Inaugurazione del Polo Culturale e Missionario di Casa Madre

Immanini dell'Area di esposizione del centro Culture and Mission Immanini dell'Area di esposizione del centro Culture and Mission Foto Zacquini
Pubblicato in Missione Oggi
Il progetto del Polo

Con questo progetto abbiamo cercato di di valorizzare e restituire a tutti i torinesi il patrimonio culturale conservato nella nostra Casa Madre quasi fin dalla fondazione dell’Istituto. Il Beato Giuseppe Allamano, nostro Fondatore, ha chiesto da sempre ai suoi Missionari di raccogliere oggetti e testimonianze delle culture e delle religioni con le quali entravano in contatto in tutto il mondo. In questo modo i Missionari della Consolata hanno di fatto costruito nel tempo delle raccolte molto grandi ed interessanti alle quali bisogna aggiungere il contenuto degli archivi fotografici ed audiovisivi che a loro volta contengono un repertorio enorme ed estremamente affascinante di documentazione.

Oggi, finalmente questo patrimonio, ricomincia ad essere condiviso con tutti. È uno dei doni che vogliamo fare alla città nella quale siamo stati fondati 122 anni or sono.

Un altro dono è quello delle testimonianze del passato ma anche del presente che i nostri missionari, i nostri volontari laici, le nostre sorelle missionarie, possono offrire ai torinesi e non solo. Esperienze di amicizia, di dialogo, di fraternità e di solidarietà che possono dare speranza ed incoraggiare tutti, specialmente i più giovani.

Come Istituto abbiamo deciso di mettere a servizio di questo progetto tre missionari che saranno a disposizione delle scuole, delle associazioni, della Città di Torino, della Regione Piemonte e di tutti gli altri interlocutori istituzionali, culturali, sociali ed ecclesiali che vorranno collaborare sui temi che per noi sono delle priorità: la conoscenza dei popoli, delle culture e delle religioni che facciano crescere relazioni e collaborazione; un’ecologia integrale che è di più della sola ecologia; un’economia rispettosa delle persone e dell’ambiente e che generi giustizia.  

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Uscire, entrare e rinascere

Pensare a questo progetto mi fa riflettere su tre verbi importanti per maturare nella missione ed imparare a vivere la fraternità: uscire, entrare, rinascere. 

Starete forse pensando che erroneamente ho invertito i primi due verbi, perché per poter uscire da un luogo bisogna prima entrarci... E invece no: è proprio l’uscire dalle nostre abitudini egoistiche, dalle nostre passività, dai nostri “schemi noiosi”, che ci costringe all’incontro con l’altro. Quell’Altro in cui riconosciamo il volto di Gesù che con la sua “creatività” ci rinnova e rinnova le nostre azioni. L’incontro con una nuova cultura, con nuovi volti, con nuove difficoltà, con nuove esigenze, con un modo diverso di essere Chiesa, ci spinge ad entrare in una nuova dimensione di Vita e di Vangelo. Migliora le relazioni, le idee, le conoscenze, le attività, anche pastorali, che fino a quel momento abbiamo portato avanti, ma allo stesso tempo ci sbatte in faccia situazioni, difficoltà ed esigenze che ci fanno capire tutti i nostri limiti personali, compresi molti dei nostri atteggiamenti quotidiani. 

Uscire e il conseguente incontro ti aiutano a percepire che a volte l’egoismo si nasconde anche in quelle piccole cose che a noi sembrano normali e che, a volte, arriviamo anche a pretendere. Uscire da noi stessi vale sia per quelli che materialmente lasciano il proprio paese per un’altra terra, sia per quelli che restano, per capire che il vero senso della comunione sta nel poter gioire insieme al fratello o alla sorella delle cose belle della vita. Anche per questo è necessaria una Chiesa dalle porte sempre aperte, che ci invita a camminare accanto a chi ogni giorno ed in ogni angolo della terra percorre con gioia o con affanno le strade della vita. Stare con le porte aperte, quel sedere in mezzo alla gente, ti spinge all’accoglienza “senza se e senza ma”, e ti mette in cammino in un confronto sincero per trovare la strada migliore per incontrare le persone. E “gli altri” siamo anche noi che per convenzione ci chiamano missionari, ma che in pratica siamo ogni giorno evangelizzati da quei semplici gesti di vita quotidiana che la comunità ci offre. Missione è uno stato d’animo permanente da cui non si può prescindere quella gioia della Buona Novella che, anche attraverso le ansie, le difficoltà, i problemi, ti aiuta a capire che la costruzione del Regno di Dio passa dal nostro desiderio di andare oltre la nostra umanità, fino a sentirsi “più che umani”. 

E, infine, il terzo verbo della missione: rinascere. Quell’uscire ci ha permesso di entrare in una nuova dimensione di Vita e di Vangelo che ci trasforma e che ogni giorno ci consente di rinascere a vita nuova. Uscire, entrare e rinascere formano un percorso che tutti viviamo fin dalla nascita ed è un cammino che si costruisce ogni giorno. In questo senso la formazione missionaria è un passaggio fondamentale per ogni comunità. 

Esistono molti modi di vivere la missione e tutti sono importanti; ognuno certamente con un po’ di discernimento potrà scoprire quale è il suo. Noi, della Consolata, possiamo testimoniare ciò che abbiamo scelto: vivere in fraternità la missione con i più poveri, condividendo la quotidianità della vita e del Vangelo, con la convinzione che un altro mondo è possibile se tutti ci rendiamo corresponsabili nella costruzione del Regno di Dio su questa terra e abbiamo creato uno spazio per dirlo, per ricordarlo, per costruire futuro. 

Come conclusione, lasciamoci illuminare da questo racconto che invita noi a continuare, insieme e con speranza, a piantare alberi come riconoscenza verso l’umanità e la casa comune. 

Era vicina la stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi nel suo giardino: “Che cosa stai facendo?” gli chiese il vicino. “Pianto alberi di mango” egli rispose. “Pensi di riuscirne a mangiare i frutti?” Ed egli rispose. “No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri si`. L’altro giorno ho pensato che per tutta la vita abbia gustato manghi piantati da altri. Questo e` il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza. 

INTERVENTO COMPLETO

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