Dec 07, 2021 Last Updated 5:02 PM, Dec 6, 2021

XXIII Domenica - T. O. - Anno A

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Letture:
Ez. 33, 7-9;
Sal. 94;
Rm. 13, 8-10;
Mt. 18, 15-20; “Ammonisci tuo fratello fra te e lui”.

 

Ingresso:
Tu sei giusto, Signore, e sono retti i tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore.

 

Oggi e la prossima domenica ci vengono proposti brani di un nuovo discorso di Gesù (Mt 18), dove Egli enuncia alcune regole di vita comunitaria, indica come si vive all’interno della sua famiglia. Una famiglia di fratelli: ognuno di essi è prezioso agli occhi del Padre, che circonda di speciale misericordia. Tutti perciò devono sentirsi responsabili che nessuno si perda. Non possiamo mai dire di un fratello che si smarrisce: non mi importa di lui. Si arrangi! Deve invece starci a cuore la sua salvezza.

La Chiesa è, appunto, una famiglia dove ognuno è legato all’altro e responsabile dell’altro. Se, allora, “tuo fratello commetterà una colpa contro di te?” o comunque farà azioni che lo portano ad allontanarsi dalla comunità, che cosa si deve fare?

Deve scattare l’operazione di ricupero e nessun tentativo va tralasciato. A partire dal dialogo strettamente personale in cui cerchi di convincere il fratello e di farlo ragionare (ammoniscilo fra te e lui solo).

Una correzione, motivata soltanto dall’amore e fatta con amore umile e discreto, potrà avere un risultato positivo: “ti ascolterà”. Allora “avrai guadagnato il tuo fratello”.

Se invece non ascolterà, se cioè la tua iniziativa personale fallisce, l’interessamento per lui ti porterà a coinvolgere altre persone e insieme cercherete di persuaderlo. Dillo alla comunità? (= Chiesa, la comunità locale). Non nel senso che il fratello colpevole viene denunciato pubblicamente alla comunità perché essa lo estrometta. Ma piuttosto perché l’intera comunità faccia pressione su di lui.

Se poi non ascolterà neanche la comunità, se cioè non accetterà la parola chiarificatrice e vincolante della comunità, guidata dai suoi responsabili, allora sia per te come il pagano e il pubblicano: lo considererai fuori della comunità di vita spirituale.

Ma con loro (i fratelli che agiscono da pagani), al di là di ogni procedura ufficiale, vale qualunque altro tipo di approccio. Così con questo fratello bisogna cercare liberamente e instancabilmente qualunque forma di incontro, qualunque espediente pur di far breccia su di lui. Insomma, i tentativi per salvare un fratello devono essere illimitati e l’amore per lui saprà trovare i più efficaci.

In ogni modo, tutto ciò che la comunità cristiana, guidata dai suoi capi, compie a questo riguardo, cioè il dichiarare un membro colpevole o il riammetterlo col perdono nella famiglia ecclesiale; come pure ogni forma di attività volta a ricuperare il fratello, anche se va al di là e al di fuori della legge - viene approvato in cielo, coinvolge l’intervento di Dio stesso.

La vera fraternità non tollera che si lasci andare il fratello per la sua strada verso la rovina ma porta a fare ogni sforzo per ricondurlo sulla retta via.

L’interessamento al fratello si esprime soprattutto nella preghiera per lui, nella preghiera comune: In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.

Il verbo accordarsi propriamente significa realizzare una sinfonia. È un termine musicale e richiama l’essere intonati, privi di quelle dissonanze che nascono dalla discordia: ma armonizzati e uniti nella carità.
Carità, amore scambievole, che è un debito da pagare lietamente e inesauribilmente (Rm 13,8-10: II lettura). La preghiera che nasce da questo accordo ottiene, perché Gesù stesso è presente tra i fedeli, pregando con loro. E Lui non può non essere ascoltato dal Padre.

Queste parole di Gesù indicano, dunque, la condizione che rende possibile la sua presenza tra i suoi: l’amore reciproco, la disposizione a dare la vita l’un per l’altro genera la presenza di Cristo in mezzo a loro.

La conseguenza pratica di tutto questo è chiara: prima di porre in atto qualunque strategia pastorale, prima di qualunque incontro (di preghiera, di studio o anche ricreativo) noi cristiani sentiamo il bisogno di assicurare quel presupposto indispensabile che è la presenza di Gesù fra noi. Tale presenza non è automatica, ma è legata alla sinfonia di amare secondo il Vangelo.

Dio ci dà i Dieci comandamenti:

1 - Non avrai altro Dio fuori di me: il denaro, il potere, la gloria

2 – Non nominare il nome di Dio invano

3 – Ricordati di santificare le feste

4 – Onora i genitori – educa i figli

5 – Non uccidere: l’aborto – l’eutanasia

6 – Non commettere adulterio – divagare di sesso in tutti i sensi

7 – Non rubare

8 – Non dire falsa testimonianza

9 – Non desiderare la donna d’altri: il divorzio

10 – Non desiderare la roba d’altri: certe pubblicità sono male.

La Chiesa ci propone:

A)  i sette sacramenti: battesimo, cresima, confessione, Eucaristia, matrimonio, ordine, unzione degli infermi.

B) preghiera, mattino e sera e nel giorno del Signore con partecipazione alla Messa.

Se un cristiano non fa risaltare queste cose quando parla con i fratelli cristiani, non vuole il loro bene; inganna sé stesso ed inganna loro.

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