Feb 27, 2021 Last Updated 5:23 PM, Feb 23, 2021
Spiritualità

La Via Crucis proposta quest’anno è un percorso alla scoperta dell’uomo. Gesù, nel cammino della croce, intreccia la sua vita con uomini e donne che si affiancano a lui, per sostenerlo o per giudicarlo. Ogni incontro rivela una parte dell’uomo con cui Gesù dialoga e intreccia la sua vita: tesse rapporti di intensa fraternità con tutti coloro che incontra. La nostra vita si rispecchia in ogni uomo o donna che si presenta di fronte a Lui, al suo dolore; avvertiamo la sua sofferenza ma ciò non ci impedisce di arretrare, fino a rinnegarlo. In questo momento di preghiera camminiamo con Cristo fino al momento della morte. Sul suo esempio, facciamo memoria dei missionari martiri, maestri di fedeltà e coerenza al Vangelo. La loro vicinanza agli ultimi e ai perseguitati, in diverse parti del mondo, è il faro che ci conduce dalla croce alla risurrezione.

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* A cura di suor Anicette Lantonkpôde, missionaria Nostra Signora degli Apostoli e Stefano Pesce della Comunità Missionaria di Villaregia membri della Consulta nazionale Missio Giovani.

Luca Giordano

Letture:
Gen 22,1-2.9.10-13.15-18;
Sal 115;
Rm 8,31-34;
Mc 9,2-10.

Eccomi: disponibilità ed obbedienza

Al centro della pericope, comunemente chiamata “sacrificio di Isacco”, si trova la parola “eccomi” pronunciata due volte da Abramo: una volta rivolta a Dio e l’altra rivolta all’angelo. La risposta di Abramo “hinnenî” cioè eccomi”, o meglio ancora “ecco me” è una espressione biblica indicante una vera sottomissione, una prontezza a far accadere qualcosa nella vita di una persona. Infatti, Abramo, appena ha sentito il progetto per il quale Dio l’ha chiamato, non fa nient’altro che eseguire: si alza di buon mattino, sella l'asino, prende con sé due servi e il figlio Isacco, spacca la legna per l'olocausto e si mette in viaggio verso il luogo che Dio gli ha indicato.  Abramo ascolta Dio che parla nel suo cuore e si mette subito al servizio di Dio: il suo hinnenî” è davvero non solo sottomissione, ma anche prontezza a realizzare. Questo suo hinnenî” è anche la sua fede, la sua obbedienza. Infatti, come dirà l’autore della Lettera agli Ebrei “Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: in Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome” (Eb 11,17-18)”.

Abramo risponde con “hinnenî” quando è chiamato e poi esegue anche quando gli si è stato chiesto qualcosa di umanamente assurdo: “prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami Come mai Dio può chiedere a un padre di offrire un figlio in sacrificio? Non si tratta soltanto di un figlio ma “tuo figlio”, il tuo unigenito” soprattutto quello che “tu ami”. Ad Abramo viene chiesto di sacrificare il proprio futuro, il futuro che egli ama e che rischia di rimanere senza discendenza e sparire dal mondo senza lasciare traccia alcuna. Ma anche in quella situazione Abramo è conseguente con il suo “eccomi”, esegue con obbedienza e fede. Obbedisce anche all’angelo che lo chiama e risponde “eccomi” e davanti al progetto di Dio, egli esegue, ma è impressionante la conclusione: “Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito” ma l’autore aveva già avvertito al v. 1 che si trattava di una prova: “in quei giorni, Dio mise alla prova Abramo”. Dio voleva sapere se Abramo provava timore di Lui, ne mette alla prova la fedeltà e la fiducia.

Anche al centro della nostra vita dovrebbe esserci la parola “hinnenî”, dovrebbe esserci l’obbedienza, parola che deriva dal latino ob-audire = ascoltare. L’ascolto della voce di Dio e del suo messaggio è alla base dell’obbedienza di Abramo e dovrebbe esserlo anche della nostra. Abramo non discute con Dio, accetta senza condizioni, non capisce, non sa, ma si fida. È una fede quella che richiede la fiducia e l’abbandono. Ma, come abbiamo detto, richiede anche “ascolto”. Ed ecco che nel racconto della Trasfigurazione, la voce dice: “Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!

“Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo”

E’ l’esperienza della trasfigurazione. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, li porta su un alto monte dove è trasfigurato: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. Ad un certo momento una voce si fa sentire: Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!”. Ricordiamo però che sono due soltanto i momenti in cui Dio parla nei Vangeli: nel momento del battesimo e in quello della trasfigurazione: “Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11) e “Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mc 9,7).  In Mc 9,7 si aggiunge una parola definitiva che non c’è nel battesimo: “ascoltate lui”.

È Dio stesso ad avvolgere Pietro, Giacomo e Giovanni con la sua nube e ad indicare loro che cosa devono fare: “ascoltatelo!” Tutto questo ci fa pensare anche all’imperativo dell’ascolto che contraddistingue l’Antico Testamento: “Ascolta, Israele”. L’ imperativo «Ascolta!», in ebraico Shemà, la Bibbia esalta questo verbo, in essa il verbo «ascoltare» non significa soltanto “udire”, ma equivale spesso a “obbedire”. Si tratta, quindi, di un’adesione intima e non di un mero sentire esterno, è necessario un orecchio libero dalle “ortiche” delle chiacchiere, è il non essere «ascoltatore smemorato ma colui che mette in pratica», come scrive san Giacomo.

Il Padre dice: “ascoltatelo!” cioè ubbidite a lui e seguitelo, dategli ascolto, fidatevi di lui: io stesso, Vostro Dio, ve lo confermo poiché sono io che lo sto guidando in questo cammino che lo porterà presto a dare la vita a Gerusalemme. E’ lì che dovrete seguirlo senza scoraggiarvi di fronte all’apparente fallimento che vi sembrerà di vivere. Il principio è dunque ascoltare Gesù, la trasfigurazione comincia quando inizio ad ascoltare lui invece di me stesso. Quando la mia vita è veramente centrata sull’ascolto, credo alla sua parola, quando è giocata su di lui ed è proprio l’ascolto progressivo che mi trasforma.

Siamo dunque invitati a seguire Gesù verso Gerusalemme, verso la sua passione e ad essere obbedienti anche quando ci viene richiesta qualcosa che umanamente ci sembra assurda. In questo senso la prova di Abramo è la nostra povera e travagliata vita umana che ci può condurre in situazioni di prova – è quella in cui ogni uomo può imbattersi: prima o poi il credente sperimenta che occorre rinunciare a ciò che ha di più caro e su cui ha fondato la propria vita, per offrirlo puntualmente a Dio. In caso contrario, egli entra in una logica idolatrica, in base alla quale ripone la speranza non in Dio, ma nel suo dono, che finisce per diventare un inciampo… Sì, il credente impara, con fatica, a rinunciare liberamente a ogni persona, a ogni relazione, a ogni cosa, perché nulla gli appartiene: Dio dona tutto, ma tutto a lui appartiene. Dirà Paolo: «Ogni cosa appartiene a voi, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3,22-23). (Enzo Bianchi).

Con l’ “Ascoltatelo”, per Papa Francesco, i discepoli missionari “sono chiamati a seguire il Maestro con fiducia, con speranza, nonostante la sua morte; la divinità di Gesù deve manifestarsi proprio sulla croce, proprio nel suo morire “in quel modo”, tanto che l’evangelista Marco pone sulla bocca del centurione la professione di fede: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»” e come Dio ha richiamato dai morti Gesù Cristo, «il primogenito di una moltitudine di fratelli» (Rm 8,29), così richiamerà ciascuno di noi dalla morte alla vita eterna nel suo Regno.

15 PM Allamano Traverso 1

Signore Gesù,
che hai fatto dono alla Chiesa
del tuo fedele servo, Giuseppe Allamano,
perché la gioia del Vangelo,
grazie ai suoi missionari e missionarie, 
giungesse sino ai confini della terra,
ascolta la nostra preghiera.

Fa’ che,
ricordando il giorno della sua “nascita al cielo”
abbiamo sempre viva memoria
di una guida così luminosa,
per potere imitare, con generoso impegno,
il suo esempio di ordinaria santità;
e affretta, per noi, il giorno
in cui vedremo proclamata la sua santità,
a gloria del tuo nome
e consolazione dei popoli del mondo.

Amen

 

Lord Jesus,
you have made to the Church
the gift of your faithful servant, Joseph Allamano,
so that the joy of the Gospel,
thanks to his missionaries,
may reach the ends of the earth,
listen to our prayer:

Grant that,
remembering the day of his “heavenly birth”
we may always have a vivid memory
of such a bright guide,
to be able to imitate, with generous commitment,
his example of ordinary holiness;
and hasten for us the day
when his holiness will be proclaimed,
for the glory of your name
and the consolation of the peoples of the world.

 

Amen

15 DM quaresima 2

Letture: 
Gen 9,8-15; 
Sal 24; 
1Pt 3,18-22; 
Mc 1,12-15. 

“Io stabilisco la mia alleanza con voi”

Il tema dell'alleanza permea le tre letture di questa prima domenica di Quaresima. Con il diluvio, il peccato dell'umanità fu annegato e da quelle acque nacque una nuova umanità, simboleggiata da Noè e dalla sua famiglia. Con questa umanità, Dio stabilì un'alleanza frutto del suo amore incondizionato, della sua misericordia e della sua generosità, ma anche frutto della sua pazienza, come dice Pietro nella seconda lettura: “Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca”. Il nostro Dio è un Dio d’amore  che aspetta pazientemente la nostra conversione. È lui che stringe l'alleanza con tutti gli esseri viventi. Quanto è grande l'amore misericordioso di Dio! Com'è bello sentire le parole: “non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra”! Quali parole confortanti pronunciate solennemente da Dio dopo la punizione del diluvio.

Convertitevi e credete nel Vangelo”

Nel Vangelo ascoltiamo le prime solenni parole di Gesù, il mediatore della nuova alleanza: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Come dice l'autore della Lettera agli Ebrei, Cristo è sommo sacerdote e mediatore della nuova alleanza, all'inizio del suo ministero pubblico, come si legge nel Vangelo, comunica che con Lui, nella sua persona, si sta compiendo, il tempo delle promesse messianiche. Il regno di Dio è vicino, si è avvicinato: è qui ... è Lui stesso in persona. Come Dio stipula la sua alleanza con la nuova umanità, dopo un diluvio, così Gesù, dopo un momento di smarrimento nel deserto, pronuncia le parole che inaugurano, non solo la sua vita pubblica, ma solennemente anche "il regno di Dio" per la nuova umanità dove Lui stesso è il mediatore della nuova alleanza. Sarà un Regno di amore e di pace, un Regno in armonia con Dio, con gli uomini e con la natura dove si potrà anche “convivere con animali selvatici”, come all'inizio della creazione, quando Adamo era stato posto tra gli animali. Attraverso la persona di Gesù, il regno di Dio viene concretizzato, e diventa il criterio di vita per la nuova umanità.

Colpisce che Gesù non inauguri il regno di Dio subito dopo il battesimo, ma dopo quaranta giorni nel deserto. Un luogo scelto non per sua libera iniziativa, ma per opera dello Spirito Santo ... anzi è stato trascinato come sottolinea la sfumatura del verbo greco: "lo Spirito sospinse Gesù nel deserto".

Marco vuole sottolineare che il passaggio nel deserto non è stato accidentale, ma è opera dello Spirito Santo. Gesù va nel deserto perché lo Spirito Santo vuole che vada lì per essere tentato, come ogni uomo è soggetto alla tentazione. Gesù, come Noè, con la fede sconfigge le tentazioni e proclama la sua vittoria: l'istituzione del regno di Dio. Pertanto, non si può essere membri di questa nuova famiglia, nuova umanità, se non si superano con fede le tentazioni nei nostri deserti quotidiani, dobbiamo attraversare il deserto ogni giorno per purificarci. Questo è il tempo della Quaresima: un tempo di deserto, dove affrontiamo "animali selvaggi" come un luogo in cui non solo identifichiamo le nostre tentazioni ma siamo in grado di affrontarle e purificarle per vincere ed entrare in relazione con il regno di Dio .

A tal fine, Gesù indica due vie: la prima è quella della conversione e la seconda è quella del credere al Vangelo. Infatti dice "convertitevi e credete nel Vangelo". La prima via da percorrere è quella della conversione, metanoia, cioè cambiare stile di vita, è una svolta decisiva che consiste nell'allontanarsi dal passato per iniziare un nuovo cammino orientato verso Cristo, la Buona Novella della salvezza. La seconda via  da imboccare è vivere e credere al Vangelo, aderire pienamente al Regno di Dio, che si manifesta in Gesù. Credere è aprirsi e avere piena fiducia in questo nuovo progetto del Regno, è quindi seguire Gesù. Gesù dice che è giunto il momento perché il Regno di Dio è presente, attraverso la sua persona, e dobbiamo, conseguentemente, comportarci in modo nuovo: convertirci per camminare verso il Regno,  credendo al Vangelo.

La Quaresima è un percorso necessario per la nuova umanità che deve, come Cristo, fare propria la presenza del Regno di Dio nella vita quotidiana. Dovremmo essere noi stessi il Regno di Dio in mezzo alla società. Per questo è imperativo convertirsi, pentirsi e credere nel Vangelo.

Il Discepolo missionario è invitato a seguire Gesù poiché la “conversione è seguire il modello di Dio” che è amare. “L’amore è sempre libero ed essendo libero  richiede una risposta libera: cioè richiede la nostra conversione. Si tratta cioè di cambiare mentalità – questa è la conversione, cambiare mentalità - cambiare vita: non seguire più il modello del mondo, ma quello di Dio, che è Gesù.  seguire Gesù, come aveva fatto Gesù e come ci ha insegnato Gesù”.

Novena al Beato Giuseppe Allamano

08 PM ALL 52

Impariamo dagli esempi di vita del Beato Giuseppe Allamano e chiediamo la sua intercessione

1° Giorno - Il Signore mi chiama oggi

La mia più grande consolazione è di aver sempre fatto il possibile per seguire la vocazione che il Signore mi aveva data. Da giovane avevo due fratelli: uno studiava medicina e l'altro legge; volevano che studiassi anch'io come loro. Ma io ho risposto: No, io voglio essere sacerdote! Volevano almeno che prendessi la licenza liceale e Mons. Gastaldi non era contrario. Ho guardato un poco i loro libri, e poi mi sono stufato e ho detto: Adesso il Signore mi vuole, chi mi assicura che da qui a tre anni il Signore mi chiamerà di nuovo? E ho fatto gli studi in seminario e sono contento. Dovrei stare in ginocchio tutta la vita con la testa china, per ringraziare il Signore della vocazione. (Allamano) 

Riflessione e proponimento

  • · Signore, che cosa vuoi da me oggi? Allarga il mio cuore affinché sia sempre pronto a fare ogni giorno la tua volontà.
  • · Dammi, Signore, una determinazione simile a quella del Beato Allamano nella realizzazione della vocazione che mi hai dato, segno del tuo amore per me.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

2° Giorno - Nel tuo nome getterò le reti

Dieci anni fa avevo incorso una gravissima malattia che mi portò fino alle porte del paradiso, donde fui ricacciato qui in terra, perché non ne ero ancora degno; il nostro Card. Arcivescovo veniva a trovarmi quasi tutte le sere, e siccome avevamo già parlato di questa istituzione, gli dissi: - Sicché ormai all'Istituto penserà un altro. E lo dicevo contento, forse per pigrizia di non sobbarcarmi ad un tale peso. Egli però mi rispose: No, guarirai, e lo farai tu. E sono guarito. Andai poi a Rivoli, e là, il giorno di S. Fedele da Sigmaringa (di cui sono sempre devoto in modo speciale dal Seminario) posi sull'altare una lunga lettera in cui si decideva la fondazione: celebrai la Messa in onore del Santo, indi andai a impostare la lettera che inviavo al Cardinale Arcivescovo. (Allamano) 

Riflessione e proponimento

  • · Chiediamo al Signore che accresca la nostra fede e fiducia in Lui che è nostro Padre provvidente. Ho fiducia nel Signore nei momenti difficili della mia vita?
  • · Donami, Signore, di imitare la grande fede del Beato Allamano in ogni situazione della vita.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

3° Giorno - Per più di un mese la “Consolatina” rimase chiusa e vuota

Partiti i primi missionari per l’Africa, partirono anche subito per le loro case i pochi rimasti, così la piccola casa madre (Consolatina) rimase vuota; dopo alcuni giorni ho chiuso la porta, mi sono messo le chiavi in tasca, le presentai alla Consolata e, pregando ogni giorno ai suoi piedi, le dissi che l’opera era sua, le chiavi erano sue, le missioni erano state da lei volute, che pensasse lei ad ispirare vocazioni missionarie, a riaprire la casa. Così nella preghiera io passavo tranquillamente i miei giorni aspettando divedere ciò che la SS. Consolata avrebbe fatto per le sue missioni. Però avendo anche un po’ di trepidazione per i cari missionari partiti, temevo di non potere poi presto aiutarli con altro personale. Ed ecco che subito dopo otto nuovi missionari sono entrati in questo Istituto. (Allamano)

Riflessione

  • Sono convinto che l’adesione alla volontà di Dio mi dia la forza per superare i momenti difficili che sembrano non avere una via d’uscita. Ripenso ad alcune istanze in cui  mi sono forse trovato nella situazione del Beato Allamano…
  • Come affronto, nella preghiera, le situazioni difficili della mia vita?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

4° Giorno - Voglio roba scelta

Ricordo la visita che ci fece il Cardinal Cagliero, da poco giunto dalle missioni d’America. Egli si intrattenne con la comunità in salone e fra l’altro ci spronava a fare un po’ di propaganda presso le nostre amiche e conoscenze affinché si decidessero ad entrare nell’Istituto perché le missioni avevano bisogno di apostole; e così dicendo ci insegnava anche il modo e il discorsetto da fare. Noi eravamo tutte raggianti e piene di entusiasmo a tali incitamenti; ma presto il nostro entusiasmo si calmò perché il Padre, un po’ scostato dietro il cardinale ci faceva un segno negativo con il dito e col capo e le sue labbra sussurravano un ‘no, no, no’. In conferenza poi ci disse “Ogni spirito… ma questo non è il nostro spirito”. (Una Missionaria)

In seguito l’Allamano commentò: avete sentito cosa ha detto il Cardinale della propaganda? Secondo lui bisogna far venire tutti! Adagio… Tutti i giorni ci sono delle domande; io ne accetto poche. Mi dicono che non le voglio; non è vero; io le provo. Voglio roba scelta!

Riflessione

  • Riesco a vivere nella mia vita lo “stile” dell’Allamano: roba scelta, pochi ma di prima qualità, non il numero ma la qualità? Come posso esprimere questo suo “stile”?
  • Quale segno del dito farebbe il Beato Allamano oggi, guardando al mio agire quotidiano?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

5° Giorno - La messa era il centro della sua giornata sacerdotale

Il Canonico Allamano era sacerdote di grandi virtù sacerdotali. Era ammirabile nella pietà, che rifulgeva in modo speciale nella celebrazione della S. Messa. Nessuna cosa od occupazione lo dispensava da una buona preparazione e da un fervoroso ed accurato ringraziamento, che spesso prolungava fino all'ammirazione di quanti lo avvicinavano.

Per conto mio attesto che mi sono formato allo spirito ecclesiastico anche solo nel mirarlo a celebrare la S. Messa, nel vedere la sua compostezza e fervore mentre pregava.

La Messa celebrata da lui era veramente un mistero d'amore. All'elevazione era mia abitudine guardarlo, perché gli veniva sempre un sorriso sincero come se sorridesse a qualcuno. Ho notato che nella celebrazione sembrava un angelo. (Testimoni) 

Riflessione

  • · Com’è la mia Messa? La considero il centro, fonte e culmine della mia vita?
  • · Signore, dammi un cuore eucaristico, traboccante d'amore per te e per i miei fratelli e sorelle!

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega me.

6° Giorno – Sentirci figli e figlie della Madonna

La pietà mariana non è solo garanzia di predestinazione, ma anche di santificazione. Chi vuole giungere alla santità senza la Madonna, vuol volare senza ali. Più ricorriamo a Lei per avere grazie e santità, e più facciamo piacere a nostro Signore. Tutti i santi furono devoti della Madonna. La più bella omelia di S. Girolamo è quella sulla Madonna. Non avrei mai creduto che questo santo piuttosto rustico fosse tutto tenerezza nel parlare di Lei. S. Bernardo dice che la Madonna è fonte e canale. È fonte di grazia, basta andare a prenderla; ed è canale, perché tutte le grazie passano da Lei. Ciò che Dio può per onnipotenza, la Madonna può con la preghiera. La Madonna è onnipotente per grazia. In Dio e con Dio può tutto. È tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie. Al dire dei santi, Ella è l’onnipotenza supplichevole. (Dagli insegnamenti dell’Allamano)

Riflessione

  • Quale posto ha la Madonna nella mia vita? Nutro per lei una fiducia simile a quella dell’Allamano?
  • Quali espressioni di devozione mariana prediligo e perché? Come posso migliorare il mio rapporto con la Madre di Gesù?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

7° Giorno - Quel coretto sia la nostra gioia

L’Allamano faceva frequenti e lunghe visite a Gesù Sacramentato dai coretti del Santuario e, durante le medesime, si intratteneva in fervida preghiera. Anche alla sera, prima del riposo, di quando in quando si recava dai coretti a fare la visita. Così che quando io lo cercavo e non lo trovavo in camera o nel suo confessionale, ero certo di trovarlo in preghiera nei coretti del santuario, che gli offrivano, data la loro ubicazione, situati a pochi passi dalla sua camera, l’occasione propizia di espandere il suo cuore dinnanzi a Gesù Sacramentato, e trattenersi con Lui in fervido colloquio. (C. Scovero)

“Va sul coretto che dà nel santuario e fa compagnia alla SS. Consolata e a Gesù Sacramentato. Quando sono libero ti faccio chiamare” (G. Cravero)

Riflessione

  • Il Fondatore si è creato i suoi luoghi di preghiera. Quali sono i miei? Quanto li frequento? Sono convinto che senza preghiera non ci può essere vera vita cristiana?
  • Esiste anche nella mia vita una speciale predilezione per l’Eucaristia e la Madonna Consolata?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

8° Giorno – Un sospiro di soddisfazione…

Avendo noi detto al Papa che il nostro apostolato non consiste soltanto nei catechismi, ma che, come introduzione e in parallelo ad esso, ci occupavamo pure della salute e del progresso materiale degli africani, sia con le cure degli ammalati, sia con l’abituarli al nostro tipo di lavoro, Sua Santità diede un sospiro di soddisfazione: “Ma bene, ma bene, fateli laboriosi e saranno anche dei buoni cristiani”.

In seguito l’Allamano commentava: “Noi non abbiamo fatto altro che mettere in pratica il consiglio datoci da S. S. Papa Pio X nelle udienze concesseci. Fu lui l’ispiratore, fu lui che insistette che i missionari non si accontentassero di evangelizzare, battezzare, ma prima di tutto lavorassero la terra insegnando l’agricoltura agli indigeni” (F. Gaberutti).

Riflessione

  • Il metodo apostolico dei primi missionari della Consolata si riflette oggi il metodo della “nuova evangelizzazione”: annuncio dell’amore di Dio che salva e dono di sé al prossimo, particolarmente ai più poveri.
  • Come posso applicare il metodo voluto dall’Allamano alla mia vita di ogni giorno?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

9° Giorno – Santità di vita

«È certo che io ebbi fin da principio l'impressione di aver veduto e parlato con un santo, parlando e vedendo e trattando col can. Allamano. […]. Ho veduto in lui non la santità delle cose straordinarie, che è piuttosto la santità “ad extra”, ma la “vera santità”, cioè quella interna, personale, che si manifestava all'esterno nella decorosa nobiltà del portamento, congiunta con modestia e umiltà; gravità nell'incedere senza fasto o rudezza o rigidità; graziosità sobria nel parlare, temperanza nei gesti, riverenza nel trattare con tutti, temperanza nel ridere, nel discorrere e tutto con la più grande naturalezza, e non solo qualche volta, ma continuamente, in ogni circostanza, con qualunque persona, in ogni luogo. […].

Sembrava che avesse davvero l'aureola della santità attorno a sé, ché difatti da tutta la sua persona traspariva come un fluido spirituale, e all'esterno veniva rispecchiata la grandezza, la bellezza, lo splendore della sua anima. Ma come fare a descriverlo? Bisogna averlo veduto! Chi l'ha veduto ha visto un uomo tutto di Dio […]. Sapeva di essere nipote di un santo [Giuseppe Cafasso] e voleva ad ogni costo essere santo anche lui, diceva, e ci riuscì» (G. Cravero)

Riflessione

  • Giuseppe Allamano credeva che la santità fosse la prima e vera vocazione di ogni cristiano. Come vivo io la chiamata alla santità? Uso tutti i mezzi per raggiungerla?
  • “Essere straordinari nelle cose ordinarie”: questo fu il suo segreto. Qual è il mio?

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Beato Giuseppe Allamano, prega per me.

Preghiera per chiedere la canonizzazione del Beato G. Allamano

Dio nostro Padre,
ti ringraziamo per aver annoverato
Giuseppe Allamano tra i Beati della Chiesa.

Egli ha fatto risplendere tra di noi
la tenerezza della tua paternità;
ha onorato Maria Consolata
come madre piena d’amore
e ispiratrice della Missione tra i popoli.

Ti chiediamo ora di donare alla Chiesa
la gioia di venerarlo tra i santi
come testimone esemplare
dell’annuncio di Gesù e del suo vangelo.

Umilmente ti supplichiamo
di esaudire per sua intercessione
quanto il nostro cuore, con fiducia, ti chiede.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

08 DM hand 1331323 1280

Letture:
Lv 13,1-2.45-46;
Sal 31;
1Cor 10,31-11,1;
Mc 1,40-45. 

La prima lettura e il Vangelo hanno in comune il problema del lebbroso, allo stesso tempo, però si differenziano in alcuni aspetti. La prima lettura focalizza l’attenzione sull’emarginazione sociale del lebbroso obbligato “ad abitare fuori dell'accampamento”, vestendosi ad un certo modo e considerandosi impuro, nel Vangelo, Gesù non solo si lascia avvicinare e toccare dal lebbroso, ma egli stesso tocca il lebbroso mostrando che Dio non vuole più barriere ed esclusioni tra il puro e l’ impuro e si avvicina all’uomo nella sua povertà per salvarlo.

È impuro, se ne starà solo e abiterà fuori dell'accampamento

La pagina del Levitico descrive la condizione sociale del lebbroso: uomo escluso ed emarginato della società perché, appunto, impuro, il quale era considerato pericoloso e doveva essere evitato. Due le caratteristiche: essere solo e vivere fuori dai luoghi abitati, lui stesso, doveva evitare di entrare in contatto con gli altri. Non doveva abitare in una casa, ma “fuori dell’accampamento”, molto appartato, vivere da solo come se fosse morto. Inoltre, doveva assumere alcune caratteristiche dispregiative: “vesti strappate”, il capo scoperto, velato fino al labbro superiore e, addirittura, gridare “impuro, impuro”. Questo modo di essere lo comprendiamo meglio pensando alla situazione di Miryam, sorella di Mosè, era considerata morta, (Nm 12,12) quando ebbe la lebbra. La lebbra era la morte. Così, erano esclusi e emarginati dalla casa, dalla comunità e dalla società, il lebbroso, ma, come accennato, non destava compassione poiché era ormai morto, ma nel brano del Vangelo, Gesù, davanti ad un lebbroso che vuole essere guarito, “ne ebbe compassione, tese la mano e lo toccò”.

“Ne ebbe compassione, tese la mano e lo toccò “

La narrazione evangelica descrive due persone coraggiose e controcorrente: il lebbroso e Gesù.

Quanto al lebbroso, seppur perfettamente a conoscenza della sua situazione e delle conseguenti restrizioni a cui è sottoposto per legge, si avvicina coraggiosamente a Gesù, si inginocchia e grida invocando la purificazione. È una rottura completa: doveva essere da solo e fuori dell’accampamento ma egli va incontro a Gesù che certamente è accompagnato da altre persone; avrebbe dovuto andare da un sacerdote, ma va dal figlio del falegname; alcuni ammalati gridano o implorano utilizzando un titolo messianico “Signore”, oppure “maestro” oppure “Cristo”, ma egli dice soltanto “se vuoi, puoi purificarmi” questa richiesta rende palese la sua fede. Sarebbe stato costretto almeno a gridare “impuro, impuro”, ma il lebbroso ha il coraggio di trasgredire la legge per essere “purificato” e l’umiltà di riconoscere che da solo non avrebbe potuto fare nulla e che solo Gesù avrebbe potuto fare qualcosa: “se vuoi, puoi purificarmi”. Egli non chiede la cura ma di essere purificato. Ricordiamo che, secondo 2 Cr 23,6, era solo Dio l’unico che poteva guarire la lebbra, ma ai lebbrosi era impedito di andare da Dio, di partecipare al culto. Il nostro lebbroso chiede che sia ristabilito il suo rapporto con Dio, che sia accolto da Dio, che sia ancora degno di Dio. Chiede di essere purificato per ristabilire la sua vera comunione con Dio e con i fratelli, di non essere più solo, ma in comunione con il prossimo. Per questo bisogna avere il coraggio di accettare ed affrontare la personale condizione di lebbroso, di avere il coraggio di rifiutare la lebbra. Solo con questo coraggio, posso avere la spinta di uscire da me ed andare verso Gesù non per imporre il mio volere ma il suo.

Dall’altra parte abbiamo anche Gesù che trasgredisce la legge per il bene della persona, Egli si lascia avvicinare e compie un grande gesto: lo tocca. Ma l’Evangelista, prima di descrivere i gesti di Gesù, sottolinea anzitutto il sentimento profondo di Gesù al vedere il lebbroso: “ne ebbe compassione”, sentimento che nel Nuovo Testamento, viene attribuito solo a Dio e di Gesù esprime la tenerezza. Avere compassione è un verbo che caratterizza l’attività missionaria di Gesù in mezzo alla gente, Papa Francesco, all’inizio della Bolla di indizione “Misericordiae Vultus” afferma che Gesù Cristo è il volto della misericordia di Dio. Gesù, camminando tra la gente, durante il suo ministero, vede la sofferenza umana alla quale risponde con una grande effusione di compassione, al vedere il lebbroso, egli ebbe compassione e poi agì: tese la mano e lo toccò.

Per ristabilire la comunione con l’uomo che gli si è avvicinato, Gesù tende la mano e questo è “segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore.”, la mano di Gesù è tesa verso il povero uomo. Papa Francesco, nel messaggio della IV Domenica dei poveri afferma che “Tendere la mano fa scoprire, prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita. Quante mani tese si vedono ogni giorno! Purtroppo, accade sempre più spesso che la fretta trascini in un vortice di indifferenza, al punto che non si sa più riconoscere il tanto bene che quotidianamente viene compiuto nel silenzio e con grande generosità”.

Altro gesto che Gesù compie è toccare, mentre la legge interdice il toccare un lebbroso, Gesù fa il contrario: lo tocca per mostrare il suo amore misericordioso. Lo fa come Dio poiché Dio dell’Antico Testamento stende la sua mano, in prima persona o attraverso i suoi inviati, per purificare, infondere sicurezza e coraggio. Gesù fa lo stesso: lo tocca per purificare. Il tatto è anche il senso dell’accoglienza.

Chiamato ad essere discepolo missionario che si avvicina, tendi la mano e tocca, come dice Papa Francesco: “in questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico, la mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere, la mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibili ...”

01 PM preghiera febbraio 2021

A febbraio Francesco esorta, in particolare, a pregare e impegnarci, tutti, per le tante donne che ogni giorno subiscono maltrattamenti nel mondo. La sua intenzione è affidata, come di consueto, al video diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera e questo mese si cerca di rendere visibile la drammaticità dell’argomento anche attraverso il racconto delle immagini

Sono “una vigliaccheria e un degrado” per gli uomini e “per tutta l’umanità” le varie forme di maltrattamento che subiscono molte donne. Non usa mezzi termini Papa Francesco per parlare di questo dramma dai molti volti, levando, ancora una volta, la sua voce e la sua preghiera in difesa delle tante donne che nel mondo ogni giorno continuano a subire violenza psicologica, verbale, fisica e sessuale. “È impressionante il numero di donne colpite, offese, violate”, nota con dolore il Papa che più e più volte, nel corso del suo Pontificato, ha volto l’attenzione del mondo su questa piaga. Oggi lo fa con l’intenzione di preghiera per il mese di febbraio, diffusa come di consueto dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa.

Preghiamo per le donne vittime di violenza, perché vengano protette dalla società e perché le loro sofferenze siano prese in considerazione e ascoltate da tutti.

 

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Letture:
Gb 7,1-4.6-7;
Sal 146;
1 Cor 9,16-19.22-23;
Mc 1,29-39

C’è un filo conduttore tra la seconda lettura tratta dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinzi e la pagina del Vangelo che la liturgia ci propone: annunziare il Vangelo come un vero missionario itinerante.  Per Gesù, bisogna andare ovunque, nelle città e villaggi, nelle sinagoghe e nelle case, affinché il Vangelo sia annunciato e conosciuto. Per Paolo che procede nel solco del grande Maestro, l’annunzio del Vangelo non è  un vanto o un guadagno, ma una necessità, anzi, guai a lui se non annuncia il Vangelo.

“Andiamocene altrove, nei villaggi vicini…”

La pagina del Vangelo di questa domenica è una descrizione della giornata-tipo di Gesù, da Lui vissuta con i  primi discepoli a Cafarnao. La giornata mostra non solo che Gesù è un vero missionario itinerante e che attua la sua missione con umanità, con ricchezza e con profonda delicatezza; sono descritti i sentimenti umani di Gesù  come l’amicizia, la tenerezza e la compassione. Il Maestro si trova a Cafarnao, una città situata sulla riva nord del lago di Tiberiade in Galilea, dopo aver partecipato alla celebrazione del sabato, nella Sinagoga, entra nella casa di Pietro e si trova davanti ad un’ inferma, la suocera di Pietro. Gesù non rimane indifferente: immediatamente, di sua libera iniziativa “si avvicina e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò”. Gesù compie tre gesti significativi: ascoltare, farsi avanti e risvegliare con il suo toccare. Gesù assume, attraverso l’ascolto, la condizione della suocera. Quant’è importante l’ascolto! Infatti, “E’ solamente dopo aver ascoltato, attraverso l’orecchio di Dio che siamo in grado di dire la parola che il Signore vuol dire e di fare ciò che il Signore vuole che facciamo” (Bonhoeffer). Gesù dopo aver ascoltato, si fa avanti, si avvicina, non basta dunque ascoltare, bisogna avvicinarsi per potere toccare con  mano. Marco poi dice: “la risvegliò avendole preso la mano”. Attraverso il suo toccare,  la risveglia, la rimette in piedi, la restituisce a se stessa. Egli la tocca con la mano, anzi il testo greco si rende come “si impadronisce con la sua mano”. Con la nostra mano trasmettiamo la possibilità che in essa abbiamo di riuscire   a guarire.

È bellissima l'immagine della suocera che, appena la febbre la lascia, si mette subito al servizio degli altri, la febbre le impediva di servire, ma ora può farlo. Marco usa il verbo "servire" che non è il semplice servizio a tavola, ma è sinonimo di “seguire”: la suocera si mette alla sequela di Cristo. Al crepuscolo, Gesù, ancora nella casa di Pietro, accoglie e guarisce i malati e gli indemoniati, la classe emarginata dell'epoca. Li accoglie e li guarisce alla porta di una casa e non nella sinagoga; anzi vuole andare altrove, nei villaggi vicini per continuare la sua missione. Gesù è un vero missionario itinerante. “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”

Con queste parole Gesù rivela che l'unica ragione della sua azione è fare la volontà del Padre e la sua missione principale è l'annuncio della salvezza che è per tutti gli uomini e non prerogativa di alcuni. Anche questa dovrebbe essere la ragione dell’azione del discepolo missionario, come ha ben compreso Paolo l’Apostolo delle genti, il missionario itinerante con i suoi tre grandi viaggi, essere capace di dire: “Guai a me se non annuncio il Vangelo”.

“Guai a me se non annuncio il Vangelo”

Nel capitolo autobiografico di Paolo, 1 Cor 9,1-33, l’autore afferma chiaramente la primazia del suo essere apostolo ed evangelizzatore, ha rinunciato a tutti i diritti degli apostoli, a vantaggio degli altri. Per essi, si è fatto tutto a tutti, come Cristo, per predicare il Vangelo. Predicare il Vangelo, per Paolo e per un cristiano, è un dovere, è una vera e propria necessità. Nel testo originale, l’autore usa il termine greco “anánkç” che indica qualcosa di “ineluttabile, contro il quale è inutile lottare e opporsi”. Per Paolo quella potenza ricevuta lungo la via di Damasco, aveva travolta la sua vita come una “potenza del destino che è caduta su di lui. Ne è stato sequestrato e non è possibile per lui sottrarvisi”.  Paolo non ha scelto il servizio o il compito di portare il Vangelo. Questa sua missione, fa parte della sua stessa natura e non può fare diversamente. Essa è una necessità, così come lo fu per Gesù. È dunque questo dovere ineluttabile di predicare il Vangelo che spinge Paolo ad essere missionario del Vangelo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo”.

Questa sua nuova missione è di iniziativa divina, e non umana, come  la sua prima missione, quella di persecutore dei cristiani. Se è di origina e di iniziativa divina non può dunque, di conseguenza, pretendere di avere una ricompensa, un guadagno oppure motivo di vantarsi.  La sua ricompensa consiste piuttosto nell’annunciare il Vangelo gratuitamente, lavorando con le proprie mani per mantenersi. Tale missione è caratterizzata dalla gratuità stessa del suo ministero, “per non recare intralcio al Vangelo di Cristo” (9,12.15).

Per tale missione, si è reso libero sia dagli impegni umani, sia dalle costrizioni culturali o religiose del suo popolo per farsi “tutto per tutti, per guadagnarne il maggior numero”. L’azione dell’apostolo Paolo è solo l’annuncio del Vangelo, una “comunione al Vangelo” (Fil 1,5) tra i destinatari e il mandante: “tutto faccio per il Vangelo, per divenirne compartecipe con loro” (v.23). Nell’annunciare agli altri, in qualunque situazione esistenziale essi si trovino, Paolo annuncia il Vangelo anche a se stesso.

 

Il discepolo missionario è un innamorato di Gesù che si impegna a farlo conoscere. Infatti, Papa Francesco afferma: “Se a noi il Signore Gesù ha cambiato la vita, e ce la cambia ogni volta che andiamo da Lui, come non sentire la passione di farlo conoscere a quanti incontriamo al lavoro, a scuola, nel condominio, in ospedale, nei luoghi di ritrovo? Se ci guardiamo intorno, troviamo persone che sarebbero disponibili a cominciare o a ricominciare un cammino di fede, se incontrassero dei cristiani innamorati di Gesù. Non dovremmo e non potremmo essere noi quei cristiani? Vi lascio la domanda: “Ma io davvero sono innamorato di Gesù? Sono convinto che Gesù mi offre e mi dà la salvezza?”. E, se sono innamorato, devo farlo conoscere”

Missionario della Consolata in Kenya, Foto: Archivio IMC

O Signore, che nell'immensa tua carità,
per la redenzione del genere umano,
hai ispirato la fondazione della nostra famiglia religiosa
per l'annuncio della salvezza ai popoli,
degnati di illuminare e sostenere con la tua grazia
il nostro Padre Generale e tutti i superiori,
affinché possano attendere alla direzione e formazione di santi missionari;
e dà a noi un cuore docile per essere ripieni di spirito apostolico
e degni figli di Maria santissima Consolata.

Amen.

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