Papa Francesco è venuto a Greccio e ha firmato anche una lettera apostolica  partendo dalla riflessione sul presepe che dice parole bellissime. “il presepe è come un vangelo vivo che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura”.

Anche il nostro fondatore, Giuseppe Allamano, ci ricorda che Nostro Signore si è abbassato fino a farsi bambino e questo ci parla dell’umiltà e della semplicità del vangelo che diventa vita.

Per vivere la giornata di oggi sono sufficienti queste parole: umiltà, semplicità e vita. 

Qui la fantasia e la creatività della fede di San Francesco ha immaginato il presepe che non è qualcosa da guardare ma qualcosa da contemplare perché lì c’è tutto il vangelo, sintetizzato in una sola immagine.

Nel primo presepe (la notte di Natale del 1223) c’era solo l’essenziale: Giuseppe, Maria e il Bambino. Poi dopo si sono incorporati altri personaggi ma tutti loro guardano verso il centro di tutto, verso il bambino che nasce. Il presepe tradizionale mostra come tutto porta a Gesù bambino. 

Noi in casa abbiamo un presepe napoletano che ha cambiato nuovamente stile. In questo presepe i personaggi non guardano più verso il bambino ma continuano a fare la loro vita. C’è chi lavora, chi si arrabbia, chi tira a campare... in mezzo a loro c’è anche un bambino, per qualcuno è qualcosa di importante, invece per altri non cambia niente. Nel presepe napoletano ogni personaggio ha un nome e un ruolo. C’è per esempio “Benino” che è colui che è addormentato... Gesù viene ma Benino non se ne accorge nemmeno, lui continua con il suo sonno... e anche con i suoi problemi, difficoltà, lotte e passioni. Ma poi si sveglia perché ha sognato che sarebbe nato un bambino che avrebbe portato la salvezza all’umanità.

Anche questo stile di presepe deve interrogarci: Gesù viene alla nostra storia e noi non sempre ce ne accorgiamo, anche noi, quanti natali abbiamo celebrato e magari non ce ne siamo accorti della nascita di Gesù. Magari abbiamo fatto tante cose per aiutare a celebrare il Natale per le nostre comunità ma poi dentro di noi Gesù non è nato. Quante volte ci siamo addormentati malgrado i segni della presenza di Gesù nella nostra vita? 

Quindi Greccio è anche un invito a svegliarci perché Gesù viene a casa nostra e vuole abitare nel cuore e nelle case di tutti.

Poi c’è un altro personaggio che si conosce con il nome dell’incantato. A differenza di tutti gli altri, che continuano la loro vita, li rimane incantato, estasiato, davanti al miracolo della vita terrena e umana di Gesù. Anche noi, in questa vita così piena di problemi e difficoltà, dovremmo vivere una vita da “incantati”, lasciandosi sorprendere e stupire. Non è vero che tutto è stabilito e deciso... il Signore viene e la sua presenza fa cambiare questa storia umana. Nel presepe c’è la notte, e questa rappresenta le notti della vita e della storia, che sono molte, ma c`è anche il giorno che è la vita, la vita umana che si incontra con la vita divina e viene trasformata.

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Oggi il presepe ci lascia tre messaggi. 

Il primo è quello che ci invita a cercare la volontà di Dio nella nostra vita esattamente come ha fatto Giuseppe, come ha fatto Maria che la volontà di Dio l’ha accettata e come hanno fatto tanti santi che ciascuno a modo loro hanno fatto la volontà di Dio.

Il secondo messaggio è quello che ci invita a imparare ad essere discepoli, a metterci sul cammino di Cristo che è il vero maestro e che sta al centro di tutto, anche se è un bambino avvolto in fasce. Da questo bambino e dalla sua fragilità dobbiamo imparare ad essere discepoli.

Il terzo messaggio è quello che ci invita ad essere evangelizzatori. Sarà il messaggio centrale del giorno dell’Epifania e dalla figura dei Magi... loro sono in cammino per incontrare il Signore e continuano il cammino per portarlo lontano e portarlo a tutti. 

Anche noi allora davanti al presepe impariamo a fare la volontà di Dio; mettiamoci in cammino come veri discepoli che vanno a imparare il vangelo da Gesù Cristo e sentiamoci evangelizzatori e missionari perché questa gioia, questa bellezza e questo stupore non può rimanere soltanto per noi ma dobbiamo in qualche maniera raccontarlo agli altri, prima di tutto con la nostra vita. San Francesco diceva ai suoi frati... andate nel mondo ad annunciare il vangelo e se è necessario fatelo anche con le parole...

* P. Stefano Camerlengo è Superiore Generale dei Missionari della Consolata. Riflessione fatta in occasione del pellegrinaggio comunitario a Greccio, luogo nel quale San Francesco ha creato, nella notte di natale del 1223, il primo presepe della storia.

Lettera Apostolica Admirabile signum

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