La Settimana si svolge nell’emisfero nord dal 18 al 25 gennaio, mentre nell'emisfero australe viene vissuta spesso intorno alla Pentecoste. Il tema però è comune e quest'anno si basa sul vangelo di Luca: "Amerai il Signore Dio tuo ... e il prossimo tuo come te stesso". I sussidi per la sua celebrazione, pubblicati dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani e dal Consiglio ecumenico delle Chiese, sono stati preparati da un gruppo del Burkina Faso, insieme alla Comunità Chemin Neuf

“Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa c’è scritto nella legge di Mosè?”. “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore (...) e ama il prossimo tuo come te stesso”. Gesù gli disse: “Hai risposto bene!” (Luca 10, 25-28) ]”

“Ama il Signore Dio tuo ... e ama il prossimo tuo come te stesso”. Sono queste parole, dette da Gesù ad un maestro della Legge, a cui segue la parabola del buon Samaritano che spiega chi è il prossimo, il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. I testi di commento, le preghiere e le indicazioni su come vivere questo momento sono stati preparati da un Gruppo ecumenico del Burkina Faso, coordinato dalla Comunità locale di Chemin Neuf. Vivere questa esperienza di lavoro insieme, hanno riferito i componenti, è stato un vero cammino di conversione ecumenica che li ha portati a riconoscere che l’amore di Cristo unisce tutti i cristiani ed è più forte delle loro divisioni.

“Gesù domandò: “Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell’uomo che aveva incontrato i briganti?”. Il maestro della Legge rispose: “Quello che ha avuto compassione di lui”. Gesù allora gli disse: “Va’ e comportati allo stesso modo.”

I cristiani del Burkina Faso

Non è facile la convivenza sociale in Burkina Faso, Paese dell’Africa occidentale abitato da 21 milioni di persone appartenenti ad una sessantina di etnie e dove circa il 64% della popolazione è musulmano, il 9% aderisce alle religioni tradizionali africane e il 26% è cristiano (20% cattolico, 6% protestante). Dopo il grave attacco jihadista del 2016, le condizioni di sicurezza e la coesione sociale nel Paese si sono drammaticamente deteriorate. La proliferazione di attacchi terroristici, di illegalità e di traffico di esseri umani hanno causato tremila morti e quasi due milioni di sfollati interni; migliaia di scuole e di centri sanitari sono state chiusi e distrutte gran parte delle infrastrutture socio-economiche. Le Chiese cristiane in particolare sono state oggetto di attacchi armati: sacerdoti, pastori e catechisti sono stati uccisi, altri rapiti. A motivo del terrorismo, la maggior parte degli edifici di culto cristiani nel nord, nell’est e nel nord-ovest del Paese sono stati chiusi. Le celebrazioni sono ancora possibili solo nelle grandi città e sotto la protezione della polizia.

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Celebrazione del Natale a Koudougou nel centro-ovest del Paese, 2022. Foto: Vatican Midea

Gli sforzi per la riconciliazione e per la pace

In questo contesto, nonostante tutto, sta crescendo una certa solidarietà tra le religioni e i loro leader si stanno impegnando a favore della riconciliazione e della coesione sociale. Un esempio è la Commissione per il dialogo cristiano-musulmano della Conferenza episcopale cattolica del Burkina Faso-Niger, che sta compiendo uno sforzo notevole per promuovere il dialogo e la cooperazione tra le diverse etnie. L’amore del prossimo al di là di ogni appartenenza comandato da Gesù, è messo a dura prova ma la testimonianza dei cristiani appare in quel Paese ancora più necessaria. Tra i cristiani del Burkina Faso vi è un vivo desiderio e la consapevolezza della necessità, si legge nel testo di presentazione della Settimana, di riscoprire la loro unità in Cristo e le comunità sono consapevoli che le divisioni tra i cristiani feriscono non solo la Chiesa, ma anche Cristo, e per questo hanno costruito ponti impegnandosi “in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica, ponendosi così all’ascolto dello Spirito del Signore”.

La proposta di testi per una celebrazione in comune

Dopo il processo iniziale di stesura, un gruppo internazionale nominato congiuntamente per parte cattolica dal Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese si è riunito a Roma nel settembre 2022, per revisionare e redigere, insieme al gruppo di redazione locale, la stesura finale dei testi per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno, ora pubblicati e disponibili per i cristiani di tutto il mondo. In essi la proposta di otto schemi di celebrazione della Parola di Dio, pensati per favorire la preghiera comune insieme ai fratelli e alle sorelle delle diverse Confessioni presenti nei vari territori.

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Cristiani protestanti sfollati fuggiti da Dablo, partecipano ad una funzione nella città di Kaja

Un cammino non facile

Gesù ha pregato che i suoi discepoli fossero tutti una cosa sola, ma la strada non è facile: “la reciproca mancanza di conoscenza tra le Chiese - si legge nel sussidio preparato per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità - e il mutuo sospetto indeboliscono l’impegno nell’intraprendere la strada ecumenica. Alcuni possono temere che l’ecumenismo porti ad una perdita di identità confessionale e impedisca la ‘crescita’ della loro Chiesa”. Per percorrere la via dell’ecumenismo c’è bisogno di fiducia e di speranza. Ed è necessario, si legge ancora, “che le Chiese includano sempre più iniziative ecumeniche nei loro piani pastorali e promuovano la formazione ecumenica tra gli operatori pastorali e tutti i fedeli. Una vera conversione spirituale, pastorale ed ecclesiale senza proselitismo è essenziale per un vero dialogo ecumenico. L’unità dei cristiani è una grazia da chiedere a Dio nella preghiera”.

La ricerca dell’unità: essenziale la preghiera

La data tradizionale, riguardo all'emisfero settentrionale, per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che va dal 18 al 25 gennaio, viene proposta nel 1908 da padre Paul Wattson - che in quella data celebra per la prima volta a Graymoor (New York), un “Ottavario di preghiera per l’unità” - perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo e riveste quindi un significato simbolico. Nel 1935 sarà l’abate Paul Couturier, in Francia, a promuove la “Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani” basata sulla preghiera per “l’unità voluta da Cristo". Nel 1964, a Gerusalemme, Papa Paolo VI e il patriarca Athenagoras I pregheranno insieme la preghiera di Gesù “che siano tutti una cosa sola” e, nello stesso anno, il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II sottolineerà che la preghiera è l’anima del Movimento ecumenico, incoraggiando l’osservanza della Settimana. Nel 2021 Papa Francesco invita tutti i battezzati ad intraprendere un cammino insieme per costruire una Chiesa sinodale e nella Veglia ecumenica del 30 settembre, alla vigilia della prima fase della XVI Assemblea del Sinodo dei vescovi osserva: "Il silenzio è essenziale nel cammino di unità dei cristiani. É fondamentale infatti per la preghiera, da cui l’ecumenismo comincia e senza la quale è sterile". 

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Leader delle Chiese cristiane con il Papa alla Veglia ecumenica del 30 settembre 2023

Chemin Neuf: facciamo insieme tutto quello che possiamo

La Comunità cattolica Chemin Neuf, formata da laici e religiosi, è nata nel 1973 a Lione (Francia), ad opera del padre gesuita Laurent Fabre. Oggi conta circa 2000 fratelli e sorelle in una trentina di Paesi. E’ una realtà ecclesiale a forte vocazione ecumenica. “Osiamo credere nell’unità visibile della Chiesa – è scritto nelle sue Costituzioni - e riceviamo come missione di lavorare per essa con tutte le nostre forze avendo il desiderio di fare nostra la preghiera di Gesù che è il primo a pregare per l’unità”. Proprio il gruppo locale di Chemin Neuf ha sostenuto i cristiani del Burkina Faso nella preparazione dei testi per la celebrazione della Settimana di preghiera per l'unità di quest'anno.

Fonte: Vatican News

Incontro ecumenico e interreligioso (3 settembre)

Permettetemi di rivolgermi a voi così, come fratello nella fede con i credenti in Cristo e come fratello di tutti voi, in nome della comune ricerca religiosa e dell’appartenenza alla stessa umanità. L’umanità, nel suo anelito religioso, può essere paragonata a una comunità di viandanti che cammina in terra con lo sguardo rivolto al cielo. La Mongolia ricorda il bisogno, per tutti noi, pellegrini e viandanti, di volgere lo sguardo verso l’alto per trovare la rotta del cammino in terra.

Sono dunque felice di essere con voi in questo importante momento di incontro. Il fatto di essere insieme nello stesso luogo è già un messaggio: le tradizioni religiose, nella loro originalità e diversità, rappresentano un formidabile potenziale di bene a servizio della società. Se chi ha la responsabilità delle nazioni scegliesse la strada dell’incontro e del dialogo con gli altri, contribuirebbe certamente in maniera determinante alla fine dei conflitti che continuano ad arrecare sofferenza a tanti popoli.

È bello ricordare la virtuosa esperienza dell’antica capitale imperiale Kharakhorum, al cui interno si trovavano luoghi di culto appartenenti a diversi “credo”, a testimonianza di una encomiabile armonia. Armonia: vorrei sottolineare questa parola dal sapore tipicamente asiatico. Essa è quel particolare rapporto che si viene a creare tra realtà diverse, senza sovrapporle e omologarle, ma nel rispetto delle differenze e a beneficio del vivere comune. Mi chiedo: chi, più dei credenti, è chiamato a lavorare per l’armonia di tutti?

Fratelli, sorelle, da quanto riusciamo ad armonizzarci con gli altri pellegrini sulla terra e da come riusciamo a diffondere armonia, lì dove viviamo, si misura la valenza sociale della nostra religiosità. Ogni vita umana, infatti, e a maggior ragione ogni religione, è tenuta a “misurarsi” in base all’altruismo: non un altruismo astratto, ma concreto, che si traduca nella ricerca dell’altro e nella collaborazione generosa con l’altro. 

L’altruismo costruisce armonia e dove c’è armonia c’è intesa, c’è prosperità, c’è bellezza. Anzi, armonia è forse il sinonimo più appropriato di bellezza. Al contrario, la chiusura, l’imposizione unilaterale, il fondamentalismo e la forzatura ideologica rovinano la fraternità, alimentano tensioni e compromettono la pace. La bellezza della vita è frutto dell’armonia: è comunitaria, cresce con la gentilezza, con l’ascolto e con l’umiltà. 

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L’Asia ha moltissimo da offrire in tal senso e la Mongolia, che di questo continente si trova al cuore, custodisce un grande patrimonio di sapienza, che le religioni qui diffuse hanno contribuito a creare e che vorrei invitare tutti a scoprire e valorizzare. Mi limito a citare, senza approfondirli, dieci aspetti di questo patrimonio sapienziale: il buon rapporto con la tradizione; il rispetto per gli anziani e gli antenati;  la cura per l’ambiente, nostra casa comune; il valore del silenzio e della vita interiore; un sano senso di frugalità; il valore dell’accoglienza; la capacità di resistere all’attaccamento alle cose; la solidarietà; l’apprezzamento per la semplicità; la tenace ricerca del bene del singolo e della comunità.

L’umanità riconciliata e prospera, che come esponenti di diverse religioni contribuiamo a promuovere, è simbolicamente rappresentata da questo stare insieme armonioso e aperto al trascendente, in cui l’impegno per la giustizia e la pace trovano ispirazione e fondamento nel rapporto col divino. Qui, cari sorelle e fratelli, la nostra responsabilità è grande, specialmente in quest’ora della storia, perché il nostro comportamento è chiamato a confermare nei fatti gli insegnamenti che professiamo; non può contraddirli, diventando motivo di scandalo. Nessuna confusione dunque tra credo e violenza, tra sacralità e imposizione, tra percorso religioso e settarismo. La memoria delle sofferenze patite nel passato –penso soprattutto alle comunità buddiste– dia la forza di trasformare le ferite oscure in fonti di luce, l’insipienza della violenza in saggezza di vita, il male che rovina in bene che costruisce. Così sia per noi, discepoli entusiasti dei rispettivi maestri spirituali e servitori coscienziosi dei loro insegnamenti, disposti ad offrirne la bellezza a quanti accompagniamo, come amichevoli compagni di strada. in società pluralistiche e che credono nei valori democratici, come la Mongolia, ogni istituzione religiosa ha il dovere e in primo luogo il diritto di offrire quello che è e quello che crede, nel rispetto della coscienza altrui e avendo come fine il maggior bene di tutti.

In tal senso io vorrei confermarvi che la Chiesa cattolica vuole camminare così, credendo fermamente nel dialogo ecumenico, nel dialogo interreligioso e nel dialogo culturale. La sua fede si fonda sull’eterno dialogo tra Dio e l’umanità, incarnatosi nella persona di Gesù Cristo. Il dialogo non è antitetico all’annuncio: non appiattisce le differenze, ma aiuta a comprenderle, le preserva nella loro originalità e le mette in grado di confrontarsi per un arricchimento franco e reciproco. 

Fratelli e sorelle, il nostro trovarci qui oggi è segno che sperare è possibile. In un mondo lacerato da lotte e discordie, ciò potrebbe sembrare utopico; eppure, le imprese più grandi iniziano nel nascondimento, con dimensioni quasi impercettibili. 

Coltiviamo la speranza. Le preghiere che eleviamo al cielo e la fraternità che viviamo in terra nutrano la speranza; siano la testimonianza semplice e credibile della nostra religiosità, del camminare insieme con lo sguardo rivolto verso l’alto, dell’abitare il mondo in armonia come pellegrini chiamati a custodire l’atmosfera di casa, per tutti. Grazie.

Discorso completo

Dal 3 luglio al 4 agosto ho partecipato ad un corso intensivo di lingua greca ad Atene, Grecia. 

Il corso è organizzato da una borsa dall' "Apostoliki diaconia" della Chiesa Ortodossa per i studenti nelle università pontificie a Roma.  Questo programma estivo ha come finalità l'apprendimento della lingua Greca, frequentando un corso specialistico ma comporta anche una significativa dimensione ecumenica promovendo una maggiore conoscenza dell'oriente cristiano. Tutta l'organizzazione viene fatta dalla "Apostoliki diaconia" in collaborazione con il comitato cattolico per la collaborazione culturale con le chiese ortodosse (Dicastero per la promozione dell'unita dei Cristiani).

Fra i trentaquattro partecipanti quest'anno, cinque venivamo dal Biblicum. Abitavamo nel collegio ortodosso della "Apostiki diaconia" di Atene. Li ricevevamo lezioni di lingua Greca quattro ore ogni giorno. Abbiamo finito il livello A2 e tutte le spese di vitto e alloggio erano generosamente offerte dai nostri anfitrioni; sono rimasto molto colpito dalla buona ospitalità che ci è stata dada.

Ci hanno accompagnato anche in visite culturali: musei e siti archeologici importanti di Atene. Abbiamo anche visitato varie Chiese Ortodosse e avuto l'opportunità di visitare il sacro sinodo dove ci è stata spiegata la natura della chiesa Greco-Ortodossa.  

In visite un po' più lunghe siamo stati a Corinto, Delfi e Salonicco; questo mi ha aiutato molto a localizzare i fatti storici della missione di Paolo in Grecia e spero possa anche essere di aiuto nei miei studi biblici. È stata anche l'occasione di dare una buona spolverata agli studi di  filosofia antica perché ho visitato i siti archeologici legati agli antichi filosofi greci.

Sono molto grato al Biblicum e al Dicastero per la promozione dell'unita dei Cristiani che mi hanno offerto la possibilità di questa bella esperienza estiva. Ringrazio anche p. James Lengarin, Superiore Generale, che ha permesso e facilitato la mia partecipazione.

* Geoffrey Ongera IMC è studente del Biblicum di Roma

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