Oct 18, 2018 Last Updated 10:01 PM, Oct 17, 2018

INFANZIA DI FRONTIERA. La dura vita dei bambini da una parte e dall’altra del confine tra Stati Uniti e Messico

Categoria: Notizie
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Vita dura per i bambini che transitano per il Messico è lì si fermano, ma anche per quelli che attraversano la frontiera con gli Stati Uniti e vengono fermati dalla polizia migratoria. Nelle ultime settimane centinaia di loro che soggiornavano in rifugi distribuiti dal Kansas a New York sono stati svegliati nel cuore della notte e imbarcati con zaini e snack per un viaggio attraverso gli Stati Uniti fino ad una nuova residenza: una città di tende in un sito deserto nel sud del Texas. Fino ad ora, la maggior parte di loro veniva ospitata in rifugi privati o in rifugi approntati dalle autorità statunitensi, e lì dormivano in due o tre in una stanza, ricevevano lezioni scolastiche e visite di rappresentanti legali assegnati per i casi di immigrazione illegale o irregolare. Ma le cose sono cambiate e non in meglio. Nelle file di tende color sabbia a Tornillo, in Texas, i bambini sono divisi in gruppi di venti, separati per sesso e dormono allineati in cuccette. Non ci sono lezioni o scuole e l’accesso ai servizi legali è limitato.

Questi viaggi notturni si svolgono in tutti gli Stati Uniti fintanto che il governo federale non abiliti spazi e luoghi adeguati agli oltre tredicimila bambini migranti detenuti, una quantità che si è moltiplicata per cinque dall’anno scorso. Anche il tempo medio trascorso dai piccoli migranti in queste residenze obbligate è quasi raddoppiato da un anno a questa parte, passando da 34 a 59 giorni in media, secondo il Dipartimento della salute e dei servizi umani che sovrintende ai loro casi. Per gestire l’aumento della popolazione dei rifugi, che hanno raggiunto circa il 90% della loro capienza, è in atto un enorme rimescolamento. Centinaia di bambini vengono inviati da rifugi negli Stati Uniti al campo a sud del Texas ogni settimana, fino ad arrivare a un totale di 1.600 spostamenti fino a questo momento. Nonostante il numero di attraversamenti mensili alle frontiere sia rimasto relativamente invariato, il numero di bambini migranti detenuti è aumentato. L’indurimento delle politiche attuate dal governo di Donald Trump hanno anche reso più difficile l’affidamento dei bambini ai cosiddetti patrocinatori, persone che a loro volta sono stati migranti privi di documenti e che adesso temono di mettere a repentaglio la loro permanenza negli Stati Uniti se si fanno avanti per rivendicare un bambino fermato per immigrazione illegale. Il rischio per loro è aumentato a giugno, quando le autorità federali hanno annunciato che i potenziali patrocinatori e altri membri adulti che si trovano nelle case sarebbero stati schedati e le informazioni condivise con le autorità di immigrazione.

Ma la situazione non è migliore dall’altra parte della frontiera, quella con il Messico, dove tra il 2006 e il 2018 sono scomparsi più di 6600 bambini e adolescenti. Il dato è stato reso noto dalla Rete nazionale per i diritti dell’infanzia (Redim), che ha divulgato statistiche ufficiali nel corso di un convegno organizzato proprio per discutere di questa piaga sociale.

Secondo Jan Jařab, rappresentante in Messico dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, è necessario «superare l’invisibilità del fenomeno della scomparsa di bambini e adolescenti», che è molto meno monitorato dai media rispetto alla violenza scaturita dopo la guerra ai narcotrafficanti dichiarata dal governo messicano nel 2006. «Dobbiamo superare la visione “adultocentrica”: i diritti dei bambini non possono essere considerati un tema leggero, allegro e decorativo», ha aggiunto Jařab.

Solo negli ultimi sei anni, nel corso del mandato del presidente Enrique Peña Nieto, nel paese sono scomparsi cinquemila minorenni, ha reso noto Redim, sottolineando che la cifra è triplicata rispetto al periodo della presidenza di Felipe Calderón. Negli stati federati di Messico e Puebla si conta il maggior numero di sparizioni, che ammonta al 40 per cento del totale.


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