Le icone nella chiesa

Finora si è ritenuto che l'«Immagine di Nostro Signore Gesù Cristo» fosse stata realizzata a Bisanzio nel XV secolo. Finora si è ritenuto che l'«Immagine di Nostro Signore Gesù Cristo» fosse stata realizzata a Bisanzio nel XV secolo. © Jacques Mercier e Alain Mathieu
Etichettato sotto

All'inizio di questo mese all'Università Lateranense abbiamo iniziato il corso di iconografia, aprendoci a un mondo che è sconosciuto alla maggioranza dei cristiani.  Stiamo parlando dello studio delle icone o delle rappresentazioni simboliche da non confondere con l'iconologia che, invece, va oltre gli elementi visivi e ne approfondisce il significato storico, culturale e contestuale di questi simboli e immagini. In altre parole, mentre l'iconografia si riferisce allo studio e all'interpretazione dei simboli e delle immagini utilizzati nell'arte, concentrandosi sulla rappresentazione visiva e sul significato che essi trasmettono, l'iconologia si concentra sulla parte socio-culturale degli stessi. Le due parole sono composte iniziano con "icona", che significa immagine.  Infatti, come tali, sia l’iconografia che l’iconologia si occupano di immagini, che però vengono studiate e interpretate da due angolature diverse.

Le immagini hanno una lunga tradizione nella storia delle chiese. Il riconoscimento del cristianesimo da parte dell'imperatore romano Costantino il Grande diede inizio all’”adornamento” delle chiese con icone, che fino ad allora erano riservate all'uso privato. Le icone venivano utilizzate per rappresentare temi della vita di Cristo, di sua madre Maria e scene della Bibbia o della vita dei santi. In questo modo, anche chi non era in grado di leggere la Bibbia (di fatto il popolo non era autorizzato a leggerla), poteva comprendere il mistero dell'autorivelazione di Dio e della sua opera di salvezza. Le figure e le scene rappresentate nelle icone o nelle pitture murali si basavano su informazioni orali tramandate di bocca in bocca tra i fedeli. La prima icona è attribuita all'evangelista Luca e raffigura la Vergine Maria. Nell'VIII secolo e nella prima metà del IX secolo, nell'Impero bizantino, le icone divennero oggetto di un conflitto teologico e politico che causò disordini nell'impero e oltre, separando i fedeli cristiani in due fazioni: i sostenitori del culto delle icone (iconoduli) e dall’altra, i contrari ad ogni forma di culto dele immagini sacre e ne propugnavano la loro distruzione (iconoclasti).

Oggi le icone sono parte integrante dell'espressione della nostra fede. Infatti, proprio come è avvenuto nel corso dei secoli, le icone sono una forma di preghiera e un "mezzo" per pregare perché aiutano i cristiani a riflettere e meditare. Per questo motivo vengono definite "finestra sul cielo", poiché ci aiutano a concentrarci sulle cose divine. Sebbene contengano ancora aspetti materiali, come la pittura e il colore, attraverso di esse ci viene insegnato a non negare la nostra vita fisica, ma a trasformarla, come facevano le persone sante rappresentate dalle icone. È importante ricordare che le icone stesse sono solo venerate, non adorate. Noi adoriamo solo Dio nella Santissima Trinità.

20240311Iconografia2A differenza di un tempo, quando le icone erano uno strumento di catechesi per gli analfabeti, oggi le icone sono quasi dei sacramentali. Ciò significa che rendono presenti gli eventi storici, attraverso la rappresentazione delle realtà divine in forma visibile. Hanno poi trasceso la funzione didattica che offrivano un tempo. Il loro scopo è quello di condurci al di là di ciò che può essere percepito a livello meramente materiale, di risvegliare in noi nuovi sensi e di insegnarci un nuovo tipo di visione, che percepisce l'invisibile nel visibile. Le icone sono anche escatologiche, in quanto immagini di speranza. Ci danno la certezza del mondo che è da venire e della venuta finale di Cristo. Certamente, le icone sono di natura cristologica. L'icona di Cristo è il centro dell'iconografia sacra e il centro dell'icona di Cristo è il mistero pasquale.

(Foto: l’immagine della Sacra Famiglia come soggetto dell’azione di Dio e dell’apertura al mondo, all’umanità, alla storia" -Marko Ivan Rupnik)

Purtroppo, oggi stiamo vivendo non solo una crisi dell'arte sacra, ma una crisi dell'arte in generale.  A causa della diminuzione della fede o di ciò che molti definiscono come “cecità spirituale”, la Chiesa (e il mondo) sta affrontando una crisi di proporzioni senza precedenti. Il secolarismo, l'individualismo e il materialismo hanno inibito il senso del sacro nella vita di tanta gente, al punto che gli artisti non rappresentano più l'invisibile attraverso il loro talento come facevano un tempo. Con la monetizzazione dei talenti, gli artisti sono venuti meno alla loro responsabilità di aiutare il mondo a vedere l'invisibile attraverso la pittura con i suoi temi, soggetti presentati con linee, colori e sfumature diverse. È la stessa cosa che è accaduta con la musica. Mentre un tempo gli artisti si consideravano strumenti speciali dell'Invisibile per parlare al suo popolo, oggi ciò che conta è la creatività dell'artista e la somma di denaro che può ricavare da un determinato lavoro.  Stranamente, anche il canto che tradizionalmente si diceva che equivaleva a "pregare due volte", oggi non lo è più.

Nello stesso tempo noi, che in un modo o nell’altro “consumiamo” arte, abbiamo perso il senso della vera bellezza, che parla attraverso le opere d’arte. A conferma di questo facciamo notare che abbiamo perso il senso della qualità e della modestia, per passare a una bellezza esteriore che attrae e che non rimanda più oltre sé stessa. Per molti di noi, più un'immagine è astratta, più è spirituale. Non distinguiamo più tra astrattezza e spiritualità dell'arte. Per questo, siamo pronti a mettere in chiesa qualsiasi immagine, purché abbia un personaggio che assomigli vagamente a Cristo, alla Beata Vergine Maria, ai santi e così via. Abbiamo dimenticato che la nostra fede è autentica nella misura ha un continuo riferimento all'immagine di Dio e dei santi che abbiamo nella mente e nel cuore.

Come ha osservato papa Benedetto XVI, la verità non solo ci rende liberi, ma ci permette anche di vedere. Senza di essa, non potremo vedere la bellezza del cosmo che si manifesta nella armonia dei pianeti. Senza la fede e senza un buon rapporto con Dio, ogni volta che guardiamo un'opera d'arte, non vediamo altro che “del materiale lavorato”. E se non c'è altro che semplice materia, nulla ha davvero importanza, compresa la bellezza. La verità è che il bello è inseparabile dal buono (il bene) e dal vero. È necessario il dono di un nuovo tipo di visione, che non dipenda solo dal vedere con i soli occhi. È importante chiedere al Signore, in questo tempo di Quaresima, di darci una fede capace di vedere, perché solo così possiamo scoprire che Cristo è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione (Col 1,15).

* Padre Jonah M. Makau, IMC, frequenta il corso in Cause dei Santi all'Università Lateranense a Roma.

Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2024 11:58

Gli ultimi articoli

Conferenza Regionale e i 100 anni della presenza in Mozambico

25-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Conferenza  Regionale e i 100 anni della presenza in Mozambico

"Lo Spirito Santo è il protagonista della missione e noi, come missionari, siamo i collaboratori di Dio". Con queste parole...

Prima Giornata Mondiale dei Bambini

25-05-2024 Notizie

Prima Giornata Mondiale dei Bambini

“Ecco il faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) Indetta da Papa Francesco, Roma ospita questo fine settimana, 25 e 26...

Solennità della Santissima Trinità / B - Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo

24-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Solennità della Santissima Trinità / B - Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo

Dt 4, 32-34.39-40; Sal 32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20 Le letture di questa Domenica dedicata alla Santissima Trinità ci immergono nella...

Annuncio storico: Allamano sarà canonizzato

23-05-2024 Notizie

Annuncio storico: Allamano sarà canonizzato

Direttamente da Bogotà, in Colombia, dove sta partecipando alla XIII Conferenza Regionale, il Superiore Generale dei Missionari della Consolata, padre...

Giuseppe Allamano sarà santo!

23-05-2024 Notizie

Giuseppe Allamano sarà santo!

Nell’udienza concessa questo giovedì 23 maggio 2024 al cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Papa Francesco...

Colombia: rivitalizzare la passione per la missione

22-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Colombia: rivitalizzare la passione per la missione

"Una sola comunità, una sola missione, una sola speranza" è il motto della XIII Conferenza regionale dei missionari della Consolata...

Tratta di persone: è una “pandemia globale"

22-05-2024 Notizie

Tratta di persone: è una “pandemia globale"

Assemblea Generale della Rete Internazionale contro il traffico di esseri umani Talitha Kum - sul tema: «In cammino insieme per...

Sudafrica-Eswatini: rafforzare la vita comunitaria

21-05-2024 I Nostri Missionari Dicono

Sudafrica-Eswatini: rafforzare la vita comunitaria

L'ottava Conferenza della Delegazione dei Missionari della Consolata in Sudafrica-Eswatini si è svolta presso il Pax Christi Centre, diocesi di...

Yanomami: Siamo ancora vivi

21-05-2024 Missione Oggi

Yanomami: Siamo ancora vivi

Dalla violenza totale alle azioni di emergenza. Durante l’incontro organizzato dal Centro Cultures and Mission (CAM) di Torino in Italia, il...

Articoli correlati

onlus

onlus