Lo scorso otto dicembre 2023, e nella splendida cornice della Parrocchia Maria Speranza Nostra della città di Torino, i Missionari della Consolata hanno vissuto un momento di gioia e impegno profondo nell’ordinazione diaconale di otto loro confratelli. La cerimonia, presieduta dall’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, Mons. Roberto Repole, ha rappresentato un passo significativo nell’impegno missionario di questi giovani che si sono offerti per un servizio alla Chiesa e alla comunità.

Prima di giungere alla tappa dell’ordinazione diaconale, i candidati hanno vissuto un intenso periodo di formazione e discernimento: questo processo ha comportato studi filosofici e teologici, esperienze pastorali e una guida spirituale che li ha aiutati ad approfondire la comprensione della loro vocazione.

Nella commuovente omelia, Mons. Roberto Repole ha animato i nuovi diaconi ad essere veri missionari della Consolata. Nel contesto di un mondo segnato da guerre e instabilità, l’arcivescovo ha sottolineato l’importanza di donare consolazione e gioia al popolo di Dio diventando portatori di speranza e luce in tempi difficili. 

Essere missionari “della Consolata" aggiunge una dimensione unica al ministero di questi giovani: la consolazione. Consolare non è semplicemente portare conforto ma offrire l'amore trasformativo e curativo di Cristo in un mondo segnato dalla sofferenza e dall'incertezza; l’arcivescovo ha incoraggiato i nuovi diaconi ad affrontare le sfide contemporanee con uno spirito di speranza e di gioia.

La cerimonia di ordinazione è un evento liturgico ricco e simbolico: l'imposizione delle mani è un gesto radicato nella tradizione e significa la trasmissione dello Spirito Santo e l'autorità di servire la Chiesa; la preghiera di consacrazione pronunciata in questo momento sottolinea la chiamata divina e le responsabilità alle quali i candidati sono chiamati. I diaconi devono essere servitori della Parola, ministri dell'altare e servitori della carità. Ciò include l'annuncio del Vangelo, l'assistenza alla celebrazione dell'Eucaristia e l'impegno in opere di carità.

Il giorno precedente all'ordinazione diaconale, nella Chiesa del Beato Giuseppe Allamano  in Casa Madre a Torino, questi giovani hanno emesso la loro professione perpetua. La professione dei voti perpetui  impegna a una vita di povertà, castità e ubbidienza. Questo atto manifesta la volontà di vivere la vita religiosa consacrata d’accordo con il carisma e la missione dei Missionari della Consolata.

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In un'intervista, uno dei nuovi ordinati ha condiviso la sua gioia e la sua gratitudine a Dio per la grazia di avvicinarsi all'altare e ha espresso riconoscenza nei confronti dei genitori, degli amici e di tutti coloro che li hanno sostenuti. Le sue parole hanno manifestato il desiderio di mantenersi fedele al "sì" pronunciato davanti al Signore, sempre contando con la preghiera della comunità che li circonda e accompagna.

Il percorso e la testimonianza di questo giovani vuole essere anche un motivo ispiratore per altri giovani; loro hanno ricevuto un amore gratuito da Dio e ora sono chiamati a condividerlo con i fratelli e le sorelle. Vivere questo amore nel servizio, la consolazione e la gioia, li fa testimoni di speranza in un mondo che ha bisogno di rinnovamento. Questa generosità sottolinea la natura universale della missione, che si estende oltre i confini della Chiesa per toccare la vita di tutte le persone.

20 Settembre 2023: celebriamo i centocinquanta anni di Ordinazione sacerdotale del Beato Giuseppe Allamano. Mentre stiamo ancora godendo la notizia dell'approvazione, da parte del Dicastero per le Cause dei Santi, del miracolo che dovrebbe portarlo alla canonizzazione, è importante riflettere sulla connessione dei due eventi: per lui, ma soprattutto sulle loro implicazioni nella nostra vita. 

Vale la pena ricordare che, il 10 agosto 1973, padre Mario Bianchi, allora Superiore Generale dell’Istituto, aveva scritto una lettera commemorativa, nella quale invitava i missionari a celebrare il centenario dell’ordinazione sacerdotale del Fondatore. Aveva, inoltre, invitato tutti, i missionari che condividevano con il Fondatore lo stesso sacerdozio ministeriale, i fratelli e le suore che partecipavano al carisma missionario del Fondatore, e gli studenti, che si preparavano ad essere futuri Missionari della Consolata, a riflettere sul sacerdozio nella vita e spiritualità dell’Allamano e sulla sua presenza nell’Istituto. 

È con grande gioia che noi suoi missionari, cinquant'anni dopo, celebriamo ancora questo evento. Ogni periodo cinquantenario rappresenta un Giubileo, che segna la fedeltà di Dio nella vita di una persona, festeggiando, altri cinquant'anni dopo, lo stretto rapporto tra santità e sacerdozio.

Un santo è una persona che viene identificata dalla Chiesa, dopo la sua morte, come un esempio di fede, morale e impegno cristiano. Il sacerdote è una persona che si offre generosamente nel servizio al popolo di Dio, che offre fedelmente il sacrificio eucaristico e la preghiera per il bene della Chiesa, portando speranza alle persone, in cui il calore dell'amore di Dio, la misericordia e il perdono non si sentono. 

Questo è il motivo per cui Il sacerdozio dell’Allamano è un aspetto da meditare. Fu, con tenacia e passione, un vero sacerdote. La sua vita in seminario fu fatta di esercizi ascetici che prepararono il suo essere al ministero sacerdotale che lo attendeva. Ciò era evidente nel suo impegno generoso e sistematico verso la perfezione e la santità, nel suo duro lavoro e sacrifici quotidiani.

Consapevoli del nostro sacerdozio ‘comune e ministeriale’, ci rendiamo subito conto di quanti passi verso la santità l'Allamano avesse fatto fin dall’inizio del suo cammino verso il sacerdozio. La sua vita sacerdotale fu notevole. Si distingueva per la sua unità, armonia ed equilibrio tra contemplazione e azione. Era un riflesso della sua vita interiore e del suo intimo rapporto con Dio attraverso la preghiera. Era centrato nell'Eucaristia e nell'amore per la Consolata.

Siamo tutti d'accordo sul fatto che la dottrina dell’Allamano sul sacerdozio fosse piuttosto tradizionale, anche se aperta ai problemi del tempo. A differenza di oggi, quando i missionari sono valutati e pesati per il lavoro che svolgono e non per quello che sono, la visione del sacerdozio dell’Allamano metteva in primo piano la persona del sacerdote. Per lui, la dignità del sacerdote era regale, angelica e divina; in quanto tale, non è mai stata concepita in senso trionfalistico, ma in senso dinamico: dall’impegno per la santificazione personale prima, e poi per il ministero pastorale in mezzo al popolo di Dio. Il nostro Fondatore capì questo segreto, e per questo continuava a ricordare ai suoi missionari che se non fossero stati buoni religiosi, sarebbero diventati dei pessimi missionari. 

La celebrazione del sacerdozio del nostro Fondatore ha implicazioni concrete sulla nostra vita e sul nostro ministero, offrendoci ispirazione e orientamenti per la nostra vocazione missionaria. Questo perché, in virtù e con la grazia del carisma di fondazione ricevuto da Dio, il Fondatore è molto presente tra noi, nell’Istituto da lui fondato. La presenza di un padre in una famiglia ha un valore innegabile, come esempio e guida. 

La sua vita vuole sfidarci, perché anche noi possiamo rendere anche la nostra, via alla santità. Il suo spirito meditativo, strutturato sul silenzio profondo e sul raccoglimento, costituisce la tonalità della sua spiritualità missionaria. Questo ovviamente ci ricorda la necessità di fare bene il bene, senza pubblicizzarlo e senza aspettarsi eloghi, o altro. L’esempio dell’Allamano in questo è limpido ed evidente, era davvero all'altezza del compito. Ecco perché Egli è il nostro miglior esempio di come seguire Gesù fedelmente e come servire il popolo di Dio, con impegno.

In secondo luogo, l’Allamano non poteva immaginare un prete senza la Chiesa. Il suo amore per essa era evidente a tutti, cominciando dalla sua diocesi nella quale ha servito tutta la vita, alla Chiesa universale, alla quale ha offerto i suoi figli come prolungamento di sé stesso. Oggi, quindi, il nostro Fondatore esige amore per la Chiesa. 

L’amore dell’Allamano per la Chiesa era evidente attraverso il suo zelo nel servire in qualunque incarico gli venisse richiesto. Per noi l'amore alla Chiesa non può essere separato dall'amore all'Istituto, perché serviamo la Chiesa negli incarichi particolari che ci vengono affidati.

Terzo, il sacerdozio dell’Allamano dimostra cosa vuol dire essere docili allo Spirito di Dio. Come tale, che attraverso i superiori orienta la volontà di Dio per noi. Come il Fondatore che si aprì alle ispirazioni dello Spirito Santo, dobbiamo imparare che la docilità alla voce di Dio e il coraggio di fare ciò che dice è molto più importante che aderire rigidamente ai propri progetti, che finiscono per diventare monumenti di orgoglio che non durano. La docilità allo Spirito di Dio e il coraggio di compiere la volontà di Dio richiedono flessibilità da parte nostra. Solo chi è sufficientemente flessibile è in grado di sacrificare i propri desideri, sogni e ambizioni per realizzare ciò che lo Spirito gli indica anche se non è ciò che avrebbe desiderato. In altre parole, la docilità allo spirito e il coraggio di fare la volontà di Dio ci chiamano alla disponibilità e alla flessibilità.

Infine, il sacerdozio dell'Allamano ci ricorda l'importanza fondamentale dello spirito di famiglia. La comunità del Santuario della Consolata a Torino ha offerto sia all’Allamano come al Camisassa lo spazio in cui avrebbero servito il popolo di Dio lì presente. Quella comunità è stata il fondamento di quanto ha fatto il nostro Fondatore nella diocesi e nell'Istituto. In altre parole, quella comunità poteva creare o distruggere non solo la serenità vocazionale necessaria per il suo buon lavoro, ma anche il suo servizio al popolo di Dio nel Santuario. Vale a dire, la salute di una comunità determina la possibilità o l'impossibilità della santificazione personale e della prestazione apostolica.

 Grazie a Dio, la comunità del Santuario della Consolata di Torino è stata un ‘forum’ positivo dove è stata apprezzata la correzione fraterna e l'amicizia è maturata in fraternità. Questi finirono per diventare trampolini di lancio verso la santità. Precisamente, il sacerdozio dell’Allamano ci insegna che la vita missionaria è possibile e più facile dove si coltiva lo spirito di famiglia.

Mentre celebriamo questo importante anniversario, chiediamo a Dio che, attraverso l'intercessione del nostro Fondatore e della Consolata, anche noi possiamo trasformare le nostre comunità traballanti in cammini verso la santità.

 

La parrocchia di San Giovanni Battista, a Mauá (San Paolo) aveva una veste davvero festosa la mattina del cinque novembre con l'ordinazione sacerdotale di un figlio di questa terra, il missionario della Consolata Thiago Jacinto da Silva.

"È la realizzazione di un sogno. Un sogno di Dio che, insieme al mio e a quello di molti altri, si realizza oggi", ha espresso il neo sacerdote Thiago, che ha dichiarato di voler "rimanere unito all’amore di Dio e fare sempre la sua volontà". Nei prossimi mesi, il neo sacerdote sarà inviato al suo primo incarico missionario, che sarà a Taiwan, nel continente asiatico.

Pedro Carlos Cipollini, vescovo di Santo André, e ha potuto comprovare la partecipazione di decine di sacerdoti diocesani e religiosi, oltre che di parenti, amici, religiosi e laici provenienti dalla regione di San Paolo, Curitiba, Argentina e persino dal Kenya.

Scelto, unto e inviato

Nella sua omelia, il vescovo Pedro ha ricordato che il sì del nuovo sacerdote è una risposta all'amore di Dio che sceglie, unge e invia. "Tu, Thiago, sei stato scelto, unto e inviato in missione da Gesù Cristo, attraverso la Chiesa. Ricordiamo che la missione deve essere esercitata alla maniera di Gesù, il servo di Yahweh, verso le "periferie esistenziali", come esorta Papa Francesco: andare non nei discorsi, ma nella pratica".

Sottolineando l'esempio del Beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, il Vescovo ha invitato padre Thiago a sperimentare la "gioia di essere salvati" e a desiderare di comunicare questa salvezza a tutti i popoli, cercando sempre di essere "prima santi, poi missionari". "Diventa allora un continuatore del suo carisma di missionario, apostolo della missione, un uomo inquieto e resistente, che si è fatto tutto a tutti, obbediente e caritatevole, avendo sempre presenti i servizi di cui la missione ha bisogno”.

Seguendo l'esempio di Gesù, il Buon Pastore, che ha vissuto l'amore e il servizio, lancia questa sfida per la vita del nuovo sacerdote: "servire è la parola-chiave che apre al sacerdote le porte della pastorale".

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Breve Biografia

Il nuovo sacerdote Thiago Jacinto da Silva IMC è nato l'8 settembre 1993 a Santo André - SP, Brasile. È figlio di José Lourival da Silva e Eunice Jacinto da Silva e fratello di Yasmim. Ha sempre partecipato attivamente alla vita della parrocchia di São João Batista a Mauá-SP.

Nel 2010 ha iniziato il discernimento vocazionale con i Missionari della Consolata e ha svolto la formazione iniziale a Curitiba-PR, nell'anno Propedeutico e studiando Filosofia. Nel 2016 ha vissuto l'anno di noviziato a Martín Coronado, Buenos Aires (Argentina), dove ha professato i primi voti come Missionario della Consolata il 29 dicembre dello stesso anno.

È stato inviato in Kenya per studiare teologia a Nairobi dal 2017 al 2021. e ha svolto per un anno di servizio missionario a Wamba, nel nord del Paese, presso l'etnia Samburu. Nei prossimi mesi il neo sacerdote partirà per l'Italia, dove si preparerà per essere inviato al suo primo incarico missionario, che sarà Taiwan, nel continente asiatico.

* Padre Julio Caldeira è missionario della Consolata e coordinatore della comunicazione della Rete Ecclesiale Panamazzonica (Repam).

Sabato 8 ottobre, due missionari della Consolata africani sono stati ordinati diaconi da Mons. Gustavo Carrara, Vescovo Ausiliare di Buenos Aires e Vicario Episcopale per la Pastorale dei Villaggi di Emergenza, a Villa Soldati a Buenos Aires (Argentina).

Jean Paul è originario del Congo e Donald del Kenya. Hanno fatto gli studi di filosofia e il noviziato in Africa e poi hanno proseguito gli studi teologici nella Comunità Apostolica Formativa di Mendoza (Argentina) terminando con un anno di servizio pastorale nelle baraccopoli. Jean Paul, nella parrocchia di San Francesco d'Assisi e Donald nella parrocchia della Vergine Immacolata, entrambi accompagnando soprattutto la pastorale giovanile della tossicodipendenza nella periferia marginale della città di Buenos Aires.

Dare ai senza speranza la forza di vivere

I Missionari della Consolata hanno scelto di celebrare la loro consacrazione nei luoghi in cui hanno lavorato, nelle baraccopoli e nei quartieri popolari dove l'esclusione sociale è molto sentita, dove si soffre per la precarietà degli alloggi, l'inadeguatezza dell'accesso ai servizi pubblici, la violenza, i rischi per la salute, la mancanza di lavoro, e dove il problema della tossicodipendenza e tutte le sue conseguenze sulla vita personale, familiare e sociale sono molto reali.

Il diaconato è un servizio fatto in santità di vita

"Il diaconato come servizio al popolo di Dio deve essere vissuto in santità di vita, con quella dedizione che ci porta a incontrare tante persone bisognose per abbracciarle, dare loro consolazione e curare tante ferite nel loro cuore". Questo è ciò che ci ha detto il nuovo diacono Donald quando ha esposto il motto che hanno scelto per il diaconato, una originale rilettura di una sentenza molto conosciuta del Beato Giuseppe Allamano: "Se non sei un santo, sei solo l'ombra di un missionario". Papa Francesco insiste sul fatto che il mondo ha bisogno di santi e non di super eroi.

Il vescovo Gustavo nella sua omelia ha esortato "coloro che saranno ministri di Cristo e dispensatori del mistero di Dio a non perdere mai la speranza che viene dal Vangelo, che devono ascoltare e servire". Continuate a manifestare la gioia e l'apostolicità, desiderando che Cristo viva nel cuore di ciascuno di voi come avete testimoniato finora in mezzo a queste due comunità che avete accompagnato".

"Chiediamo oggi, in questa ordinazione diaconale, che Cristo continui a crescere nei vostri cuori, chiediamo la grazia che possiate continuare a seminare la Parola di Dio, che possiate continuare ad annunciare la misericordia di Dio con gesti di vicinanza, di tenerezza... Voi siete missionari della Consolata, con la vostra vita i missionari della Consolata testimoniano alle comunità cristiane che la Chiesa esiste per la missione, testimoniate sempre con la vostra vita che la cosa più importante è predicare e vivere il Vangelo", ha concluso Mons. Gustavo.

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Il nuovo sacerdote Inácio Cordeiro Padrão, indigeno di Baré e missionario della Consolata, è stato ordinato sacerdote dal cardinale Leonardo Steiner nella parrocchia di Santa Luzia, a Manaus.

Oltre ai numerosi familiari, hanno partecipato alla celebrazione 21 sacerdoti missionari della Consolata, religiosi e sacerdoti diocesani, religiose, missionari laici e fedeli di Manaus e della regione.

Nato a São Gabriel da Cachoeira, nell'Amazzonia brasiliana, è l'ottavo di dieci figli nati da Paulo Padrão, colombiano, e Maria Cordeiro, brasiliana del popolo indigeno Baré. Ha iniziato la sua formazione con i Missionari della Consolata nel 2009 e ha studiato in Brasile, Argentina e Kenya. La prima missione del nuovo sacerdote sarà in Mozambico.

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Padre Ignacio con la famiglia

Non dimenticare le tue origini indigene

Nella sua omelia, il vescovo Leonardo Steiner ha esortato padre Inácio, originario del popolo indigeno Baré, a mantenere e ricordare sempre le sue radici e la fonte della sua fede. "Non dimenticare le tue radici indigene, la casa del popolo da cui provieni, la fede che hai ricevuto, la forza della cultura che ti ha generato. Anche come sacerdote, continuare a bere dalla stessa fonte culturale e di fede".

"Come un vero missionario della Consolata, ha continuato l'arcivescovo di Manaus, annuncia Gesù Cristo dove non è ancora conosciuto! Lasciati ispirare dalla Consolata in tutti i momenti, le azioni e gli esercizi della tua missione e ministero. La Consolata è il modello e la guida, l'ispirazione per portare al mondo la vera Consolazione che è Gesù, seguendo lo stile del Beato Giuseppe Allamano [fondatore dei Missionari della Consolata]. Come uomo di consolazione, persevera nell'amore e sii fedele all'Eucaristia. Devoto di Maria, seguendo la tradizione che Giuseppe Allamano ha insegnato ai Missionari della Consolata, vivi unito alla chiesa e al papa, ama il lavoro e costruisci una missione unito ai tuoi fratelli in spirito di famiglia".

"Caro Fratello Ignazio, ha concluso il cardinale, Dio ti conceda la grazia di essere un fedele predicatore di Gesù Cristo; ti permetta rendere visibile il vero Consolatore essendo un custode e un samaritano dei più poveri; vegli su di te e ti conceda donare la tua vita per la vita del Regno. Amen"

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Padre Ignacio con la mamma

Sacerdote federe e misericordioso

Nato il 18 maggio 1989 nel comune di São Gabriel da Cachoeira, nello Stato di Amazonas, nell'estremo nord del Brasile, al confine con Colombia e Venezuela, Inácio Cordeiro Padrão è l'ottavo dei dieci figli di Paulo Padrão e Maria Cordeiro. Suo padre è originario della Colombia e sua madre è brasiliana del popolo Baré.

Nel 2006, dopo aver terminato la scuola primaria, Inácio è emigrato a Manaus, lasciando la sua terra, i suoi genitori, i suoi fratelli e i suoi amici, per continuare gli studi. Dopo aver terminato la scuola superiore nel 2008, ha lavorato e studiato presso una Scuola Tecnica Salesiana.

Nel 2009 è entrato nella casa di formazione dei Missionari della Consolata nella Regione Amazzonica, completando l'anno propedeutico e gli studi di Filosofia presso l'Università Salesiana Don Bosco di Manaus. Dopo un periodo trascorso in famiglia, è stato prima nella regione del Roraima, accompagnando pastoralmente gli indigeni Yanomami e Macuxi e poi, nel 2016 ha raggiunto il noviziato di Buenos Aires facendo la sua prima professione religiosa il 30 dicembre di quello stesso anno.

Gli studi teologici li ha completati in Kenya, presso l'Università Tangaza College di Nairobi, e il suo anno di servizio missionario l'ha svolto con il popolo Turkana nella parrocchia di Canpi Garba Mission. Il 12 febbraio di quest'anno è stato ordinato diacono e poi il 17 settembre, festa liturgica della missionaria e martire della Consolata la Beata Leonella Sgobarti, ordinato sacerdote dal cardinale Leonardo Steiner, arcivescovo di Manaus, nella parrocchia di Santa Luzia.

Il giorno dopo, il 18 settembre, ha presieduto la sua prima Messa nella comunità di Santa Maria Goretti, nella parte orientale di Manaus, dove per anni sono stati presenti i Missionari della Consolata e dove ora si trovano i Missionari di Maria Immacolata.

Come missionario della Consolata, padre Inácio Cordeiro Padrão, eserciterà il suo ministero e servizio pastorale in Mozambico, paese che raggiungerà a breve.

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