Dec 07, 2021 Last Updated 5:02 PM, Dec 6, 2021

PICCOLO CORSO SULLA MISSIONE

Categoria: Missione Oggi
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P. Victor Kota Mukpekpe, IMC

Introduzione

“Piccolo Corso sulla missione” è una sessione di formazione organizzata dai cristiani del Rinnovamento nello Spirito (RNS) per riflettere su che cosa è la missione, animata da me per due giorni. La missione nella prospettiva cristiana è lo sforzo che la Chiesa fa, secondo l’ordine di Cristo, ieri e oggi, per annunciare a tutti gli uomini l’evento di Gesù di Nazareth, morto e risorto, come mistero di salvezza per tutta l’umanità. Inoltre parole, è nel nome della fede in Gesù Cristo, che uno va vivere lontano dalla sua famiglia, dalla sua patria e va incontro con genti di diversi lingue, culture, razze per condividere questa sua fede con gli altri fratelli e sorelle che non conoscono ancora Cristo.

Il Papa Beato Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ci ha parlato dunque di questa missione nella sua Enciclica Redemptoris Missio del 1991, affermando: “La missione di Cristo affidata alla Chiesa è ancora lontana dal suo compimento” (RM 1). In tre momenti articoleremo il riassunto di questa sessione.

  1. Presentazione generale della Redemptoris Missio

  2. La Spiritualità missionaria nella Redemptoris Missio

  3. Nuova evangelizzazione e missione ad gentes: il rapporto imprescindibile

 

  1. Una presentazione generale della Redemptoris Missio

Ed evidente che Redemptoris Missio è un documento sulla missione, soprattutto la validità e l’urgenza della missione ad gentes. Esso fa un riassunto dei precedenti documenti del Magistero sull’attività missionaria dal Concilio Vaticano II ad oggi; tali sono alla base della Redemptoris Missio: il Decreto conciliare sull’attività missionaria ad gentes; Lumen Gentium, Gaudium et Spes e l’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI.

Ciò che spinge principalmente il Papa a scrivere questo documento, come una Lettera Enciclica, nella Redemptoris Missio il Papa vuole fare conoscere il suo pensiero, precisare sull’importanza dell’evangelizzazione dei non cristiani e dare gli orientamenti pastorali conseguente sulla missione ad gentes, nel mondo moderno. “Desidero invitare la Chiesa a un rinnovato impegno missionario, continuando il magistero dei miei predecessori a tale riguardo. Il presente documento ha una finalità interna : il rinnovamento della fede e della vita cristiana. La missione, infatti, rinnova la chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola”! (RM 2).

Gli altre motivazioni e finalità della Redemptoris Missio sono:

  1. proclamare l’urgenza dell’evangelizzazione missionaria perché essa costituisce il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascuno uomo e all’intera umanità nel mondo odierno, il quale mondo conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza.

  2. vuole insegnare e fare scoprire che la misura ultima dell’uomo è Cristo. Perché, scrive il Papa, “Cristo redentore rivela pienamente l’uomo a se stesso... L’uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo deve avvicinarsi a Cristo. La redenzione avvenuta per mezzo della croce, ha ridato definitivamente all’uomo la dignità e il senso della sua esistenza nel mondo” (RM 2).

  3. Per i fedeli di Cristo, RM vuole contribuire a superare la tendenza negativa sulla missione specifica ad gentes, che sembra in fase di rallentamento e dissipare tanti dubbi e ambiguità circa la missione ad gentes, confermare nel loro impegno i benemeriti fratelli e sorelle dediti all’attività missionaria e tutti coloro che li aiutano; promuovere le vacazioni missionarie; incoraggiare i teologi ad approfondire ed esporre sistematicamente e vari aspetti della missione; rilanciare la missione in senso specifico, impegnando le chiese particolari specie quelle giovani, a mandare e ricevere missionari; assicurare i non cristiani e, in particolare le autorità dei paesi verso cui si rivolge l’attività missionaria, che questa ha un unico fine: servire l’uomo rivelandogli l’amore di Dio, che si è manifestato in Gesù Cristo (RM 2).

  4. Con RM, il Papa ribadisce sull’identità e natura della Chiesa, cioè, la Chiesa è per natura missionaria e tutti i fedeli di Cristo per battesimo sono missionari e missionarie, inviati al mondo.

 

  1. Composizione della Redemptoris Missio.

Redemptoris Missio è un documento composto da 8 capitoli e il Papa lo ha presentato in una prospettiva cristocentrica, nella misura in cui il Cristo è il solo centro della missione, dell’intera storia umana e dell’universo.

  1. IL primo capitolo (dal 4-11) della Redemptoris Missio è su Gesù Cristo unico salvatore. Qui il Papa espone la pretesa cristiana, affermando secondo la tradizione e la professione della fede, che “Gesù Cristo è l’unico salvatore di tutti, colui che solo è in grado di rivelare Dio e di condurre a Dio (RM5) e che la missione universale della Chiesa nasce dalla fede in Gesù Cristo”(RM 4). Infatti, l’universalità di salvezza in Cristo viene affermata, in quanto il Verbo di Dio fatto carne (RM 6). Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini: “Uno solo, infatti, è Dio, e uno solo il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2, 5-7). “Gli uomini, quindi, non possono entrare in comunione con Dio se non per mezzo di Cristo, sotto l’azione dello Spirito (RM 5). Cristo non è altro che Gesù di Nazareth, e questi è il Verbo di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti. È proprio questa singolarità unica di Cristo che a lui conferisce un significato assoluto e universale, per cui, mentre è nella storia, è il centro e il fine della stessa storia: “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13). Il disegno divino è “di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1, 10) (RM 6).

  2. Il capitolo 2 (dal 12-20) è sul Regno di Dio. Qui il Papa ci presenta i valori del regno di Dio che sono stati il centro del Kerygma di Gesù: liberazione, la misericordia, giustizia, la pace, fraternità, il servizio ai piccoli e ai poveri e gli emarginati. Gesù rivela le caratteristiche ed esigenze del regno di Dio mediante le sue parole, le sue opere e la sua persona (RM 14), al popolo di Israele, prima della Pasqua e con la risurrezione è conferita una portata universale alla sua missione. La Chiesa riceva qui il doppio mandato da proclamare ai tutti i popoli; cioè l’annunzio del regno di Dio (contenuto del “Kerygma” di Gesù) e la proclamazione dell’evento Gesù Cristo (che è il “Kerygma” degli apostoli), perché i due annunzi si completano e si illuminano a vicenda. Infine, il regno riguarda tutti: le persone, la società, il mondo intero. Lavorare per il regno vuol dire riconoscere e favorire il dinamismo divino, che è presente nella storia umana e la trasforma. Costruire il regno vuol dire lavorare per la liberazione dal male in tutte le sue forme. In sintesi, il regno di Dio è la manifestazione e l’attuazione del suo disegno di salvezza in tutta la sua pienezza (RM 15).

  3. Nel capitolo 3 (dal 21-30), il Papa ci presenta lo Spirito Santo, il protagonista della missione nel suo triplice ruolo: prima nella vita di Gesù, seconda nella missione degli apostoli e infine nella vita della Chiesa. “Lo Spirito santo invero è il protagonista di tutta la missione ecclesiale: la sua opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes... Lo Spirito opera per mezzo degli apostoli, ma nello stesso tempo opera anche negli uditori: “Mediante la sua azione, la buona novella prende corpo nelle coscienze e nei cuori umani e si espande nella storia. In tutto ciò è lo Spirito santo che dà la vita” (RM21).

  4. Il capitolo 4 (dal 31-40), descrive da una parte gli immensi orizzonti (RM32) della missione ad gentes, in un quadro religioso complesso e in movimento della nostra società oggi e dall’altra parte l’attualità e la pertinenza dell’ad gentes come attività primaria della Chiesa, essenziale e mai conclusa (RM 33-34).

  5. Il capitolo 5 (dal 41-60) parla delle vie della missione o forme di evangelizzazione. Esso ritiene nove forme di evangelizzazione che sono :

  1. La testimonianza. “L’uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie. La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi”(RM42). La testimonianza nasce quanto c’è corrispondenza tra la vita e la fede dei fedeli.

  2. Il primo annunzio di Cristo salvatore. Esso consiste in una chiara proclamazione che in Gesù Cristo la salvezza è offerta a ogni uomo, come dono di grazia e di misericordia di Dio stesso.

  3. Conversione e battesimo. L’annunzio della parola di Dio mira alla conversione cristiana, cioè all’adesione piena e sincera a Cristo e al suo vangelo mediante la fede. In altre parole, una buona evangelizzazione è sacramentale, vuole dire che conduce inevitabilmente a una richiesta dei sacramenti (At 8, 26-40).

  4. Formazione di chiese locali. La missione ad gentes ha questo obiettivo: fondare comunità cristiane, sviluppare chiese fino alla loro completa maturazione.

  5. Le “comunità ecclesiali di base”, forza di evangelizzazione. Si tratta di gruppi di cristiani a livello familiare o di ambiente ristretto, i quali s’incontrano per la preghiera, la lettura della Scrittura, la catechesi, per la condivisione dei problemi umani ed ecclesiali in vista di un impegno comune. Esse sono un segno di vitalità della chiesa, strumento di formazione e di evangelizzazione, valido punto di partenza per una nuova società fondata sulla “civiltà dell’amore”.

  6. Incarnare il vangelo nelle culture dei popoli. L’attività missionaria tra le genti, esige la Chiesa di incontrare varie culture e viene coinvolta nel processo d’inculturazione.

  7. Il dialogo con i fratelli di altre religioni, inteso come metodo e mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne è un’espressione. Tale missione, infatti, ha per destinatari gli uomini che non conoscono Cristo e il suo vangelo, e in gran maggioranza appartengono ad altre religioni”(RM 55).

  8. Promuovere lo sviluppo educando le coscienze perché le persone siano se stesse protagoniste della loro liberazione (RM 58).

  9. La Carità, fonte e criterio della missione. La Chiesa nel mondo intero vuol essere la Chiesa dei poveri. Come l’anima di tutta l’attività missionaria è l’amore, la Carità verso i poveri resta l’unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. È il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui essa deve tendere. Quando si agisce con riguardo alla carità o ispirati dalla carità, nulla è disdicevole e tutto è buono”(RM 60).

Nel capitolo 6 (dal N. 61-76) si tratta dei responsabili e gli operatori della pastorale missionaria, cioè tutti che si impegnano per l’annunzio del vangelo, partendo dai dodici, poi i missionari e istituti ad gentes, i sacerdoti diocesani, le persone consacrate, i laici, l’opera dei catechisti e la varietà dei ministeri, e la congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e le altre strutture per l’attività missionaria. Grosso modo Il capitolo 6 è per farci capire che la Chiesa è missionaria per sua natura e che i fedeli, in forza del battesimo, tutti sono corresponsabili dell’attività missionaria e sono inviati alle genti attraverso il mondo.

Il capitolo 7 (dal 77-86), tratta della cooperazione all’attività missionaria. La partecipazione delle comunità e dei singoli fedeli a questo diritto-dovere è chiamata “cooperazione missionaria”. Tale cooperazione si radica e si vive innanzitutto nell’essere personalmente unito a Cristo: solo se si è unito a lui come il tralcio alle vite (cf. Gv 15,5), si può produrre buoni frutti. La santità di vita permette a ogni cristiano di essere fecondo nella missione della Chiesa. Le diverse forme di cooperazione missionaria sono:

- Preghiera e sacrifici per i missionari, cioè il primo posto spetta alla cooperazione spirituale: preghiera, sacrificio, testimonianza di vita cristiana. La preghiera deve accompagnare il cammino dei missionari, perché l’annunzio della Parola sia reso efficace dalla grazia divina (RM78).

- le necessità materiali ed economiche delle missioni, per fondare e sostenere anche le opere di carità, di educazione e di promozione umana, campo di azione specialmente nei paesi poveri.

- Nuove forme di cooperazione missionaria, oggi, si allargano. Perché non solo

Includono l’aiuto economico, ma anche la partecipazione diretta dei laici. Le nuove comunità cristiane possono arricchire e rinvigorire la fede, le visite alle missione da parte dei giovani che vanno per servire e fare un’esperienza forte di vita cristiana.

- Animazione e formazione missionaria del popolo di Dio ha lo scopo di: informare e formare il popolo di Dio alla missione universale della chiesa, fare nascere vocazioni ad gentes ( attraverso la promozione delle vocazioni missionarie), suscitare cooperazione all’evangelizzazione. La formazione missionaria è opera della Chiesa locale con l’aiuto dei missionari e dei loro istituti, nonché del personale delle giovani chiese. Questo lavoro deve essere inteso come centrale nella vita cristiana. Le chiese locali devono inserire l’animazione missionaria come elemento-cardine della loro pastorale ordinaria nelle parrocchie, nelle associazioni e nei gruppi, specie giovanili; divulgare l’informazione mediante la stampa e i vari sussidi audiovisivi.

- la responsabilità primaria delle Pontificie opere missionarie è di promuovere lo spirito missionaria universale in seno al popolo di Dio. Le Pontificie opere missionarie sono quattro: propagazione della fede, San Pietro apostolo, Infanzia missionaria e Unione missionaria.

Il capitolo 8 (dal 87-92) è dedicato sulla spiritualità missionaria. L’attività missionaria come progetto esige una specifica spiritualità cristiana che riguarda, in particolare, quanti Dio ha chiamato a essere missionari per una attuazione della missione ad gentes.

Tale è la presentazione generale della Redemptoris Missio che riassume l’idea principale sulla missione ad gentes da una parte e, dall’altra parte mette in rilievo quella di ogni capitolo in quanto elementi necessarie per una attuazione autentica della missione.

 

  1. La spiritualità missionaria nella Redemptoris Missio

Il capitolo 8 (dal N. 87-92) è dedicato alla spiritualità missionaria. Per spiritualità si può intendere un modo o lo spirito con cui una idea è messa in pratica; un progetto è convertito in azione. In questo senso, più ci sono progetti, più abbiamo spiritualità. Si parla della spiritualità dell’insegnamento, spiritualità di lavoro, spiritualità dello sporto, spiritualità della nonviolenza, la spiritualità mariana, spiritualità della famiglia cristiana, spiritualità della vita consacrata, spiritualità sacerdotale... Quindi, l’attività missionaria come progetto esige una specifica spiritualità che riguarda, in particolare, quanti Dio ha chiamato a essere missionari.

Le diverse forme di spiritualità missionaria che ci presenta la RM sono:

  • Lasciarsi condurre dallo Spirito, una tale spiritualità si esprime nel vivere in piena docilità allo Spirito, per devenire sempre più conformi a Cristo. Perché non si può testimoniare Cristo senza riflettere la sua immagine, la quale è resa viva in noi dalla grazia e dall’opera dello Spirito (RM 87; cf. Cap. 3: Lo Spirito Santo, il protagonista della missione).

  • Vivere il mistero di Cristo “inviato”. Un punto essenziale della spiritualità missionaria è la comunione intima con Cristo: non si può comprendere e vivere la missione, se non riferendosi a Cristo come inviato a evangelizzare. È vero che tutta la vita missionaria degna di questo nome è cristocentrica. Perché essa è Sequela Christi. La vita missionaria ha la sua origine nelle persona di Gesù di Nazareth, ragione per la quale Il Cristo è chiamato il missionario per eccellenza del padre. In questo senso, tutta persona missionaria si situa faccia a Cristo nella sua unica relazione, unica comunicazione con Cristo che fonda la relazione di essere persona missionaria. L’esperienza missionaria come espressione di una esistenza totalmente dedicata a Dio, ha avuto la sua più alta perfezione nella persona di Gesù. Il Cristo è il fondamento di tutta la vita missionaria. È l’inviato del padre e dal padre per fare la sua volontà nel mondo. “Dio ha tanto il mondo da dare il suo unico Figlio...” (Gv 3, 16).

  • Amare la chiesa e gli uomini come li ha amati Gesù. La spiritualità missionaria si caratterizza altresì, per la carità apostolica, quella del Cristo che venne per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11, 52), buon Pastore che conosce le sue pecore, le ricerca e offre la sua vita per loro (Gv 10). Chi ha spirito missionario sente l’ardore di Cristo per le anime e ama la chiesa come Cristo lo ama. Il missionario è spinto dallo “zelo per le anime”, che si ispira alla carità stessa di Cristo, fatta di attenzione, tenerezza, compassione, accoglienza, disponibilità, interessamento ai problemi della gente. Il missionario è l’uomo della carità: per poter annunciare a ogni fratello o sorella che è amato da Dio e che può lui stesso amare, egli deve testimoniare la carità verso tutti spendendo la vita per il prossimo. Il missionario è il “fratello universale”, porta in sé lo spirito della chiesa, la sua apertura e interesse per tutti i popoli e per tutti gli uomini, specie i più piccoli e poveri. Infatti, il missionario supera le frontiere e le divisioni di razza, casta o ideologia: è segno dell’amore di Dio nel mondo, che è amore senza nessuna esclusione né preferenza. Per ogni missionario la fedeltà a Cristo non può essere separata dalla fedeltà alla sua chiesa. Chi dice missionario, dice anche uomo o donna della Chiesa. Questo vuole dire che il missionario fedele alla Chiesa è un uomo di aperture, uomo che abbraccia senza complesso nazioni, popoli, lingue e culture diversi.

  • Il vero missionario è il santo. Il beato Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari della Consolata aveva questa convinzione sulla missione e ai suoi missionari diceva che: “Prima santo poi missionario” per dire ciò che è alla base della missione è la santità. Dobbiamo prima santificarsi, poi andare ad annunziare il Vangelo di Gesù ai fratelli e sorelle finché anche loro siano santificati. Si vede che la chiamata alla missione deriva di per sé dalla chiamata alla santità. Ogni missionario è autenticamente tale solo se si impegna nella via della santità. L’universale vocazione alla santità è strettamente collegata all’universale vocazione alla missione: ogni fedele è chiamato alla santità e alla missione. La spiritualità missionaria della chiesa è un cammino verso la santità. Una autentica spiritualità missionaria è come il treno; perché cammina su due binari; cioè che il missionario deve essere “un contemplativo in azione”. Il missionario se non è contemplativo, non può annunciare il Cristo in modo credibile. Egli è un testimone dell’esperienza di Dio e deve poter dire come gli apostoli: “Ciò che noi abbiamo udito, visto con i nostri occhi, toccato con le nostre mani, contemplato, ossia il Verbo della vita.. noi lo annunziamo a voi”(1Gv 1, 1-3). Leggendo il giornale di Domenica di 2 settembre 2012, si descriveva il Cardinale Carlo Maria Martini come un maestro vero, perché nel suo insegnamento, aveva la capacità di toccare i cuori. Il Cardinale era un contemplativo, aveva vissuto una forte esperienza di Dio.

  • Il missionario è l’uomo delle beatitudini. Gesù istruisce i Dodici sulla vita delle beatitudini prima di mandarli a evangelizzare, indicando loro le vie della missione: povertà, mitezza, accettazione delle sofferenze e persecuzioni, desiderio di giustizia e di pace, carità, cioè proprio le beatitudini, attuale nella vita apostolica (Mt 5,1-12). Vivendo le beatitudini, il missionario sperimenta e dimostra concretamente che il regno di Dio è già venuto e egli lo ha accolto. La caratteristica di ogni vita missionaria autentica è la gioia interiore che viene dalla fede. Perché in un mondo angosciato e oppresso da tanti problemi, che tende al pessimismo, l’annunziatore della “buona novella” deve essere un uomo o donna che ha trovato in Cristo la vera speranza.

Vorrei finire questo punto di spiritualità, aggiungendo una idea a ciò che il papa dice della figura della Vergine Maria e che egli può insegnarci come missionari(RM 92): Maria madre di Cristo e modello di amore.

Non c’è dubbio quando si parla della missione, la prima figura che ci ispira di più, e questo è vero, è sempre Gesù. È Gesù, il nostro fondamento della missione. Ma quanto riguarda la vergine Maria, egli, per me, è l’icona di questa missione della chiesa. Il Vaticano II, nel capitolo 8 di Lumen gentium ci presenta Maria, segno di speranza, Serva del Signore, cooperatrice, “mediatrice presso Gesù”.... Maria, è la prima che ha accolto l’invito di Dio, per essere la madre del missionario del Padre. Maria è l’icona della missione, l’immagine policentrica della missione. Perché Maria è l’icona che riflette tutte le dimensioni della missione. Egli ha avuto un cuore accogliente amante di Dio.

La prima dimensione della missione che troviamo in Maria è il primato di Dio.(Lc 1, 26-57). Maria è una che intercede per gli uomini. (GV. 2, 1-12). Maria è consolatrice (Gv 19 25-27; At 1, 12-14). Maria, una presenza umile e efficace che accompagna i missionari e tutta la chiesa, ieri e oggi nella sua marcia verso la patria celeste. Maria come icona della missione ci insegna doppia spiritualità: discepolato e maternità, femminilità.

Nella missione oggi, abbiamo bisogno di promuovere questa seconda spiritualità che è tanto trascurata. Maria discepola , attende lo Spirito Santo. Maria come discepola, ci fa anche dono della spiritualità femminile. La parola Femminile dal latino, significa donna o femmina che letteralmente si traduce colei che allatta (allattare). Si allatta, si nutre un bambino.

Attraverso questa spiritualità femminile, la missione di Maria e quello della donna in genere è di allattare i discepoli di Cristo dagli atteggiamenti positivi: gentilezza, empatia, sensibilità, dolcezza, compassione, tolleranza, deferenza, la verità, l’accoglienza, l’ascolto, l’umiltà, meditazione, preghiera, consolazione. (Elisabeth, SCHUSSLER-FIORENZA, En mémoire d’elle. Essai de reconstruction des origines chrétiennes selon la théologie féministe, Paris, Cerf, 1988). E vero, Maria è l’icona della missione, basta guardare quante congregazione religiose tanto femminili che maschili si ispirano a Lei. Se si profittasse di questa spiritualità femminile mariana, vivendo in profondità, le nostre comunità farebbero un gran passo verso la santità. Perché la Chiesa, nella nuova evangelizzazione, dia il volto umano di Dio incarnato e di speranza nel nostro mondo oggi, dovrà attingere in tale spiritualità. Perché i missionari siano il volto, la bocca, il cuore, le mani e i piedi di Dio che irradiano l’amore Dio per i fratelli e sorelle nel nostro mondo, dovrebbero promuovere nella loro pastorale un tale spiritualità femminile mariana.

 

 

  1. La missione ad gentes e la nuova evangelizzazione: il rapporto imprescindibile

“Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti.” (RM 3).

È importante mentre si riflette sulla missione ad gentes di vedere come il Papa la mette in relazione dialettica con la nuova evangelizzazione. Perché, dice il Papa, “i confini fra cura pastorale dei fedeli, nuova evangelizzazione e attività missionaria specifica non sono nettamente definibili, e non è pensabile creare tra di esse barriere o compartimenti-stagno. Bisogna, tuttavia, non perdere la tensione per l’annunzio e per la fondazione di nuove chiese presso popoli o gruppi umani, in cui ancora non esistono, poiché questo è il compito primo della chiesa che è inviata a tutti i popoli, fino agli ultimi confini della terra.... È da notare, altresì, una reale e crescente interdipendenza tra le varie attività salvifiche della chiesa: ciascuna influisce sull’altra, la stimola e la aiuta. Il dinamismo missionario crea scambio tra le chiese e orienta verso il mondo esterno, con influssi positivi in tutti i sensi: la missionarietà ad intra è segno credibile e stimolo per quella ad extra, e viceversa (RM 34).

L’espressione classica della “nuova evangelizzazione” descritta come un’evangelizzazione “nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”, non si tratta di una “rievangelizzazione” né una ripetizione della precedente. Nei Lineamenta e nell’Instrumentum laboris ci sono degli elementi che possono aiutare a definire la nuova evangelizzazione: “mi riferisco all’auspicio che la Chiesa assuma un atteggiamento di discernimento, con la capacità di ascolto, sia una Chiesa che si interroga su se stessa e cerca di affrontare con onestà le sfide attuali, in particolare modo quelle culturali e il cambiamento storico che stiamo vivendo. È necessaria una nuova evangelizzazione, la ragione sta nel fatto che la chiesa si trova davanti a un “uomo culturalmente nuovo” più sensibile a certi valori, più refrattario ad altri e al margine di altri che sono negoziabili per noi. (La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede Cristiana. Instrumentum Laboris, cap. II, dal n. 41-89; poi in abbreviato NE). In effetti, dice il Papa Benedetto XVI che si sta riconoscendo la necessità di frequentare il cosi detto “cortile dei gentili”. A questo punto se deve comprendere l’espressione “nuova evangelizzazione” a due livelli.

  1. La nuova evangelizzazione: il rinnovato dinamismo delle comunità cristiane

  2. La nuova evangelizzazione nella missione ad gentes

Il primo, la nuova evangelizzazione vuole dire rinnovare, rafforzare, dinamizzare, vitalizzare e entusiasmare la vita della fede iniziata con il battesimo e che al momento attuale è indebolita e raffreddata. Si tratta di cura pastorale dei fedeli o la missionarietà ad intra. Nella prospettiva della nuova evangelizzazione, la forma di trasmissione del vangelo è quella di risanamento della fede nei diversi rapporti con la vita. In tale trasmissione, per esempio, si deve cercare come la fede e la ragione, la cultura e il Vangelo devono essere costruiti per evitare il dramma di rottura di cui il Papa Paolo VI ci parla nella sua Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi, n. 20. Quanto riguarda la celebrazione dei sacramenti e la liturgia, come celebrazione della vita e di comunione, si deve evidenziare ciò che crea il distacco tra comunità dei battezzati e comunità eucaristica, chiedendoci perché i cristiani ricorono alla religione per i momenti della vita: nascita, matrimonio e morto ?

Negli immensi orizzonti della Nuova evangelizzazione si pone la problematica dell’ecclesiologia nella misura in cui la nostra fede è una vita in relazione con il mistero trinitario, cioè, la relazione con Dio Padre, Figlio e lo Spirito Santo. Questa fede trinitaria, altresì, ci inserisce in una comunità dei fratelli e sorelle con cui professiamo la stessa fede in Dio un e Trino, cioè la Chiesa. La nuova evangelizzazione deve essere per noi un movimento di rivoluzione ecclesiologica e pastorale che favorisce dentro la chiesa di vivere la fraternità e lo spirito di famiglia nel vero rapporto tra persona a persona.

“Lasciandosi vivificare dallo Spirito Santo, i cristiani saranno poi sensibili a tanti fratelli e sorelle che, pur essendo battezzati, si sono allontanati dalla Chiesa e dalla pratica cristiana. A loro, in modo particolare, vogliono indirizzarsi con la nuova evangelizzazione per far riscoprire loro la bellezza della fede cristiana e la gioia dell’incontro personale con il Signore Gesù, nella Chiesa, comunità dei fedeli” (NE. Instrumentum Laboris, p. 6 Questi elementi e tanti altri possono essere registrati come appartenenti al campo della nuova evangelizzazione.

Il secondo, la missione ad gentes. “Il rinnovato dinamismo delle comunità cristiane darà un nuovo impulso anche all’attività missionaria (missio ad gentes), urgente oggi più che mai, considerato l’alto numero di persone che non conoscono Gesù Cristo non solamente in terre lontane, ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione.”(NE. Instrumrntum Laboris, p. 6). Oggi, però ci vuole anche una nuova evangelizzazione nell’ad gentes, perché essa ci fa entrare nel “cortile dei gentili”. E si intende per cortile dei gentili, questo insieme delle circostanze culturali attuale che esigono nuove espressioni missionarie, nuovi metodi e un nuovo stile. Per esempio, “sul piano culturale, rispetto all’epoca di Paolo VI, nota il Papa Benedetto XVI, la differenza è ancora più marcata. Allora le culture erano piuttosto ben definite e avevano maggior possibilità di difendersi dai tentativi di omogeneizzazione culturale. Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l’intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori. Non va tuttavia trascurato il fatto che l’accresciuta mercificazione degli scambi culturali favorisce oggi un duplice pericolo. Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente: le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili. Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale; sul piano sociale il relativismo culturale fa si che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione. In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall’appiattimento culturale e dall’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni de vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell’esistenza. Eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Cosi, per ridurre l’uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l’umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione.” (Benedetto XVI, La Lettera Enciclica, Caritas in Veritate, n. 26).

Con questo testo del Papa si può dedurre quattro punti che ritengono la nostra attenzione, preziosissima, nel campo della missione ad gentes oggi. Si tratta della persona umana, la cultura, dialogo interculturale e la missione ad gentes. Il Papa ci richiama a riconoscere che la persona umana è una individualità, singolarità non riducibile a una cosa. Per quanto riguarda la cultura, essa è un tessuto di base sulla quale ogni essere umano costruire la sua esistenza e personalità che non si può interscambiare in nessuno modo né mancare di riconoscere l’originalità da ogni singolo popolo piccolo che sia. “Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l’intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori.” Su questo, dipende oggi, il successo della missione ad gentes, della sua inserzione nella logica di questo dialogo interculturale.

La nuova evangelizzazione nell’ad gentes deve essere lo sforzo di vivere la logica interculturale secondo la quale il vangelo è la buona novella che gli uomini condividono. Perché “la significatività culturale dell’evangelizzazione si mostra là dove le comunità cristiane si inseriscono nella concretezza dei contesti sociali... indicando spazi di umanità differente, cioè nell’ordinarietà del quotidiano la scommessa di un diverso modo di essere uomini e donne attenti alla convivialità delle differenze che non autorizzano nessuno a mettersi da parte nei dinamismi di trasformazione della storia” (DOTOLO CARMELO, Cristianismo e interculturalità. Dialogo, ospitalità, ethos, 141). Dove ci porta la missione ? Perché la missione ? Infine, quale è la finalità della missione ?

“La storia che Dio compie con l’umanità ha come obiettivo quello di aiutare uomini e donne a realizzare il proprio destino, a gustare nello scorrere dei giorni il significato di una presenza che abilita a fare fiorire la vita.” (DOTOLO C., 109).

Infine, per parafrasare la famosa formula di un padre della Chiesa; Ireneo di Lione, la finalità della missione non è altro che la “gloria di Dio” e “la gloria di Dio” dice Ireneo, è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la visione di Dio”.

 

 


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