Gli indios Warao in pellegrinaggio attraverso le terre di Boa Vista, Roraima (come rifugiati, apolidi o migranti) si svegliano con la Pasqua di padre Josiah K'Okal. E da qui nasce la speranza.

La speranza

Con l'arrivo del 2024, il nuovo anno sul nostro calendario, abbiamo riflettuto profondamente sulla speranza: sia sul potere che genera che sulla disperazione che può consumarci quando sembra scomparire. La speranza ci permette di superare difficoltà apparentemente insormontabili e spesso è l'unica cosa che ci impedisce di arrenderci nei momenti bui di dubbio e insicurezza della vita. Come esseri umani ci aiuta, specialmente nel caso dei migranti, a sopravvivere anche di fronte alle più grandi avversità.

La speranza, nata dalla fede e non dall’ottimismo o la positività, è la base su cui è stato costruito un piccolo progetto dagli indigeni Warao qui nella città di Boa Vista in Roraima (Brasile). È la speranza di poter costruire un mondo in cui i diritti e il benessere di questa e delle future generazioni siano protetti e difesi.

Questa speranza che si basa sulla fede, non solo sull'ottimismo o sulla positività ed è tremendamente potente, perché sa vincere la fragilità soprattutto quando si scontra con la dura realtà del mondo dei migranti.

Questo inizio d'anno è stato particolarmente duro per il popolo Warao perché provato da dure separazioni fisiche, avvenute nel giro di pochi giorni: la partenza di  di padre K'Okal, di Aidamo Felipe Moraleda, dell'ex politico Joel Ramos, dell'amico Regino Reinosa, della giovane Betsi, moglie di José Ángel... e l'elenco potrebbe continuare...

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Battesimo di un bambino Warao a Tucupita, Venezuela. Padre K'Okal, deceduto il 1° gennaio 2024. Foto: IMC Venezuela

Dal pianto all'impegno gioioso

Dietro ognuna di queste persone c'è una storia di sofferenza e di gioia, di dedizione e di progetti: ognuno portava con sé la speranza. E allora, giacché non vogliamo rimanere immobili nel pianto, abbiamo deciso di passare dal ricordo all'impegno: nel nostro servizio missionario con persone in situazioni di mobilità umana cerchiamo di seminare perché la speranza scarseggia tra molti e, con questo piccolo progetto, vogliamo promuovere le tre “P”: Piccolo, Povero e Possibile.

Come disse Martin Luther King: "So, in qualche modo, che solo quando è abbastanza buio si possono vedere le stelle". Credo che questo sia vero. Credo che, se guardiamo bene, possiamo vedere le stelle. Possiamo vedere i segni di speranza che ci mostrano che è possibile rendere il mondo un posto migliore per tutti.

Guardando il cielo abbiamo stelle con nomi: K'Okal, Felipe, Adrismar e così via. Guardando in basso abbiamo stelle: innumerevoli bambini e adolescenti che rappresentano la nostra più grande speranza di costruire un mondo migliore e più santo.

Dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi a loro favore nel 2024 e negli anni a venire e per questo stiamo iniziando con un piccolo progetto pastorale che cercheremo di portare avanti all'interno dei centri di accoglienza.

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Celebrazione eucaristica con i migranti Warao a Boa Vista, Roraima. Foto: Juan C. Greco

Formazione a tutti i livelli

Per seminare speranza, ci proponiamo di avviare un percorso di formazione a tutti i livelli; vogliamo camminare con alcuni al fine di rafforzare la fede e questa accompagnata dall’impegni missionario.

Sogniamo anche piccoli gruppi che possano pregare in comunità il Santo Rosario e condividere le loro intenzioni e ringraziamenti; speriamo di riuscire a farlo nelle tre lingue: lo spagnolo (che ci unisce al resto dei rifugiati e dei migranti), il warao (che rafforza la loro cultura) e il portoghese (che ci permette di essere più coinvolti nella realtà della Chiesa locale).

Anche quest'anno non sarà facile e ci saranno delle difficoltà. Ma possiamo scegliere di essere coraggiosi e disposti ad agire con determinazione per mantenere la cultura, la spiritualità, l'ordine e l'equilibrio personale e comunitario. Possiamo investire più forze nei servizi che devono nascere o svilupparsi in modo armonico a beneficio dei poveri.

* Padre Juan Carlos Greco, IMC, Servizio Itinerante per le Persone in Mobilità Umana, Boa Vista -Roraima.

All'inizio del nuovo anno 2024, sono state diffuse immagini dove si vedevano bambini Yanomami malnutriti, uguali o addirittura peggiori di quelle del 2023. Un anno dopo l'azione federale la Terra Yanomami deve affrontare il persistere dell'estrazione mineraria illegale e della crisi umanitaria che rivelano le sfide crescenti e l'urgenza di misure efficaci per proteggere la comunità indigena e preservare l'ecosistema.

Un anno fa –si legge in una nota del Consiglio Missionario Indigeno dell’11 gennaio– il nuovo governo ha annunciato l'urgenza di un'azione di forza nello Stato di Roraima per combattere l’emergenza della malnutrizione e la morte degli Yanomami. Si era proclamato il bisogno di sviluppare una task force, attraverso la Polizia Federale, la Forza di Sicurezza Nazionale e l'Esercito, con l'obiettivo di rimuovere i minatori illegali dal territorio indigeno e prevenire ulteriori incursioni. Oggi le immagini mostrano chiaramente che il genocidio degli Yanomami è ancora in corso.

All'epoca furono lanciate accuse contro il precedente governo Bolsonaro, che aveva incoraggiato l'invasione mineraria, e furono pronunciati numerosi discorsi da parte di funzionari governativi sull'importanza delle iniziative che stava prendendo il presidente Lula eppure –secondo gli analisti– nonostante gli sforzi di molti funzionari pubblici e leader indigeni per pianificare azioni e servizi per combattere la fame e le malattie, questi non hanno avuto successo perché, allo stesso tempo, altri attori statali - l'Esercito, l'Aeronautica e le Forze di Sicurezza – “hanno sabotato l'Operazione Yanomami”.

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Unità sanitaria di Homoxi. Accanto al cratere prodotto dall'operazione mineraria. Foto: Júnior Hekurari

Gli organismi diretti da Sônia Guajajara, Ministro per i Popoli Indigeni, e da Joênia Wapichana, presidente della Fondazione Nazionale per i Popoli Indigeni (FUNAI), non dispongono di elicotteri, aerei, barche, armi da fuoco, né di un numero sufficiente di dipendenti pubblici o di risorse necessarie per svolgere il compito. Inoltre, non hanno potere di comando sulle Forze Armate, sulla Polizia federale e sulla Forza Nazionale. Questi erano i tre settori responsabili di fornire tutto il supporto necessario, compresa la sicurezza fisica, per le azioni delle squadre del Ministero della Salute, dell'Istituto Brasiliano per l'Ambiente e le Risorse (Ibama) all'interno del Territorio indigeno.

Le invasioni non sono recente

"Le invasioni e gli abusi vanno avanti da diversi anni, creando una situazione di dipendenza da parte degli Yanomami. I minatori sanno come superare la resistenza e sedurre alcuni Yanomami. Ma non è questo il caso in generale, poiché gran parte della Terra Yanomami è libera degli invasori. Purtroppo in Roraima la maggior parte del territorio è stata invasa. L'attività mineraria è attraente", sottolinea fratel Carlo Zacquini, Missionario della Consolata a Boa Vista che da più di 50 anni accompagna il popolo Yanomani. "Stanno distruggendo le risorse, l'acqua è contaminata dal mercurio, ci sono casi di indigeni con un'alta percentuale di mercurio nel corpo, la malaria è in aumento, così come i casi di tubercolosi perché il personale sanitario non è in grado di fare il proprio lavoro", denuncia il missionario.

La Terra Indigena Yanomami (TIY) include un'area estesa oltre 9 milioni di ettari nel nord del Brasile. In questa regione, i fiumi sono preziosi canali di comunicazione che uniscono le diverse comunità indigene. Fu a monte del fiume che i missionari della Consolata italiani, P. Giovanni Calleri e P. Bindo Meldolesi fondarono, nel 1965, la Missione Catrimani, a 250 chilometri da Boa Vista, Roraima.  La Missione contribuisce alla difesa della vita, della cultura, del territorio e della foresta. Nel corso degli anni, la coesistenza di Yanomami con i missionari ha contribuito a rafforzare un modello di missione basata sul rispetto e il dialogo. Tre missionari e quattro missionarie della Consolata sono attualmente impegnati nella Missione di Catrimani.

Finché il problema delle invasioni non sarà risolto, non sarà possibile proteggere gli Yanomami. Secondo fratel Zacquini, “l'Esercito deve essere maggiormente coinvolto. L'Aeronautica dovrebbe interdire lo spazio aereo e l'Ibama dovrebbe controllare i fiumi dove entrano le imbarcazioni. Purtroppo le azioni non sono state sufficienti e in alcuni casi sono state ridicole", dice. "So che ci sono molte persone che stanno facendo un buon lavoro, ma ci sono anche persone che sono contrarie. In Roraima non c'è un politico, deputato o un senatore, che sia a favore degli indigeni", lamenta Zacquini.

Secondo la valutazione di fratel Zacquini, il governo pensava che l'adozione di misure all'inizio del 2023 avrebbe scoraggiato i cercatori e interrotto il flusso ed effettivamente “è risultato che all'inizio un buon numero se ne è andato, alcuni sono stati aiutati ad andarsene, altri se ne sono andati da soli e altri ancora anche se arrabbiati, se ne sono andati".

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La situazione sanitaria degli Yanomami rimane precaria. Foto: Revista Forum

Ma poi sono apparsi aerei ed elicotteri che vanno e vengono in continuazione. “Non si tratta più di cercatori, ma di uomini d'affari che possiedono aerei, elicotteri e macchinari pesanti. Utilizzano piste di atterraggio ancora aperte, anche se Ibama ha rimosso centinaia di motori, pompe di aspirazione e distrutto alcune piste. Questo ha reso l'attività estrattiva un po' più difficile, ma in Venezuela c’erano già delle piste d'atterraggio dove non esistono controlli e dove operano militari corrotti. Loro possono contare con otto o dieci aerei situati vicino al confine dove gli imprenditori minerari operano in piena libertà", denuncia Zacquini.

Salute precaria

“La situazione sanitaria era precaria - continua fratel Zacquini - il Ministero della Salute del Distretto Sanitario Speciale Indigeno (Dsei Yanomami / Ye'kuana) ha cercato con alcune persone di affrontare la calamità, ma la persona incaricata di coordinarla non aveva la competenza: si sono trovati di fronte alla mancanza di personale qualificato per il lavoro. Le difficoltà erano molte, dalla preparazione del personale alla logistica dei centri sanitari, dove alcuni erano stati distrutti, altri erano in pessime condizioni o non erano mai stati allestiti".

Fratel Zacquini spiega che "pochi operatori sanitari si adattano alle condizioni precarie di vita sotto un telone e diventa un lavoro molto pesante".

Una task force senza forze

In questo contesto di contraddizioni, gli Yanomami hanno continuato a morire e i minatori hanno continuato a sfruttare e devastare la terra e il suo ambiente. “Dolore, malattia, fame, malnutrizione, stupro, devastazione, omicidio, caos". Queste sono le parole che riassumono un anno di una task force senza forze. Lo dimostra l'informazione dell'Ibama secondo cui i suoi ispettori hanno subito almeno 10 attentati nel corso del 2023" (Carlos Madeiro, editorialista di UOL, 05/01/2024).

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Gruppo di bambini Yanomami nella scuola della Missione Catrimani. Foto: Jaime C. Patias

Secondo Fratel Zaquini, "quello che è mancato è stata la partecipazione dell'Esercito, dei militari che avrebbero dovuto portare cibo alle regioni colpite dalla fame e dalla malnutrizione dei bambini. Hanno fatto delle azioni spettacolari, lanciando scatole di sardine su alcune piste, cose assurde. Il risultato è scarso, è come una barzelletta", dice. Le azioni, "non sono riusciti a rimuovere tutti i minatori e gran parte di quelli rimasti sono legati al traffico di droga, sono banditi e non minatori, molti dei quali legati a organizzazioni di São Paolo e Rio de Janeiro. Sono armati e hanno iniziato a controllare il personale sanitario; gli stessi indigeni sono stati minacciati e alcuni uccisi in attacchi. Ci sono stati casi di violenza e stupro di donne e ragazze e hanno cercato di sedurre alcuni Yanomami offrendo telefoni cellulari e persino armi e munizioni. La situazione è davvero caotica”, sottolinea Zacquini.

Le immagini trasmesse dalle reti televisive e le testimonianze dei leader indigeni e dei fornitori di servizi all'interno del Distretto Sanitario Yanomami denunciano la drammaticità di quella realtà consumata dalla violenza.

Secondo il Consiglio Missionario Indigeno, il Governo federale deve, al di là dei discorsi e dei piani, “investire risorse, assumere e formare persone, organizzare infrastrutture, predisporre attrezzature e medicinali che permettano operare stabilmente sul territorio. Oltre a questo sarà necessario combattere gli invasori allontanandoli dai territori indigeni e facendoli responsabili civilmente e penalmente, ma soprattutto, perseguendo i principali finanziatori di questo massacro”.

Hugo Loss, un agente dell'Ibama, –in un servizio del programma Fantástico della TV Globo (14/01/2024) – ha rivelato la presenza di sostanze illecite negli accampamenti: "si commercializzano sigarette, polvere e pietre, in altre parole cocaina e crack", ha detto. La presenza di droghe rafforza la natura pericolosa e violenta dell'attuale profilo dei minatori, molti dei quali sono associati a gruppi criminali armati. Il pubblico ministero Alisson Marugal ha sottolineato che il profilo dei minatori è diventato più audace e violento, associato a gruppi criminali armati.

In un anno, l'Ibama ha distrutto più di 35 aerei ed elicotteri utilizzati dai criminali, con una riduzione dell'85% dell'area disboscata dal garimpo. Tuttavia, una pista di atterraggio in Venezuela, a soli cinque chilometri dal confine, è fuori dalla portata delle forze brasiliane, evidenziando la complessità della situazione.

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I giovani yanomami studiano la Costituzione brasiliana e imparano a conoscere i loro diritti. Foto: Missione Catrimani

La Polizia Federale ha più di 400 indagini aperte relative all'estrazione mineraria nella terra degli Yanomami e ha bloccato beni per 600 milioni di reais di coloro che sono indagati. Per combattere efficacemente il crimine, il sovrintendente della Polizia Federale sottolinea l'importanza di eliminare il finanziamento dell'attività mineraria. L'anno scorso il governo ha speso un miliardo di reais per tutte le azioni di emergenza. I soli voli equivalgono a più di 40 giri della Terra.

Per quanto riguarda la crisi umanitaria, nonostante gli sforzi del governo, la situazione nella Terra degli Yanomami non è migliorata significativamente dall'intervento del gennaio 2023. Il Presidente Lula ha annunciato un cambio di strategia, con la presenza permanente di forze di sicurezza nella regione e la creazione di una casa del governo a Boa Vista, con un budget di 1,2 miliardi di reais.

Il ministro per i Popoli indigeni, Sônia Guajajara, sottolinea l'importanza di risanare la terra per ripristinare la salute del popolo Yanomami, mettendo in evidenza il massiccio impatto lasciato dalle attività minerarie nella regione.

"Il territorio indigeno Yanomami è una sfida enorme, sia per le sue dimensioni, ma anche per i trasporti e gli spostamenti. Oggi è un'area che può essere percorsa solo in aereo e i corsi d’acqua si possono usare per portare attrezzature in modo molto limitato", afferma il presidente di Funai, Joenia Wapichana.

* Padre Jaime C. Patias, IMC, con informazioni di G1 e Cimi.

Il primo gruppo di Missionari della Consolata arrivò a Boa Vista, allora capitale del Territorio Federale di Rio Branco e attuale stato di Roraima, il 14 giugno 1948 per sostituire i monaci benedettini. I pionieri furono José Nepote Fus, amministratore apostolico della Prelatura, Mario Chiabrera, Zeferino Fastro, Antônio Maffei, Marco Lonatti e Ricardo Silvestri.

Un nuovo stile di missione

“I missionari della Consolata, arrivati nel 1949, iniziarono un nuovo stile di evangelizzazione", sottolinea il testo della storia dei 300 anni della Chiesa di Roraima.

I missionari, sacerdoti e fratelli, e le missionarie si dedicarono all'evangelizzazione e alla promozione umana, formando leader cristiani, costruendo chiese, case di missione, scuole, ospedali e altre strutture.

È importante sottolineare che una delle azioni prioritarie in tutta questa storia è stato l'avvicinamento e l'accompagnamento delle popolazioni indigene presenti nella regione per mezzo del quale si rispondeva alle esigenze e alle nuove sensibilità pastorali. 

I Missionari ebbero un ruolo importante nell’organizzazione del movimento indigeno e il loro accompagnamento è stato decisivo per la demarcazione e l'omologazione di Terre Indigene come il Territorio Indigeno di São Marcos (1991), il Territorio Indigeno Yanomami (1992) e il Territorio Indigeno Raposa Serra do Sol (2005).

La storia dei 75 anni di presenza dei Missionari della Consolata in Roraima è stimolante e mostra il senso della missione incarnata nella realtà, come testimonianza profetica impegnata nella difesa dei popoli indigeni contro l'invasione di garimpeiros (minatori, cercatori d’oro), allevatori e agricoltori. 

I due vescovi della Consolata, Servilio Conti (1915-2014) e monsignor Aldo Mongiano (1919-2021), insieme a molti missionari, sono stati importanti per il recupero della dignità delle popolazioni indigene.

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La Consolata nella Pan-Amazzonia

Nei decenni successivi, questo percorso missionario, iniziato in Brasile, ha guadagnato nuove presenze e azioni missionarie nell'Amazzonia colombiana (1951), venezuelana (2006), ecuadoriana (2008) e peruviana (2011).

Lungo questo percorso, i Missionari della Consolata sono stati parte della storia e dei processi locali, nazionali e panamazzonici, e sono stati presenti nel processo di fondazione della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM) nel 2014.

Varie pratiche, riflessioni e incontri hanno favorito che l'opzione per l'Amazzonia e i suoi popoli, specialmente quelli indigeni, fosse confermata come parte concreta del "Progetto Missionario per il Continente Americano" dei Missionari della Consolata, elaborato nel 2018.

Così, in questo giubileo, i Missionari della Consolata ricordano con gratitudine la strada percorsa, celebrano con gioia questo momento e progettano con speranza il futuro della nostra missione in Amazzonia.

* Julio Caldeira è missionario della Consolata in Amazzonia.

Giovedì 11 maggio è stato, secondo i partecipanti al primo incontro dei leader indigeni venezuelani a Roraima, un giorno storico che rimarrà nella loro memoria e che conserverà anche in quella dei loro popoli. In questo giorno si sono ritrovati nella Cappella Nostra Signora de Jardim Floresta (Cappella appartenente all'Area nella quale operano i Missionari della Consolata) per realizzare una giornata di formazione e informazione che si è conclusa per il popolo Warao anche in tempo di elezioni. Hanno partecipato cinquantatré persone delle popolazioni indigene Warao, Taurepan, E'ñepa, Kariña e Akawayo.

Gli obiettivi di questo incontro erano: informare i leader indigeni a proposito delle aree che lo stato di Roraima metteva a disposizione dei migranti indigeni; far conoscere i risultati del Primo Incontro Nazionale di Leaders indigeni che si è celebrato a Brasilia nel mese di Aprile; continuare nella organizzazione della popolazione indigena migrate in modo tale da garantire i loro diritti nel pieno rispetto della legislazione e accordi internazionali.

In questa intensa giornata sono stati presentati gli enti pubblici brasiliani che in diversi modi possono sostenere le organizzazioni indigene: la Funai (Fondazione Nazionale dei Popoli Indigeni); il Ministero della Donna; il Mjsp (Ministero di Giustizia e Pubblica Sicurezza); il Cndh (Consiglio Nazionale dei Diritti Umani); il Sesai (Segretariato Speciale per la Salute Indigena), l’Mpi (Ministero dei Popoli Indigeni) e l’Mpf (Ministero Pubblico Federale). Si è  ribadito che le popolazioni indigene migranti hanno un ruolo di primo piano nell'elaborazione, esecuzione e monitoraggio delle politiche pubbliche. Per questo è sorta la proposta che in ogni Stato siano eletti rappresentanti che possano occuparsi di temi legati a giovani, donne, casa, istruzione, salute, assistenza sociale, lavoro imprenditoriale e un Consiglio degli anziani.

Ogni gruppo etnico, a prescindere del numero di migranti, eleggerebbe un loro rappresentante e loro riporteranno alle rispettive comunità le decisione che saranno prese su ciascuno di questi temi. Inoltre, in rete, si faranno conoscere i risultati. In questo modo si spera che l’autogestione politica ed amministrativa delle comunità indigene potrà influire positivamente sulle politiche pubbliche locali.

Si è messo anche in evidenza l’urgenza di una mappatura e una localizzazione più precisa di quelle organizzazioni sociali locali esistenti nelle quali i migranti indigeni potrebbero partecipare e contribuire positivamente.

L’incontro di Brasilia si è concluso poco tempo fa ed è stato patrocinato dalla Organizzazione internazionale per le migrazioni. Per motivi economici la partecipazione di rappresentanti è stata più contenuta ma vale la pena sottolineare la presenza dei Missionari della Consolata come unico gruppo “alleato” non indigena. Il cammino è ancora lungo ma l’impegno continua.

*Padre Juan Carlos Greco ha lavorato in Venezuela con comunità indigena Warao che in questo momento accompagna nello stato del Roraima, in Brasile, dove molti di loro sono emigrati come conseguenza delle difficili condizioni del Venezuela.

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Le popolazioni indigene e i migranti venezuelani, vittime di pregiudizi nella società di Roraima, sono stati i protagonisti dell'accoglienza al nuovo Vescovo diocesano di Roraima davanti alla Cattedrale del Cristo Redentor a Boa Vista. Essere accolti da coloro che non contano è un segno di Dio, che sceglie coloro che la società scarta. 

Così ha preso possesso della sua nuova diocesi di Roraima Mons. Evaristo Spengler che è stato accompagnato, in una emozionante liturgia, dai Vescovi della Regione Nord della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB), da altri prelati provenienti da diversi angoli del Brasile e del Venezuela, da un folto numero di sacerdoti, religiosi e rappresentanti di parrocchie e comunità e dai suoi due predecessori, mons. Mario Antonio da Silva e mons. Roque Paloschi.

La cerimonia si è svolta nella cattedrale di Cristo Redentor  con una liturgia ricca di simboli amazzonici e nel giorno della solennità dell'Annunciazione del Signore, quando questa comunità diocesana si appresta a cominciare la preparazione ai 300 anni di evangelizzazione che si compiranno nel 2025. I popoli indigeni e i migranti venezonali, presenti numerosi nella cattedrale, hanno avuto un ruolo importante: la lingua spagnola e Macuxi è stata utilizzata nella proclamazione delle letture, nel canto e in altri momenti della celebrazione.

Riflettendo a proposito del Mistero dell'Annunciazione, il vescovo Evaristo ha messo in evidenza come Dio abbia inviato il suo angelo in una regione disprezzata, per incarnare un Messia che ha voluto far parte della povera gente e che ha rivelato che "il Regno di Dio è presente soprattutto nelle persone più umili". Questo è molto evidente nella figura di Maria che ha superato tutte le paure per far suo il progetto di Dio e "portare nel cuore la certezza che Dio cammina con lei e con i poveri. Alcune paure fanno molto male –ha ricordato Mons. Evaristo– e ci impediscono di camminare e di costruire un futuro coerente e più autentico con il Vangelo".

Da qui il nuovo Vescovo della Diocesi di Roraima ha visto l'urgenza di "costruire una Chiesa di speranza e fiducia in Dio" e, chiamando tutti ad assumere la propria vocazione battesimale, ha insistito che dobbiamo continuare ad essere “popolo di Dio in cammino, sempre insieme, senza paura, disposti a costruire comunità di servizio per mezzo delle nostre Comunità Ecclesiali di Base”.

Sull'esempio di Maria "questa Chiesa particolare ascolta la chiamata di Dio attraverso il grido del suo popolo", lo stesso che hanno fatto i primi missionari che sono arrivati 300 anni fa e, "con molto sacrificio per le difficoltà che hanno sperimentato in spostamenti, comunicazioni e risorse qui si sono lasciati consumare nella testimonianza del Vangelo vivo. Loro hanno costruito questa Chiesa che non si è mai lasciata guidare dagli applausi o dalle critiche, ma dalla fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo", fino a dare la vita, come è accaduto a padre Calleri IMC.

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Commentando il momento attuale il nuovo vescovo ha detto che “la nostra Chiesa non può tacere di fronte alla tragedia del popolo Yanomami, di fronte alle loro terre invase dalle miniere illegali che li hanno privati del territorio, della salute, della pace, dei mezzi di produzione alimentare e, in poche parole, della vita stessa. Quindi la Chiesa di Roraima ribadisce ancora una volta il suo impegno a favore dei popoli indigeni in difesa della vita e del territorio”. Questo impegno, ha aggiunto il Vescovo, si estende anche ai migranti che "desidera accogliere e inserire in questa terra, molti di loro partecipano già alla vita delle comunità cristiane della diocesi”.

Mons. Evaristo Spengler ha anche ricordato, riflettendo sul ministero del vescovo, che "più importante del Vescovo è la Chiesa" e ha concluso con una professione di fede nella Chiesa in cui crede: una Chiesa fedele al Vangelo e sempre attenta alla Parola; una Chiesa al servizio dell’umanità e a difesa della vita soprattutto dove è più minacciata; una Chiesa alleata dei poveri, degli indigeni, dei migranti, delle donne, dei giovani e degli affamati; una Chiesa che fa l'esperienza della condivisione e della solidarietà; una Chiesa responsabile della Casa Comune, che ama, cura e difende la nostra sorella Madre Terra; una Chiesa profetica e ministeriale, fatta di Comunità e testimone di sinodalità.

“In questa Chiesa del Roraima tre volte centenaria –ha concluso mons. Evaristo– mi sento tranquillo e abbastanza sicuro, non per le mie forze, ma per la testimonianza, la fedeltà e profetismo della Chiesa stessa".

Al termine della celebrazione, c'è stato un momento di ringraziamento per il nuovo vescovo che  ha coinvolto sacerdoti, religiosi e laici. Il nuovo vescovo è stato anche accolto dal sindaco della città, che gli ha dato il benvenuto nella città di Boa Vista, sede della diocesi di Roraima.

* Padre Luis Miguel Modino, consigliere per la comunicazione della CNBB Nord.

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