I missionari della Consolata della Regione Colombia inizieranno l'Anno di Accompagnamento e Discernimento Vocazionale. Sarà il 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, venerato come padre adottivo di Gesù e patrono della Chiesa.

L'obiettivo principale di questo accompagnamento è quello di guidare i giovani nel loro processo di discernimento, crescita e maturazione nella sequela di Gesù, aiutandoli a riconoscere la chiamata di Dio che li impegna nella missione della Chiesa nel mondo.

Per raggiungere questo scopo, l'équipe di Animazione Vocazionale dei giovani missionari ha progettato una serie di attività durante l'anno, volte ad approfondire e scoprire la presenza di Dio nella vita dei partecipanti attraverso risposte concrete. Queste attività, fra le altre cose, includono ritiri, ritiri vocazionali, scuole per leader giovanili, volontariato missionario e missione durante la Settimana Santa e il Natale.

L'invito è rivolto ai giovani interessati a conoscere il carisma dei missionari e delle missionarie della Consolata e ad impegnarsi nel compito di annunciare Gesù Cristo come vera consolazione, sia attraverso la consacrazione religiosa come sacerdoti, religiosi, suore, volontari laici o laici impegnati.

I giovani avranno la possibilità di seguire le attività e gli eventi durante tutto l'anno attraverso varie piattaforme, tra cui Instagram, Facebook, YouTube, WhatsApp e il sito ufficiale dei Missionari della Consolata. Inoltre, potranno avvicinarsi personalmente ai centri di animazione missionaria situati a Bogotá, Bucaramanga, Florencia, La Unión (Valle), Manizales e Medellín, dove troveranno missionari disponibili a fornire orientamento e sostegno nel loro processo di discernimento.

Questo anno di accompagnamento vocazionale offre ai giovani l'opportunità di dire sì alla chiamata della missione, seguendo l'esempio di San Giuseppe e di tutti coloro che, a suo tempo, decisero di accettare le proposte di Gesù con generosità e coraggio.

 Anno Vocazionale RC

Equipe AMJV Regione Colombia

Il 9 agosto 2022, giorno in cui ho festeggiato un quarto di secolo di servizio sacerdotale e missionario, ho ricevuto una lettera piena di gratitudine da parte del Superiore Generale, nostro fratello maggiore. Il mio cuore si è riempito di gioia e ho fatto un viaggio emotivo nella mia vita, scoprendo quanto sia stata bella questa vocazione che ho abbracciato ormai tanti anni fa. Non sono solo un sacerdote, sono un sacerdote missionario della Consolata, chiamato a esercitare questa vocazione in un modo molto particolare, donando frammenti di consolazione nel mondo. Permettetemi di condividere con voi alcune delle gioie che il Signore mi ha fatto sperimentare in questi anni.

Il mio ministero è in qualche modo nato sotto la speciale protezione di due Sante entrambe di nome Teresa. Sono stato ordinato il 9 agosto 1997, festa di Santa Teresa Benedetta della Croce che in quell’anno era beata e sarebbe stata canonizzata l’anno successivo. Due mesi dopo ero a Roma e il 19 ottobre 1997 ho partecipato alla messa nella quale il papa Govanni Paolo II ha dichiarato dottore della chiesa Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni. Quella sera stessa ho preso il volo Alitalia con destino Caracas (Venezuela) dove ho vissuto tutti i successivi anni di missione.

Il mio ministero è stato influenzato in modo significativo da Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein come si chiamava prima della conversione e la sua entrata nella vita religiosa; la sua esperienza e il suo insegnamento sull'empatia hanno dato un tocco molto particolare al mio incontro con Dio e con gli esseri umani. "Da colui che tiene la mano di Dio sgorgano torrenti di acqua vivificante, e allo stesso tempo sviluppa una misteriosa attrazione. Senza volerlo, deve diventare una guida per gli altri e generare e conquistare figli e figlie per il Regno di Dio". Così diceva Edith Stein, dopo la sua conversione al cristianesimo. Io ho scoperto i suoi scritti tre anni dopo la mia ordinazione, e ho scoperto che la sua vita era una fonte di acqua vivificante per molti. Da lì ho deciso che anche la mia vita sarebbe stata una fonte di vita per le persone che avrei incontrato. La mia unione con Dio mi ha reso una fonte di consolazione per molti e mi ha fatto sentire la consolazione di Dio attraverso la relazione fraterna con gli altri. Il tema dell'intersoggettività è diventato una pratica di vicinanza nella mia vita. Essere missionario della Consolata, appartenere a questa famiglia interculturale è una delle migliori esperienze di empatia e intersoggettività che ho vissuto e ringrazio Dio per questa vocazione che ho sperimentato all'interno della Famiglia della Consolata.

Santa Benedetta, senza essere andata in missione, ha scoperto che: "Per i cristiani non ci sono estranei. Il nostro prossimo è chiunque sia alla nostra portata e abbia bisogno di noi". Che bello essere missionario della Consolata e scoprire nelle missioni che nessuno è straniero e che siamo tutti uguali! Che gioia incontrare tanti fratelli e sorelle di colori e culture diverse, ed esserlo con tante persone in missione! Gli indigeni Warao, in un modo molto speciale, mi hanno insegnato che essere missionario, che per loro è come essere fratello, figlio, amico e padre è un modo molto concreto di costruire il Regno di Dio. La parola più usata nelle relazioni Warao è “maraisa” che significa letteralmente “l'altro me stesso”. Il Regno di Dio si costruisce forgiando sentimenti di intersoggettività; consolare è costruire comunità in cui tutti si sentano fratelli e sorelle. Quant’è bella e quanto difficile questa missione; la nostra missione è molto particolare all'interno della Chiesa!

20231112Kokal2

Poi Dio mi ha messo nel mio cuore un amore molto speciale per gli indigeni. In questi 25 anni di servizio missionario ho scoperto che all'interno della vocazione della Consolata c’è un'altra vocazione particolare: quella di essere apostolo e fratello degli indigeni. Quando vivi con un popolo e questo ti adotta, le sue gioie e le sue sofferenze diventano la tua stessa esperienza.

Quanto ammiro i grandi missionari che hanno speso la loro vita per gli indigeni: Bruno del Piero, Gaetano Mazzoleni, Giuseppe Frizzi, Carlo Zaquini, Ezio Roattino, Antonio Bonanomi, e la lista continua! È stato un privilegio seguire le orme di questi uomini illustri, costruttori del Regno di Dio tra gli indigeni.

Questi 25 anni sono passati troppo in fretta, ma sento ancora la stessa gioia che si è impossessata di me il giorno della mia ordinazione e il giorno in cui sono partito per il Venezuela. Ringrazio Dio per questa bella esperienza che mi ha permesso di essere suo collaboratore nella costruzione del Regno. Ringrazio la mia famiglia per tutto il sostegno che mi ha dato nel mio servizio sacerdotale-missionario. Ringrazio la mia parrocchia, Aluor, e il mio gruppo giovanile "Fish Grupo", per aver alimentato la mia vocazione. Ringrazio il Venezuela, il Paese in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita e, in modo molto particolare, i Warao per avermi insegnato a costruire il Regno di Dio partendo dalla semplicità. Alla mia famiglia di 30 anni, la Consolata, un grazie speciale, a tutti i missionari con cui ho condiviso vita e missione. Conto sulle vostre preghiere e benedizioni.

 

Padre Sergio Tesio, Missionario della Consolata piemontese, nato a Moretta (Cuneo) nel 1947, fra pochi giorni celebrerà 50 anni di ordinazione sacerdotale. Era il 9 settembre del 1973 quando venne ordinato da Mons. Carlo Re e ricevette la prima destinazione missionaria per il Venezuela dove giunse nel 1978. Oggi, dopo essere passato anche dalla Colombia e dalla Spagna è in Italia, nella comunità dei Missionari della Consolata di Olbia. Pensando a questi cinquant’anni, ci lascia queste semplici riflessioni.

Mi sono sentito  felice e realizzato nelle missioni del Venezuela e della Colombia dove ho lavorato: gli agricoltori delle Ande (La Puerta), gli Afroamericani di Barlovento e di Cartagena, gli indigeni della Guajira sono stati i miei compagni di viaggio. Ho lasciato tra queste popolazioni un pezzo del mio cuore. 

Queste persone sempre mi hanno considerato come parte della loro comunità e della loro famiglia. Io mi sono sentito come un figlio e sono sempre stato bene fra di loro... tra queste persone umili e semplici ho sperimentato un incredibile ambiente di solidarietà, ospitalità e semplicità: condividono il poco che hanno e non manca mai un sorriso, una parola o un aiuto. Mi è costato di più il viaggio di ritorno in Europa che quello di andata in Venezuela. 

Vivere la missione significa vivere la fraternità tra noi e con la gente del luogo, condividere il dono della fede e della vita; nel nostro impegno mai dobbiamo lasciare fuori la comunità e i poveri che sono sempre i protagonisti.

Io sono riconoscente al Signore per il dono della vocazione missionaria e per tutte le esperienze vissute fino ad oggi: è un qualcosa che fa star bene e rende felice la tua vita. certamente non sono mancate delle difficoltà e queste sono un po’ un prezzo da pagare, ma anche quelle ti mantengono sveglio, ti fanno riflettere, rompono l’abitudine del “si è sempre fatto così”. In questo modo continui a sperimentare come Dio continua a seminare germi di speranza e di consolazione.

Oggi sto vivendo la mia consacrazione missionaria in Italia. Il missionario che ritorna lo fa per ricordare alla Chiesa che non è chiesa se non sente e vive la scintilla della missione; per invitare tutti, credenti e non credenti, a fare del mondo la casa dell’umanità, la casa comune, la famiglia universale dei figli di Dio; per  raccontare, in modo particolare ai giovani che vale la pena spendersi per gli altri. È un programma stupendo.

Cinque consigli

Voglio offrire cinque semplici consigli a colui che desidera vivere la vita cristiana in stile missionario:

1. Cerca di avere un cuore grande, come quello di Gesù: un cuore che abbraccia chi viene da fuori, il diverso, il migrante, il lontano; un cuore che valorizza chi è avanti negli anni e ha speso le sue forze per il bene comune e adesso magari ha bisogno del tuo aiuto.

2. Mantieniti informato su ciò che capita vicino e lontano da te. Leggi e sostieni la stampa missionaria, le riviste che ti offrono notizie di prima mano da un mondo solo apparentemente lontano. Dobbiamo vincere l’indifferenza e mai applicare il proverbio “occhio che non vede, cuore che non sente”.

3. Fai tuo uno stile di vita fuori serie, austero e sobrio, rispettando il creato, la casa comune, la nostra terra, perché sprecare è rubare.

4. Fai parte e sostieni quelle organizzazioni, come Caritas e Medici senza frontiere, che promuovono la dignità delle persone e il bene comune. Ricorda che l’unione fa la forza.

5. Interrogati sul tu futuro. Tante donne e uomini si sentono felici e realizzati nella vita cristiana e nell’impegno missionario... non puoi esserlo anche tu?

Come avete potuto vedere è un po’ che non scrivo; sono più concentrato sulla comprensione di questa nuova realtà. Non è stato facile trasferirsi dalla Costa d'Avorio al Messico e non è stato facile lasciare San Antonio Juanacaxtle e venire a Tuxtla.

Mi sento un po’ addosso la “sindrome dell'impostore” perché mi sento come se avessi declassato il mio impegno missionario. Questa realtà è molto diversa: la vita missionaria è meno aspra, anche se poi le sfide missionarie siano molto presenti. La mia qualità di vita è migliorata, non c’è più la malaria e io mi sento in forma (nonostante gli anni che passano).

Attualmente sono molto concentrato sui giovani della parrocchia e sull'ascolto in chiave sinodale di tutte le persone che chiedono accompagnamento. 

Sto creando legami che mi avvicinano alle periferie esistenziali; sto toccando da vicino tanti drammi quotidiani, tanti itinerari storici stroncati da scelte sbagliate o delusioni inaspettate. Allo stesso tempo vedo che molte persone perdono l'opportunità di lasciarsi aiutare: ognuno di noi si costruisce la propria storia di salvezza.

Negli ultimo tre mesi sono stato particolarmente vicino alla nostra comunità indigena Tzeltal: un paio di domeniche al mese ci vado e creo anche dei legami, dando spazio a loro che sono  sempre stati esclusi e ignorati.

La promozione umana della nostra presenza passa attraverso un dispensario, un'équipe di psicologi e tanatologi, aiuti economici a persone in difficoltà, aiuti per l'educazione dei bambini di famiglie in difficoltà, formazione di gruppi e animatori parrocchiali.

Quello che resta forse un po’ in sospeso è l'animazione vocazionale: mi hanno mandato a Tuxtla apposta per questo ma non si trovano giovani con queste preoccupazioni;  c'è chi vuole essere sacerdote diocesano ma essere missionari ad gentes è difficile. La terra, la famiglia e anche solo l’alimentazione hanno molto peso esistenziale nelle loro opzioni. È vero che la chiamata missionaria è una grazia e una vocazione, ma ciò non mi impedisce di sentire che mi sostengo maggiormente dove ci sono oasi (come i giovani, l’ascolto in chiave sinodale, le periferie esistenziali, i popoli originari e la promozione umana) che dove c’è l'aridità (le vocazioni e l’animazione missionaria della chiesa locale).

Altri temi continuano ad essere assenti dal mio quotidiano e diventano una sfida alla mia missione: la costruzione della pace in una realtà così violenta; le alternative all'alcool e alla droga così diffuse in tante famiglie, il silenzio ecologico nella pastorale ordinaria. Sono attività per adesso in sospeso.

Il nuovo itinerario che si apre è quello della collaborazione con le persone che migrano. Il Chiapas è per loro una porta e un luogo di passaggio. L'obiettivo sono gli Stati Uniti o, se ciò non è possibile, Città del Messico, Guadalajara, Monterrey... Mi sto informando sulle possibilità che il Chiapas ci darebbe per avere una presenza più significativa in quest'area: è una realtà che ci interpella soprattutto come missionari della Consolata.

Per il resto sto bene, sono sereno e ringrazio Dio ogni giorno perché mi offre la possibilità di essere al servizio del suo Regno. Un servizio che ha senso malgrado la quantità di formalismi liturgici, strutture ecclesiali anchilosate, parrocchia stagnanti e una realtà clericalizzata, rigida e sacramentalista.

È l'acqua nella quale bisogna nuotare controcorrente, seguendo la spiritualità della trota. Vi ringrazio per il vostro sostegno, la vostra preghiera e le vostre preoccupazioni. È bello sapere che ci siete sempre. This is the way.

20230704Ramon2

* Ramón Lázaro Esnaola è Missionario della Consolata e lavora in Messico

Domani, 19 gennaio, P. Serafim Marques celebra 80 anni di professione religiosa. In questo giorno del 1943 emise la sua prima Professione, non come membro dell'IMC, ma come Fratello Marista in Brasile.

In piena adolescenza, all'età di 13 anni, il giovane Serafim era stato "pescato" dai Fratelli Maristi che lo portarono a Tui, in Spagna, e da lì in Brasile. Ha studiato al Collegio Marista di Fortaleza, dove ha completato i suoi studi con la laurea in matematica. Ha continuato nella stessa scuola come insegnante e preside. Era felice di quella vocazione perché gli dava la possibilità di incontrarsi con i giovani e le loro famiglie. Ha mostrato grande disinvoltura e dedizione in questo apostolato. Si sentiva realizzato.

Dopo alcuni anni di esperienza, tuttavia, ha iniziato a notare che gli mancava qualcosa di molto importante. Gli sembrava che se fosse stato sacerdote avrebbe potuto essere ancora più utile.

Pensò, si consigliò e decise di avanzare per il sacerdozio. Ma come e dove? I Maristi, come Congregazione, sono religiosi fratelli e non sacerdoti.

Si ricordò poi che suo fratello minore Jaime era missionario della Consolata, studiava allora a Roma ed era già sacerdote. Approfittò del primo viaggio in Europa e andò a Roma per parlargli delle sue intenzioni. Correva l'anno 1959. Questa visita è stata l'ultima spinta per prendere una decisione. 

 20230117Serafin01

Foto dei due fratelli: il marista e il missionario della Consolata

Con l'approvazione dei Superiori dei Fratelli Maristi e dei Missionari della Consolata fece il passo decisivo. È ritornato in Portogallo per unirsi all'IMC.

Il 23 febbraio 1968 ha emesso la Professione Perpetua nell’IMC a Bedizzole e un anno dopo, il 29 marzo 1969, è stato ordinato sacerdote a Fátima. Così il suo sogno si è realizzato! Infine, poté dedicarsi più profondamente al servizio della Chiesa e della Missione. Il suo campo preferito era la pastorale giovanile, l'animazione vocazionale, la famiglia.

Nei primi anni di sacerdozio lavorò in Portogallo. Fu maestro in alcune scuole e collegi, confessore nel Santuario, infine sacerdote disponibile per tutto ciò che era necessario. Tornò ancora per qualche tempo in Brasile per lavorare alle opere della Consolata, e tornato definitivamente in Portogallo fu assegnato nella comunità di Fatima.

Vale la pena menzionare un problema che ha afflitto P. Serafim per tutta la sua vita. Non riuscì mai a dimenticare i suoi tempi di Marista. Ne sentiva tanta nostalgia. Come Marista aveva creato un mondo intorno a sé. Ma ora era missionario della Consolata ed era molto felice e realizzato anche in questa vocazione. "Mi sento metà Marista e metà di Consolata; o meglio, sono tutto Marista e tutto della Consolata", diceva lui. Due vocazioni annidate nel suo cuore, senza che l’una impedisse l'altra.

Nel corso degli anni, ora si avvicina ai 98, la sua salute è peggiorata. E il suo più grande dolore ora è quello di non essere in grado di continuare la sua intensa attività. Solo alcune confessioni. Oltre a questo, passa il suo tempo nel silenzio e preghiera.

 20230117Serafin02

Sereno e felice con i suoi quasi 98 anni

Gode ancora di grande simpatia da parte delle persone che ha incontrato nel corso della sua vita. È sereno e dice sempre che ora quello che vuole è che il Signore lo venga a prendere, dal momento che non può più lavorare, e anche perché vorrebbe non essere di peso a nessuno.

Celebrando con lui gli 80 anni di professione religiosa ringraziamo Dio per una vita così ricca. Possa il tempo che gli rimane essere una fervida continuazione nella gioia e nella fedeltà al suo sogno che ha saputo realizzare pienamente.

Gli ultimi articoli

V Domenica di Pasqua / B -“Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto…”

24-04-2024 Domenica Missionaria

V Domenica di Pasqua / B -“Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto…”

At 9,26-31Sal 21I Gv 3,18-24Gv 15,1-8 Nell'itinerario pasquale che abbiamo intrapreso, la liturgia di questa quinta domenica ci invita a riflettere...

Leggi tutto

Pastorale Afro: Uno sguardo sincero sulla vita reale della gente

24-04-2024 Missione Oggi

Pastorale Afro: Uno sguardo sincero sulla vita reale della gente

“In Brasile, la Pastorale afro ha mosso i primi passi nel 1988, ma ha ancora bisogno di essere strutturata in...

Leggi tutto

Unione europea. Diritto di asilo negato

23-04-2024 Notizie

Unione europea. Diritto di asilo negato

Approvato il Patto su migrazione e asilo Un nuovo pacchetto di riforme in materia di migrazioni è stato approvato dal...

Leggi tutto

La fondazione dell’Istituto: Un parto lungo dieci anni

22-04-2024 Triennio Allamano

La fondazione dell’Istituto: Un parto lungo dieci anni

Si avvicina il 24 aprile. Ci porta la memoria di S. Fedele da Sigmaringa e l'anniversario della richiesta fatta nel...

Leggi tutto

Padre Matteo Pettinari: “come buon pastore, si è speso per le sue pecore”

21-04-2024 I Nostri Missionari Dicono

Padre Matteo Pettinari: “come buon pastore, si è speso per le sue pecore”

Il missionario della Consolata italiano padre Matteo Pettinari, quarantaduenne, nato a Chiaravalle (Ancona) e cresciuto a Monte San Vito, è...

Leggi tutto

Il "missionario in cammino" padre Rubén López è andato incontro a Dio

21-04-2024 I Nostri Missionari Dicono

Il "missionario in cammino" padre Rubén López è andato incontro a Dio

Il missionario della Consolata padre Rubén Horacio López è morto la mattina del 19 aprile 2024 a Buenos Aires, in...

Leggi tutto

Venezuela: rara malattia continua a uccidere bambini Warao nel Delta Amacuro

19-04-2024 Notizie

Venezuela: rara malattia continua a uccidere bambini Warao nel Delta Amacuro

Il “barcone ospedale” è finalmente arrivato nella comunità di Nabasanuka martedì 16 aprile per assistere a nuovi casi di una...

Leggi tutto

Roraima: nuovi progressi per l'allevamento di bestiame nella Raposa Serra do Sol

17-04-2024 I Nostri Missionari Dicono

Roraima: nuovi progressi per l'allevamento di bestiame nella Raposa Serra do Sol

Il Centro di Formazione e Cultura Indigena presso l'ex Missione IMC di Surumu a Roraima, nord del Brasile, ha ospitato...

Leggi tutto

Ha visto la luce l’ultima fatica di padre Sandro Carminati

17-04-2024 Notizie

Ha visto la luce l’ultima fatica di padre Sandro Carminati

Presenta il libro «Cappuccini bresciani in Rezia» del padre Sandro Carminati, Missionario e studioso scomparso nel 2019 È stato presentato, il...

Leggi tutto

onlus

onlus