IV Domenica di Quaresima / B - "Rallegratevi…Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza"

 Michelangelo, Il serpente di bronzo, 1511-12, Città del Vaticano, Cappella Sistina Michelangelo, Il serpente di bronzo, 1511-12, Città del Vaticano, Cappella Sistina

Introducendo la liturgia con la seguente antifona d'ingresso: “rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione”  (cf. Is 66,10-11), ci troviamo nell’ambiente della gioia che è elemento caratteristico della IV domenica di Quaresima, appunto domenica della gioia. Gioire perché Dio è amore e ricco di misericordia, il suo amore verso di noi è la sorgente della nostra gioia. La chiave di lettura è dunque la significativa affermazione di Gesù: “Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”

Rallegrarsi perché Dio è ricco d’amore e misericordia

Il brano biblico tratto dal libro delle Cronache ci narra la storia drammatica del popolo di Israele che consiste nella distruzione del tempio e la deportazione del popolo di Israele verso Babilonia, terra di schiavitù. Viene sottolineata l’infedeltà da parte del popolo di Israele per avere dimenticato tutto quanto Dio è stato per loro a lungo la loro storia più antica a quella più recente. L’infedeltà del popolo è la causa della rottura relazionale tra Dio e il suo popolo, il quale moltiplica la sua infedeltà imitando gli abomini di quelli che non conoscono Dio. Il male, dunque, consiste nell’imitare gli altri che si sono creati delle divinità di comodo, fatte su misura d’uomo, quello che funziona a chiamata, fa da tappabuchi e viene invocato e utilizzato in base alle necessità. Questo è anche il male che colpisce la nostra società che si allontana del Dio vero per imitare altre genti che si sono create divinità di comodo.

Dall’altra parte, invece, ci troviamo davanti un Dio che non si arrende mai: la sua essenza è amore e misericordia. Ed è a motivo del suo amore che si ricorda del suo popolo e suscita, in mezzo a esso, degli istrumenti salvifici. Infatti, “il ricordo del Signore, è la gioia per il suo popolo”. Dio che è amore e misericordia, rimane fedele alla sua promessa e si ricorda sempre del suo amore. Manda dei profeti, ma il popolo, infedele, indurisce il cuore ed è resistente a tutti i richiami. Sono stati capaci di beffare i messaggeri di Dio, disprezzare le loro parole e schernirli.  Per tale motivo hanno una vita disperata e triste perché schiavi delle loro divinità di comodo. È impressionante che mentre il Suo popolo si dedica ad imitare altri popoli, causa della loro rovina, Dio è colui che si ricorda della sua essenza e questo ricordare Lo fa agire con amore e misericordia andando incontro al Suo popolo.  Paolo afferma “Dio è ricco di misericordia” e ci ha fatto rivivere con Cristo, da morti che eravamo per le nostre colpe. La bontà e la gratuità di Dio è fonte della nostra gioia e salvezza.

Alzare lo sguardo sulla croce di Gesù per avere la vita e la gioia

Parlando del serpente, Gesù fa riferimento alla narrazione di Nm 21,4-9, il popolo si trovò davanti ai serpenti velenosi, inviati da Dio a causa della loro infedeltà. In questa situazione, il popolo chiese al Signore di allontanare i serpenti. Allora, il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita”. Quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Così, il popolo che era accecato e che guardava solo in basso e alle cose materiali che li distraevano da Dio e causato infedeltà, era chiamata ora ad alzare lo sguardo verso alto, verso Dio che è vita e fonte di vita. Il popolo era chiamato ad avere l’atteggiamento del salmista che afferma: “alzo gli occhi verso il Signore (i monti), perché Egli è il nostro aiuto e la nostra salvezza ed è Lui che ha fatto il cielo e la terra.”

Gesù parlando della sua passione, fa riferimento a questo episodio per dire che bisogna che Egli sia innalzato in croce per essere messo in un punto verso cui tutti devono alzare lo sguardo per avere la vita. È guardando Gesù in croce che scopriamo il vero senso della sua vita: dare la vita per gli altri: morire per gli altri. La croce è segno dell’amore di Dio verso l’umanità, occupata a guardare in basso e alle cose materiali, ma che è invitata a guardare la croce per avere la vita e la gioia.  Dev’essere uno sguardo di fede, dobbiamo credere in lui poiché chi crede ha la vita eterna, non viene condannato ma salvato ed ha la vita. Questa è la vera gioia. Contemplare la misericordia e l’amore di Dio.

Il discepolo missionario è colui che è capace di alzare lo sguardo sulla croce di Gesù per imparare e vivere ciò che essa significa, come ha ben detto Papa Francesco: “Bisogna sempre «guardare la croce di Gesù, ma non quelle croci artistiche, ben dipinte»: guardare invece «la realtà, cosa era la croce in quel tempo». E «guardare il suo percorso», ricordando che «annientò se stesso, si abbassò per salvarci». Anche questa è la strada del cristiano. Infatti, se un cristiano vuole andare avanti sulla strada della vita cristiana deve abbassarsi, come si è abbassato Gesù: è la strada dell’umiltà che prevede di portare su di sé le umiliazioni, come le ha portate Gesù. 

* Mons. Osório Citora Afonso, IMC, è vescovo ausiliare dell’Archidiocesi di Maputo, Mozambico.

Ultima modifica il Giovedì, 07 Marzo 2024 23:04

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