Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso

Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso Foto Angelo Casadei
Pubblicato in Preghiera missionaria

Anni fa la monografia estiva di Gentes si concentrò tutta sul Kerygma, il Primo Annuncio della Fede. Quelle schede furono utilizzate, oltre che nei campi missionari, nei più svariati ambienti. Ritornare sul tema una seconda volta nel lavoro presente che è dedicato all'insieme della problematica dell'evangelizzazione, esprime un appello che ritroviamo pari pari nelle parole del Papa: "non c'è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro di quest'annuncio".

LEGGI

Alleluia.
Amo il Signore perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l'orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia
e ho invocato il nome del Signore:
"Ti prego, Signore, salvami".
Buono e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili:
ero misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia, alla tua pace,
poiché il Signore ti ha beneficato;
egli mi ha sottratto dalla morte,
ha liberato i miei occhi dalle lacrime,
ha preservato i miei piedi dalla caduta.
Camminerò alla presenza del Signore
sulla terra dei viventi. (Sal 115)

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele:
"Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore.
Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo,
do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te (Is 43, 1-5).

RIFLETTI

Non si deve pensare che nella catechesi il kerygma venga abbandonato a favore di una formazione che si presupporrebbe essere più "solida". Non c'è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio. Tutta la formazione cristiana è prima di tutto l'approfondimento del kerygma che va facendosi carne sempre più e sempre meglio, che mai smette di illuminare l'impegno catechistico, e che permette di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi. È l'annuncio che risponde all'anelito d'infinito che c'è in ogni cuore umano. La centralità del kerygma richiede alcune caratteristiche dell'annuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima l'amore salvifico di Dio previo all'obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, ed un'armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche. Questo esige dall'evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l'annuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna. (Evangelii Gaudium n. 165)

DOMANDE

Quando ho avvertito, in modo forte, la presenza del Signore? Quale è stata, insomma, la mia esperienza fondante di fede? Il mio kerygma? Attraverso quale morte il Signore mi ha condotto, e quali segni di risurrezione ho sperimentato?

L'annuncio e la proposta cristiana si diffondono nella libertà, e il no, il rifiuto sono dimensioni ben presenti nell'esperienza di chi annuncia. Quali sentimenti provo quando il mio annuncio del Signore non è accolto? Fino a che punto lo vivo come fallimento personale? Che ripercussioni ha questo nella mia preghiera, nel mio rapporto con quella persona?

"Vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna": ecco le caratteristiche che aiutano la trasmissione della fede. In quale di questi "stili" mi sento più debole? Quali "esercizi" posso mettere in atto per aiutarmi a crescere? 

PREGA

Signore Gesù, pietra scartata dai costruttori, ma divenuta pietra angolare, Tu ci ami con un amore diverso, un amore che potremmo chiamare "amore nonostante". Tu ci ami, nonostante i nostri difetti e le nostre meschinerie. Tu ci ami, nonostante i nostri errori e i nostri peccati. Tu ci ami, nonostante le nostre ripetute cadute. Tu ci ami, nonostante le nostre testardaggini e i nostri tradimenti. Tu ci ami, nonostante i nostri insuccessi apostolici e pastorali. Tu ami tutti noi, pietre scartate dalla società odierna dell'efficientismo e del profitto, e ci consideri membri costitutivi e fondanti della Tua Chiesa. Questo è l'amore che ci mostri, in tutta la Tua vita e soprattutto nella croce. Questo è l'amore che dobbiamo ai nostri fratelli e tuoi figli. (Rolando Palazzeschi)

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