Nov 20, 2018 Last Updated 9:05 PM, Nov 20, 2018
Spiritualità

Letture:
Dn. 7,13-14;
Sal. 92;
Ap. 1,5-8;
Gv. 18,33-37; Cristo Re dell’universo. “Il mio regno non è di questo mondo…. Tu lo dici: Io sono re. Per questo io sono nato e per questo io sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità …”

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il suo regno che viene.

Siamo al termine di questo anno liturgico “B” con il Vangelo di Marco. La prossima domenica è la Prima di Avvento dell’ANNO “C”.

Oggi, festa di Cristo Re, troviamo un testo di Giovanni che ci parla delle ultime ore di Gesù e precisamente l'incontro tra Gesù e Pilato nel pretorio.

Il testo può essere diviso in tre parti.

1. Pilato vuole capire se Gesù sia veramente il re dei giudei, ossia quel capobanda rivoluzionario che gli hanno detto possa essere pericoloso per la nazione. Gesù fa comprendere a Pilato che il suo regnare è solo sul piano religioso. La sua regalità non è di questo mondo, anche se si esercita in esso ma si attuerà solo dopo la morte, nel regno dei viventi in eterno.

2. Pilato vuole ancora sapere se è re ma non tanto dei giudei, ma di tutti gli uomini, e Gesù dice che è proprio re, venuto per rendere testimonianza alla verità. Gesù è venuto in questo mondo per attestare ciò che ha visto dal Padre. Il Figlio propone a tutti gli uomini il dono della comunione tra il Padre e il Figlio = la verità.

3. Pilato chiede: “Cos’è la verità”? Gesù risponde: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce.
Il credente non solo è chiamato ad ascoltare, ma ad impegnarsi nella fede. Solo ascoltando Gesù, l'uomo può accedere alla verità, perché Gesù rende testimonianza a Dio stesso.

Si possono fare alcune considerazioni  per rendere attuale il testo.

1) Gesù ci fa capire che il vero regnare è servire le persone.

Ci sono due forme di servizio:  fare qualcosa a livello pratico. Tuttavia, il primo grande servizio è porsi in ascolto delle reali esigenze delle persone, come Gesù ha fatto. Esiste un servizio pratico, ma anche un servizio "culturale", spirituale dell’anima, fatto di attenzione globale alla persona.

2) Sulla croce Gesù si dichiara re, servitore, cioè ci fa capire che proprio nel dono della vita è re.

Detto in altri termini, solo donando la nostra vita tutti i giorni, nei nostri campi di lavoro e di fatica, possiamo comprendere chi siamo. Gesù muore come ha vissuto, in assoluta fedeltà al progetto del Padre e nel dono costante di sé agli altri e a Dio.

3) Oggi tante persone, soprattutto giovani, sono alla ricerca della verità e la cercano in varie realtà.
Questo testo ci richiama come solo in Gesù scopriamo Colui che è la Verità, la Via e la Vita.
La Verità è diventata una persona. Ogni volta che prego Gesù incontro la Verità, cioè metto in secondo piano tutte le certezze terrene, per Colui che solo mi fa capire chi sono. Per questo, il cristiano non assolutizza le cose, perché sa che la Verità è legata alla persona di Gesù.

4) Gesù non si prostra a nessun potente della terra.

È libero, è autentico, è se stesso sempre, non striscia in cerca di potere, ma gode della sua dignità di persona fedele ad un progetto di vita che viene dal Padre e lo lega al servizio dei fratelli.

5) Il Timor di Dio è un dono dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto nella Cresima. Cristo è Re Infinito, una Personalità infinita che dobbiamo ammirare con tremore, obbedire con rispetto ed amare con tenerezza. Gesù è l’amico nella mia vita spirituale, ma anche il mio Dio, il mio Giudice, colui che rimunererà la mia attività.

5) La Madonna, Mamma del Re, è la Regina. Se il timor di Dio ci rende titubanti ad avvicinarci al Re, possiamo sempre andare a Lui per mezzo di Maria, che è anche Madre nostra.

Letture:
Dn.12,1-3,
Sal.15;
Eb.10,11-14.18;
Mc.13,24-32 - Le ultime realtà.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti,
perché non sapete in qual giorno verrà il Signore.

«Il cristianesimo è escatologia dal principio alla fine e non solo in appendice»; «tutta la predicazione cristiana, tutta l'esistenza cri­stiana, e la Chiesa stessa nel suo insieme, sono caratterizzate dal loro orientamento escatologico» (Boltmann).

Con la risurrezione di Gesù, infatti, il mondo e la storia sono entrati nella loro fase finale, nella pienezza dei tempi. Le promesse di Dio si sono com­piute e i cieli e la terra nuovi sono già stati inaugurati. In Cristo, Dio ha già detto la sua parola definitiva; in noi è già stato deposto lo Spirito che è il seme delle realtà future.

Il cristiano costruisce oggi il futuro

Comprendere ciò significa comprendere che il cristiano è l'uomo del futuro, non l'uomo che «aspetta il futuro» che gli sarà dato dopo la morte; ma che costruisce oggi il suo futuro.

È questa la grande opera della Chiesa; ed è lungi dall'essere compiuta. Infatti “La vita futura non è futura, perché oggi si entra in essa” (Dertillanges). Tutta la vita terrena dell’uomo e tutte la storia dell’umanità entra ogni giorno nella vita eterna grazie alla Pasqua di Cristo.

Il cristiano ha un triplice compito: personale, sociale e cosmico. Il peccato di Adamo ha avuto un contraccolpo anche nel cosmo e nella materia, che è diventata opaca (nasconde Dio invece di manife­starlo), pesante (trascina verso il basso invece di elevare) e ribelle all'uomo («con il sudore del tuo volto mangerai...»), così la redenzione di Cristo ha toccato tutto l'universo. Egli ha salvato tutto l'uomo, anche il corpo destinato alla risurrezione e alla gloria insieme allo spirito. Solidale con il primo Adamo nella caduta, tutta la creazione è chiamata a partecipare alla vittoria del se­condo Adamo.

San Paolo vede la natura tesa verso la redenzione e sente i suoi gemiti (Rm.8,12-22). Tutte le cose tendono a Cristo il quale «ricapitolerà in sé il creato» (Ef 1,9). Cristo, Salvatore dell'uomo, lo è anche dell'universo. Il cristiano con il suo lavoro, con i sacrifici e la preghiera preparerà quella trasformazione dell'universo nei «cieli nuovi» e nella « terra nuova » che inaugurerà il definitivo regno di Dio

Il cristiano in cammino non è solo

Il cristiano è un pellegrino su questa terra, in marcia verso la vera Patria. Egli considera la terra non come una dimora permanente, ma come la tappa di un viaggio. Per questo non vi costruisce una casa, ma una tenda, come il viandante che sosta nel deserto.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo...

Il compito del cristiano nel mondo è di non considerarsi un evaso, ma un impegnato nell’incremento, nella riuscita, nella salvezza del mondo. Sa che l'universo intero ha un solo principio e una sola fine: Cristo, perché per mezzo di lui sono state fatte tutte le cose e in lui trovano la loro consistenza.

Il cristiano si impegna volontariamente a questa gigantesca impresa, al suo posto, a suo tempo, con le propri risorse. Non lavora da solo: collabora... Lavora con coraggio perché la fatica è dura; con fede, perché il compito è misterioso senza proporzione con le forze umane; lavora con impegno, perché il travaglio non è un'agonia, ma un parto (J. Mouroux).

Maria SS. è l’aurora del mondo nuovo per noi che siamo ancora in questa valle di lacrime e viviamo nella fede che il Sole sorga; diventa il fulgido sole di luce e amore per i beati che formano la Chiesa trionfante.

Letture:
1Re.17,10-16;
Sal.145;
Eb.9,24-28;
Mc.12,38-44 - L’obolo della vedova.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Venite, benedetti del Padre mio, dice il Signore,
ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo.

Gesù contrappone qui due tipi di comportamento religioso.

Il primo è quello degli scribi pretenziosi che si pavoneggiano ed usano la religione per farsi valere. Gesù riprende questo atteggiamento e lo condanna senza alcuna pietà.

Il secondo comportamento è invece quello della vedova povera che, agli occhi degli uomini, compie un gesto irrisorio, ma, per lei, carico di conseguenze, in quanto si priva di ciò di cui ha bisogno. Gesù loda questo atteggiamento e lo indica come esempio ai suoi discepoli per la sua autenticità.

Anche i buoni cristiani possono essere nel primo gruppo:

-        chi va a Messa la domenica per abitudine, per sgravarsi la coscienza (ho fatto il mio dovere), per incontrare gli amici, per impiegare bene un’ora di tempo … motivi buoni, ma molto superficiali. Riferendo alla parabola di Gesù del seminatore, essi sono come i chicchi che cadono sulla pietra; fanno un po’ di rumore, saltellano… ma gli uccelli li portano via. Non c’è mai alcun frutto di vita migliore.

-        chi va a Messa perché ne sente il bisogno, vorrebbe la pace dell’anima, vorrebbe anche essere più buono, ma non sa decidersi … e come i chicchi, buoni, che cadono sulla sabbia; germogliano ma inaridiscono subito e portano nessun frutto.

-        chi va in chiesa perché oppresso da difficoltà e problemi personali, famigliari, di salute; va per chiedere aiuto al Buon Dio: cosa buona. Ma sono come i chicchi che cadono tra le spine e le spine li soffocano e portano nessun frutto.

-        chi va in chiesa perché cerca solo l’onore di Dio, disposto a sacrificare tutto il suo, a soffrire ciò che ogni giorno gli offre… è come i chicchi caduti su terreno buono e portano frutto ora il 30 ora il 60 ora il 100 per uno. Questa è la povera vedova.

v  Non è quanto gli uomini notano che ha valore agli occhi di Dio, perché Dio non giudica dall’apparenza, ma guarda il cuore (1Sam 16,7). La salvezza non è una questione di successo, e ancor meno di parvenze. Scrive san Paolo: “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato” (Gal 6,7).

v  Il Signore chiede che si abbia un cuore puro, una fede autentica, una fiducia totale. Questa donna non ha nulla. È vedova, è povera, senza entrate e senza garanzie. Eppure, dà quello che le sarebbe necessario per vivere, affidandosi a Dio per non morire. Quando la fede arriva a tal punto, il cuore di Cristo si commuove, poiché sa che Dio è amato per se stesso.

Insegnamenti della Vedova:

-        La vedova insegna a non giudicare le persone dalle apparenze. Dio solo vede nel segreto (cfr. Mt 6,4. 6.18). Dio solo "conosce i cuori" (Lc 16,15). È l'intenzione del "cuore", proveniente dall'interno dell'uomo, che qualifica le sue azioni (cfr. Mt 15,19) e non la loro esecuzione materiale.

-        La vedova insegna che i piccoli, quelli che non figureranno mai sui giornali o nella TV, sono capaci di gesti d'amore che non avranno mai l'onore della cronaca, non saranno mai pubblicizzati; ma che costruiscono la storia, quella vera, infinitamente di più di chi fa spettacolo. Penso per es. al servizio silenzioso di una madre di famiglia, di chi compie quotidianamente il proprio dovere senza far rumore, di chi si prodiga con tenacia e fedeltà in favore di chi soffre o ha bisogno etc.

-        La vedova insegna che nessuno è così povero da non aver nulla da dare e più il dono è totale e impregnato d'amore e più è prezioso.

-        La vedova insegna che, quando si tratta di Dio, è saggezza grande non riservarsi nulla ma dargli tutto, aspettandosi che Lui provveda da pari suo alla nostra indigenza. "Dio non bada tanto a ciò che gli doniamo, quanto piuttosto a ciò che riserviamo per noi" (S. Ambrogio).

C'è un detto cinese molto paradossale, ma affine a questo pensiero: "Colui che si pone alla ricerca di Dio e spende tutto ciò che possiede meno l'ultimo soldo, è proprio un pazzo. Infatti, è con l'ultimo soldo che...si trova Dio".

Nella lettera a Diogneto si dice che i cristiani vestono e vivono come gli altri, è il loro essere rivestiti di Cristo che li rende anima del mondo e quindi diversi da tutti gli altri.

La Madonna, rivestita del Sole di Dio rivesta sempre più anche noi della grazia santificante ricevuta nel Battesimo ogni giorno più splendente.

Letture:
Dt.6,2-6;
Sal.17;
Eb.7,23-28;
Mc.12,28-34 – Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre lo amerà e noi verremo a lui.

La prima lettura costituisce l'inizio della preghiera ebraica dello Shema Israel («Ascolta, Israele »), che i fedeli recitavano tre volte al giorno, e in modo speciale al mattino. Questa preghiera conserva i caratteri essenziali della fede degli Ebrei: la profes­sione di un Dio unico (v. 4), il compendio di tutta la legge nel comandamento dell'amore (v. 5), infine il ricordo dell'alleanza (vv. 10-12).

Il vertice della Legge è l'amore

Già nell'Antico Testamento il comandamento dell'amore di Dio è completato dal «secondo comandamento»: «Amerai il tuo pros­simo come te stesso» (Lv.19,18). In realtà nell'Antico Testamento non si è mai creduto di poter amare Dio senza interessarsi dell’uomo. L'amore verso Dio si prolunga necessariamente nell'amore verso il prossimo.

Da un capo all'altro del Nuovo Testamento, l'amore del prossimo appare indissolubile dall'amore di Dio: i due comandamenti non sono, in realtà, che uno solo, che è il vertice e la chiave di volta di tutta la Legge. La carità fraterna diventa il contenuto e la rea­lizzazione di ogni esigenza morale, (Col. 3,14); è, in definitiva, l'unico comandamento (Gv 15,12; 2 Gv 5), l'opera unica e multiforme di ogni fede che pretende di non essere morta (Gal 5,6.22): «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede... Chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1Gv 4,20s.). L'amore del prossimo è, quindi, essenzialmente religioso, non è semplice filantropia. È religioso per il suo modello: il cristiano ama il suo prossimo per imitare Dio, che ama tutti senza distinzione, ma lo è soprattutto per la sua sorgente, perché è l'opera di Dio in noi: infatti, siamo misericordiosi come il Padre celeste, perché il Signore non ce lo insegna e lo Spirito non lo effonde nei nostri cuori.

Due comandamenti, un solo amore

La questione del legame tra amore di Dio e amore degli uomini è sempre al centro della vita cristiana. Oggi, per esempio, i cristiani si preoccupano molto meno di sapere in che cosa il vero amore fraterno è identico all'amore di Dio. Capita, allora, che ci si inganna sulle dimensioni integrali dell'amore fraterno stesso. Dove Dio non ha più il posto che gli compete, comincia a perdere d'importanza anche la relazione verso il prossimo.

Di fronte alla fame, l'ingiustizia e l'oppressione c'è il rischio d’una risposta di violenza; per risolvere i problemi della sovrappopolazione, si suggerisce una pianificazione indiscriminata delle nascite o l'aborto legalizzato; di fronte alla crisi della famiglia, si propone come rimedio il divorzio; ad un malato inguaribile che soffre, si suggerisce l'eutanasia...

La Chiesa: segno di un amore che salva

D’altra parte, un vero amore verso il prossimo richiede inevitabilmente un concreto impegno nel mondo e nella lotta di liberazione dell'uomo da ogni forma di schiavitù... C'è stata, in un passato non molto lontano, una spiritualità e una mistica che, per sottolineare l'amore di Dio, ha predicato la fuga dal mondo e il disprezzo delle cose; ha parlato di una scelta ineluttabile tra Dio e il mondo, rischiando di lacerare il cuore del cristiano in due amori antitetici.

Dio ci ha amati per primo, proprio quando eravamo peccatori dandoci il Salvatore; lo ringraziamo di questo dono, adesso che il Salvatore ci ha resi figli di Dio, con un amore totale durante la nostra vita terrena così saremo nel suo totale amore per tutta l’eternità. Quindi la nostra vita terrena, con tutte le sue contrarietà, imprevisti e difficoltà è l’unico tempo a nostra disposizione per manifestare a Dio la nostra riconoscenza per il suo Amore gratuito.

La Madonna ha ricevuto tutto da Dio ed esclama: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome”. Chiediamo a Lei, Madre nostra premurosa, di insegnarci ad amare Dio perché Lui ci ha amati per primo.

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