I giovani missionari della Consolata che operano in Europa si sono riuniti in Polonia per un incontro speciale. L'evento organizzato dalla regione Europa, dal 2 al 7 aprile 2024, ha ospitato 28 partecipanti provenienti da paesi come il Mozambico, la Colombia, il Kenya e l'Italia. Lo scopo principale era creare un ambiente di comunione fraterna, riflettere sulla chiamata missionaria e approfondire la spiritualità Consolata.

Durante l'incontro i partecipanti hanno condiviso le proprie esperienze di missione, visitato luoghi spirituali significativi come il Santuario della Madonna Nera a Częstochowa e vissuto momenti di preghiera e riflessione. La diversità di esperienze ha arricchito la comunità nel suo insieme, sottolineando l'importanza dell'unione per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

Un momento significativo è stata la visita al campo di concentramento di Auschwitz, che ha profondamente toccato i cuori dei partecipanti, spingendoli a riflettere sul male e a cercare risposte nell'azione e nella testimonianza.

Vedi qui il video dei giovani missionari della Consolata riuniti in Polonia

Il culmine dell'incontro è stata la celebrazione della Domenica della Divina Misericordia, durante la quale i giovani missionari hanno celebrato una solenne messa nella cappella di Kielpin insieme alle famiglie locali che li hanno ospitati. Padre Luca Bovio, IMC, uno dei pionieri della missione in Polonia, ha presieduto la messa, incoraggiando i missionari a continuare con zelo la predicazione del Vangelo.

L'incontro si è concluso il 7 aprile con ringraziamenti reciproci e auguri di buon viaggio. I partecipanti sono tornati alle loro missioni con rinnovato entusiasmo e determinazione, pronti a diffondere il messaggio di amore e compassione in tutto il mondo.

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Visita al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia

Questo incontro dei giovani missionari della Consolata in Polonia è stato un'opportunità preziosa per rafforzare la comunione fraterna, approfondire la spiritualità e rinnovare l'impegno nella missione di portare il conforto e la speranza del Vangelo a tutte le persone.

* Fratel Adolphe Mulengezi, IMC, è congolese studente in Comunicazione a Roma.

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Cappella dei missionari della Consolata a Kielpin, Polonia.

Il 2 aprile, lunedì di Pasqua, ventotto giovani missionari della Consolata che operano in Europa si sono recati in Polonia per un incontro. Atterrati a Cracovia, sono stati calorosamente accolti dai loro confratelli che operano in questa nazione. I missionari della Consolata sono presenti in Polonia dal 2008 e hanno iniziato la loro opera nella diocesi di Varsavia. L’evento, che ha per temi la condivisione, la spiritualità e la crescita comunitaria è stato organizzato dalla regione Europa e si protrarrà fino a domenica 7 aprile 2024.

Il gruppo dei partecipanti all’incontro è assolutamente internazionale con nazionalità diverse come il Mozambico, la Colombia, il Kenya, la Tanzania, il Congo, l'Uganda e l'Italia. Le diverse provenienze rappresentano certamente una varietà di esperienze e culture, ma unificate dalla dedizione al servizio missionario.

L'obiettivo principale di questo incontro, spiega padre John Nkinga, è quello di “creare un ambiente di comunione fraterna, dove i giovani missionari possono conoscersi meglio, condividere le loro esperienze di missione e approfondire la loro comprensione della specifica spiritualità “Consolatina”.

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Basilica della Divina Misericordia a Cracovia in Polonia

Durante questi giorni, i partecipanti avranno l'opportunità di riflettere sul significato della loro chiamata missionaria, approfondire la loro relazione con Dio e condividere indicazioni per il loro lavoro futuro.

Una delle caratteristiche distintive di questo incontro è la varietà di età e di esperienze rappresentate. Dai giovani appena ordinati diaconi o di recente professione perpetua, ai missionari con oltre dieci anni di esperienza, così ogni partecipante porta con sé una ricchezza di conoscenze e prospettive che arricchiscono il gruppo nel suo insieme  dandogli forza e creatività per far fronte alle sfide della missione nel mondo contemporaneo.

La Polonia, con la sua profonda tradizione di fede cattolica, offre un contesto ideale per questo incontro spirituale ed è un'ispirazione per i giovani che possono immergersi nella ricca storia spirituale e trarre forza dalla testimonianza dei credenti polacchi.

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Durante il loro soggiorno in Polonia, i giovani missionari avranno anche l'opportunità di visitare luoghi di evidente portata spirituale, come il Santuario della Madonna Nera a Częstochowa, il Santuario San Giovanni Paolo II a Cracovia, il centro storico di Varsavia e anche partecipare a momenti di preghiera e riflessione insieme alla comunità locale. Questi momenti di spiritualità condivisa contribuiranno a rafforzare il legame tra i partecipanti e a nutrire la loro vita spirituale per il lavoro missionario che li attende.

In sintesi, questo incontro in Polonia è un'opportunità preziosa per immergerci nella spiritualità propria dei missionari della  Consolata, condividere le esperienze di missione e rinnovare l’impegno per il servizio evangelico. Sotto il generoso cielo della Polonia, i partecipanti troveranno ispirazione, comunione e forza per continuare il loro prezioso lavoro di portare il conforto e la speranza del Vangelo alle persone di tutto il mondo.

* Fratel Adolphe Mulengezi, IMC, è congolese studente in Comunicazione a Roma.

Sono passati due anni da quando la guerra in Ucraina è iniziata con l'invasione russa.  In tutto il mondo, le guerre uccidano, mutilano, separano famiglie, provocano distruzione, fame, sofferenza, malattie… Le guerre causano lo sfollamento di intere comunità cambiando la vita di molte persone.

Nel secondo anniversario dall’inizio della guerra in Ucraina, il missionario della Consolata, padre Luca Bovio, da Kielpin in Polonia ha raccolto alcune storie dei rifugiati ucraini la cui vita è stata completamente cambiata. “Non sappiamo quale sarà il nostro futuro, dobbiamo vivere il presente”, dicono i giovani rifugiati.

Vedi qui il video con alcune testimonianze

Carissimi amici,
all’inizio del nuovo anno abbiamo fatto il primo viaggio del 2024, il decimo da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Il tempo trascorre velocemente e purtroppo possiamo dire che la situazione non migliora, anzi per alcuni aspetti è decisamente peggiorata. Negli ultimi mesi il conflitto in Palestina ha spostato l’interesse dei media su quel luogo con le relative conseguenze. Si constata anche una comprensibile stanchezza nelle persone nel sostenere per un così lungo tempo una crisi di cui ancora non se ne vede l’uscita. Anche la relazione tra Ucraina e Polonia ha visto ultimamente momenti difficili quando, ad esempio, alcune categorie hanno protestato per motivi collaterali alla guerra, come hanno fatto i trasportatori polacchi che hanno bloccato per settimane le frontiere per protestare per i mancati guadagni che sono andati a vantaggio dei loro colleghi ucraini che beneficiano di sgravi derivanti dal conflitto in atto.

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Distruzioni andando verso iI villaggio di Hrakove.

Purtroppo, il conflitto continua senza sconti. Lungo gli oltre 1.000 km del fronte, stime non ufficiali raccolte sul posto, parlano di circa 200- 300 morti al giorno tra i soldati ucraini. Da parte russa il numero va almeno raddoppiato. Occorre anche ricordare che siamo in pieno inverno con tutti i disagi che questo comporta.

11-12 gennaio 2024: Warszawa –Kiev-Charkiv

Il viaggio per arrivare a Charkiv ci impegna due giorni, il tempo necessario  per coprire i 1300 km dopo esserci fermati per riposare a Kiev.

La prima cosa che facciamo appena arrivati è quella di cercare un autolavaggio per pulire la macchina piena di neve e di sale a causa delle condizioni stradali che ci hanno accompagnato per tutto il viaggio. L’auto era talmente sporca che non si poteva nemmeno leggere la targa. La temperatura è di 17 gradi sottozero con un vento che rende ancora più fredda la temperatura percepita.

Troviamo Don Wojciech, il direttore della Caritas locale, chiuso nella sua camera a motivo di un brutto raffreddore che lo ha colpito e che non gli permette di uscire.

La notte trascorre abbastanza tranquilla. Solo qualche sirena e il volo di alcuni droni (usati sempre più spesso nel conflitto) sopra la città, tuttavia senza conseguenze.

La mattina incontriamo un gruppo di bambini presso il centro Caritas dove aloggiamo, a fianco della cattedrale della città. Abbiamo con noi degli zaini scolastici pieni di pennarelli e quaderni preparati dai bambini della scuola elementare di Valmorea (Como). I bambini ucraini aprono con gioia e sorpresa i loro doni, trovando anche delle letterine scritte dall’Italia: coraggio, vi siamo vicino, presto passerà … sono le frasi più ricorrenti che traduciamo. I bambini ucraini si mettono subito al lavoro per rispondere ai loro coetanei e registriamo anche un video per mandare saluti e ringraziamenti.

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I bambini ucraini aprono con gioia e sorpresa i loro doni trovando anche delle letterine scritte dai bambini della scuola elementare di Valmorea

Con l’aiuto di un volontario siamo accompagnati per la città e nei dintorni per vedere gli ultimi luoghi colpiti. Tra questi ci sono hotel, case e scuole colpiti due giorni prima del nostro arrivo, obbiettivi tutt’altro che militari… (foto 5,6,7 nello slideshow)

La città di Charkiv, ricordiamo che la seconda per grandezza del paese a poche decine di chilometri dal confine ad est con la Russia, si sta lentamente ripopolando. Dopo essersi svuotata con lo scoppio della guerra, progressivamente le persone stanno ritornando. In questo tempo si stanno aggiungendo molti che vengono volontariamente o forzatamente portati in città dai villaggi della regione vicini al fronte, per motivi di sicurezza o semplicemente per la mancanza di condizione minime per la sopravvivenza durante l’inverno. (Foto 8,9,10 nello slideshow)

13 gennaio 2024: Charkiv-Hrakove-Charkiv

Nel pomeriggio siamo raggiunti da sr. Camilla, una suora polacca delle Piccole Missionarie della Carità fondate da don Orione. Sr. Camilla insieme alla sua comunità è molto impegnata in diversi progetti. Ci accompagna a vederne uno di questi a Hrakove un piccolo villaggio tra Charchiw e Izum.

Il villaggio di Hrakove, prima occupato e poi liberato, si presenta mostrando tutte le sue ferite. Le case sono quasi tutte semidistrutte così come l’asilo e le costruzioni attorno. Neanche la chiesa ortodossa è stata risparmiata dagli attacchi. Dappertutto ci sono cartelli e nastri che avvertono di tenere la distanza a motivo della presenza di mine nel terreno.  (Foto 11,12,13,14,15,16 nello slideshow)

La strada completamente ghiacciata finisce di fronte alla casa dove lavorano Nina e suo marito Alesandro. Nina è una giovane donna di Charkiw che ha sposato Alessandro nativo di questo villaggio. Sono tra le 200 persone rimaste ancora qui oggi. Prima della guerra se ne contavano 800. Nina avendo lavorato in una fabbrica di cucito ha imparato bene il lavoro. Ora con il nostro aiuto ha ricevuto delle macchine da cucire dalla Polonia con delle stoffe e del materiale per lavorare. La sua idea è quella di provare a iniziare una sua produzione per poter immaginare e costruire un futuro, non solo per se stessa, ma anche per alcune donne del villaggio a cui insegna il mestiere di sarte. Per il momento la produzione è inziale e viene fatta solo su ordinazione. Lo stesso vescovo locale, Pavlo Honcharuk, ha fatto degli ordini, così anche sr. Camilla che, disponendo di alcune offerte, fa preparare abiti da distribuire poi in altri villaggi a coloro che non si possono permettere gli acquisti. (Foto 17,18,19 nello slideshow)

L’iniziativa è davvero interessante e unica in una situazione così ancora fragile e ancora aperta a ogni possibile scenario. Dopo una lunga chiacchierata fatta a fianco della stufa e bevendo un buon tè caldo, facciamo ritorno in città.

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Nina nel suo laboratorio di cucito con alcune donne del villaggio a cui insegna il cucire a macchina.

14 gennaio 2024: Charkiv

La domenica mattina salutiamo il vescovo Pavlo (Paolo) e i sacerdoti che ci hanno accolto per dirigerci verso la comunità di sr. Camilla. Lì lasciamo gli aiuti che abbiamo portato. Tra questi un generatore di corrente, materiale scolastico raccolto in Italia da Eskenosen (associazione di famiglia di Como) e abiti invernali. Presso la casa delle suore vivono delle giovani madri con i loro figli. Le incontriamo distribuendo a loro dei pacchi regalo preparati dai bambini del catechismo di Civiglio e Brunate (Como). Anche loro contraccambiano i doni ricevuti con dei tradizionali biscotti alla cannella che hanno preparato e che porteremo in Italia.

Celebriamo insieme la Messa domenicale e, dopo un veloce pasto, ritorniamo a Kiev.

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Luoghi di Charkiv colpiti da recenti bombardamenti

15 gennaio 2024: Kiev-Varsavia

Di buon mattino ci rimettiamo in viaggio verso Varsavia. Strada facendo troviamo improvvisamente in un corteo funebre. Una lunga fila di auto accompagna la salma di un soldato, avvolta dalle bandiere. Durante il lungo il tragitto notiamo che tutti mezzi che viaggiano dalla parte opposta si fermano in segno di rispetto. Gli autisti scendono dalle macchine, si tolgono il cappello e spesso si inginocchiano nella neve e nel fango per rendere onore a coloro che hanno dato la loro vita per garantire la libertà al paese. Durante il tragitto quando attraversiamo un paese, anche i bambini delle scuole e dell’asilo escono per salutare la salma. I funerali celebrati sono tanti.

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Vedute di Charkiv

In serata in mezzo a una bufera di neve che da tempo non si vedeva facciamo rientro a Varsavia.

* Luca Bovio è missionario della Consolata in Polonia. Pubblicato nel sito www.rivistamissioniconsolata.it

Nel cuore della terza domenica di Avvento, conosciuta come la domenica Gaudete, i Missionari della Consolata condividono la gioia di tutto il corpo ecclesiale nel ricevere due nuovi diaconi ordinati in Polonia. 

Questo felice evento segue di nove giorni l'ordinazione di otto diaconi a Torino, e la Famiglia della Consolata è lieta di presentare i due nuovi membri del clero: il diacono Sakimato Lucien Kana della Repubblica Democratica del Congo e il diacono Titus Gichohi Maina del Kenya. Entrambi sono stato in Polonia per la loro formazione specialistica ed oggi, 17 dicembre, sono stati ordinati diaconi.

Nell'omelia toccante di Mons. Szymon Stulkowski durante la cerimonia di ordinazione, è emersa chiaramente la figura del missionario come apostolo della gioia e della speranza. Il vescovo ha posto un'enfasi particolare sul ruolo specifico del diacono, definendolo chiamato e invitato ad annunciare l'amore di Dio attraverso una vita autentica e al servizio dei poveri e dei bisognosi.

Il diacono Sakimato Lucien Kana, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, arricchisce la comunità con la sua ricca diversità culturale e uno spirito dedicatorio alla missione. Il suo percorso di fede e la specializzazione in Polonia lo hanno preparato a servire la Chiesa con zelo e compassione.

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Analogamente, il diacono Titus Gichohi Maina, rappresentante del Kenya, contribuisce a diversificare ulteriormente la crescente comunità dei missionari della Consolata. Il suo impegno nel diffondere l'amore di Dio è evidente nei suoi anni di preparazione, culminati nell'ordinazione a diacono.

I Missionari della Consolata, fedeli al loro nome, trovano un significato profondo nel portare conforto a coloro che soffrono. Come sottolineato da Mons. Stlukowski, la missione non è solo un dovere, ma una vocazione a incarnare la gioia e la speranza presenti nel Vangelo. I nuovi diaconi sono chiamati ad essere strumenti dell'amore di Dio, estendendo una mano amica verso i marginati e coloro che affrontano sfide.

In un mondo spesso segnato dall'incertezza e dall'avversità, il ruolo dei missionari diventa sempre più vitale. Con l'ordinazione di questi nuovi diaconi, la Chiesa rinnova il suo impegno nel rispondere ai bisogni dei più vulnerabili. Le sfide possono essere grandi, ma le opportunità di trasformazione e redenzione sono ancora più grandi. 

Mentre i Missionari della Consolata celebrano il tempo dell'Avvento con l'ordinazione di due nuovi diaconi devoti, l'intera Chiesa è ricordata della profonda chiamata a essere messaggeri di gioia e speranza. Seguendo le orme di questi nuovi diaconi, possa la Chiesa continuare a brillare come un faro di luce, irradiando l'amore di Dio in ogni angolo del mondo.

* fratel Adolphe Mihingano, IMC, studente di comunicazione a Roma

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