Suor Margherita Demaria (1887 - 1964) è la prima e più stretta collaboratrice dell'Allamano nella direzione e formazione delle Suore Missionarie della Consolata, a partire dal 1913. Possiamo definirla come figlia e collaboratrice dell’Allamano.

Entrata nell'Istituto il 2 ottobre 1910, anno della fondazione, accolta direttamente dall'Allamano, ha emesso la professione religiosa il 5 aprile 1913. Dal maggio successivo, giovane di 26 anni, è stata posta dal Fondatore come sua vicaria per la cura della comunità di Casa Madre, incarico che ha svolto per poco tempo, perché alla fine dell'anno è stata destinata responsabile del gruppo delle prime missionarie partite per il Kenya. Per 34 anni ha lavorato in Africa, prima in Kenya, poi in Tanzania e Mozambico coprendo incarichi di responsabilità. Dal 1947 al 1958 è stata Superiora Generale dell'Istituto. Dopo alcuni anni, trascorsi a Roma, come superiora della comunità, si è ritirata a Torino, ove è morta l'8 dicembre 1964.

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Le prime 15 suore missionarie della Consolata accolte in Kenya tra cui Margherita Demaria

Vi presentiamo un breve profilo di questa bella figura che è tra le radici dei nostri Istituti che hanno attinto a piene mani dal Fondatore.

Sul numero di febbraio del mensile de L'Osservatore Romano, la testimonianza del cardinale Giorgio Marengo, IMC, prefetto apostolico di Ulaanbaator, di come le donne siano state, nella parrocchia di Arvaikheer, le prime ad essere state battezzate e di come, esattamente come al sepolcro, siano "arrivate per prime, portando con sé i mariti, i figli e i padri"

Il dono della missione è al cuore della Chiesa. Da quel mattino di pietra rotolata via dal sepolcro, passando per l’esperienza vibrante della Pentecoste, la comunità credente si è sentita guidata a condividere l’immensa gioia della risurrezione e ad offrire a persone di ogni cultura la possibilità concreta di sperimentare questa nuova realtà nella propria vita. Erano uomini e donne in quel primo nucleo di discepoli-missionari e sono ancora uomini e donne a continuare nell’oggi la stessa dinamica di annuncio e testimonianza. La vita missionaria può aiutare ad avere uno sguardo ampio e arricchente sul maschile e femminile nella Chiesa.

La mia esperienza al riguardo è molto positiva e ne ringrazio. Fin dall'infanzia, la compresenza del maschile e del femminile ha fatto parte della normalità della vita quotidiana, a cominciare dalla famiglia – nella quale con mia sorella c’è sempre stato un rapporto molto costruttivo e arricchente - poi nella scuola e attraverso lo scoutismo (ragazzi e ragazze), che ha segnato i miei anni più giovani. Dopo la maturità classica, sono entrato tra i Missionari della Consolata, Istituto fondato dal beato Giuseppe Allamano per formare religiosi e religiose per la missione ad gentes. Un unico fondatore diede vita a una congregazione dal volto maschile e femminile, impartendo gli stessi insegnamenti agli uni e alle altre, pensando precisamente a una famiglia, nel pieno rispetto della diversità, ma nella convinzione che per il raggiungimento del fine ultimo (la prima evangelizzazione) ci vogliano uomini e donne consacrati a Dio per questo scopo. Non solo gli uni o le altre, ma insieme.

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Donne partecipano a una celebrazione presieduta dal cardinale Marengo. Sussurrare il Vangelo in Mongolia.

E che il beato Allamano avesse ragione l’ho toccato di persona dal primo giorno in cui ho messo piede in Mongolia; anzi, prima ancora, visto che ci fu una preparazione prossima alla partenza in cui ci venne data la possibilità di conoscerci tra noi e approfondire l’ispirazione originaria del nostro carisma. Nel primo gruppo della Consolata in Mongolia eravamo in cinque: tre suore, un altro sacerdote e io. Una missione come questa, caratterizzata da condizioni estreme - numero molto ridotto di cattolici rispetto all'intera popolazione (meno dell’1 per cento), clima che oscilla tra i -40 gradi in inverno e i +40 gradi in estate, una lingua difficile da imparare - richiede una certa abnegazione e molta sincerità con se stessi. I tratti del carattere, sia buoni che cattivi, appaiono sotto la luce trasparente del cielo della Mongolia, che si tratti di un uomo o di una donna. In questa esperienza di deserto, lavoriamo insieme, uomini e donne, nella diversità delle vocazioni, ma in un’armonia essenziale, perché ci sentiamo umili, uguali nella nostra indigenza di fronte al compito affidatoci (l’annuncio del Vangelo), che può essere realizzato solo nella fede, con tempi lunghi e in piena libertà, sia che siamo sacerdoti, religiose o vescovi.

Per me, la missione condivisa è stata e continua ad essere una fonte di umanizzazione integrale. È anche una delle condizioni per la vitalità della missione, perché il rispetto e la stima reciproci che i missionari e le missionarie hanno tra loro fanno parte della testimonianza data in nome del Vangelo. Nella remota parrocchia di Arvaikheer, dove sono stato per diversi anni, i primi gruppi di battezzati erano formati interamente da donne. Come al sepolcro, le donne sono arrivate per prime, portando con sé i mariti, i figli e i padri. Molte donne portano anche il peso delle loro famiglie da sole. Durante l’adorazione eucaristica, nella chiesa rotonda a forma di ger, preghiamo insieme, religiosi e religiose, tutti intorno al Santissimo Sacramento. Nella diversità dei rispettivi ruoli, portiamo avanti insieme il discernimento e il lavoro missionario, trovando nella preghiera la fonte viva del nostro essere figli e figlie di Dio.

* Cardinale Giorgio Marengo, IMC, Prefetto apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia). Pubblicato nel sito www.vaticannews.va

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Durante la visita in Mongolia, Papa Francesco benedice Tsetsege, 69 anni, nella sua ger. È la donna che ha trovato la Signora del Cielo. Foto: Vatican Media

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La novena del Beato Giuseppe Allamano inizia il 7 febbraio e si conclude il 15 febbraio, giorno precedente a quello in cui lui nacque al cielo. Giuseppe Allamano ha fondato i Missionari (1901) e le Missionarie (1910) della Consolata per l’annuncio del Vangelo ai non cristiani. Facendo questa novena, impariamo dagli esempi della sua vita e chiediamo la sua intercessione.

1° Giorno - Il Signore mi chiama oggi

La mia più grande consolazione è di aver sempre fatto il possibile per seguire la vocazione che il Signore mi aveva data. Da giovane avevo due fratelli: uno studiava medicina e l'altro legge; volevano che studiassi anch'io come loro. Ma io ho risposto: No, io voglio essere sacerdote! Volevano almeno che prendessi la licenza liceale e Mons. Gastaldi non era contrario. Ho guardato un poco i loro libri, e poi mi sono stufato e ho detto: Adesso il Signore mi vuole, chi mi assicura che da qui a tre anni il Signore mi chiamerà di nuovo? E ho fatto gli studi in seminario e sono contento. Dovrei stare in ginocchio tutta la vita con la testa china, per ringraziare il Signore della vocazione. (Allamano) 

Riflessione e proponimento

  • · Signore, che cosa vuoi da me oggi? Allarga il mio cuore affinché sia sempre pronto a fare ogni giorno la tua volontà.
  • · Dammi, Signore, una determinazione simile a quella del Beato Allamano nella realizzazione della vocazione che mi hai dato, segno del tuo amore per me.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

2° Giorno - Nel tuo nome getterò le reti

Dieci anni fa avevo incorso una gravissima malattia che mi portò fino alle porte del paradiso, donde fui ricacciato qui in terra, perché non ne ero ancora degno; il nostro Card. Arcivescovo veniva a trovarmi quasi tutte le sere, e siccome avevamo già parlato di questa istituzione, gli dissi: - Sicché ormai all'Istituto penserà un altro. E lo dicevo contento, forse per pigrizia di non sobbarcarmi ad un tale peso. Egli però mi rispose: No, guarirai, e lo farai tu. E sono guarito. Andai poi a Rivoli, e là, il giorno di S. Fedele da Sigmaringa (di cui sono sempre devoto in modo speciale dal Seminario) posi sull'altare una lunga lettera in cui si decideva la fondazione: celebrai la Messa in onore del Santo, indi andai a impostare la lettera che inviavo al Cardinale Arcivescovo. (Allamano) 

Riflessione e proponimento

  • · Chiediamo al Signore che accresca la nostra fede e fiducia in Lui che è nostro Padre provvidente. Ho fiducia nel Signore nei momenti difficili della mia vita?
  • · Donami, Signore, di imitare la grande fede del Beato Allamano in ogni situazione della vita.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

3° Giorno - Per più di un mese la “Consolatina” rimase chiusa e vuota

Partiti i primi missionari per l’Africa, partirono anche subito per le loro case i pochi rimasti, così la piccola casa madre (Consolatina) rimase vuota; dopo alcuni giorni ho chiuso la porta, mi sono messo le chiavi in tasca, le presentai alla Consolata e, pregando ogni giorno ai suoi piedi, le dissi che l’opera era sua, le chiavi erano sue, le missioni erano state da lei volute, che pensasse lei ad ispirare vocazioni missionarie, a riaprire la casa. Così nella preghiera io passavo tranquillamente i miei giorni aspettando divedere ciò che la SS. Consolata avrebbe fatto per le sue missioni. Però avendo anche un po’ di trepidazione per i cari missionari partiti, temevo di non potere poi presto aiutarli con altro personale. Ed ecco che subito dopo otto nuovi missionari sono entrati in questo Istituto. (Allamano)

Riflessione

  • Sono convinto che l’adesione alla volontà di Dio mi dia la forza per superare i momenti difficili che sembrano non avere una via d’uscita. Ripenso ad alcune istanze in cui  mi sono forse trovato nella situazione del Beato Allamano…
  • Come affronto, nella preghiera, le situazioni difficili della mia vita?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

4° Giorno - Voglio roba scelta

Ricordo la visita che ci fece il Cardinal Cagliero, da poco giunto dalle missioni d’America. Egli si intrattenne con la comunità in salone e fra l’altro ci spronava a fare un po’ di propaganda presso le nostre amiche e conoscenze affinché si decidessero ad entrare nell’Istituto perché le missioni avevano bisogno di apostole; e così dicendo ci insegnava anche il modo e il discorsetto da fare. Noi eravamo tutte raggianti e piene di entusiasmo a tali incitamenti; ma presto il nostro entusiasmo si calmò perché il Padre, un po’ scostato dietro il cardinale ci faceva un segno negativo con il dito e col capo e le sue labbra sussurravano un ‘no, no, no’. In conferenza poi ci disse “Ogni spirito… ma questo non è il nostro spirito”. (Una Missionaria)

In seguito l’Allamano commentò: avete sentito cosa ha detto il Cardinale della propaganda? Secondo lui bisogna far venire tutti! Adagio… Tutti i giorni ci sono delle domande; io ne accetto poche. Mi dicono che non le voglio; non è vero; io le provo. Voglio roba scelta!

Riflessione

  • Riesco a vivere nella mia vita lo “stile” dell’Allamano: roba scelta, pochi ma di prima qualità, non il numero ma la qualità? Come posso esprimere questo suo “stile”?
  • Quale segno del dito farebbe il Beato Allamano oggi, guardando al mio agire quotidiano?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

5° Giorno - La messa era il centro della sua giornata sacerdotale

Il Canonico Allamano era sacerdote di grandi virtù sacerdotali. Era ammirabile nella pietà, che rifulgeva in modo speciale nella celebrazione della S. Messa. Nessuna cosa od occupazione lo dispensava da una buona preparazione e da un fervoroso ed accurato ringraziamento, che spesso prolungava fino all'ammirazione di quanti lo avvicinavano.

Per conto mio attesto che mi sono formato allo spirito ecclesiastico anche solo nel mirarlo a celebrare la S. Messa, nel vedere la sua compostezza e fervore mentre pregava.

La Messa celebrata da lui era veramente un mistero d'amore. All'elevazione era mia abitudine guardarlo, perché gli veniva sempre un sorriso sincero come se sorridesse a qualcuno. Ho notato che nella celebrazione sembrava un angelo. (Testimoni) 

Riflessione

  • · Com’è la mia Messa? La considero il centro, fonte e culmine della mia vita?
  • · Signore, dammi un cuore eucaristico, traboccante d'amore per te e per i miei fratelli e sorelle!

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

6° Giorno – Sentirci figli e figlie della Madonna

La pietà mariana non è solo garanzia di predestinazione, ma anche di santificazione. Chi vuole giungere alla santità senza la Madonna, vuol volare senza ali. Più ricorriamo a Lei per avere grazie e santità, e più facciamo piacere a nostro Signore. Tutti i santi furono devoti della Madonna. La più bella omelia di S. Girolamo è quella sulla Madonna. Non avrei mai creduto che questo santo piuttosto rustico fosse tutto tenerezza nel parlare di Lei. S. Bernardo dice che la Madonna è fonte e canale. È fonte di grazia, basta andare a prenderla; ed è canale, perché tutte le grazie passano da Lei. Ciò che Dio può per onnipotenza, la Madonna può con la preghiera. La Madonna è onnipotente per grazia. In Dio e con Dio può tutto. È tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie. Al dire dei santi, Ella è l’onnipotenza supplichevole. (Dagli insegnamenti dell’Allamano)

Riflessione

  • Quale posto ha la Madonna nella mia vita? Nutro per lei una fiducia simile a quella dell’Allamano?
  • Quali espressioni di devozione mariana prediligo e perché? Come posso migliorare il mio rapporto con la Madre di Gesù?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

7° Giorno - Quel coretto sia la nostra gioia

L’Allamano faceva frequenti e lunghe visite a Gesù Sacramentato dai coretti del Santuario e, durante le medesime, si intratteneva in fervida preghiera. Anche alla sera, prima del riposo, di quando in quando si recava dai coretti a fare la visita. Così che quando io lo cercavo e non lo trovavo in camera o nel suo confessionale, ero certo di trovarlo in preghiera nei coretti del santuario, che gli offrivano, data la loro ubicazione, situati a pochi passi dalla sua camera, l’occasione propizia di espandere il suo cuore dinnanzi a Gesù Sacramentato, e trattenersi con Lui in fervido colloquio. (C. Scovero)

“Va sul coretto che dà nel santuario e fa compagnia alla SS. Consolata e a Gesù Sacramentato. Quando sono libero ti faccio chiamare” (G. Cravero)

Riflessione

  • Il Fondatore si è creato i suoi luoghi di preghiera. Quali sono i miei? Quanto li frequento? Sono convinto che senza preghiera non ci può essere vera vita cristiana?
  • Esiste anche nella mia vita una speciale predilezione per l’Eucaristia e la Madonna Consolata?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

8° Giorno – Un sospiro di soddisfazione…

Avendo noi detto al Papa che il nostro apostolato non consiste soltanto nei catechismi, ma che, come introduzione e in parallelo ad esso, ci occupavamo pure della salute e del progresso materiale degli africani, sia con le cure degli ammalati, sia con l’abituarli al nostro tipo di lavoro, Sua Santità diede un sospiro di soddisfazione: “Ma bene, ma bene, fateli laboriosi e saranno anche dei buoni cristiani”.

In seguito l’Allamano commentava: “Noi non abbiamo fatto altro che mettere in pratica il consiglio datoci da S. S. Papa Pio X nelle udienze concesseci. Fu lui l’ispiratore, fu lui che insistette che i missionari non si accontentassero di evangelizzare, battezzare, ma prima di tutto lavorassero la terra insegnando l’agricoltura agli indigeni” (F. Gaberutti).

Riflessione

  • Il metodo apostolico dei primi missionari della Consolata si riflette oggi il metodo della “nuova evangelizzazione”: annuncio dell’amore di Dio che salva e dono di sé al prossimo, particolarmente ai più poveri.
  • Come posso applicare il metodo voluto dall’Allamano alla mia vita di ogni giorno?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

9° Giorno – Santità di vita

«È certo che io ebbi fin da principio l'impressione di aver veduto e parlato con un santo, parlando e vedendo e trattando col can. Allamano. […]. Ho veduto in lui non la santità delle cose straordinarie, che è piuttosto la santità “ad extra”, ma la “vera santità”, cioè quella interna, personale, che si manifestava all'esterno nella decorosa nobiltà del portamento, congiunta con modestia e umiltà; gravità nell'incedere senza fasto o rudezza o rigidità; graziosità sobria nel parlare, temperanza nei gesti, riverenza nel trattare con tutti, temperanza nel ridere, nel discorrere e tutto con la più grande naturalezza, e non solo qualche volta, ma continuamente, in ogni circostanza, con qualunque persona, in ogni luogo. […].

Sembrava che avesse davvero l'aureola della santità attorno a sé, ché difatti da tutta la sua persona traspariva come un fluido spirituale, e all'esterno veniva rispecchiata la grandezza, la bellezza, lo splendore della sua anima. Ma come fare a descriverlo? Bisogna averlo veduto! Chi l'ha veduto ha visto un uomo tutto di Dio […]. Sapeva di essere nipote di un santo [Giuseppe Cafasso] e voleva ad ogni costo essere santo anche lui, diceva, e ci riuscì» (G. Cravero)

Riflessione

  • Giuseppe Allamano credeva che la santità fosse la prima e vera vocazione di ogni cristiano. Come vivo io la chiamata alla santità? Uso tutti i mezzi per raggiungerla?
  • “Essere straordinari nelle cose ordinarie”: questo fu il suo segreto. Qual è il mio?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

Preghiera per chiedere la canonizzazione del Beato G. Allamano

Dio nostro Padre,
ti ringraziamo per aver annoverato
Giuseppe Allamano tra i Beati della Chiesa.

Egli ha fatto risplendere tra di noi
la tenerezza della tua paternità;
ha onorato Maria Consolata
come madre piena d’amore
e ispiratrice della Missione tra i popoli.

Ti chiediamo ora di donare alla Chiesa
la gioia di venerarlo tra i santi
come testimone esemplare
dell’annuncio di Gesù e del suo vangelo.

Umilmente ti supplichiamo
di esaudire per sua intercessione
quanto il nostro cuore, con fiducia, ti chiede.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

Il 24 gennaio scorso, nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna con sede a Cagliari, si è svolta la dissertazione pubblica della tesi di dottorato in Teologia Morale dello studente Marco Placentino dal titolo: "MARTIRIO: DONO PER POCHI O VOCAZIONE DEI FIGLI DI DIO? Una rilettura eucaristica alla luce degli Scritti della Beata Martire Leonella Sgorbati".

Alla difesa era presente una piccola delegazione di Missionarie della Consolata, tra cui sr. Renata Conti, Postulatrice, e sr. Maria Luisa Casiraghi, Superiora Regionale.

Marco Placentino è un ragazzo sardo di 32 anni, di professione insegnante, che nella sua ricerca ha scelto di approfondire la vicenda umana e spirituale della Beata Leonella, rileggendola attraverso la prospettiva cristologico-filiale inaugurata da Padre Tremblay, teologo redentorista. Il lavoro, summa cum laude probatus , sarà pubblicato e noi lo aspettiamo con impazienza.

20240203Leonella120240203Leonella1Marco è un ragazzo sensibile ed entusiasta dei suoi studi, del suo lavoro e della sua fede. Nel testo e nella presentazione è emersa chiaramente tutta la passione con cui si è accostato all'esperienza di sr. Leonella e con la quale ha letteralmente sviscerato i suoi Diari e i suoi numerosi scritti, e che lo ha guidato nell'interpretazione teologica di tutta la sua esistenza, culminata col martirio quale ultimo atto della sua conformazione a Cristo.

Non si tratta dunque solamente di uno sforzo accademico ma di una vera e propria immersione e partecipazione nell'esperienza del dinamismo conformante dell'Eucarestia, che trasforma il culto in vita, nella prospettiva filiale del mistero Pasquale di Cristo, Inviato del Padre. La vita morale altro non è, in questa luce, che il vivere coerentemente il Vangelo, lasciando che il "Figlio sia libero in me di amare" (sr. Leonella), e amare fino alla fine.

Il martirio, allora, è il naturale evolversi di una vita donata, il frutto maturo della vita conformata al Figlio, e "la pienezza dell'umano", secondo l'espressione di p. Tremblay.

Ecco che sr. Leonella diventa ICONA per il popolo somalo: icona perché impregnata di divinità, icona perché manifestazione del vero volto di Dio. L'espressione in odium Fidei, in questa cornice, appare limitante, perché è sempre l'Amore che precede.

Un'Appendice mariana è dedicata a "La Consolata, via di filiazione eucaristica", divenuta figlia nel suo Figlio, chiamata a vivere la Croce fino a risorgere con Lui.

Per noi è stato commovente ascoltare il nome di sr. Leonella risuonare in una facoltà come oggetto di indagine teologica e vedere apprezzata la sua semplice, profonda, gioiosa e luminosa testimonianza, insieme a quella del nostro carisma missionario ad gentes e della missione della Chiesa.

«Se il mio corpo e il Suo sono una cosa sola, se il mio sangue e il Suo sono una cosa sola, allora è possibile essere sempre dono d’amore per tutti. Sempre, in ogni momento… Allora è possibile testimoniare sempre che Lui c’è e ci ama» (Suor Leonella)

* Sr. Alessandra Pulina, Missionaria della Consolata.

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In occasione dell'anniversario della fondazione dei due Istituti, il 29 gennaio, a Torino, i Missionari e le Missionarie della Consolata si sono riuniti per una Messa di ringraziamento.

“Sono 123  e 114 anni di storia divina e umana, che ha segnato la vita della Chiesa grazie al sì iniziale a Dio del Beato Allamano e di migliaia di missionari e missionarie che hanno testimoniato, con la loro vita consacrata e il sacerdozio come si ama, si lavora e ci si sacrifica per la Chiesa e per l’annuncio del Vangelo”. Ecco quanto ha ricordato il Padre Pietro Luigi Moretti, parroco della parrocchia Maria Regina delle Missioni, durante la celebrazione eucaristica presieduta da lui nella cappella della Casa Madre delle Missionarie della Consolata, nel giorno in cui festeggiava il suo Giubileo d’oro sacerdotale: 50 anni di ordinazione.

20240202Torino2Contemporaneamente, Suor Ana Ortiz (foto), missionaria della Consolata brasiliana, che lavora nella infermeria della Casa Madre IMC a Torino, ha festeggiato il suo Giubileo di vita consacrata.

“Devo solo dire grazie per i miei 50 anni di vita religiosa. Non pensavo di arrivare, ma con la grazia di Dio ce l'ho fatta”, disse Suor Ana, aggiungendo: “Sono felice di aver camminato con Lui e per Lui cercando sempre di testimoniare il suo amore per noi nelle missioni in Portogallo, Tanzania e ora in Italia. Non mi sono mai pentita di aver seguito la chiamata missionaria. Dio è sempre stato con me. Dal profondo del cuore, ringrazio Gesù per la sua chiamata. Sono grata anche al Fondatore e alla Consolata che mi danno forza e coraggio. Grazie mille”.

Nella sua omelia, il Padre Pietro Moretti ricordò che “l’anniversario della fondazione dei nostri Istituti diventa occasione per una celebrazione che, richiamandosi al passato, rafforza la speranza nel nostro futuro. Ma ancora di più, diventa per noi un dono e un invito del Signore a fermarci un momento per valutare la nostra vita e la nostra missione”.

Guardando alla storia possiamo vedere la “fecondità dell’eredità allamaniana che, dopo la morte del Fondatore, è diventata annuncio globale del Vangelo, che dall’Africa  si è esteso su quattro continenti, in un processo di continuo rinnovamento e adeguamento alle varie realtà del mondo che cambia e nella fedeltà al carisma ricevuto da lui. Uno sguardo attento al nostro presente ci invita, poi, ad avere il coraggio di ripartire dalle nostre debolezze, lasciando a Dio l’iniziativa e il primato”.

In questo senso, Padre Moretti ha quindi sottolineato che il beato Giuseppe Allamano ci invita “ad avere coraggio per il presente e soprattutto per il futuro. E lo diceva in riferimento alla Consolata: ‘Noi siamo un miracolo vivente delle grazie della Consolata’. E con Padre Ferrero commentava: ‘Guarda Ferrero, l’Istituto andrà giù, giù; ma non si perderà, perché è della Consolata’.

Giubileo sacerdotale e di vita religiosa

Commentando il suo giubileo sacerdotale e il giubileo di vita consacrata di suor Ana Ortiz, il Padre Moretti ha ricuperato le parole del beato Allamano: “‘A ciascuno di voi il Signore ha rivolto la stessa chiamata dei dodici… Considerate pure tutte le vocazioni, non ne troverete una più grande di questa… Per voi il Signore ha esaurito tutto il suo infinito amore in fatto di vocazione perché vi ha dato la sua stessa missione… Voi siete costituiti a pieni poteri salvatori di anime, altrettanti Gesù Cristo sulla terra.’

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 Padre Pietro Luigi Moretti, presiede la Messa di ringraziamento per il suo Giubileo d’oro sacerdotale.

Dopo aver ricordato questi pensieri del Fondatore, il nostro missionario che celebrava il giubileo ha messo in evidenza alcuni motivi di ringraziamento:

“- Mai come oggi, sentiamo di lodare la Trinità, di ringraziare il nostro Fondatore e coloro che ci hanno preceduto con l’oblazione di questa storia secolare.

- Mai come oggi, sentiamo di assumere l’impegno di essere fedeli al Vangelo, alla nostra vocazione e alla Chiesa. ‘Voi dovete essere missionari nella testa, nella bocca, nel cuore, e cioè nei pensieri, nelle parole e nelle opere’, ci ha detto il Fondatore.

- Mai come oggi, comprendiamo il valore del nostro «essere famiglia», rinnovando tra noi l’impegno di vivere da fratelli e da sorelle nelle nostre comunità.

- Mai come oggi, avvertiamo “il bisogno di Vangelo” da parte del mondo e, così, la necessità della missione per far conoscere Gesù e il suo amore (...).

E finalizzò con un invito: “Sia, dunque, quella di oggi, una festa piena di gioia fraterna e carica di speranza nella convinzione che il cammino che facciamo, anche quando si presenta segnato da fragilità e insuccesso, non è su strade senza ritorno, ma ci conduce verso una maggiore comunione con Dio e gli altri (…)”.

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Missionari e Missionarie della Consolata durante un festoso momento conviviale.

“Il Beato Allamano di cui abbiamo iniziato il triennio in preparazione per la celebrazione del centenario della sua nascita al cielo nel 2026, ci incoraggia dicendo: ‘Ecco, miei cari, la strada che dobbiamo percorrere, ecco il fine che tutti dobbiamo sforzarci di ottenere. Dio non manca da parte sua, tocca a noi seguire l’invito di Gesù: siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro’. Buona Festa a tutti.”

Un momento conviviale

La celebrazione che ha visto uniti i Missionari e le Missionarie della Consolata è poi continuata in un festoso momento conviviale, ben organizzato dalle Missionarie che ci hanno ospitato, dove è stato possibile condividere un pranzo ma soprattutto passare dei momenti insieme arricchiti da tanti ricordi di missione passata… e anche progetti di missione futura che alla fine era la sostanza di questa celebrazione.

Padre Pietro Moretti, IMC, parrocchia Maria Regina delle Missioni a Torino.

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Padre Pietro Moretti e Suor Ana Ortiz

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