Dialogo interreligioso, costruttore di fraternità.

Pubblicato in Missione Oggi

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Padre Diego e un monaco buddista

 Sono il padre Diego Cazzolato, in Corea dal 1988 dove giunsi con la prima spedizione asiatica dei Missionari della Consolata. La storia del nostro impegno nel dialogo interreligioso comincia qualche anno dopo, nell’anno 1995 quando è arrivato destinato alla Corea il padre Antonio Domenech il primo dei missionari che hanno lavorati lì si sono occupati di dialogo.  Nel 1999 si aprì il primo centro,  che chiamammo “sorgente di consolazione” e che si trova molto prossimo a quella che ancora oggi è la nostra casa regionale. 

Il dialogo interreligioso, che ha come fine la fraternità così come la descrive il papa Francesco in Fratelli Tutti, si realizza fondamentalmente in tre fasi che non sono sempre e necessariamente cronologiche.

La PRIMA FASE è quella della conoscenza. Ricordo che il padre Antonio stava ancora studiando quando venimmo a contatto con una organizzazione che riuniva alcuni candidati leader de diverse religioni, quindi seminaristi cattolici, futuri pastori protestanti, monaci buddisti… Erano un gruppo molto attivo ad avevano fatto del nostro centro quasi che il loro quartier generale nel quale si celebravano frequenti raduni e momenti di conoscenza reciproca. In questa tappa solo si cerca di conoscersi ed avere una relazione cordiale fra di noi. È una bella esperienza cercare di spiegare la nostra fede alle altre religioni. 

Da li poi si arriva a una SECONDA FASE nella quale si entra a far parte di istituzioni dedicate al dialogo interreligioso. Così noi abbiamo cominciato a far parte della Conferenza Coreana delle Religioni per la Pace che è il ramo coreano di una organizzazione internazionale analoga chiamata World Conference on Religion and Peace. Qui si acquisisce molta visibilità, spesso anche troppa. In questa organizzazione confluiscono le religioni più importanti presenti nella Corea.

C’è anche un’altra istituzione nella quale partecipiamo fin dal 2002, questa appartenente alla nostra chiesa cattolica che è la commissione episcopale per il dialogo ecumenico e interreligioso. Questa commissione si riunisce con certa frequenza, ogni due mesi, ed è riuscita a farsi sentire nella chiesa coreana… per esempio abbiamo pubblicato il “catechismo del dialogo interreligioso” che è una presentazione cattolica di quello che noi intendiamo come dialogo e del valore che diamo alle altre religioni presentando forme possibili di collaborazione. 

Poi c’è una TERZA FASE della collaborazione che è forse la più bella e dove si finisce per fare esperienza anche molto profonde che è quella della fraternità… non siamo più a livello istituzionale ma a livello personale e comunitario, dove si costruiscono rapporti veri. 

Una bella esperienza l’abbiamo stabilita per esempio con un monaco che era l’incaricato di un tempio prossimo alla nostra casa. Con lui ci siamo trovati subito bene, ci siamo fatti visita in più di una occasione e abbiamo anche fatto assieme qualche attività, con la collaborazione dei fedeli di entrambe le chiese. Noi avevamo un gruppo di fedeli che si stavano preparando para il dialogo e anche lui nella sua chiesa e cosi ci siamo incontrati… ne è venuta fuori una bellissima esperienza nella quale abbiamo condiviso le nostre forme di preghiera, il nostro modo di vivere la comunità. Peccato che questo non è durato tantissimo, quando lui è stato destinato a lavorare in un’altra parte della Corea, anche la sua comunità, sempre molto legata al leder spirituale, si è un po’ dissolta e chi l’ha sostituito nel suo tempo non era così disposto a continuare.

Una parte interessante di questo dialogo si ha in occasione della festa… accordandoci previamente è bello farsi presenti in occasione di feste importanti buddiste, spesso loro ci invitano a dire una parola alla loro comunità e la gente rimane sempre positivamente sorpresa. Diciamo che vogliamo semplicemente essere amici, essere vicini, avere un rapporto cordiale e rispettoso. A volte i loro fedeli ti trovano e ti riconoscono per strada o nella metropolitana… e qualche volta ti chiedono anche qualche consiglio.

Ho avuto modo di stringere amicizie davvero significative in questo spazio come, per esempio, con una monaca Won che si chiama Min Song Hyo. Ho visto il suo impegno onesto per vivere la sua consacrazione, si preoccupava per farci capire bene gli aspetti magari più difficili del buddismo, ci visitava con certa frequenza e anche noi facevamo lo stesso con lei nel suo tempio dove aveva anche un asilo per bambini. In un Natale abbiamo proposto al padre Gian Paolo Lamberto, con la sua bella barba bianca, di fare da Babbo Natale per i bambini dell’asilo di Min Song Hyo. I bambini erano estasiati e la cosa è venuta così bene che perfino se ne è parlato alla radio e nei mezzi di comunicazione. Una cosa semplice ma uno splendido momento di fraternità.

Al dialogo interreligioso bisogna arrivare con una certa preparazione, per quello abbiamo trattato di organizzare, senza pretese ma anche con certa serietà, una scuola per il dialogo. In questo momento abbiamo due gruppi divisi su due livelli, un primo livello di introduzione poi un secondo nel quale ci addentriamo, fra le altre cose, anche nel documento Nostra Aetate del concilio Vaticano II che spiega il valore delle religioni nel mondo e la relazione della chiesa cattolica con loro. Poi nel tempo del Covid19 tutte queste cose si sono un po’ rallentate e raffreddate ma oggi siamo pronti a ripartire e, magari con certo ritardo, anche la nostra scuola si è attrezzata per funzionare on line.

Personalmente devo riconoscere che il dialogo mi ha aiutato a scoprire il significato profondo della mia consacrazione ad gentes… perché come diceva il fondatore con un linguaggio proprio della sua epoca “noi siamo per i pagani”. Evidentemente no è la unica forma per far missione, ma in Asia è una delle più importanti ed è in qualche modo inevitabile. Con le altre religioni, così massivamente presenti, conviviamo gomito a gomito tutto il giorno.

Nella nostra storia non siamo stati particolarmente fortunati in questo campo, alcuni missionari che si erano preparati alla fine hanno abbandonato per diversi motivi ma la cosa importante è che il dialogo interreligioso non è più un termine straniero nell’Istituto. Mi sento di dire che in questo campo, anche se abbiamo fatto cammini significativi, forse dovremmo fare di più. Ho ricevuto tanto dai contatti con persone di altre religioni e questa è una ricchezza che non dovremmo perdere mai.

* p. Diego Cazzolato, Missionario della Consolata

Ultima modifica il Lunedì, 07 Giugno 2021 18:57

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