Oct 18, 2018 Last Updated 10:01 PM, Oct 17, 2018

Cox’s Bazar, i profughi Rohingya si preparano a frane e alluvioni: un morto

Categoria: Notizie
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Nel distretto è in arrivo il monsone estivo. Di solito in tre mesi cadono 2,5 metri di pioggia. La prima vittima è una bambina di 8 anni. I rifugiati fortificano le case. È vietato costruire ripari in muratura perché i Rohingya sono rifugiati temporanei.

Nuove sciagure attendono i Rohingya, i rifugiati più perseguitati della terra. Nel distretto di Cox’s Bazar in Bangladesh, dove circa 700mila persone sono accampate in tende e ripari di fortuna dallo scorso agosto, ora è in arrivo il monsone, che ha già causato una vittima: Adida Begum, di 8 anni. Si prevede che le forti alluvioni metteranno a dura prova la conformazione collinare del territorio su cui i profughi hanno costruito le baracche, dando vita a frane e smottamenti. Tali fenomeni non solo potrebbero distruggere gli unici rifugi rimasti a questa popolazione sfrattata e abusata, ma rischiano anche di aggravare la proliferazione di malattie ed epidemie.

Visitando il campo di Ukhiya, dove risiedono migliaia di sfollati dal Myanmar, non è raro vedere all’opera uomini, giovani e bambini, intenti a riparare le loro case portando terreno. Intanto nel resto del Paese già sono iniziate le prime precipitazioni.

Nura Alam, uno dei profughi, afferma: “La stagione delle piogge è alle porte. La nostra casa è ai piedi della collina e non è costruita su un terreno stabile. Se dovesse esserci un’alluvione, non sappiamo che ne sarà di noi”. Lui e i fratelli hanno portato di fianco all’abitazione un mucchio di grossi sacchi pieni di terra. “Dovrebbero rendere la nostra casa più resistente alle frane – dice – ma non sappiamo se questo basterà. Però dobbiamo provare”. La casa di Ali Islam invece si trova in cima alla collina di Modinapahar. “Gli smottamenti sono un pericolo anche per noi. Per questo sto costruendo una nuova casa”.

Le autorità riferiscono che sarebbero più di 100mila i profughi a rischio di essere spazzati via alla prima alluvione. Le abitazioni infatti sono costruite con materiali fragili e poco resistenti, come canne di bambù e teli cerati, inadatti a resistere a forti raffiche di vento e pioggia. Caritas Bangladesh, l’Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e altre Ong hanno contribuito alla posa delle tende, ma le leggi vietano l’edificazione di abitazioni in mattoni e muratura, dato che i Rohingya sono rifugiati [temporanei].

I primi monsoni estivi si verificano a giugno e durano all’incirca tre mesi. In via generale, in questo periodo cadono 2,5 metri di pioggia. Il suolo polveroso dei campi si trasforma così in acquitrini paludosi, rendendo difficili anche le operazioni di soccorso e distribuzione degli aiuti.

Nel frattempo il primo ministro Sheikh Hasina è tornata a lanciare appelli alla collaborazione di tutti i Paesi islamici nel risolvere la questione dei profughi musulmani. Il 5 maggio ha partecipato alla 45ma sessione inaugurale del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic), in programma al Bangabandhu International Conference Center di Dhaka. In quell’occasione ha invitato a “mettersi al fianco dei Rohingya – sfollati con la forza – nel proteggere la loro dignità e la sicurezza. Il messaggio del sommo profeta è di stare al fianco dell’umanità sofferente. La comunità Oic non può stare a guardare mentre i Rohingya vengono sottoposti a ‘pulizia etnica’”.


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