Jun 02, 2020 Last Updated 11:00 PM, May 31, 2020

Nelle case della gente con la mitezza di Gesù

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Eravamo abituati alle immagini di chiese, piazze e strade inondate di fedeli, con la festosa processione dei rami d’ulivo, a ricordare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. E invece questo anno è stata una Domenica delle Palme inedita e totalmente inimmaginabile anche solo fino a poche settimane fa, quella che tanti hanno celebrato in giro per il mondo che proibisce il contatto tra persone per contenere e limitare la diffusione del virus letale.

Anche la comunità di Casa Generalizia dei Missionari della Consolata a Roma ha fatto memoria dell’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme. La benedizione degli ulivi, seguita da una breve processione e poi la Santa Messa nell’Auditorium Beato Allamano appositamente allestito, per la garanzia di mantenere la distanza necessaria tra i vari celebranti.

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All’inizio della celebrazione padre Stefano Camerlengo, IMC, Superiore Generale ha invitato a ricordare i missionari e missionarie e tutte le persone che nel mondo sono ammalate anche a causa della pandemia del coronavirus.

Nella Omelia padre Antonio Rovelli ha sottolineato che il Messia che entra in Gerusalemme come un re il cui tratto distintivo ed essenziale è la mitezza.

La mitezza del “Messia” Gesù (cf. Mt 11,29) consiste: nella rinuncia alle prerogative regali, all’uso della forza, al potere pressoché illimitato, per scegliere consapevolmente la via dell’inermità, della non-violenza, del rispetto, dell’agire pacifico.

In questo modo, Gesù indica la via ai suoi discepoli: la via della mitezza, della rinuncia consapevole a una forza che potrebbe schiacciare gli altri, che potrebbe prevaricare e sopraffare e che deve essere limitata per far spazio agli altri.

Il Messia lancia un messaggio per la città di Gerusalemme che risponderà con il turbamento e la diffidenza: “Tutta la città fu agitata, dicendo: ‘Chi è costui?’” (Mt 21,10).

L’incomprensione della città può diventare anche la nostra, ha avvertito padre Antonio, nei confronti di questo re “paradossale”, che col suo agire smentisce le caratteristiche regali.

Sentire come “estraneo a sé” proprio il Cristo rivelato dai vangeli, il Cristo povero, il Cristo mite, il Cristo che sceglie come cavalcatura non il cavallo, ma l’asino, il Cristo che non si impone, il Cristo lava i piedi e si lascia trascinare, che inchiodato, risponde con il bene del perdono al male che subisce.

All’inizio della Settimana Santa, l’entrata di Gesù in Gerusalemme interpella anche noi, i nostri cammini personali e comunitari, i modi e le forme del nostro essere missionari.

In questi tempi difficili, come Gesù anche noi siamo “silenti”, non possiamo essere “vicini” alla gente, ma “insieme a loro”, si!

Attraverso la preghiera di intercessione, l’offerta del sacrificio dell’Eucaristia, i messaggi e le telefonate attraverso la rete dei social, la comunità è stata invitata “a uscire” per entrare nelle “Gerusalemme” deserte dei nostri giorni, per bussare alle porte di casa “affollate”, ed entrare negli ospedali che sono le Gerusalemme e Gerico di oggi. In questo modo, Samaritani anche noi a fianco del personale sanitario, con la preghiera, le parole di consolazione e di incoraggiamento.

“Chi è Costui?”

Padre Antonio, alla fine, ha invitato a riascoltare l’eco della domanda di Cesarea di Filippo e sentirla come compagna di viaggio nei giorni della Passione del Signore. Si ripresenterà infatti, in varie occasioni … alla lavanda dei piedi … nella fuga dei discepoli, dentro il dramma di Pietro, causa delle paure di Pilato … nel sudore del Cireneo … Fino a entrare nel cuore di uno straniero, una guardia sul Golgota che, fissando il crocifisso, esclamerà la risposta definitiva, perché la croce è la sintesi paradossale di una vita spesa a servizio degli altri. Spetterà poi a Maria Maddalena e le altre donne … annunciare ciò che a loro stesso sarà stato detto, che è proprio quel Crocifisso che è risorto.

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Come conclusione dell’omelia, siamo stati invitati a seguire le preziose raccomandazioni del nostro Fondatore, il Beato Allamano, che sollecitava: “ dobbiamo avere una devozione speciale e fare nostra la Passione del Signore, procurare cioè che essa sia sempre ben fissa nella nostra mente, nel nostro cuore, nel nostro corpo, nel nostro spirito… “ perché  “La Passione del Signore ci sosterrà nelle fatiche e nelle pene dell’apostolato e nella stessa morte …  Non basta portare il Crocifisso, ma occorre imitarlo…. Gesù non ha lasciato la Croce a metà strada; è caduto, ma si è rialzato e ha continuato fino alla fine. … Mettiamoci ai piedi di Gesù crocifisso e preghiamolo che ci purifichi. È ai suoi piedi che si impara la generosità nel sacrificio”. (Così Vi Voglio, n. 69 – 70).

Sono presenti in Casa Generalizia attualmente 26 persone che vivono in quarentena e in stretta osservanza delle norme igieniche. 

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