Dec 07, 2021 Last Updated 5:02 PM, Dec 6, 2021

GESÙ CRISTO NELL’ESPERIENZA SPIRITUALE DEL BEATO G. ALLAMANO

Categoria: Missione Oggi
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P. Kota Mukpekpe Victor, IMC

FONTE E ITINERARIO FORMATIVO MISSIONARI DI SANTITÀ. COME, OGGI, QUESTA FIGURA PUÒ AIUTARCI A ESSERE PROTAGONISTI NELLA NOSTRA FORMAZIONE RELIGIOSA E SACERDOTALE ?

Introduzione

Il padre fondatore, parlando di Ritiro mensile, considerava una cosa di grande importanza per la vita di chi si sta preparando all’attività missionaria della Chiesa. Per l’Allamano, il ritiro mensile consiste nell’esaminare tutto il nostro mese passato, dagli ultimi esercizi spirituali fino ad ora; è dunque il tempo importante per la vita di un cristiano, a più forte ragione, i religiosi, perché esso dà forte impulso verso la perfezione religiosa e le nuove forze per continuare con entusiasmo il cammino formativo.

Infatti, lo scenario in cui si ambienta la formazione religiosa e sacerdotale è in continuo cambiamento: viviamo in un mondo globalizzato in cui è facile, e allo stesso tempo difficile, muoversi... Prendiamo coscienza dei grandi e rapidi cambiamenti sociali, politici, economici e religiosi del nostro mondo globalizzato. La post-modernità, il rapido progresso della tecnologia, le società sempre più pluraliste e la mutata interpretazione di valori fondamentali come quelli di famiglia, società, spiritualità, vita consacrata, solidarietà, missione, etc, stanno attraversando una crisi profonda. (Istituto Missioni Consolata, XII Capitolo Generale. Atti Capitolari, Roma 2011, n. 5, [p. 10-11].

Allora la domanda è questa: Come la figura dell’ Allamano può aiutarci a essere protagonisti nella nostra formazione religiosa e sacerdotale, nel contesto sociale attuale ? Abbiamo scelto come tema per questo ritiro: Gesù Cristo nell’esperienza spirituale del Beato G. Allamano: Fonte e itinerario formativo missionario di santità.

Testo biblico: Gv. 15, 1- 8

Parlare di Gesù Cristo nell’esperienza spirituale del Beato G. Allamano, è soffermarsi sulla persona di Gesù Cristo nel suo pensiero, cioè focalizzare soprattutto la centralità di Gesù, il Verbo incarnato del Padre, centro dell’esistenza umana, della storia e della missione cristiana, che dà senso alla vita. Si qualifica un tale pensiero spirituale, a ciò che comunamente si chiama spiritualità cristocentrica. Questa spiritualità cristocentrica per Beato G. Allamano, costituisce da una parte una fonte di santità e dall’altra parte uno itinerario di formazione missionaria.

1.     Fonte missionaria di santità

Ben che il Beato G. Allamano non abbia scritto un trattato su Gesù Cristo- egli è stato un teologo moralista-, la sua esperienza di Gesù descritta nelle sue conferenze date ai missionari e missionarie sono una fonte di spiritualità di una grande attualità, che sia ieri e oggi.

Per l’Allamano, “Gesù Cristo è il centro della nostra vita spirituale. In lui siamo stati inseriti, come tralci nella vite, mediante il battesimo e siamo chiamati “alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità”. Con la consacrazione religiosa ci siamo impegnati in modo speciale a testimoniare tale pienezza, riproducendo in noi il mistero di Cristo, vivendo in intimità con lui che solo può condurci all’amore del Padre nello Spirito Santo e farci partecipare alla vita della Trinità”.(L. SALES, Giuseppe Allamano. La vita spirituale, Edizioni Missioni Consolata, Torino, 1963, p. 731-752; IMC, Direttorio della Preghiera. Direzione Generale – Roma, 1986, p.11).

Gesù Cristo per l’Allamano è fondamento di tutta la spiritualità cristiana,  fondamento di tutta attività missionaria. Qui, si tratta di Gesù Cristo, nella totalità della sua persona, di punto di vista biblico, missionario e ecclesiale. Da questa esperienza del Beato, fortemente radicata in Gesù Cristo, si può dedure qualche caratteristiche di spiritualità cristocentrica che possono qualificare una vita cristiana di santità allo stesso tempo armoniosa e dinamica nell’era della nuova evangelizzazione nel mondo globalizzato.

1. 1. La spiritualità cristocentrica è unione alla persona di Cristo

Per l’Allamano, la spiritualità cristocentrica significa che Cristo è il centro dell’esistenza umana, della storia e della salvezza. Attraverso la spiritualità cristocentrica, si stabilisce una comunicazione intima e profonda tra Cristo e il discepolo.

La spiritualità cristocentrica perché è unione a Cristo santifica la persona. Ѐ questo non si può realizzarsi che mediante una metanoia nella vita. Per il Beato Allamano, la spiritualità cristocentrica, invita a vivere un vero e reale processus permanente di conversione. Essa esige una graduale laboriosa e perseverante volontà di passare di una vita cristiana o religiosa di mediocrità a uno stato di vera e reale fervida vita battesimale che implica un grande impegno apostolico. Essa si realizza nella comunità ecclesiale grazia ai sacramenti vissuti come un incontro interpersonale con Gesù Cristo. In fatti, con il battesimo uno si inserisce in Cristo dove l’Eucaristia è ormai conosciuta e considerata come il sacramento par eccellenza dell’incontro e dell’unione con Cristo (Gv 6, 55-56). (cf. L. SALES, Giuseppe Allamano. La vita spirituale, pp. 91-135). 

1. 2. La spiritualità cristocentrica è l’unione a Dio uno e trino

La spiritualità cristocentrica è prima di tutto una vita di comunione con la santissima Trinità: Padre, Figlio e lo Spirito Santo. Perché l’unione a Gesù Cristo o con Gesù Cristo, il Verbo eterno del Padre è una unione al Padre nello Spirito Santo. Lo  dice Gesù stesso: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto. Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo ? Chi ha visto me ha visto il Padre...Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me ? (Gv 14, 5-10). “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 27-30; 14, 23).

 Il nostro essere figli del Padre Celeste è essere nel Figlio unico, Gesù Cristo grazia alla comunione dello Spirito Santo. La chiave ermeneutica per avere accesso al Padre è Cristo. Una vita autentica in Cristo conduce a una vita di unione e di comunione con il Padre nello Spirito Santo, e con conseguenza unione con i fratelli e sorelle nella Chiesa, corpo mistico di Cristo.

2.     Itinerario formativo missionario

2. 1. La spiritualità cristocentrica è ecclesiale

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, afferma: “Il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo.” (CIC, 1533). In fatti, “mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione” (CIC 1213). La spiritualità cristocentrica ecclesiale non solo unisce i credenti alla famiglia trinitaria, cioè, al Padre, Figlio e lo Spirito Santo, ma chiama sempre di più i credenti  a realizzarsi come “essere-con” per eccellenza. L’unione con Dio uno e trino ha come conseguenza l’unione con i fratelli e sorelle. Per il Beato Allamano l’“essere-con” cristiano è un cammino di comunione e di annuncio. Perché, “La vita religiosa sviluppa in noi la consacrazione battesimale e ci conforma in modo speciale al mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La viviamo nello spirito della prima comunità dei discepoli, uniti a Maria e perseveranti nella preghiera (Atti 1, 14). Seguiamo in modo speciale Cristo, imitando la vita obbediente, casta e povera da lui scelta e proposta ai discepoli. Ci rendiamo totalmente disponibili a Dio, alla Chiesa e ai fratelli, per andare ad annunciare il Vangelo in ogni parte del mondo e testimoniare con la vita l’infinita potenza dello Spirito (Atti 2,4) (Cost. 20. 21.22). Per il Beato G. Allamano, la spiritualità cristocentrica ecclesiale - missionaria è  radicata nell’eucaristia. “La vita del missionario della Consolata è “una vita eucaristica”. Essere “missionari eucaristici” significa per noi fare dell’Eucaristia la fonte e il vertice dell’evangelizzazione, il centro a cui tende tutta la vita spirituale dell’individuo e delle comunità, e, di conseguenza, la ragione profonda per vivere in continua azione di grazie”(cf. Col 3, 15. 17) (Cost. 12).

La spiritualità cristocentrica è missionaria; un mandato del discepolo a essere testimoni del Cristo Risorto nel mondo.

In Beato Allamano, si può riassumere la spiritualità cristocentrica dicendo che l’unione a Gesù Cristo diventa testimonianza e missione nel mondo. Ciò che significa che la spiritualità cristocentrica è ecclesiale e missionaria: edifica la Chiesa e annuncia l’evento pasquale. Come tanti santi nella storia della Chiesa, in Allamano c’è una sintesi dinamica tra contemplazione e azione, vita intensa di preghiera e di apostolato. Chi dice apostolato, dice andare all’incontro alle genti, con loro culture.

2. 2.  L’Allamano e il mondo globalizzato e multiculturale

Se il Beato G. Allamano come moralista avrebbe vissuto nel mondo globalizzato di oggi, forze sarebbe stato scandalizzato da qualche cose: la mutata interpretazione di valori fondamentali come quelli di famiglia, la società, la vita consacrata e il rapido progresso della tecnologia che causano una frattura tra la vita religiosa e il mondo? Ma, mai il fatto che la società diventa sempre più pluraliste. L’Allamano avrebbe accolto il mondo globalizzato e multiculturale senza complesso nessuno. Perché l’Allamano viveva dell’interno l’esperienza pluralistica culturale. Egli avrebbe colto l’esperienza del pluralismo culturale attuale come “une chance” per una crescita tanto umana, spirituale che missionaria per i suoi missionari e missionarie.

Si ricordi la Conferenza di Muranga – siamo nel Marzo 1904 in Kenya- dove si è tenuto la prima conferenza dei missionari della Consolata con lo scopo di elaborare un progetto pastorale missionario di evangelizzazione prezzo il popolo Kikuyu. Per scoprire l’atteggiamento positivo di riconoscimento delle culture da parte dell’Allamano; al di là dell’ approvazione integrale degli Atti della Conferenza, sulle tre metodologie missionarie adottate a Muranga, egli dava anche degli orientamenti positivi e ricchissimi ai suoi missionari: avere più di pazienza e evitare il giudizio frettoloso delle culture dei Kikuyu. Inoltre, secondo me, l’Allamano avrebbe intuito presto attraverso la sua comunicazione con i missionari che l’evangelizzazione esige l’incontro vero con  Kikuyu, evidenziando cosi l’importanza dell’interculturalità. (A. TREVISIOL, Uscirono per dissodare il Campo. Pagine di storia dei Missionari della Consolata in Kenya; 1902-1981, Edizioni Missioni Consolata, 1989. Specialmente il Cap. III: L’incontro con l’Africa), p.64-85; J. PARE, Naitre la mission. La vie de Joseph Allamano, fondateur des Missionnaires de la Consolata, Montréal, Canada, p. 64-68).

Questo esempio di apertura dell’Allamano alle culture deve essere per noi eredità e ispirazione per una convivenza culturale sempre più positiva, nel nostro mondo globalizzato e multiculturale. Il nostro riconoscimento e appressamento positivi a una cultura è anche un riconoscimento di una persona nella sua dignità. Infatti, dietro una cultura c’è una persona da incontrare; come davanti a una cultura c’è una persona dietro. Ѐ in questa prospettiva che i n. 23. 24 delle Cost. affermano: “L’Istituto, formato da membri di diversi Paesi, è internazionale. Il missionario deve educarsi a vivere e lavorare con confratelli di altre culture, cercando la comunione negli elementi che caratterizzano la nostra famiglia”.

Conclusione

Il testo biblico scelto per meditazione, ci insegna che l’essere umano non può vivere una vita, anche se naturale, pienamente felice senza Dio. Dio è il fondamento dell’esistenza umana. “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti, 17, 28). Il cristiano non ha nessuna forza senza Gesù Cristo, chi si dichiara: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6). L’immagine della vite e i tralci ci indica la dipendenza totale dei credenti da Gesù, senza il quale non si può far nulla (Gv 15, 5).

In due verbi, Gesù ci dice ciò che egli attende dai tralci, quindi i discepoli: Rimanere in Cristo-La-Vite e dare/ produrre/portare più frutto. Si può tradurre i due verbi con due termine di comunione e missione o l’evangelizzazione. L’unione al centro che è Cristo e la missione verso le genti; due attività inseparabile. Perché, più siamo uniti a Cristo, più si porta più frutto. Dalla nostra inserzione in Cristo dipende la nostra fruttuosa attività missionaria/ apostolica, compresa la nostra personale riuscita.

Che vuole dire rimanere in Cristo ? Ѐ vivere dalla presenza e nella presenza di Cristo, del suo amore. Ѐ lasciarsi mondare/purificare dal Padre che è il Vignaiolo, perché si abbandoni tante cose non necessarie nella vita che ci  fanno disperdere; affinché, in fine, uno si concentri sull’essenziale che è Cristo, la vera Vite per un migliore rendimento nella vita.

Che vuole dire portare di frutto ? Ѐ agire secondo la volontà e la Parola di Dio (Lc 8, 11-15: parabola del seminatore); è comportarsi in discepoli di Cristo. Inoltre parole, è vivere il comandamento di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri, come Io vi ho amati” (Gv 15, 12).

La Vite e i tralci:  simbolica di Unità e diversità

Ogni domenica noi professiamo: “Credo nella Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”( Simbolo di Nicea-Constantinopoli, 381). L’unità è una delle notte fondamentale della Chiesa. Questa unità della chiesa tiene un posto essenziale nella teologia e ecclesiologia; l’unità è un dono inalienabile di Dio. “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te; siano anch’essi i noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 20-21 ).

L’immagine della Vite e i tralci, simbolizza l’unità e diversità nella Chiesa nel primo luogo. Questa pluralità o diversità nella Chiesa vengono dai contesti tanto geografici, culturale, storici che spirituale dei membri. L’unità tra i membri della Chiesa non è dunque una uniformità. La Chiesa ha infatti la missione di promuovere allo stesso tempo l’unità e le diverse identità dei membri. Nel secondo luogo l’immagine della Vite e i tralci si applica sulla vita delle comunità religiose. Il Cristo è la vera Vite che fonda l’unità nella comunità religiosa. I tralci è ciò che simbolizza i membri della comunità. Ben che diversi come i tralci, lo siano, i religiosi sono chiamati a vivere l’unità nella diversità come una opportunità per una crescita umana, psicologica, spirituale, missionaria e sociale.

Il Beato G. Allamano nei suoi scritti e insegnamenti ai missionari e missionarie ci esorta con tempestività a vivere la simbolica della Vite e i tralci, cioè, l’unità nella diversità. Cosi egli, per concludere questa riflessione, ci dice che: “L’unica famiglia dell’Istituto si concretizza in varie comunità con funzioni e caratteristiche proprie, corrispondenti al nostro fine. Le comunità comprendono persone d’età, origine, preparazione, competenze diverse. Ognuno sia disponibile a convivere con tutti e a inserirsi in qualsiasi comunità, convinto che in ciascuna si vive e lavora in comunione e nell’ambito dell’Istituto, realizzando la propria vocazione missionaria” (Cost. 24).

 

Infine, la spiritualità cristocentrica per l’Allamano è davvero il Cristo al centro della vita spirituale. Essa è fonte di santità nella misura in cui è una “périchorèse” del discepolo con Gesù Cristo che santifica la persona. “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv. 14, 20). E di conseguenza, come spiritualità, essa introduce i credenti alla famiglia trinitaria (Gv. 17, 20-21) che diventa itinerario formativo missionario per l’annuncio dell’evento pasquale di Cristo, fondamento di unità nelle diversità delle culture e persone.

 

 

 

 


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