Una delle opzioni pastorali dei Missionari della Consolata in Venezuela, dal 2006, è l'accompagnamento del popolo Warao nel Vicariato di Tucupita, Dipartimento di Delta Amacuro. In cerca di migliori condizioni di vita, negli ultimi anni, molte famiglie Warao, così come circa 7 milioni di venezuelani, sono emigrate in vari Paesi della regione, tra cui il Brasile.

L'Università Federale di Roraima, a Boa Vista, ha ospitato dal 04 al 07 giugno 2024, il "II Convegno Internazionale Warao: 10 anni di diaspora verso il Brasile" per scambiare, discutere e riflettere sulla migrazione Warao.

L'incontro con la partecipazione di un centinaio di persone si proponeva di analizzare la diaspora di questo popolo negli ultimi dieci anni con il fine di fornire a professionisti dei più diversi settori una conoscenza e un approfondimento sulla situazione migratoria dei Warao in Brasile. A questa edizione, ospitata dalla città di Boa Vista, hanno partecipato anche i Kari'ña, i Tuarepang e altri gruppi etnici venezuelani emigrati in Brasile in numero minore.

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Padre Juan Carlos Greco con alcuni rappresentanti del popolo Warao

"Il Convegno ha fornito strumenti empirici per una migliore comprensione del fenomeno che, iniziato una decina di anni fa partendo da Roraima e dall'Amazonas, si è diffuso in tutto il Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita", spiega padre Juan Carlos Greco, missionario della Consolata che lavora con i migranti a Boa Vista. "Questo evento è stato promosso principalmente dalle Università federali e da altre organizzazioni che lavorano soprattutto in ambito accademico".

Scambio per il cambiamento

Considerando che ogni Stato brasiliano presenta criteri di politica pubblica diversi, questo scambio di esperienze è stato e continuerà ad essere fondamentale per orientare le azioni in ogni unità federativa, così come la ricerca in corso.

"Lo studio rafforzerà, sia dal punto di vista teorico che metodologico, tutti i professionisti partecipanti che stanno lavorando sul tema da quando il Warao è arrivato nei loro Stati", ha detto padre Juan Carlos Greco. "Ci sono molti aspetti positivi e molte aree che si possono migliorare", dice Juan Carlos, ricordando la frase del vescovo Helder Camara, quando disse che "nessuno mente, ma tutti dicono una parte della verità".

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Il missionario spiega che molte verità non si sono incontrate nello stesso modo e si rammarica che sia gli accademici che i Warao abbiano concluso il seminario senza produrre una lettera o un documento finale.

Ulteriori informazioni sulla prima edizione del Convegno, tenutasi nel 2020, sono ancora disponibili online e possono essere seguite tramite You Tube.

Omaggio a padre Josiah K'Okal

In apertura del Convegno è stato reso omaggio a padre Josiah K'Okal, missionario keniota della Consolata morto il 01 gennaio 2024 a Tucupita e che ha partecipato alla prima edizione dell'evento. Attraverso un video che raccoglieva parte dei suoi vari messaggi pubblicati su YouTube, sono state ricordate le sue riflessioni sul popolo Warao e la ricchezza della sua cultura.

In seguito, la professoressa venezuelana Jenny González ha rimarcato alcuni aspetti della personalità di questo missionario e di come lo ha conosciuto nei canyon del Delta Amacuro dove vivono i Warao. È stato un momento sentito e appropriato che ha illuminato perfettamente l'apertura dei lavori.

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Padre Josiah K´Okal, missionario de la Consolata (1969-2024)

Nato in Kenya il 7 settembre 1969, dopo un primo periodo di formazione in Kenya e in Inghilterra, K'Okal è stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1997 e, nello stesso anno, è stato assegnato dai suoi superiori al lavoro missionario in Venezuela. Nel 2005 è arrivato nel vicariato apostolico di Tucupita, nel Delta Amacuro, e ha dedicato il suo ministero al popolo Warao.

La sua scomparsa è stata denunciata il primo gennaio 2024 e il suo corpo senza vita è stato ritrovato il giorno successivo a Boca de Guara, nello Stato venezuelano di Monagas. Il missionario è stato sepolto il 9 gennaio nella chiesa parrocchiale di San José de Tucupita.

Il popolo Warao

Gli indigeni Warao hanno una popolazione di circa 40 mila persone. Sono il secondo gruppo indigeno più numeroso del Venezuela dopo i Wayuu e vivono distribuiti nei quattro comuni del delta dell'Amacuro, oltre che a Monagas, Sucre e altre città del Paese. Molte famiglie arrivano anche nella città di Tucupita e finiscono per stabilirsi in periferia; negli ultimi anni, in cerca di migliori condizioni di vita, molti sono emigrate in vari Paesi della regione, tra cui il Brasile.

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Comunità Warao "Dani Consolata" a Tucupita nel Delta Amacuro, Venezuela. Foto: Jaime C. Patias

In Venezuela, una delle opzioni dei Missionari della Consolata è quella di accompagnare gli indigeni nella città di Tucupita, con circa 70 comunità, 20 delle quali popolate da indigeni Warao. Nonostante le condizioni precarie, cercano di vivere il messaggio cristiano senza smettere di essere autentici indigeni: riconoscono e valorizzano la loro identità culturale, la loro lingua, i loro rituali e le loro tradizioni.

*  Redazione con informazioni di padre Juan Carlos Greco, IMC di Boa Vista, Roraima.

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"La grande sfida è di far sì che la mia diocesi, nonostante la povertà e la piccolezza, possa aprirsi alla missione universale”, afferma mons. Giovanni Crippa, IMC, vescovo della diocesi di Ilhéus nella parte orientale dello stato brasiliano di Bahia.

Nell'intervista rilasciata all’Ufficio Generale per la Comunicazione a Roma, il missionario della Consolata italiano di Besana Brianza, Arcidiocesi Metropolitana di Milano, parla della evangelizzazione in Brasile dove è arrivato nel 2000 e delle priorità pastorali nella sua diocesi che ha una superficie di quasi 12mila kmq, includendo 26 municipi con 41 parrocchie e 52 sacerdoti, 12 diaconi permanenti e 9 seminaristi. “Comunque, la grande forza è il grande numero di laici impegnati soprattutto nel campo della catechesi e pastorale delle parrocchie”, osserva il vescovo.

Sede vescovile è la città di Ilhéus, dove si trova la cattedrale di San Sebastiano. Secondo mons. Crippa, le tre priorità pastorali scelte dall’Assemblea diocesana alla luce delle Direttive Generali dell’Azione Evangelizzatrice della Conferenza Episcopale del Brasile (CNBB), ma anche in base ai risultati del Sinodo nella sua fase diocesana, sono: L’animazione della gioventù, vivere lo spirito sinodale in questo Anno della Preghiera e la dimensione vocazionale.

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Visita pastorale a una comunità Quilombola (populazione afrodescendente) nel stato di Sergipe. Foto: Diocesi di Estancia

“Oggi non è più possibile vivere in una Chiesa centralizzata, noi dobbiamo vivere in una dimensione più piccola a partire dalla base ma che possa abbracciare con il tempo una dimensione più ampia”, afferma il vescovo sottolineando la vocazione missionaria della Chiesa locale.

“Come vescovo missionario ritengo ci sia anche un elemento molto importante che noi non possiamo dimenticare. Il nostro Istituto nasce a partire della Chiesa locale, la Chiesa di Torino ed è bello ricordare quello che l’Allamano dice scrivendo a un amico circa 20 anni prima di fondare l’Istituto (nel 1901 ndt.). ‘Io spero che il prossimo vescovo che sarà eletto sia una persona che sappia elevarsi sopra l’idea restrette che predomino nell’ambiente e sappia comprendere che il sacerdote, il prete di una Chiesa locale abbia una missione più ampia’.

Ecco, io penso che, come vescovo missionario che vive in una Chiesa locale, la grande sfida che bisogna affrontare è di far sì che la mia diocesi, nonostante la povertà e la piccolezza, possa aprirsi a questa missione universale. Per questo, è importante promuovere anche nella nostra diocesi questa vocazione missionaria della Chiesa”, afferma mons. Crippa.

Vedi l'intervista a mons. Crippa rilasciata al SGC. (Montaggio: Fr. Adolphe Mulengezi)

Breve biografia

Mons. Giovanni Crippa, IMC, nato il 6 ottobre 1958 a Besana Brianza, nell’Arcidiocesi Metropolitana di Milano è uno dei 38 vescovi italiani in Brasile (di cui 28 emeriti). Ha compiuto gli studi di Filosofia presso la Federazione Interreligiosa per gli Studi Teologici (FIST) a Torino e quelli di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, dove ha poi ottenuto la Licenza e il Dottorato in Storia Ecclesiastica.

Il 13 settembre 1981 ha emesso la Professione Religiosa nell’Istituto Missioni Consolata e il 14 settembre 1985 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. È stato Animatore Missionario e Vocazionale a Torino (1987-1993); Professore alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana a Roma e dell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria a Roma e a Castel Gandolfo (1993-2000).

Inviato in Brasile nel 2000, ha svolto il ministero nell’Arcidiocesi Metropolitana di Feira de Santana, Stato di Bahia, come vicario parrocchiale e parroco della Santissima Trinidade, poi come docente di Storia Ecclesiastica della Facoltà Arcidiocesana, direttore spirituale del Seminario di Filosofia, Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori. Inoltre, è stato Membro del gruppo di coordinamento del Dipartimento Storico dell’Istituto Missioni Consolata e Consigliere Regionale in Brasile.

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Mons. Giovanni Crippa durante la consacrazione episcopale il 13 maggio 2012 a Salvador, Bahia. Foto: Archivio personale

Il 21 marzo 2012 il Papa Benedetto XVI l’ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di São Salvador da Bahia (Brasile), assegnandogli la sede titolare vescovile di Accia e ricevendo la consacrazione episcopale il 13 maggio successivo. Il 9 luglio 2014 è stato nominato Vescovo di Estância, nello Stato di Sergipe (Nord Est del Brasile), una diocesi con una superficie di 6.650 km2 e una popolazione di 509.675 abitanti, 28 parrocchie, 617 comunità e 41 sacerdoti.

Il 11 agosto 2021, per raggiunti limiti di età, va in pensione il vescovo Mauro Montagnoli e al suo posto il Papa Francesco ha nominato vescovo della Diocesi di Ilhéus (Brasile) mons. Giovanni Crippa, che ha preso possesso della diocesi il 9 ottobre 2021, durante una celebrazione eucaristica nella Cattedrale di San Sebastian. La diocesi di Ilhéus fu creata nel 1913 da Papa Pio X e oggi, con le sue 41 parrocchie, comprende più di 750 comunità distribuite in 27 municipi.

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Il Superiore della Casa Generalizie, padre Zé Martins, mons. Giovanni Crippa e mons. Marian Florczyk, vescovo ausiliare di Kielce, Polonia. Foto: Jaime C. Patias

All’interno della Conferenza Episcopale Brasiliana è stato Membro della Commissione Episcopale Pastorale per l’Azione Missionaria e della Commissione Episcopale per le Cause dei Santi in Brasile.

*Padre Jaime C. Patias, IMC, Comunicazione Generale.

La prima Conferenza dei missionari della Consolata in Brasile –Regione unificata nel 2019– si è svolta a San Paolo dal 6 al 10 maggio. In precedenza, dal 1948 l’ex Regione Amazzonia aveva tenuto nove Conferenze e l'ex Regione Brasile, 12 Conferenze dal 1937.

In Brasile ci sono 85 i missionari della Consolata (59 sacerdoti, quattro fratelli, due vescovi, un novizio e 18 studenti professi nella teologia). Alla Conferenza hanno partecipato 54 missionari tra padri e fratelli in rappresentazione delle 22 comunità IMC nel Paese e alcuni studenti professi appartenenti alla comunità formativa di San Paolo. Erano inoltre presenti il Superiore Generale, padre James Lengarin, e il Consigliere Generale per l'America, padre Juan Pablo de los Rios.

Nel suo intervento, al termine della Conferenza, padre James Lengarin ha ricordato l'importanza della comunicazione tra missionari, un desiderio già espresso dal fondatore Giuseppe Allamano. “Dobbiamo essere sempre in sintonia tra di noi –ha detto il Superiore Generale–. Il missionario ha un impegno con la sua comunità, deve creare un clima di fiducia reciproca, di fedeltà ai suoi ideali, di responsabilità per la vita spirituale della comunità. Deve lavorare in sinodalità e includere le persone”.

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Inoltre, padre James ha ricordato che “stiamo vivendo tempi difficili, ma come Missionari della Consolata dobbiamo impegnarci in un discernimento comunitario, disposti a metterci in cammino evitando di rimanere attaccati al passato. La trasformazione del mondo e della Chiesa che stiamo vivendo richiede un rinnovamento e noi dobbiamo avere uno sguardo privilegiato per coloro che sono esclusi dalla società”.

Il Consigliere Generale, padre Juan Pablo ha ringraziato i missionari per la loro presenza e partecipazione alla Conferenza e ha osservato che “la Regione è viva, gioiosa e i missionari sono felici di vivere il carisma e lavorare nella missione”. Padre Juan Pablo ha rilevato la presenza di un importante gruppo di giovani missionari assieme a un gruppo con maggiore esperienza nelle missioni dell’Europa, Africa e Asia. Ha incoraggiando tutti a “continuare a costruire il Regno di Dio in queste terre brasiliane”. Secondo il Consigliere Generale, i missionari della Regione “hanno opzioni chiare e sono persone identificate con la vocazione e l’impegno missionario. Il Brasile ha ancora molto da offrire all'Istituto e alla Chiesa”, ha dichiarato.

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Padre Juan Pablo de los Rios, Consigliere Generale per l'America. Foto: Cleber Pires.

Chiudendo i lavori della Conferenza padre Paulo Mzé –Superiore Regionale del Brasile e direttore della rivista Missões– si è detto molto soddisfatto della presenza, dell'impegno e della qualità dei dibattiti. Rivolgendosi ai missionari ha sottolineato che “la persona del missionario viene prima di tutto, poi la comunità, il suo gruppo, la Direzione Regionale e la Direzione Generale” e ha poi concluso dicendo che ha potuto contare sempre “con l'aiuto dei missionari che senza dubbio si sono dimostrati parte di una famiglia al servizio della missione così come diceva il Beato Giuseppe Allamano”.

Le scelte missionarie

In Brasile i missionari della Consolata sono presenti negli stati di Amazonas, Bahia, Paraná, Rio de Janeiro, Roraima, São Paulo e nel Distretto Federale. Le priorità pastorali e i servizi missionari comprendono l'Animazione missionaria e vocazionale; la Pastorale afro, indigena, amazzonica e urbana; Giustizia, Pace e integrità del creato; le periferie esistenziali, i migranti e i rifugiati; la Formazione di base e continua, la Comunicazione e l'Economia.

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Padre Paulo Mzé, Superiore Regionale. Foto: Júlio Caldeira.

Il protagonismo del popolo afrobrasiliano

Negli ultimi decenni, molti missionari della Consolata hanno lavorato nella Pastorale afro, soprattutto negli stati della Bahia, San Paolo e Rio de Janeiro. Padre Ibrahim Muinde, che coordina questa opzione, si augura “che questa proposta pastorale raggiunga effettivamente il cuore della Chiesa stessa, nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle comunità, in modo che questa azione di sensibilizzazione diventi parte della vita della gente”, ha affermato.

Tenendo conto che il 56% della popolazione brasiliana è di origine africana, “lo sforzo che la società e la Chiesa devono fare è quello di continuare a superare una struttura spesso 'razzista' che rende invisibili le persone afrodiscendenti così come un sistema che ha difficoltà a riconoscere il protagonismo, la bellezza e il contributo che questi possono dare per un mondo migliore”.

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Questa pastorale è attualmente svolta a Feira de Santana, nello stato di Bahia, nella prima parrocchia quilombola del Paese, e a Engenheiro Pedreira, nella diocesi di Nova Iguaçu, Rio de Janeiro. Inoltre, alcuni dei seminaristi che studiano teologia a San Paolo lavorano in questo spazio pastorale.

“Come missionari della Consolata –ha sottolineato padre Ibrahim– siamo chiamati a creare nuovi spazi per la promozione della Pastorale Afro nelle parrocchie e nei luoghi in cui lavoriamo. Dobbiamo incoraggiare la formazione di nuovi missionari disposti a conoscere e servire la gente in questo modo e avanzare nel coordinamento e nel lavoro comune in tutto il Continente, scambiando esperienze che rafforzino ulteriormente questa missione”.

Amare e rispettare i popoli indigeni

L'opzione indigena in Amazzonia è un altro servizio che i missionari della Consolata svolgono in Brasile dal 1948, in particolare nello stato del Roraima. Attualmente almeno 15 missionari sono impegnati nell'accompagnamento dei Territori Indigeni Yanomami (nella missione del Catrimani) e Raposa Serra do Sol (nelle missioni di Maturuca, Raposa, Cantagalo e Baixo Cotingo). A Boa Vista, oltre alla gestione del Centro di Documentazione Indigena, si seguono gli indigeni emigranti Warao provenienti in buona parte dalle nostre missioni nel Delta Amacuro in Venezuela. Nel corso degli anni ci sono stati dei momenti storici e profetici nelle lotte per il riconoscimento dei territori tradizionali come la Terra Indigena Raposa Serra do Sol e la Terra Indigena Yanomami dove ancora oggi sono attuali molte sfide missionarie.

In questo senso, Fratel Carlo Zacquini, missionario italiano che ha appena compiuto 87 anni e sta per celebrare i 60 anni di Brasile, ricorda “la sfida di imparare la lingua, il modo di vivere nei diversi ambienti culturali, oltre alla sfida economica”, dovuta agli alti costi di manutenzione della missione. “Un missionario che arriva in questa realtà deve avere la mente aperta, essere pronto a osservare, ascoltare e imparare. È importante avere un minimo di preparazione, come alcune regole linguistiche di base per studiare la lingua”, osserva il religioso.

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Fr. Carlo Zacquini in visita a Roma, Italia con il leader e sciamano Davi Kopenawa. Foto: Jaime C. Patias

Dopo aver vissuto parecchi anni nella foresta con il popolo Yanomami, Fr. Zacquini attualmente si occupa dell'organizzazione del Centro di Documentazione Indigena (CDI), a Boa Vista che conserva una collezione di oltre 6.000 documenti, pubblicazioni, immagini, audiovisivi e altri materiali importanti a disposizione per consultazione.

“È un'esperienza di vita unica e incomparabile stare al fianco degli Yanomami. Nonostante i molti cambiamenti, ho imparato ad amare questo popolo; a rispettare e a non sottovalutare la sua saggezza, che ha molte più conoscenze di noi in molti settori, con pratiche diverse dalle nostre da insegnare tra loro”, conclude Fr. Zaquini.

Vita Consacrata e Chiesa nella Pan amazzonia

L'Istituto in Brasile si distingue anche per il suo servizio alla Chiesa locale. Padre Josky Menga è attualmente al servizio della Conferenza dei Religiosi del Brasile (CRB) nel settore delle Nuove Generazioni e la Missione Giovani in Amazzonia. Nella Conferenza, padre Josky ha presentato il suo lavoro accompagnando gruppi e esperienze di interazioni tra generazioni diversi di religiosi.

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Padre Júlio Caldeira ha ricordato che i Missionari della Consolata sono co-fondatori della Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica (REPAM) nel settembre 2014; e che lui ha avuto il permesso di lavorare nella Segreteria Esecutiva della Rete dal 2019 al 2023, nel coordinamento della comunicazione di questa importante istituzione della Chiesa in Amazzonia, un territorio che copre nove Paesi. Attualmente si sta dedicando alla compilazione della storia di questo cammino della Chiesa nella regione Pan amazzonica e presto pubblicherà in un libro in spagnolo e portoghese, oltre ad altri materiali.

La Conferenza si è conclusa con la presentazione e la definizione delle linee di azione per la missione nei prossimi sei anni in Brasile.

* Maria Emerenciana Raia è giornalista della rivista Missões. Padre Júlio Caldeira, IMC, è missionario in Amazzonia.

Francesco ha espresso all’arcivescovo di Porto Alegre e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Paese, la sua vicinanza a chi in queste ore soffre per le violenti piogge nello Stato Rio Grande do Sul, dove finora si sono registrati 137 morti e oltre 600mila sfollati

Sono salite a 137 le vittime delle forti piogge che dalla fine di aprile stanno sferzando il sud del Brasile. Il numero degli sfollati ha superato i 600mila. La situazione più drammatica si registra nello Stato Rio Grande do Sul, al confine tra Argentina e Uruguay, dove da ieri è aumentata l’intensità delle precipitazioni e dove, secondo il servizio meteo dell'Istituto nazionale di meteorologia del Paese, nelle prossime ore dovrebbero aumentare i venti e il livello dell’acqua.

La solidarietà del Papa

A tutti coloro che in queste ore stanno soffrendo per questa catastrofe, che colpisce soprattutto gli strati più poveri della popolazione, è giunta la vicinanza del Papa espressa in una telefonata, ieri mattina, sabato 11 maggio, all’arcivescovo di Porto Alegre e presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), monsignor Jaime Spengler. L’arcivescovo, che ha manifestato la sua emozione per il gesto paterno di Francesco, ha raccontato il suo stupore nel ricevere la telefonata durante la quale il Papa ha espresso parole di conforto per la popolazione del Rio Grande do Sul. “Esprimo la mia solidarietà – ha detto il Pontefice - a tutti coloro che stanno soffrendo questa catastrofe. Vi sono vicino e prego per voi".

Monsignor Jaime Spengler racconta la telefonata del Papa

L'aiuto concreto di Francesco

Il Pontefice aveva già espresso la sua solidarietà alle persone colpite dalle forti piogge al termine del Regina Caeli di domenica 5 maggio. “Voglio assicurarvi- aveva avuto modo di dire –la mia preghiera per la popolazione dello Stato di Rio Grande do Sul, in Brasile, che è stata colpita da grandi inondazioni. Il Signore accolga i morti e conforti le loro famiglie e coloro che hanno dovuto lasciare le loro case”. Una vicinanza che quindi si è trasformata in aiuto concreto, come ha confermato monsignor Spengler.

Il 9 maggio, la Nunziatura Apostolica in Brasile ha annunciato che il Santo Padre ha stanziato una somma consistente, attraverso l’Elemosineria Apostolica, per aiutare i senzatetto. La somma pari a circa 100.000 euro, sarà trasmessa al Regionale Sud 3 della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, che copre l'intero Rio Grande do Sul. La somma donata, nella valuta locale del Brasile, supera i 500.000 reais, una risorsa che sarà di grande aiuto per la popolazione del Rio Grande do Sul.

Fonte: Vatican Media

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Parte della città di Porto Alegre, la capitale dello Stato di Rio Grande do Sul stata inondata dal fiume Guaiba. Foto:  Ricardo Stuckert

Brasile. Un indigeno in meno

  • Giu 15, 2024
  • Pubblicato in Notizie

Lula e l’avanzata del fronte anti indigeno

A fine aprile, in Brasile c'è stato l'ennesimo assassinio di un indigeno. La condizione dei popoli indigeni del paese latinoamericano rimane pesante e l'entrata in vigore della legge del «marco temporal» ha aggravato la situazione.

Si chiamava Hariel Paliano ed era un indigeno di soli 26 anni. È stato assassinato nella Terra indigena Ibirama – abitata da Guarani, Kaingang e Xokleng – nello stato di Santa Catarina, nel Sud del Brasile, lo scorso 27 aprile. Il corpo del giovane è stato trovato ai margini di una strada e presentava segni di percosse e bruciature.

La notizia dell’omicidio è stata annunciata al termine della ventesima edizione di «Acampamento terra libre» (21-27 aprile), l’annuale incontro organizzato dall’«Articulação dos povos indígenas do Brasil» (Articolazione dei popoli indigeni del Brasile, Apib) sulla situazione dei diritti degli indigeni (1,7 milioni di persone, secondo il Censimento 2022). Quest’anno a Brasilia sono arrivati in ottomila in rappresentanza di oltre 200 popoli sui 305 totali. Un successo di partecipazione al quale non è corrisposto un successo politico. Tanto che Kleber Karipuna, coordinatore esecutivo di Apib (Foto), durante la marcia per le vie della capitale brasiliana ha gridato più volte: «Lula, creare semplicemente un ministero dei Popoli indigeni non risolve nulla».

20240508Brasile2La tragica fine di Hariel Paliano s’inserisce nell’infinita diatriba sulla legge del «marco temporal» (secondo la quale sono da considerare terre indigene soltanto quelle occupate fino al 1988) che, al momento, ha visto la vittoria della folta compagine anti indigena e l’umiliazione di Lula per mano del Congresso brasiliano.

Nonostante la sentenza di incostituzionalità da parte del Supremo tribunale federale (settembre 2023) e il veto parziale del presidente Lula (ottobre 2023), il Congresso – dominato dalla «bancada ruralista» (Frente parlamentar da agropecuária, Fpa) legata ai latifondisti e all’ex presidente Bolsonaro – ha proseguito sulla propria strada approvando il «marco temporal» (dicembre 2023) con la legge 14.701/2023.

L’«Articolazione dei popoli indigeni del Brasile» ha presentato un’Azione diretta di incostituzionalità (Adi) al Supremo tribunale federale per chiedere l’annullamento della legge, da essa ribattezzata «Legge del genocidio indigeno». Finché l’Adi non sarà giudicata dai ministri del tribunale, i popoli indigeni si troveranno ad affrontare invasioni dei loro territori, omicidi e devastazione dell’ambiente.

Secondo il Conselho indigenista missionário (Consiglio indigenista missionario, Cimi), organizzazione da 52 anni in prima fila nella lotta a fianco dei popoli indigeni, le conseguenze derivanti dall’approvazione della legge saranno disastrose.

Per parte sua, il Fronte parlamentare dell’agricoltura (Fpa) ha gioito per la promulgazione della legge che – sostiene – difende il diritto di proprietà in Brasile e l’eguaglianza di tutti i brasiliani. Affermazioni incredibili da parte di chi, attraverso il latifondo, vuole soltanto mantenere i propri privilegi ai danni dei popoli indigeni e dell’intero paese.

In tutto questo, a oggi c’è una sola certezza: la legge del «marco temporal» è entrata in vigore e, come temuto, sta già facendo danni.

* Paolo Moiola è giornalista, rivista Missioni Consolata. Pubblicato  originalmente in: www.rivistamissioniconsolata.it

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