III Domenica di Pasqua (Anno A). Lo riconobbero allo spezzar del pane

Altobello Melone – La strada per Emmaus, c. 1516-17 Altobello Melone – La strada per Emmaus, c. 1516-17 Wikipedia
Pubblicato in Domenica Missionaria
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At 2,14a.22-33;
1 Pt 1,17-21;
Lc 24,13-35.

La liturgia di questa domenica ci invita a contemplare Cristo, risorto e vivente, che accompagna gli uomini e le donne lungo le strade del mondo. Le prime comunità cristiane professano con convinzione che Dio lo ha resuscitato dai morti e che ha accompagnato la Chiesa sin dall’inizio e continua ad accompagnarla tuttora. “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni”, dice Pietro, sia nel libro degli Atti degli Apostoli sia nella Prima Lettera. Ma la pagina del Vangelo ci invita a riflettere sull’episodio dell’apparizione del Risorto ai due discepoli sulla via di Emmaus. Egli li incoraggia perché i loro cuori sono feriti e spezzati e lo fa con la sua Parola, che si rivela ogni volta che la comunità dei discepoli si riunisce per "spezzare il pane" e che chiama i discepoli a essere testimoni della Risurrezione davanti agli uomini e alle donne.

Ci ardeva i cuori quando ci spiegava le Scritture

La scena ci pone, innanzitutto, di fronte ai due discepoli in cammino verso Emmaus. Uno si chiama Cleopa, l'altro non viene identificato. Entrambi sono tristi e scoraggiati, poiché i loro sogni di trionfo e gloria al fianco di Gesù sono crollati ai piedi della croce. Questo potente Messia, capace di sconfiggere gli oppressori, di restaurare il grande regno di Davide "speravamo che fosse lui a liberare Israele" e di distribuire doni e onori ai suoi diretti collaboratori, si è rivelato un fallimento. Invece di trionfare, si lascia uccidere su una croce e la sua morte è un fatto compiuto, perché "è ormai il terzo giorno da quando questo è accaduto". Lasciano la comunità, che d'ora in poi non sembra avere più senso, e tornano al loro villaggio, pronti a dimenticare il sogno, a mettere i piedi per terra e ad affrontare di nuovo una vita dura e senza speranza. La discussione tra loro verte su "tutto quello che era successo".

Ed ecco, “mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”. Il Signore prende l’iniziativa di avvicinarsi ai suoi e camminare al loro fianco. I due uomini raccontano la storia del "maestro" che li ha sedotti con la sua proposta; ma la versione che raccontano finisce nel sepolcro: nella loro descrizione manca la fede nel Signore risorto anche se conoscono la tradizione della tomba vuota.

Per rispondere alle preoccupazioni dei due discepoli e mostrare loro che il progetto di Dio non passa attraverso immagini di trionfi umani, ma attraverso l'amore fino alle sue ultime conseguenze e al dono della vita, "cominciando da Mosè e passando per i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che lo riguardava". Nella sua grande misericordia, Egli non si stanca mai di stare con noi, malgrado i nostri difetti, i dubbi, le debolezze, nonostante la tristezza e il pessimismo ci inducano a diventare “stolti e lenti di cuore”, gente di poca fede. Oggi come allora, il Signore risorto è vicino ai suoi discepoli missionari e cammina accanto a loro, specialmente quando si sentono smarriti, scoraggiati, impauriti di fronte al mistero dell’iniquità che li circonda e li vuole soffocare. Perciò, «non lasciamoci rubare la speranza!” 

È nell'ascolto e nella condivisione della Parola che il disegno salvifico di Dio assume significato: solo attraverso la Parola di Dio –spiegata, meditata e accolta– il credente può rendersi conto che l'amore fino alle ultime conseguenze e il dono della vita non sono un fallimento, ma generano vita nuova e definitiva. L'ascolto della Parola di Dio fa comprendere al credente la logica di Dio e gli mostra che la vita offerta in dono non è perduta, ma è seme di vita piena. I discepoli comprendono allora che "il messia ha dovuto soffrire tutto questo per entrare nella gloria": la vita piena e definitiva non è –secondo i piani di Dio– nei successi umani, nei troni, nel potere, ma è nel servizio semplice e umile ai fratelli, nel dono della vita per amore, nella condivisione totale di ciò che siamo e di ciò che abbiamo con i fratelli che camminano accanto a noi nel cammino della vita.  I cuori dei discepoli si riscaldarono, come alla fine si confideranno l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (v. 32). Gesù infatti è la Parola vivente, che sola può far ardere, illuminare e trasformare il cuore.

Occhi che «si aprirono e lo riconobbero» nello spezzare il pane

I discepoli non riconoscono ancora Gesù, ma lo invitano a rimanere con loro. Egli accetta e si siedono a tavola. Mentre mangiano, Gesù "prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro". Le parole usate da Luca per descrivere i gesti di Gesù evocano la celebrazione eucaristica della Chiesa primitiva. In questo modo, Luca ricorda ai membri della sua comunità che è possibile incontrare Gesù vivo e risorto –quel Gesù che, per amore, ha affrontato la croce, ma che continua a farsi compagno lungo i sentieri della storia– nella celebrazione domenicale dell'Eucaristia: ogni volta che i fratelli si riuniscono nel nome di Gesù per "spezzare il pane", Gesù è lì, vivo e all'opera tra loro. L'ultima scena del nostro racconto rimette in cammino i discepoli, che tornano a Gerusalemme e annunciano ai fratelli che Gesù è veramente vivo.

 

Come ha ben detto Papa Francesco, nel “Aperuit illis”, che “il “viaggio” del Risorto con i discepoli di Emmaus si chiude con la cena. Il misterioso Viandante accetta l’insistente richiesta che gli rivolgono i due: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Si siedono a tavola, Gesù prende il pane, recita la benedizione, lo spezza e lo offre a loro. In quel momento i loro occhi si aprono e lo riconoscono (cfr v. 31). Comprendiamo da questa scena quanto sia inscindibile il rapporto tra la Sacra Scrittura e l’Eucaristia. Il discepolo missionario è colui che frequenta costantemente della Sacra Scrittura e la celebrazione dell’Eucaristia.

Ultima modifica il Sabato, 22 Aprile 2023 08:30

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