Oct 19, 2021 Last Updated 7:03 AM, Oct 19, 2021

Storia e contenuti del Decreto "Ad Gentes" (note)

Categoria: Missione Oggi
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Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli - Pontificia Università Urbanima
Convegno Internazionale
40° anniversario del Decreto Conciliare Ad Gentes
Storia e contenuti del Decreto "Ad Gentes"
Prof. Gianni Colzani


1. Sulla storia del decreto Ad Gentes si veda S. Paventi, «Iter dello schema "De activitate Missionali Ecclesiae"», in J. Schütte (ed.), Il destino delle missioni. II successo o il fallimento delle missioni dipende dal loro radicale ripensamento, Herder - Morcelliana, Roma - Brescia 1969, 56-90 (testo anche in S. Paventi, Iter dello schema "De activitate missionali ecclesiae", in Euntes Docete 49(1966), 98-126); G. Caprile, «Notiziario n. 62. II: Lavori del Concilio», in Il Concilio Vaticano II. Cronache del Concilio Vaticano II edite da La Civiltà Cattolica. IV: Il terzo periodo. 1964-1965, Ed. La Civiltà Cattolica, Roma 1965, 376-398; «Notiziario n. 74. La 144° Congregazione generale», in Il Concilio Vaticano II Cronache del Concilio Vaticano II edite da La Civiltà Cattolica. V: Il quarto periodo. 1965, Ed. La Civiltà Cattolica, Roma 1969, 185-195; 376-398; «Notiziario n. 78», ivi, 367-374; «Notiziario n. 80», ivi, 431-436; S. Brechter, «Decretimi de activitate missionali ecclesiae. Die Entstehungsgeschichte des Mssionsdekrets», in Lexikon fùr Theologie und Kirche. Das Zweite Vatìkanische Konzil. Konstitutionen, Dekrete und ErMarungen. Lateinìsch und Deutsch. Kommentare. Teil EH, Herder, Freiburg - Basel - Wien 1968, 10-21; J. Masson, Genesi storico-dottrinale del decreto "Ad Gentes"», in Id., L'attività missionaria della chiesa, Elle Di Ci, Torino 1966, 9-56; A. Boland, Evolution du schema sur l'activité missionnaire, «Église vivante» 18(1966), 91-102.

2. La Commissione de missionibus, costituita nel novembre 1962, aveva trovato un primo accordo nel marzo 1963. Ne era venuto uno schema intitolato De Missionibus, composto di un Proemio e due parti: Proemium; Pars I: De ipsis Missionihus: Caput 1: De princìpiis generalibus Missìonum; Caput 2: De sacro ministerio in Missionibus; Alt. 1: De apostolatu cleri; Art 2: De apostolatu laicorum; Caput 3_: De regimine Missionum. Pars II: De cooperatione rnissioaalì: Caput 1: De debito missionali; Caput 2: De cooperatione episcopatus et cleri; Caput 3: De cooperatione laicorum exortatio. In base alle osservazioni, della Commissione di coordinamento e per il fatto che alcuni punti erano presenti in altri schemi, la Commissione de missionibus arrivò ad un secondo testo approvato nel dicembre 1963 ed inviato ai padri nel gennaio 1964 che constava di un proemio e di quattro capitoli. Proemium. Caput 1: De principiis doctrinalibus; Caput 2: Rationes generales apostolatus missionalis; Caput _3: De formatione missionali; Art. A: De mìssionariis exteris; Art B: De missionariis localibus; Caput 4: De cooperatìone missionaria. Le osservazioni dei padri e la certezza che buona parte del primo capitolo dello Schema era passato nel De Ecclesia, ai nn. 13.16.17, portarono ad una drastica riduzione del testo a pochi punti fondamentali: 13 Propositiones. Di nuovo inviato ai padri nel luglio 1964, lo schema fu ritoccato sulla base delle loro osservazioni portando così le Propositiones da 13 a 14. Queste modifiche furono portate a conoscenza dei padri all'inizio delle sedute pubbliche - le congregazioni generali 116° del 6 novembre 1964, la 117° del 7 novembre 1964 e la 118° del 9 novembre 1964 - dedicate alla prima discussione del tema missionario. Lo Schema Proposìtionum de activitate missionali Ecclesiae comprendeva i seguenti punti: Proemium; 1: Necessitas Missionis; 2: De evangelii praeconibus; 3: Labor missionalis; 4: Consilium centrale Evangelizationis; 5: Debitum mìssionale episcoporum; 6: Debitum missionale sacerdotum; 7: Debitum missionale Institutorum perfectìonis; 8: Debitum missionale laicorum; 9: De ecumenismo et collaboratione cum non- christianis; 10: Formatio culturarum christianarum; 11: Formatio scientìfica et tecnica; 12: Formatio catechistamm; 13: Instituia superiora. La 14° propositio verrà introdotta dopo la quarta del presente elenco ed avrà come titolo: Debitum missionale Ecclesiae.

3. «Disceptatio. 1 - Schema Propositionum de Activitate Missionari Ecclesiae», in Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili: periodus Tertia, Pars VI: Congregationes Generales CXH-CXVTH, Typis Polyglottis Vaticanis, Città del Vaticano 1975, 327. Si tratta del primo documento sulla missione portato a conoscenza dei padri conciliari e da loro dibattuto: presentato in aula nella 116a Congregazione generale del 6 novembre 1964, sarà ritirato senza alcuna votazione per le critiche che ne investivano l'impianto e il contenuto.

4. Ivi.

5. Sulla corretta interpretazione di questo apud si aprirà un piccolo dibattito tra chi voleva che questo Consiglio fosse integrato nella Congregazione e chi, attribuendogli una funzione di stimolo e di proposta che fosse espressione dell'episcopato, lo voleva da essa indipendente e separato. Con qualche punta ironica Mons. Grotti chiederà: «è dunque sopra o sotto e fuori o all'interno di questo Dicastero?» (Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit, 408).

6. Non si può che sorridere alla battuta del segretario generale del concilio Mons. Felici che, a votazione avvenuta, commenterà i ringraziamenti della Commissione al battimano di incoraggiamento dei padri osservando che «gli applausi non hanno alcun valore giuridico»,
7. A questa proposta, presentata dalla Commissione, si aggiungerà quella di una «Pontificia Opera dei Catechisti» avanzata durante il dibattito da Mons. D. Yougbare vescovo di Koupéla nell'Alto Volta.

8. Gli interventi dei padri, distribuiti nelle tre congregazioni generali in cui ebbero luogo, si trovano in Patnim orationes, ìaActa synodalìa Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 357-369. 374-421. 428-445. Gli interventi presentati per iscritto a proposito di questo schema si ritrovano nello stesso volume degli^cto, 471-655. Qui mi limiterò a richiamare alcuni interventi di conferma a quanto indicato nel testo; le pagine riportate riguardano il volume degli Acta richiamato sopra. Il card. A. Bea dirà, con una valutazione stringata, che il documento é «troppo sobrio e quasi esclusivamente giuridico» (ivi, 367); a suo parere, occorre un documento che offra «un nuovo impulso ... e un nuovo fervore ... e non soltanto un nuovo ordinamento giuridico» (ivi, 364). Dopo aver osservato che l'attività missionaria appartiene ai compiti essenziali della Chiesa, il card J. Frings boccerà lo schema delle propositìones e chiederà che «venga prodotto uno schema specifico e completo, teologico e pratico»; a buon conto chiederà che la nuova teologia «debba essere molto più profonda della presente» (ivi, 374). Il card. B. Alfrink si chiederà se una questione della gravita di quel compito missionario, che riguarda l'essenza stessa della Chiesa, «possa essere trattata in qualche proposizione e non in una trattazione che sia all'altezza della importanza di questi temi» (ivi, 378). H card. L. Suenens, più benignamente, si limiterà ad osservare che il testo «non insiste abbastanza chiaramente né con sufficiente forza sulla originaria importanza della attività missionaria» (ivi, 379). Lo stesso chiederà l'africano Mons. D. Yougbare secondo il quale bisogna che il testo mostri che «Cristo, pietra angolare di ogni costruzione, ha un molo centrale». Tra il serio e il faceto, Mons. D. Lamont paragonerà lo schema alla visione delle ossa aride di Ezechiele che Dio solo sa se vivranno e concluderà con amarezza: «Siamo frustrati! ... Avevamo chiesto pane e ci hanno dato (non dico pietre) ma alcune proposizioni del trattato di missiologia!». La sua proposta é chiara: «lo schema venga rifatto in profondità. Occorre presentare qualcosa di più ampio; vogliamo qualcosa di vivo, che sia degno di questa seconda Pentecoste» (ivi, 392-393). In modo simile si esprimerà l'olandese Mons. Moors che chiederà di non fondare la necessità delle missioni solo sul mandato missionario; a suo parere «nell'attuale schema manca una visione teologica della attività missionaria» (ivi, 400). Da qui la richiesta di un profondo rimaneggiamento: chiederà di trasformare le propositìones almeno in un decreto e, se possibile, in una solenne costituzione dogmatica. Le stesse osservazioni si ritrovano in Mons. P. Grotti, Mons. G. Riobé, Mons. J. Moynagh ed in Mons, X. Geeraerts.

9. Relatio super Schema Propositionum, in Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 342. Questo provocherà la dura replica di Mons. P. Grotti della prelatura millius di Acre e Purùs in Brasile: «perché questi periti possano arrivare più facilmente ad una unità, siano mandati in missione!» (ivi, 409).

10. Acta synodalìa Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 416.

11. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 364. Riconoscendo la diffusione e la vitalità delle giovani chiese da una parte e la scristianizzazione delle terre di antica cristianità, il cardinale abbandona la distinzione tra tenitori di missione e terre cristiane e rimanda invece al collegio episcopale a cui attribuisce «la sollecitudine per tutta la Chiesa ed il grave compito di annunciare il Vangelo in tutto il genere umano». Ne viene una missione universale che anticipa anche i temi della nuova evangelizzazione: parla infatti di «evangelizzare di nuovo ... evangelizzare ancora» così come richiama la necessità di donare «nuovo impulso ... nuovo fervore» alla attività missionaria.

12. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit.. 400.

13. Ivi.

14. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit, 416.

15. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 438.

16. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. fl"I, cit., 440. Mons. Zoghby insisterà sul fatto che, per gli orientali, «la missione é presentata come una Pasqua, cioè come l'effusione pasquale mantenuta perennemente viva nella Chiesa per mezzo dell'Eucaristia» (ivi, 439).

17. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. Ili, cit., 438.

18. La citazione é presa dalla Relatio con cui J. Schutte, il superiore della Società de! Verbo divino, introdurrà la discussione sul nuovo testo il 7 ottobre 1965; Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. IV: periodus Quarta, Pars III: Congregationes Generales CXXXVIII-CXLV, Typis Polyglottis Vaticanis, Città del Vaticano 1977, 700.

19. Acta synodaliaSacrosanti concilii oecumenicì Vaticanill, Voi. IV, cit., 702.

20. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani IL Voi. IV, cit., 701.

21. J. Ratzinger, «Le Dichiarazioni sulla missione negli altri testi conciliari», in J. Schiitte (ed.), // destino delle missioni, cit, 25; ripresentato in J. Ratzinger, II nuovo popolo di Dio. Questioni ecclesiologiche, Queriniana, Brescia 1971, 405-434. Sul bilancio missionario del concilio, oltre al testo di J. Ratzinger, si veda A.M. Henry, Bilan missionnaire du Concile, in «Parole et Mission» 9(1966), 5-62; M. Zago, La missione "adgentes" nella missione integrale della Chiesa, Studium, Roma 1991. Sul rapporto delle tematiche missionarie con Lumen Gentium si veda inoltre J. Glazik, Die mìssionarischeÀussage der Konzilskonstitution « Uber die Kirche», in «Zeitschrifl fiir Mssionswissenschaft» 49(1965), 65-84; G. Schelbert, Das Mìssionsdekret des II Vat. Im gesamtwerk des Konzils, in «Neue Zeitschrifl; fur Missionswissenschaft» 22(1966), 241-259; 23(1967), 104-114. 194-205; J. Bruls, Un peuple messianique, in «Église Vivante» 18 (1966), 91-102.

22. Lumen Gentium 13.

23. Lumen Gentium 13.

24. Lumen Gentium 13. A questa unità cattolica, che promuove la shalom, sono chiamati sia i membri del popolo di Dio sia i non credenti; alla shalom, infatti, «in vari modi appartengono, oppure ad essa sono ordinati sia ì fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo e sia infine tutti gli uomini che la grazia di Dio chiama alla salvezza» (ivi).

25. Y. Congar. «Principi dottrinali», in J. Schiitte (ed.), // destino delle missioni, cit., 152. Congar rimanda a Betulle, Journet ed, in particolare, ad A. Rétif, frinite et Mission, «Evangélisep> 6(1954), 179-189; vi si aggiunga anche L.F. Ladaria, La Trinìdady la misión ad gentes, in «Studia Mssionalia» n. 51, Pontificia Università Gregoriana, Roma 2002, 63 -83. Vorrei inoltre ricordare qui un volumetto che mi è caro in modo particolare, quello di D. Catarzi, che consacra al tema di una ecclesiologia trinitaria quasi tutto il primo dei suoi due volumi di teologia missionaria, anche se - dopo aver richiamato la patristica orientale e la sistemazione della scolastica - riassume la figura del Padre nel suo volere e cioè nella volontà salvifica universale: D. Catarzi, Lineamenti di dommatica missionaria. I: Parte generale, Istituto Saveriano Missioni Estere, Parma 1958, 1-234.

26. Acta synodalia Sacrosanti concilii oecumenici Vaticani II, Voi. IV, cit, 701-702.

27. Per un orientamento bibliografico circa il decreto, oltre ad una ovvia ricerca su Bibliographia Missionaria, si veda W. Henkel, «Bibliografia sul decreto De activitate missionali Ecclesiae «Ad Gentes» (1965-1975)», in T. Scalzotto (ed.), La Sacra Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli nel decennio del decreto «Ad Gentes», Urbaniana University Press, Roma 1975, 214-232; Id., Bibliografia sul decreto De activitate missionari ecclesiae «Ad Gentes» (1975-1985), «Euntes Docete» 39(1986), 263-274.
Per una prima inquadratura dei commenti si veda W. Henkel, «I principali commentali sul decreto conciliare «Ad Gentes», in T. Scalzotto (ed.), La Sacra Congregazione, cit, 203-211. In particolare si vedano questi rimandi organizzati cronologicamente. A. Garcia, Las misiones: decreto del Concilio ecumènico Vaticano IL Ed. bilingue latino-catellana, Propaganda Popular Católica, Madrid 1965; Concilium Vaticanum II. Las misiones en la Iglesia, Seminario nacional de misiones, Burgos 1966; D. Grasso (ed.), Decreto sull'attività missionaria della chiesa, Paoline, Alba 1966; A Santos Hernandez (ed.), Decreto "Ad Gentes" sobre la Actividad Misional de la Iglesia. Evolución conciliar del decreto. Texto y contentar io, Editoria! Apostolado de la Prensa, Madrid 1966; J. Masson, L'attività missionaria della chiesa. Genesi storico dottrinale del Decreto. Testo latino e traduzione italiana. Esposizione e commento del decreto "Ad gentes divinitus", del Motti Proprio "Ecclesiae Sanctae", della Costituzione Apostolica "Regimini Ecclesiae Universae ", Elle Di Ci, Torino 1967; J. Glazik (ed.), Dekret iiber die Missionstdtigìceit der Kirche, Aschendorff. Mùnster 1967; Aa.Vv., Le missioni alla luce del concilio. Atti della settima Settimana di Studi Missionari. Milano 5-9 settembre 1966, Vita e Pensiero, Milano 1967; Semana misionológica, Perspectìvas del decreto "Ad gentes". Sobre la actividad misionera de la Iglesia. Decimocuarta semana misionológica. Bérriz, 12-20 agosto 1966, Mensajero, Bilbao 1967; Perspectìvas del Decreto «Ad Gentes» sobre la actividad misionera de la Iglesia. Centro de Estudios Mìsionológicos de Berriz. Decimaquarta semana misionológica de Berrìz. 23-30 agosto 1966, Bilbao 1967; Aa.Vv., L'activité mìssionnaire de l'Eglise. Décret "Adgentes". Texte latin et traductìon francaise par M.-L. Dewailly. Commentaires par G.M. Grotti, S. Paventi, Y. Congar, Cerf, Paris 1967; G. Schelbert, Das Missionsdekret des II Vatikanums ìm Gesamtwerk des Konzils, Administration der Neuen Zeitschrift tur Missionswissenschaft, Schòneck-Beckemied 1968; S. Brechter, Decretum de activitate missionali ecclesiae - Dekret iiber die Missionstàtigkeit der Kirche, in Lexikon fù'r Theologie und Kirche. Das Zweite Vatikanische Konzil. Konstitutionen, Dekrete und Erklarungen. Lateinisch und Deutsch, Kommentare. Teil III, Herder, Freiburg - Basel - Wien 1968, 9-125; Flannery A. (ed.), Missions and Religions. A commentary on thè Second Vatican Council 's on thè Church 's missionary activity and Declaration on thè relation ofthe Church to non- christians religions, Scepter Boolcs, Dublin 1968; J. Schutte (ed.), // destino delle missioni. Il successo o il fallimento delle missioni dipende dal loro radicale ripensamento [1966], Herder - Morcelliana, Roma - Brescia 1969; Metodio da Nembro, L'attività missionaria nel decreto "Ad Gentes", Università Urbaniana, Roma 1971.
I numeri unici delle riviste sono moltissimi. Mi limito a ricordare: Le missioni nel Decreto "Ad Gentes" del Concilio Vaticano II, «Euntes Docete» 19(1966), 3-292; Decreto del Concilio Vaticano II sull'Attività missionaria della Chiesa, «Fede e Civiltà» 44(1966), nn. 2-3, 1-122; Vaticano II- Igreja em missao, «Igreja e Missao» 18(1966), 7-334; Propos sur le Décret "Ad Gentes", «Rytmes du monde» 15(1967), nn. 1-2, 2-117; Mission and Vatican II, «International Reviewof Missions» 56(1967), 265-337,

28. S. Brechter, «Decretum de activitate missionali ecclesiae. Erstes Kapitel, Kommentar», in Lexikon fiìr Theologie und Kirche. Das Zweite Vatikanische Konzil. Konstitutionen, Dekrete und Erklarungen. Lateinisch und Deutsch. Kommentare. Teil III, Herder, Freiburg - Basel - Wien 1968, 24.

29. Per i commenti al primo capitolo si veda Y. Congar, «Principi dottrinali (mi. 2-9) », in J. Schutte (ed.), // destino delle missioni. Il successo o il fallimento delle missioni dipende dal loro radicale ripensamento, Herder - Morcelliana, Roma - Brescia 1969, 151-192; S. Brechter, «Decretum de activitate missionali ecclesiae. Erstes Kapitel. Kommentar», cit., 24-45; J. Masson, Fonction missìonnaire de l'Eglise. Réflexions sur le décret «Ad Gentes» du Vatican II, in «Nouvelle Revue Théologique» 98(1966), 249-272. 358-375; J.B. Anderson, A Vatican IIpneumatology ofthe Paschal mystery, The historìcal-doctrìnal genesìs of "Ad Gentes" 1, 2-5, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1988; L. Rugolotto, Storia dell'elaborazione del testo "Adgentes" n. 7 e implicazioni teologiche, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1994; E. Borda Leniz, La apostolicidad de la misión de la Iglesia. Estudio histórico-teológico del capitulo doctrinal del decreto "Ad Gentes", Athenaeum Romanum Sanctae Crucis, Romae 1990.

30. Basta confrontare le osservazioni di questo secondo dibattito conciliare con quelle, richiamate in precedenza, dei novembre 1964: queste ultime non investono praticamente mai questioni di fondo ma vertono sul merito di singole proposizioni. Se ne veda il testo in Patrum Orationes, inActa synodalia Sacrosanti concilii oedimenici Vaticani II, Voi. IV, cit., 708-715. 739-752; i testi presentati per scritto si trovano nello stesso volume: 865-923.

31. S. Brechter, Decretimi de activitate missionali, cit., 24.

32. Ad Gentes 2.

33. L'affermazione è abbastanza diffusa nella patristica; Congar cita, al riguardo Agostino, lo Pseudo Dionigi e Bonaventura. Dopo aver analizzato la generazione del Figlio e la processione dello Spirito, Agostino conclude: «il Padre è il principio di tutta la Divinità o, con espressione più esatta, di tutta la deità» (Agostino, De Trinitate IV,20,29). In modo ancora più preciso, l'Areopagita sviluppa il passaggio dall'Uno al molteplice attraverso un processo di unione e di distinzione: mentre permane identica in se stessa, la divinità sta all'origine della creazione, all'origine cioè del molteplice: «l'unica fonte dunque della superessenziale divinità è il Padre; lo è dal momento che il Figlio non è padre né il Padre è figlio ma ciascuno custodisce rettamente le sue proprietà» (Dionigi Areopagita, De divinis nomini bus 2). Anche Bonaventura usa questa terminologia. Chiarendo le proprietà delle persone divine presenta la innascibilitas come tipica de] Padre e, provando a spiegarla in termini positivi, sostiene che questa «pone nel Padre una pienezza fontale»
(Bonaventura, Breviloquium I, 3).

34. A.M. Aagard, Mìssio Dei in katholìscher Sicht, «Evangelische Theologie» 34(1974), 421.

35. Ad Gentes 2.

36. Si veda al riguardo K. Hemmerle, Tesi di ontologia trinitario: per un rinnovamento della filosofia cristiana, Città nuova, Roma 1986; Id., Partire doli 'unità: la Trinità come stile di vita e forma di pensiero, Città nuova, Roma 1998.

37. «II cosiddetto rientro o "rimpatrio" delle missioni nella missione della chiesa, il confluire della missiologia nell'ecclesiologia e l'inserimento di entrambe nel disegno trinitario di salvezza, hanno dato un respiro nuovo alla stessa attività missionaria, concepita non già come un compito ai margini della chiesa, ma inserito nel cuore della sua vita» {Redemptoris Missio 32).

38. Edito nel 1964, il suo lavoro é la pubblicazione delle «Annie Kinkead Warfìeld Lectures» da lui tenute nello stesso anno al seminario presbiteriano: H. Berkhof, The doctrine of thè Holy Spirit, John Knox Press, Richmond 1964 (H. Berkhof, Lo Spirito Santo e la Chiesa. La dottrina dello Spirito Santo [1964], Jaca Book, Milano 1971).

39. H. Berkhof, Lo Spìrito Santo e la Chiesa, cit, 46. Nello stesso contesto Berkhof afferma: «la missione è più di uno strumento pratico e necessario della diffusione della Chiesa. La missione non è a disposizione della chiesa: entrambe sono a disposizione dello Spirito» (ivi, 45). Al di là della incertezza di Berkhof sul carattere personale dello Spirito, spesso risolto nella potenza, nella energia del Risorto, questa affermazione mi pare corretta.
40. «Non è la Chiesa che definisce la missione. È piuttosto la missione che determina il volto della Chiesa, affinchè essa sia il segno escatologico del Regno di Dio» (C. Geffré, «L'evoluzione della teologia della missione dalla Evangeli! Nuntiandi alla Redemptoris Missio», in Le sfide missionarie del nostro tempo, E.M.I., Bologna 1996, 68).

41. «Non è la chiesa ad avere la missione della salvezza per il mondo ma è la missione del Figlio e dello Spirito che possiede, mediante il Padre, la chiesa e se la crea sul suo cammino. Non è la chiesa che amministra lo Spirito [...]. È invece lo Spirito che "amministra" la chiesa con gli avvenimenti della parola e fede, sacramenti e grazia, ministeri e tradizioni» (J. Moltmann, La Chiesa nella forza dello Spirito. Contributo per una ecclesiologia messianica, Queriniana, Brescia 1976, 93).

42. Ch. Duquoc, Chiese provvisorie; saggio di ecclesiologia ecumenica, Queriniaria, Brescia 1985; Id., «Credo la Chiesa»: precarietà istituzionale e regno di Dio [1999], Queriniana, Brescia 2001.

43. Ad Gentes 3. Opportunamente il concilio rimanda al testo di At 17,22-31.

44. Ad Gentes 3.

45. Ad Gentes 2.

46. Questo passo sembra contraddire Gv 7,39. In realtà il passo giovanneo è speculare ai testi di Gv 19,30.34-35; 20,22-23 ed indica il carattere pasquale e cristologia) dell'opera dello Spirito; proprio l'ampliamento universale dell'opera salvifica di Cristo implica l'ampliamento universale dell'opera dello Spirito che nella sua missione, prima che alla missione degli apostoli, va rapportato a quella di Cristo (Y. Congar, «Le Saint-Esprit et le corps apostolique, réalisateurs de l'oeuvre du Christ», inEsquisses du mystère de l'Église, Cerf, Paris 1966, 105-111).

47. Su questo tema e sul senso di personaggi come Abele, Melchisedec, Noè, Daniele e Giobbe si vedano: G. Philips, La gràce des justes de l'Ancien Testamenti Beyaert, Bruges 1948: J. Daniélou, Les saints paiens de l'Ancien Testament, Seuil, Paris 1956; ld., // mistero della salvezza delle Nazioni, Morcelliana, Brescia 1958; Y. Congar, Ecclesia ab Adam, in M. Reding (ed.),Abhandlungen ùber Theologie und Kirche. Festschriftfur Karl Adam, Patmos, Diisseldorf 1952. 79-108.

48. AdGentes 4.

49. Gaudium et Spes 22.

50. Ad Gentes 7.
51. Ad Gentes 5.

52. Y. Congar, «Principi dottrinali (nn. 2-9)», cit, 163-165. Le quattro cause si articolerebbero in questo modo; la causa efficiente sarebbe una "azione": «la missione della chiesa si realizza attraverso una azione tale per cui essa, obbedendo all'ordine di Cristo e mossa dalla grazia e dalla carità dello Spirito Santo»; la causa materiale consisterebbe invece in una presenza: «[la chiesa] si fa pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e popoli; la causa formale preciserebbe la modalità della azione missionaria che rendono presente la chiesa senza distinguere tra atti gerarchici e atti comuni: «per condurli con l'esempio della vita e la predicazione, con i sacramenti e gli altri mezzi della grazia»; la causa finale, infine, starebbe nella piena partecipazione ai beni della alleanza: «alla fede, alla libertà e alla pace di Cristo, rendendo loro libera e sicura la possibilità di partecipare pienamente al mistero di Cristo».

53. Si veda, ad esempio, Ad Gentes 6 dove, parlando del «compito di predicare il vangelo e di impiantare la chiesa stessa», richiama le tesi della scuola di Miinster e di Lovanio senza scegliere tra le due.

54. Ad Gentes 5.

55. Ad Gentes 6.

56. Ad Gentes 6. Ripetuto in Redemptoris Missio 31, il testo è precisato in Redemptoris Missio 33 che distingue tra cura pastorale, nuova evangelizzazione e missione ad gentes.

57. «II Concilio tiene presente la realtà territoriale ma non definisce le missioni in rapporto ai tenitori: esse si indirizzano agli uomini» (Y. Congar, «Principi dottrinali (nn. 2-9)», cit, 175). Sul problema si veda anche E. Nunnenmacher, «Le missioni». Un concetto vacillante riabilitato? Riflessioni sulla dimensione geografica dì un termine classico, «Euntes Docete» 44(1991), pp. 241-264. Pur riconoscendo che il criterio geografico non è «molto preciso e sempre provvisorio», Nunnenmacher vi leggerà una importante «distinzione tra l'attività missionaria propria e la cornice delle sue frontiere» e, per questo vedrà il cambio di vocabolario che la Redemptoris Missio ripropone, rispetto al concilio, come una valorizzazione di un intento sostanzialmente ecclesiologico che mira ad evitare l'abbandono di una teologia della plantatio ad esclusivo vantaggio di una teologia del regno. Resta comunque pacifico che la posta in gioco «non sono regioni o continenti né viaggi a lungo raggio, ma l'annuncio della Parola e la risposta della fede in Cristof...]. H criterio territoriale sarà praticamente sempre presente nel termine "missioni", ma l'interesse missionario non si indirizza di certo alla geografia ma all'uomo e all'umanità».(ivi, 254).

58. II territorio va visto come habitus umano, come ambiente che comprende e condetermina la vita umana; si veda M. D'Erme, Tesi per una teologia del territorio, Dehoniane, Napoli-Roma 1984. Esiste unicamente qualche iniziale lavoro sulla città; al riguardo per la sua dimensione socio-antropologica si veda L- Castells, La questione urbana, Marsilio, Padova 1974; L. Benevolo, Storia della città, Laterza, Bari 1975; P. Wheatley, La città come simbolo, Morcelliana, Brescia 1981 mentre per la teologia si vedano lavori di teologia insieme a tesi e lettere pastorali: H. Cox, La città secolare. La morte dì Dio nella tecnopoli: la Bibbia nella civiltà industriale, Vallecchi, Firenze 1968; J. Comblin, Teologia della città, Cittadella, Assisi 1971; F. Franceschi, Teologia della città: condizioni e modalità della presenza dei cristiani nella città, Elle Di Ci, Torino 1977; F. Cattaneo, Teologie della città, RES, Milano 1990; G. Frosini, Babele o Gerusalemme? Per una teologia della città, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1992; M. Buvinic Martinic, Iglesia y Ciudad en America Latina: analysìs de unapraxis evangelizadora y evaluación de sus alcances eclesiológicos, U.P.S., Roma 1993; F.A. Nino Sua, La Iglesia en la ciudad: el fenòmeno de las grandes ciudades en America Latina corno problema teològico y corno desafio pastora!, P.U.G., Roma 1996.

59. É facile sentire oggi affermazioni sulla crisi o sulla scomparsa della teologia della liberazione; forse, si può meglio dire di essere di fronte ad una riformulazione del tema della liberazione su un piano più concreto ma con la stessa, coscienza della diversità dalla teologia occidentale. In questa direzione l'eredità e la vitalità della teologia della liberazione sarebbe ritrovabile nella teologia indigena, nella "black theology" e nella "theology of woman"; é quanto sostiene il lavoro di I, Petrella (ed.), Latin American Liberation-Theology. The next Generation, Orbis Books, New York - Maryknoll 2005.

60. Sul tema dei cristiani anonimi si veda K. Rahner, «I cristiani anonimi», in Id., Nuovi Saggi. I, Paoline, Roma 1968, 759-772; sul tema si veda pure K. Rahner, Cristianesimo anonimo e compito missionario della Chiesa, in Id., Nuovi Saggi. IV, Paoline, Roma 1973, 619-642. La questione sarà ripresa da una teologa della scuola di Rahner, A. Ròper, I cristiani anonimi, Morcelliana, Brescia 1967. Partendo da questa base, si arriverà ad una peculiare impostazione della missione: quella del dialogo con le religioni; al riguardo, il suo testo fondamentale resta la relazione presentata al Congresso internazionale di nùssiologia di Roma del 1975 e pubblicata negli Atti: K. Rahner K., «Uber die Heilsbedeutung der nichtchristlichen Religionen», in Evangelizzazione e Culture. Atti del Congresso internazionale scientifico di Missiologia. Roma 5-12 ottobre 1975, Pontificia Università Urbaniana, Roma 1976, I. 295-303, Per la traduzione italiana si veda K. Rahner, «Sul significato salvifico delle religioni non cristiane», in Id., Nuovi Saggi. VII: Dio e rivelazione, Paoline, Roma 1981, 423-434. Sullo stesso argomento, dello stesso autore, si veda pure K. Rahner «Cristianesimo e religioni non cristiane» [1961], in Id., Saggi di antropologia soprannaturale, Paoline, Roma 1965, 533-571.

61. II Seminario sulle religioni non-cristiane era stato convocato dall'episcopato indiano in occasione del Congresso eucaristico intemazionale al quale intervenne anche Paolo VI. Il Seminario assunse come base di dibattito il testo della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, appena approvata dal concilio ma, nelle sue conclusioni, accoglierà la visione delle religioni come «Heilswege», come «vie di salvezza», cosa che il concilio non aveva fatto. Se ne vedano i testi in Chrìstian Revelation and Non- Christian Religions. Theological Seminar held on thè occasion of Bombay Eucharistic Congress in India, «Indian Ecclesiastical Studies» 4(1965), 161-348. Il numero comprende le quattro basilari relazioni del Seminario: H. Kùng, The World Religions and God's Pian of Salvation (ivi, 182-222); P. Fransen, How Non-Christians Fint Salvation in their Religions? (ivi, 223-282); J. Masson, Salvation out of the visibile Church and necessity of the Missìon (ivi, 283-302); R. Panikkar, Relation of Christians to their Non-Christian Surrouding (303-348). Il testo comprende anche la recensione di J. Daniélou, La mission a-t-elle pour but le salut? A propos du Colloque théologique de Bombay, «Le Christ au monde» 10(1965), 235-246.

62. Ad Gentes 1.

63. Lumen Gentìum 16; Gaudium et Spes 22; Ad Gentes 7; Redemptoris Missìo 10. 20; Dialogo e Annuncio 35; Dominus Iesus 20.

64. Ad Gentes 7.

65. Ad Gentes 7.

66. Y. Congar, «Principi dottrinali (nn. 2-9)», cit, 186.

67. Ad Gentes 7.

68. Eb 1,1.

69. Compreso cristologicamente, l'eschaton deve saper rendere ragione della incarnazione di Cristo e non può essere pensato come unicamente trascendente, come unicamente al di là del mondo; compresa cristologicamente, la storia deve saper rendere ragione a quella Parusia ed a quel Giudizio in cui trova il suo senso e la sua conclusione. Diventa così decisivo pensare l'eschaton e la storia ne! quadro di una profonda reciprocità: l'eschaton é il segreto, é il senso ultimo della storia e, per questo, non si limita a decretarne la fine nel senso compiuto del suo procedere ma la innerva in ogni suo momento.

70. Questo contenuto cristologico permette di capire perché il mistero pasquale motivi «la struttura di speranza propria del tempo» (Ch. Schutz, Fondazione generale dell'escatologìa, in Mysterium salutìs. XI, Queriniana, Brescia 1978, 179). Nella stessa direzione Balthasar che presenta l'incarnazione come «il vivo e personale, libero scambio tra due sfere fino allora separate. In questo movimento dello scambio, egli mostra che le due sfere non sono originariamente estranee, l'una di contro all'altra, perché è stato mandato da Colui, che chiama Padre, in un mondo che al Padre appartiene» (H.U. von Balthasar, «Lineamenti di escatologia», in Id., Saggi teologici. IV: Lo Spirito e l'istituzione, Morcelliana, Brescia 1979, 357).

71. Basterebbe riflettere sul passo di Gv 2,24-25: «Gesù conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro; egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo»; per quanto ambientato nella missione di Gesù, ha un valore più vasto. Sulla fede implicita si veda Y. Congar, La mia parrocchia vasto mondo. Verità e dimensioni della salvezza [1959], Paoline, Roma 1965 là dove, commentando alami passi biblici come Mt 8,10; Mc 7,28-29 parla di una «fede prima della fede», di una «grazia prima della grazia» (Ivi, 160).

72. É il contenuto della grande visione di Ap 5, 1-14: il libro sigillato dei disegni di Dio é aperto dall’«agnello come immolato», simbolo del mistero pasquale di Cristo.

73. H riferimento non é qui alla cristologia di Pannenberg ed al valore che il concetto di «anticipazione» vi esercita ma ai testi biblici che presentano i cristiani come coloro che vivono le primizie dei doni dello Spirito: Rm 8,23; 16,5; Giac 1,18: Ap 14.4.

74. Ad Gentes 9.

75. Col 1,18.

76. AdGentes 9,

77. Riporto il passo completo: «quanto di bene si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti particolari e nelle culture dei popoli non solo non va perduto ma viene sanato, elevato e perfezionato per la gloria di Dio, la confusione del demonio e la felicità dell'uomo» (Ad Gentes 9).

78. Ad Gentes 8.

79. Ad Gentes 9.

80. 1 Cor 15,28.

81. Questa necessità di un ripensamento teologico della missione si imponeva già prima del concilio. Si vedano Th. Olmi, «Dogmatik und Mission», in Id., Ex contemplatione loquì, Mùnster 1961, 20-44; Y. Congar, «La Mission dans la théologie de l'Église», in Repenser la Mission, Desclée de Brouwer, Bruges 1965, 53-78; A. Laurentin, MJ. Le Guillou. La mission comme thème ecclésiologique, «Concilium» 2(1966), 75-116.

82. Ad Gentes 1.

83. Ad Gentes 11.18.

84. Gv 1,9.

85. Ad Gentes 22; per la complessità di questo processo si veda Ad Gentes 8.9.

86. Ad Gentes 4.

87. Lascio quindi da parte il quinto ed il sesto capitolo; dedicati rispettivamente alla organizzazione dell'attività missionaria (nn. 28-34) ed alla cooperazione (nn. 35-42), hanno più un valore pastorale e giuridico che non teologico.

88. Ad Gentes 11.

89. In questo senso Redemptoris Missio 42 osserverà che «la prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e deila comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi».

90. È quanto rileva Redemptoris Missio 37.

91. Charles Harold Dodd pubblicherà nel 1935 The Parables ofthe Kingdom e nel 1936 The apostolic Preachìng and its Developments; entrambi sono disponibili in lingua italiana: Ch.H. Dodd, Le parabole del regno, Paideia., Brescia 1976; Id., La predicazione apostolica e il suo sviluppo, Paideia, Brescia 1973.

92. Tra i molti autori, per la sua partecipazione ai lavori per il decreto Ad Gentes, ricordo Domenico Grasso: D. Grasso, Il kerygma e la predicazione, «Gregorianum» 41(1960), 424-450; Id., Evangelizzazione, Catechesi, Omilia, «Gregorianum» 42(1961), 242-267; Id., «La predicazione missionaria», in J. Schütte (ed.), Il destino delle missioni, cit, 215-230; D. Grasso, L'annuncio della salvezza. Teologia della predicazione, M. D'Auria, Napoli 1966.

93. Ad Gentes 13.

94. Ad Gentes 13.

95. Ad Gentes 13.
96. Tra gli altri A. Rétif, Foi au Christ et mission d'après lesActes des Apótres, Cerf, Paris 1953; P. Hitz, L'annuncio missionario del Vangelo [1954], Pontifìcio Istituto Pastorale - Edizioni Romane Marne, Roma 1959.

97. D. Grasso, «La predicazione missionaria», in J. Schiitte (ed.), // destino delle missioni, cit., 218-220.

98. A.M. Henry; Esquisse d'une théologie de la Mission, Cerf, Paris 1959.
99. «Fin dall'inizio la commuta cristiana deve essere formata in modo che possa provvedere da sola, per quanto è possibile, alle proprie necessità» (Ad Gentes 15). Un cenno al clero indigeno, ai catechisti ed alla vita religiosa (nn. 16-18) ed alla loro necessità completa il capitolo.

100. Si vedano Sacrosanctum Comcìlium 41; Lumen Gentìum 26; Christus Dominus 11; Ad Gentes 20.

101. II primo si muove in un quadro giuridico e, parlando di una chiesa episcopale, ne fa il cuore della sua visione di missione mentre il secondo si muove nella prospettiva biblico-teologica aperta dagli studi biblici sul kerygma e dalla teologia kerygmatica; si veda E. Loffeld, Le problème cardinal de la missìologie et des missions catholìques, Ed. Spiritus, Rhenen 1956; A.M. Henry; Esquisse d'une théologie de la Mission, Cerf, Paris 1959. Per questo I. Paulon poteva discutere presso la Facoltà teologica di Milano una tesi di dottorato in cui indicava il fine specifico della missione nella plantatio di una chiesa particolare: I. Paulon, Plantatio ecclesiae. Il fine specifico delle missioni. Studio di teologia missionaria, Scuola Tipografica Benedettina, Parma 1952 (con un titolo più breve, la tesi era stata pubblicata per la prima volta dalla Unione Missionaria del Clero in Italia, Roma 1948).

102. Ad Gentes 20.

103. Soggetti missionari non presbiterali sono sempre esistiti: per sottolineare la centralità della gerarchia nella ecclesialità missionaria, J. Schmidlin li chiamava "ausiliari". Tuttavia il loro numero e, più ancora, il loro significato teologico è cresciuto nel post-concilio.

104. Per una inquadratura ed un commento, rimando a questi lavori: K. Muller. «I missionari (nn. 23-27)», in J. Schiitte (ed.), Il destino delle missioni, cit., 301-332; G. Colzani, Teologia della missione. Vivere la fede donandola. Messaggero, Padova 1996, 146-170.

105. Si sa che Padre Manna negava ogni differenza all'interno dell'unica vocazione sacerdotale ottenendo così una forte sottolineatura dell'impegno missionario di tutti i presbiteri; pur richiamando questa dimensione comune - «Cristo Signore chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole, perché siano con Lui e per inviarli a predicare alle genti» - il concilio prova a chiarire la figura del missionario. In realtà bisogna riconoscere che vi è qui una povertà di studi; muovendosi nell'ottica tratteggiata da Balthasar (H.U. von Balthasar, Gli stati di vita del cristiano, Jaca Book, Milano 1985; Id., «Sequela e ministero», in là, Saggi teologici II: Sponsa Verbi, Morcelliana, Brescia 1972, 73-137), si può provare ad illuminare questo stato di vita sulla base della unità e della diversità da Gesù in quel rapporto con il mondo che ha nel mistero pasquale la forma di una struetura amoris.

106. Ad Gentes 23.

107. Le 10,34. Sul verbo prosérchomai si veda sai il verbo semplice sia il composto in J. Schneider, «érchomai e derivati», in Grande Lessico del Nuovo Testamento. Ili, Paideia, Brescia 1967, 913-964; non particolarmente significativo, il verbo può indicare sia la venuta di Gesù sia l'avvicinarsi a lui delle persone.

108. Ad Gentes 24.

109. Ad Gentes 24. Queste precisazioni hanno la loro importanza per il fatto che alcuni padri avevano chiesto di riconoscere come missionari in senso stretto anche quei sacerdoti e laici che vi dedicano un certo periodo di vita. H testo originario era ancora più fermo e parlava del missionario come di colui che totum - et quidam ad vitam - sese devinciat operi Evangelii. La correzione non ha inteso equiparare tutte le forme di impegno missionario; ispirandosi al testo di Lumen Gentium 44 sulla vita religiosa, secondo il quale «la consacrazione sarà tanto più perfetta quanto più solidi e stabili sono i vincoli con i quali è rappresentato Cristo indissolubilmente unito alla chiesa sua sposa», il concilio manterrà l'impegno ad vitam.

110. Is 50,5.

111. Is 49,2.

112. Is 42,2-4.

113. Is 50,6-7.

114. Si vedano al riguardo alcune valutazoni diverse. La prima è quella positiva ma piuttosto acritica di N. Kowalsky, «Questioni chiarite dal concilio», in J. Schùtte (ed.), // destino delle missioni, cit, 371-377; più analitica quella di G. Coizani, «II Vaticano II», in Id., La mìssìonarietà della Chiesa. Saggio storico sull'epoca moderna fino al Vaticano II, Dehoniane, Bologna 1975, 157-193; molto critici, invece, A.M. Henry, «Postface. Mission d'hier, mission de demain», in J. Schùtte (ed.), L'activité missionnaire del l'Église. Decret "Ad Gentes", Ceri, Paris 1967, 409-440; G. Evers, «La missione nel Concilio Vaticano II», in Id., Storia e salvezza. Missione - Religioni non cristiane -Mondo secolarizzato, E.M.I., Bologna 1976, 6379.

115. G. Evers, «La missione nel Concilio Vaticano IX», cit, 69.

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