione, tant'è che il trascorrere...

CAM Torino: Ponti culturali accessibili

17-05-2024 Notizie

CAM Torino: Ponti culturali accessibili

Il primo anno di attività del Polo Cultures and Mission. Accessibilità della cultura, cittadinanza responsabile e impatto sociale sono le...

Nuovi membri del Consiglio della Delegazione della Costa d'Avorio

17-05-2024 Notizie

Nuovi membri del Consiglio della Delegazione della Costa d'Avorio

Il nuovo Consiglio è stato scelto per il biennio 2024-2025 a seguito dell’improvvisa scomparsa, giovedì 18 aprile, dell'ex superiore della...

Domenica di Pentecoste / B - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra

16-05-2024 Domenica Missionaria

Domenica di Pentecoste / B - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra

At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15 Nella solennità di Pentecoste, la liturgia della Parola ci invita a contemplare...

Mons. Peter Makau: Obbedienza al Santo Padre

16-05-2024 Notizie

Mons. Peter Makau: Obbedienza al Santo Padre

“Dio che mi ha chiamato mi darà le grazie necessarie per svolgere la sua missione” Il missionario della Consolata, Mons. Peter...

Consolata Brasile: una famiglia al servizio della missione

15-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Consolata Brasile: una famiglia al servizio della missione

La prima Conferenza dei missionari della Consolata in Brasile –Regione unificata nel 2019– si è svolta a San Paolo dal...

Conferenza Sudafrica-Eswatini: Un invito all'impegno nel Signore

15-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Conferenza Sudafrica-Eswatini: Un invito all'impegno nel Signore

L'incontro, tenutosi a Newcastle in Sudafrica è iniziato il 13 e durerà fino al 17 maggio 2024 con la partecipazione...

Testimoniare la fede in dialogo con altri fedi, è possibile?

14-05-2024 Missione Oggi

Testimoniare la fede in dialogo con altri fedi, è possibile?

In occasione del mese missionario straordinario di 2019 Battezzati e inviati, padre Matteo Pettinari racconta la sua esperienza nell’ambito del...

onlus

onlus