Oct 19, 2021 Last Updated 7:03 AM, Oct 19, 2021

Tailandia: 1° Congresso Missionario Asiatico

Categoria: Missione Oggi
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1° Congresso Missionario Asiatico
(18-22 ottobre 2006)

"Raccontare la storia di Gesù in Asia"

18 Ottobre

{mosimage}Sono arrivato nella città di Chiang Mai (nord della Tailandia) poco prima delle sei di sera, inserito nel gruppo dei coreani. Purtroppo, l’unico vescovo coreano che doveva partecipare al Congresso aveva disdetto pochi giorni prima.

Secondo me, questo è un segno evidente del debole zelo della Chiesa sud-coreana verso la missione ad gentes.

Comunque, gli ultimi continueranno ad arrivare fino al mattino del giorno dopo. Provo a cercare il nostro p. Giorgio Marengo in mezzo a tanta gente, ma non ci riesco. Lo cercherò più tardi, anche perché sono stanco ed affamato! 

Dopo la cena, c’è l’apertura ufficiale dell’esposizione, fatta dal Cardinale Crescenzo Sepe, Vescovo di Napoli ed inviato speciale della Santa Sede.Ogni paese è presentato con elementi vari. Sono 25 i paesi che hanno inviato delegati al Congresso, ci sono anche vari osservatori degli altri Continenti, dal Libano al Canada, passando per il Brasile e l’Italia.

Ecco allora che trovo Giorgio e altri membri del gruppo mongolo e abbiamo anche il tempo per fare le prime conoscenze tra i tanti partecipanti. Condivido la stanza con p. Jaime Palma, un missionario messicano dei Guadalupani, che lavora in una parrocchia del sud qui in Corea e con il quale ho fatto delle chiacchiere molto interessanti sulla missione, soprattutto qui in Corea.

19 Ottobre

{mosimage} Il tema di questa giornata è “La Storia di Gesù nei popoli dell’Asia”. Iniziamo i lavori con la messa d’apertura, presieduta dal Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Dopo i soliti discorsi di benvenuto e presentazione delle Delegazioni, il Vescovo Luis Antonio Tagle, filippino, ci fa un’eccellente “keynote address’, che, secondo me e anche secondo tanti altri, è stato il miglior discorso del Congresso; chiaro, conciso e incisivo, ci ha offerto delle linee-guida molto concrete sul modo di raccontare la storia di Gesù. Nel pomeriggio, abbiamo sentito le testimonianze di varie persone sul tema del giorno. Questi “faith-sharers” sono parte integrante del programma. Così arriva il momento dei lavori per gruppo, veniamo divisi in gruppi di 10 persone, di vari paesi ed esperienze. Dobbiamo rispondere alla domanda “Come ho trovato Dio nella mia vita?” Peccato che a causa dell’intenso programma del Congresso, questo tempo di condivisione sia stato molto limitato.

{mosimage}Avrebbero dovuto fare meno presentazioni e testimonianze, per dare spazio ad incontri interpersonali e scambi di idee e di esperienze sulla missione, visto che, la missione vissuta in Corea è molto diversa da quella vissuta in Tailandia e così via. Dopo si è parlato dell’Asia come se fosse una realtà uniforme, un’idea questa, con la quale sono in completo disaccordo, anche perché nei lavori di gruppo questo era molto evidente. Arrivata la sera, ci siamo goduti un bello spettacolo presentato da studenti giovanissimi di collegi cattolici, praticamente tutti non-cristiani. Lo spettacolo scenico ci presentava, stupendamente, la storia della Chiesa in Tailandia sin dagli inizi. Questa presentazione è piaciuta tantissimo a tutti quanti. Si poteva vedere la bellezza e la diversità della cultura tailandese, espressa soprattutto nei diversi e colorati costumi d’ogni zona e tribù.

20 Ottobre

{mosimage} Il tema del giorno è “la Storia di Gesù nelle religioni dell’Asia”. Il tono del giorno era impostato sul dialogo interreligioso. Anche qui credo che si sia interpretato il tema in un modo molto uniforme, mentre in tanti paesi asiatici il dialogo rimane ancora una realtà non-esistente o quasi. La Corea è un esempio molto concreto. Le testimonianze sono state fatte da persone che sono diventate cattoliche dal buddismo e dall’Hinduismo. Ha parlato anche un musulmano del Bangladesh sulla sua positiva esperienza con i cattolici. Prima di pranzo, abbiamo fatto una riflessione teologica sul tema. Dopo pranzo, di nuovo divisi in gruppi, abbiamo risposto alla domanda “Che cosa apprezzo nei seguaci delle altre religioni?” Diverse persone si lamentano ancora una volta dell’eccessivo contenuto del programma, che ha lasciato poco spazio per riposare un pochino o per fare due chiacchiere. Anche l’orario della messa (le sei del mattino!) non è stato accolto bene da molti… io incluso! Prima della cena c’era sempre una sintesi teologica sul tema del giorno, di cui secondo me potevamo fare a meno, perché era semplicemente un ripetere ciò che era già stato detto. Dopo cena, abbiamo avuto un momento di preghiera col rosario missionario e l’ora santa.

21 Ottobre

{mosimage} Il tema di questo giorno è “La Storia di Gesù nelle culture dell’Asia”. Il mattino, ancora una volta, è pieno di presentazioni e testimonianze. I temi che vi fanno parte sono la società dei consumi, i mass media, i migranti, la gioventù e i rapporti tra religioni. La domanda che ci viene posta per i lavori in gruppo è “Quali pratiche o tradizioni nella mia cultura esprimono meglio il vangelo di Gesù?” La sera, dopo cena, c’è stato un altro momento importante del Congresso. Un momento di socializzazione, con inclusa la presentazione di canti, balli e “power-points” da parte di alcune delle Delegazioni presenti. Quella della Mongolia è stata, secondo me, la più apprezzata, poiché il nostro Giorgio si è messo a suonare il violino mongolo, accompagnato dal flauto di un ragazzo mongolo e il Vescovo, Mons. Wenceslaus Padilla, ha anche cantato una canzone in mongolo…..Un vero successo!!!
Parlando di canti e balli, un gruppo cattolico (con un ballerino hindù incluso) di danze tradizionali dell’India ci ha presentato durante i giorni del Congresso delle rappresentazioni sul vangelo e altri temi. Questo gruppo è stato creato da un prete per portare l’evangelizzazione attraverso il ballo ed il canto. Davvero una bella forma d’inculturazione e trasmissione della fede. Delle varie forme di proclamazione del Vangelo che devono essere creative ed adattate al contesto dove i missionari si trovano se ne è parlato molto anche durante il Congresso. È stato anche interessante poter godere della diversità culturale dei presenti, molti dei quali si sono vestiti con gli indumenti tradizionali del loro Paese. Prima di andare a dormire, sono stato per quasi due ore a parlare con un Vescovo indiano, il quale mi parlava entusiasticamente della sua esperienza missionaria in India. Così anche io ho condiviso con lui la mia esperienza in Corea. Questo è un esempio di quanto é importante, secondo me, in questo tipo di Congressi, dare l’opportunità alle persone presenti di avere il tempo e lo spazio per uno scambio di idee e di esperienze, perché s’impara di più attraverso l’esperienza che attraverso le tante teorie presentate.

22 Ottobre

{mosimage} Questo è non soltanto l’ultimo giorno del Congresso, ma è anche la Giornata Mondiale delle Missioni. C’è ancora una presentazione, questa volta sulla chiesa in Tailandia. Ascoltiamo la testimonianza di un tribale convertito da pochi anni, accompagnato da due altri laici. Seguiamo poi il riassunto del Congresso in lingua Tai, perchè tutto il Congresso é stato trasmesso via internet e anche in piccole puntate in vari canali televisivi. Dopo la lettura delle risoluzioni del Congresso e i vari ringraziamenti, arriva il punto cruciale della giornata, la messa di chiusura. Per esprimere la comunione con la Chiesa della Tailandia in generale e quella della diocesi di Chiang Mai in particolare, ne prendono parte molti cattolici locali, soprattutto di vari gruppi tribali, dando così un colore tutto speciale alla celebrazione. Presiede il Cardinale Sepe. Purtroppo, sono rimasto deluso a livello liturgico non solo di questa messa, ma di tutti gli altri momenti liturgici, caratterizzati da un ritualismo troppo accentuato, dalla mancanza di musica viva, di gioia… di Asia! Infatti, sembrava che fossimo a San Pietro e non in Tailandia!

Credo che tutti siano rimasti soddisfatti di questo primo Congresso Missionario in Asia, e siccome è il primo, c’è ancora molto “room for improvement.” É stato importante riunire tutte queste persone, non soltanto per prendere ancora più coscienza dell’urgenza della missione qui in Asia, ma anche per conoscerci ed incoraggiarci a vicenda.


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