La Casa Generalizia celebra l’anniversario della fondazione dell'Istituto

Comunità della Casa Generalizia a Roma celebra l'anniversario della fondazione dell'Istituto Comunità della Casa Generalizia a Roma celebra l'anniversario della fondazione dell'Istituto Foto: Genaro Ardilla
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Come in tutto il mondo, la comunità della Casa Generalizia a Roma si è radunata per la messa di ringraziamento in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Istituto. Con gioia e speranza abbiamo raggiunto i 123 anni di vita e missione e in contemporanea anche le missionarie della Consolata festeggiano i loro 114 anni di fondazione. È tutto opera della Consolata. “Lei è la Fondatrice”, diceva l’Allamano che attribuirà sempre alla Consolata la fondazione di questa opera oggi presente in 28 paesi dell’Europa, Africa, America e Asia.

La messa celebrata nella capella della Casa Generalizia, a mezzogiorno del 29 gennaio, è stata presieduta dal Vice Superiore Generale, il Padre Michelangelo Piovano, che nella sua omelia, ha evidenziato le principali riflessioni del Padre Fondatore nel discernere il piano della fondazione dell'Istituto. Di seguito, pubblichiamo alcuni spunti della sua omelia:

Uniti alla vite per crescere nella santità e portare frutti

“Oggi celebriamo e facciamo memoria del giorno della Fondazione dell'Istituto, nostro e delle nostre sorelle missionarie. È il compleanno dell'istituto, della nostra famiglia, nella quale un giorno siamo stati chiamati a farne parte.

Dalla vita e parole del Fondatore sappiamo che questa data è carica di significato, uno di quei giorni nei quali il Signore interviene quasi per dare il suo sigillo o per confermare una sua volontà e desiderio.

Siamo agli inizi del 900, Gennaio, mese, freddo, di influenze e malattie e anche l’Allamano è gravemente ammalato con una doppia polmonite, tanto che si teme non possa farcela e la morte lo raggiunga prima. Si prega per lui e alla Consolata si fa anche un triduo per chiedere la sua guarigione.

Ma qualche cosa di prodigioso succede. Tra il 28 e 29 Gennaio, l’Allamano si riprende e inizia a stare meglio contro ogni previsione. Come uomo di Dio, legge in questa guarigione, un segno che non cercava, ma che forse aspettava: quello della fondazione dell'Istituto, al quale stava pensando e lavorando da tempo.

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Se la grave malattia non cessasse, da un lato fa dire al cardinal Agostino Richelmy (l’Arcivescovo di Torino) che lo incoraggia sulla sua ripresa, che un altro dovrà pensare alla fondazione, dall'altra la sua guarigione diventa per lui un segno assieme a una promessa fatta nel suo cuore al Signore: “Se guarirò, è segno che quest'opera deve essere fatta”.

Questa grazia, l’Allamano la attribuirà poi sempre alla Consolata anche se non ha mai voluto che si parlasse di miracolo o di qualche cosa di prodigioso. Dirà solo: “Guarii e si fece la fondazione, ecco tutto”.

Il quadretto della Consolata che è nella Cappella accanto alla sua tomba a Torino è quello che gli fu portato in quei giorni di malattia, lo tenne sempre con sé e solo nel 1924, su richiesta di Padre Nepote, lo diede al noviziato e di seguito accompagnerà le nostre case di noviziato in Italia.

“La Consolata è la Fondatrice”

Anche per questo e per tante altre ispirazioni ed aiuti l’Allamano attribuirà sempre alla Consolata la fondazione dell'Istituto. Lei è la Fondatrice, diceva. Sappiamo che in quell'anno passerà alcuni mesi a Rivoli per riprendersi e il 24 aprile scrive la famosa lettera per chiedere al Vescovo l'approvazione per la fondazione dell'Istituto.

L'approvazione dell'episcopato piemontese arriverà il 12 settembre 1900 ed il decreto di erezione del cardinale Richelmy, porta appunto la data del 29 gennaio 1901, un anno dopo la sua malattia e guarigione e giorno di festa di San Francesco di Sales a cui l’Allamano dava anche un significato particolare.

Con la fondazione dell'Istituto e l'arrivo dei primi missionari che in breve partiranno per il Kenya. inizia la nostra storia, presente nei piani di Dio fin dall'eternità, come dice san Paolo nella lettura dell’anniversario.

Avventura e storia con vicende liete e tristi, ancora negli anni in cui l’Allamano era vivo, ma per le quali ha sempre ha nutrito grande fede e fiducia nel Signore, perché l'opera era stata voluta da Dio, dalla Consolata, per cui loro ci avrebbero pensato.

E ci hanno pensato: quando la casa si è svuotata dopo la prima partenza dei missionari, quando sembravano mancare i mezzi materiali per portarla avanti, quando è scoppiata la guerra o quando sono arrivati giorni difficili per la morte del canonico Giacomo Camisassa e altre difficoltà che ogni istituzione religiosa come la nostra deve affrontare

“L'albero dell'Istituto è piantato saldamente”

L’Allamano così scriveva nel 1908 a Fratel Benedetto Falda: “L'albero dell'Istituto è piantato saldamente. Cadranno anche delle foglie, forse dei rami si piegheranno, ma l'albero crescerà gigantesco, ne ho le prove in mano”.

“Il nostro istituto durerà sempre, finché ci saranno anime da salvare. Vedete la perpetuità dell'Istituto”.

Nel 1922 confidò ad un missionario: “Guarda Ferrero, l'Istituto andrà giù, giù; ma non si perderà, perché è della Consolata”.

Questo istituto con 123 anni ora siamo noi, siamo quella famiglia voluta da Dio per opera della Consolata e dell’Allamano. Lo guardiamo e crediamo che è quell'albero, gigantesco, rigoglioso e secolare.

Alcune illuminazioni della Parola di Dio

Dalla Parola di Dio raccogliamo alcuni pensieri e illuminazioni per la nostra vita affinché, attraverso di essa, possiamo continuare a tenere viva la grazia della chiamata nell'Istituto e corrispondervi con tutto noi stessi.

Paolo nell'inno agli Efesini (Ef 1, 3-14) ci invita a ringraziare Dio per il dono della sua scelta, prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità.

Crediamo che nel disegno e piano di Dio circa la fondazione del nostro Istituto ognuno di noi era già presente, già ne faceva parte ed il Signore tutto ha predisposto perché questo si realizzasse. È il mistero della sua chiamata e di una volontà che Dio realizza e attua in noi, servendosi di noi.

Santi e immacolati, perché salvati e redenti dal sangue di Gesù. E questo ci incoraggia e dà forza e speranza perché, nonostante i nostri limiti e fragilità, Dio conduce questa storia e cammino del nostro Istituto, allo stesso tempo santo e peccatore.

Il Vangelo (Gv 15, 4-15) ci indica una dimensione importante di questa santità, quella di essere tralci uniti alla vite, uniti a Gesù, in comunione con ognuno, ma sappiamo quanto è difficile questo cammino. Anche l’Allamano amava applicare questa immagine evangelica alla vita di ogni missionario e dell’Istituto. Uniti alla vite per crescere nella santità e portare frutti, uniti in quell’amore che spinge fino a dare la vita.

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Padre Michelangelo Piovano, Vice Superiore Generale.

Una santità che passa attraverso la carità, il volersi bene, il rispettarsi, l'accettarsi, lo stimolarci a vicenda e anche il correggerci mutuamente. Oggi è il giorno e celebrazione di famiglia per ridirci questo e, non a caso, è stata scelta questa Parola di Dio per questa celebrazione.

Celebriamo l'anniversario della Fondazione dell'Istituto all'inizio di questo triennio, nel quale avremo il Beato Allamano come speciale protettore.

Ci aspettano celebrazioni ed eventi particolari, come il centenario della sua morte e la sua canonizzazione tanto attesa. Anche questi momenti devono portarci a vivere in profondità il significato e la grazia che vogliono trasmetterci.

Un Allamano morto quasi cento anni fa, ma che deve continuare vivo in noi, nell'attuazione e incarnazione del suo carisma. Un Allamano che verrà proclamato Santo, ma che deve essere santificato innanzitutto nella nostra vita.

Il miracolo che porterà alla canonizzazione è il miracolo della missione e santità dell'Istituto e dei suoi missionari in tutti questi anni di vita. Il miracolo del bene fatto bene, con cura, con attenzione, con fedeltà e costanza.

Una storia centenaria costruita sulla fedeltà, coraggio, fede, intraprendenza di tanti nostri confratelli e consorelle. Per questo è importante e bello ricordarli e raccontarli, seguirne le orme anche oggi e lasciarsi ispirare dal loro operato.

Per questo la celebrazione della Fondazione dell'Istituto è festa di famiglia, della nostra famiglia. Di tutti coloro che ne hanno fatto parte in passato, ne fanno parte ora e lo faranno in futuro. Famiglia di Gesù, di coloro che ascoltano la Parola e la osservano, di coloro che compiono la volontà del Padre.

La Consolata, che tutto ha fatto e disposto perché il nostro Istituto avesse vita, continui ad operare nella nostra vita e famiglia. Continui ad operare e disporre le cose in modo che questa famiglia viva nella comunione tra i suoi figli, come lo desidera ogni mamma.

Affidiamo a Lei l’Istituto che in questi primi mesi dell’anno, nelle varie circoscrizioni, sta celebrando le Conferenze regionali per attuare gli orientamenti del Capitolo Generale e concretizzare in ogni realtà quella missione per la quale siamo stati fondati.

Siamo giovani e anziani, chi con salute fisica e spirituale e chi con le sue difficoltà o ferite, siamo di realtà e culture diverse, e, così come siamo, siamo la famiglia dell’Allamano e ci vogliamo bene anche se non sempre riusciamo a dircelo o a dimostrarlo come vorremmo.

Tendiamo la mano a chi si trova in difficoltà e lasciamoci aiutare quando siamo noi ad averne bisogno. Ringraziamo oggi per questa nostra famiglia e continuiamo ad essere fieri di essere missionari e missionarie della Consolata.

Padre Michelangelo Piovano, IMC, Vice Superiore Generale.

Ultima modifica il Martedì, 30 Gennaio 2024 20:35

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