Oct 20, 2021 Last Updated 1:03 PM, Oct 19, 2021

NIGERIA DOPO STRAGI BOKO HARAM CHIEDE AIUTO INTERNAZIONALE

Categoria: Notizie
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Aiutateci: è la drammatica richiesta d’aiuto alla comunità internazionale del portavoce del ministro della Difesa nigeriano, apparso ieri sera al telegiornale dopo gli ultimi sanguinosi attentati del gruppo estremista Boko Haram, a sole cinque settimane dalle elezioni presidenziali e legislative nel Paese.

 

Gli ultimi atroci fatti di sangue dovrebbero convincere tutti che “Boko Haram è il male e dobbiamo eliminarlo tutti insieme”. È l’accorato appello rivolto ieri sera alla comunità internazionale da parte del portavoce del ministro della Difesa nigeriano, Chris Olukolade. Il generale ha definito l’attentato dei giorni scorsi a Baga, che pare abbia causato oltre duemila vittime, “il più letale in cinque anni d’insurrezione” con almeno 14mila morti, ma anche l’utilizzo di donne sempre più giovani come kamikaze, addirittura bambine forse inconsapevoli – come quella che ieri, di appena 10 anni, è stata fatta esplodere nel mercato di Maiduguri all’ora di punta, uccidendo 19 persone – indica che i terroristi stanno accentuando i loro attacchi in vista delle elezioni. Il militare nigeriano chiede aiuto e respinge le accuse di incapacità del suo esercito, il più grande dell’Africa occidentale: “Uomini e mezzi vengono mobilitati per fronteggiare la situazione”, ha assicurato, ma pare che molti soldati abbiano lamentato l’inadeguatezza delle proprie armi, rifiutandosi a volte di schierarsi di fronte a un nemico più forte, meglio armato e determinato a costruire uno Stato islamico affiliato all’Is di al Baghdadi nel nord-est a maggioranza musulmana della Nigeria. Resta grave anche il problema degli sfollati: un milione e 600mila secondo le ultime stime, con nessuno che si occupa di loro.  

“È stata una strage; Baga era una cittadina popolata e con molte attività economiche, nonostante fosse già stata assaltata da Boko Haram”: a parlare con la MISNA è padre Timothy Cosmas, responsabile della Commissione giustizia e pace della diocesi di Maiduguri, nel nord-est della Nigeria ostaggio delle violenze del gruppo islamista.

“La maggior parte delle vittime – dice il religioso – sono state uccise dopo che sabato scorso gli uomini di Boko Haram hanno occupato la base della forza multinazionale in città, abbandonata per altro di recente da un contingente inviato dal Ciad”. Padre Cosmas non può confermare il numero delle vittime ma, grazie alle sue fonti, ritiene credibile che a perdere la vita siano state centinaia di persone.

Di certo, sottolinea il responsabile della Commissione giustizia e pace, “la strage conferma l’incapacità del governo e dell’esercito nigeriano di far fronte all’avanzata di Boko Haram”. Un’evidenza che potrebbe pesare tra qualche settimane, quando i nigeriani voteranno per rinnovare il parlamento ed eleggere il presidente.

Secondo padre Cosmas, il capo di Stato uscente Goodluck Jonathan è sempre più impopolare proprio per l’inefficacia e i ritardi della politica e delle forze di sicurezza di fronte alla violenza di Boko Haram. Appare inevitabile allora che acquisti consensi il principale candidato dell’opposizione, Muhammadu Buhari. “È probabile – sottolinea il responsabile della Commissione giustizia e pace – che l’emergenza Boko Haram finisca per avvantaggiarlo”.

 

Giada Aquilino ha intervistato l’africanista Vincenzo Giardina dell’agenzia missionaria Misna: 

 

R. – Secondo fonti che abbiamo sentito, in particolare e tra gli altri il responsabile della commissione Giustizia e Pace della diocesi di Maiduguri, la diocesi nella quale si trova Baga, questa cittadina dell’estremo nord est della Nigeria sulle rive del Lago Ciad, l’assalto dei militanti islamisti di Boko Haram è cominciato sabato scorso. Un momento chiave è stato l’occupazione della base cittadina di una forza multinazionale composta da militari nigeriani, ciadiani e nigerini. In città, al momento dell’assalto, erano presenti soltanto truppe nigeriane. Dopo l’occupazione della base, è stato dato alle fiamme un gran numero di abitazioni. Le fonti che abbiamo ascoltato riferiscono di centinaia di vittime, anche se è difficile proporre stime precise.

D. – In che condizioni si trova la popolazione fuggita dai luoghi assaltati?

R. – E’ in condizioni drammatiche. Le fonti che abbiamo potuto ascoltare riferiscono di parte della popolazione in fuga nella boscaglia o attraverso il Lago Ciad; quindi ci sono persone che sono annegate e altre che comunque hanno cercato rifugio al di là della frontiera della Nigeria, perché il Lago Ciad si trova all’incrocio tra i territori della Nigeria, del Niger, del Ciad e del Camerun.

D. – Per colpire Baga e altri villaggi vicini, significa che davvero questi miliziani controllano il territorio o almeno una parte del territorio nigeriano. Che azioni di contrasto sta opponendo l’esercito?

R. – Nei tre Stati del nord est della Nigeria, dove la presenza di Boko Haram è più radicata – Borno, Jobe e Adamawa – è in vigore uno stato d’emergenza sin dal maggio 2013, che ha voluto dire anche l’invio di rinforzi militari. Tutto ciò però non ha portato ad alcun risultato, anzi: l’occupazione di Baga ha significato l’occupazione dell’ultimo centro di rilievo nel nord dello Stato di Borno non ancora inghiottito da quell’autoproclamato ‘califfato’ costituito nell’agosto scorso, poche settimane dopo che la stampa di tutto il mondo aveva parlato e raccontato dell’offensiva del ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi in Iraq e in Siria.

D. – In questo clima di violenza, sono a rischio le elezioni del 14 febbraio, in cui il Presidente Jonathan punta a un secondo mandato, nonostante le critiche proprio per non aver saputo fermare l’avanzata di Boko Haram?

R. – Questa settimana ad Aso Rock, la villa-residenza del Presidente nigeriano Goodluck Jonathan ad Abuja, c’è stato un incontro tra il capo dello Stato e i governatori dei tre Stati del nord est, quelli dove Boko Haram colpisce più frequentemente: nell’occasione, c’è stata la conferma degli impegni a far tenere le elezioni anche in queste zone. Ma tra le tante incognite che pesano su questo voto, c’è una popolazione sfollata di circa un milione e mezzo di persone, alle quali la commissione elettorale nigeriana nei giorni scorsi ha assicurato il riconoscimento del diritto ad esprimere la propria posizione e quindi a votare. E’ dunque un quadro estremamente difficile in cui, peraltro, il principale candidato di opposizione – l’ex Presidente, generale Muhammadu Buhari – sembra conquistare terreno proprio a partire dall’elemento legato all’incapacità politica e militare del governo in carica del Presidente Jonathan che, nonostante lo stato d’emergenza, non ha saputo evitare episodi del genere. Poi, non va dimenticato il rapimento delle oltre 200 ragazze di Chibok, di cui dopo quasi 300 giorni non si parla quasi più e di loro si sa poco o nulla.

 

 

 


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