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Angelus Silesius e "Il pellegrino cherubico"

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«Per l'anima non è mai notte. Mi stupisco tu possa volere tanto il giorno! Per la mia anima il sole non è mai tramontato.»
(Angeluls Silesius, Il pellegrino cherubico)
 

Nota Biografica
•    Angelus Silesius nasce a Cracovia nel dicembre del 1624 con il nome di Johannes Scheffler. Il padre, Stenzel Scheffler era divenuto nobile nel 1597 per meriti militari. La sua era una famiglia di luterani ortodossi.
•    Nel 1637 il padre muore. Due anni più tardi, Johannes si reca a Breslavia per frequentare il ginnasio. La madre, Maria Magdalena Hennemann muore un mese dopo il suo ingresso al collegio. Fu al ginnasio che inizia a comporre le sue prime poesie.
•    Nel 1643 lascia Breslavia per recarsi a Strasburgo, dove studia diritto e medicina. Successivamente è a Padova dove nel 1648 si laurea in filosofia e medicina. In questo periodo comincia a leggere autori come Taulero e probabilmente Eckhart. Visita anche molti luoghi cattolici e viene in contatto con molti membri delle varie confessioni presenti allora in Olanda.
•    Nel 1649 ottiene l'incarico di medico di corte del duca Sylvius Nimrod von Württemberg in una cittadina poco distante da Breslavia. Il duca è un luterano molto osservante. Qui entra in contatto con Daniel Czepko von Riegersfeld, un poeta cultore di letteratura religiosa. Si sviluppa in lui il gusto per l'aforisma religioso.
•    Nel 1652 si dimette dall'incarico di medico a causa di un conflitto con il predicatore luterano di corte. Intanto si fa più forte il problema della sua conversione. Il conflitto interiore era particolarmente grande al punto che lo espone proprio in un suo scritto pubblicato nel 1653.
•    Il 12 giugno 1653, nella Chiesa di San Mattia a Breslavia, Johannes si converte alla fede cattolica, prendendo il nome di Angelus Silesius, nome con cui pubblicherà, da quel momento, tutte le sue opere.
•    Nel 1654 viene nominato medico di corte dell'imperatore Ferdinando III. Nel 1657vengono pubblicati gli aforismi scritti in tanti anni. Col proposito di rinunciare ai propri beni, costituisce fondazioni in favore di monasteri e di poveri. Intanto, nel 1661, probabilmente per sua intercessione, viene revocato l'editto con cui venivano vietate le processioni solenni. In quello stesso anno, viene ordinato sacerdote e l'anno successivo ottiene l'autorizzazione per la processione pubblica del Corpus Domini.
•    Nel 1671 viene ospitato per qualche tempo in un monastero cistercense. In quell'ambiente, trova la pace che aveva cercato per molti anni, pace anche e soprattutto dalle polemiche e dai duri attacchi che provenivano dai luterani, ex correligionari, con cui si era scontrato spesso.
•    In questi ultimi anni della sua vita vive in assoluta povertà, in solitudine e in contemplazione. Si acuiscono i mali che lo assillavano da tempo, anche grazie alle continue pratiche ascetiche cui si sottoponeva. Il 9 luglio 1677 muore. Viene sepolto nella Chiesa di San Mattia, nel cui convento aveva vissuto questi ultimi anni.
 
Il libro "Il pellegrino cherubico"
 
 Il testo in questione è di ordine poetico. Si compone di 1675 brevi componimenti poetici, epigrammi, aforismi. Si tratta di sentenze rimate in distici alessandrini. L'opera non è totalmente originale in quanto si ispira ad alcuni autori quali Daniel Czepko von Riegersfeld (1605-1660), che aveva già scritto distici alessandrini (vedi Bibliografia e links di questa pagina), ed anche Theodor von Tschesch (1595-1649) e John Owen (1560-1622). Nella poesia del Pellegrino cherubico dunque si possono rintracciare stili e moduli già conosciuti, ma il senso dell'intera opera rimane specifico: la teologia mistica. Si ispira ad autori e figure importanti su cui emergono Taulero e soprattutto Eckhart.
 
 I temi del libro
 
I temi dell'opera sono fondamentalmente tre: l'amore, il distacco, la generazione del Lógosnell'anima, ossia, in termini eckhartiani, la vita divina nell'unità dello Spirito.
1. AMORE:
A partire dalla bellezza delle cose terrene, l'anima si muove verso l'amore della bellezza in sé, del bene in sé, dove l'amore cessa di essere legame, passione, per identificarsi con la cosa amata. Il cammino dell'amore è di progressivo distacco: bisogna imparare a non amare per imparare ad amare, scartando le false immagini di Dio. Al termine del cammino, amore, amante e amato sono una cosa sola: in questo senso, l'amore è lo Spirito Santo, l'amore in cui l'uomo ama Dio è lo stesso in cui Dio ama l'uomo, un unico amore, una stessa vita.
2. DISTACCO:
Significa soprattutto la fine della volontà propria, la fine di ogni legame, scorgere la finitezza, il relativo di ogni determinazione, conquistando così il punto della totalità. La fine dell'ego non significa però la perdita di se stessi, ma solo della componente accidentale, non essenziale, per ritrovare ciò che davvero ci costituisce, ossia la sostanziale realtà spirituale. Il cammino del distacco, in forza del quale si scarta sempre ogni finitezza, ogni perché, con un amore che tende sempre all'infinito, è perciò un cammino che conduce alla vera conoscenza di noi stessi.
3. GENERAZIONE DEL LÓGOS:
Già presente nella patristica greca, e conosciuta anche grazie alla terminologiaeckhartiana, essa indica la vita divina nell'unità dello spirito. La condizione prima della nascita del Verbo è il distacco, esperienza che deve essere assunta nella sua totalità. Ciò significa fare spazio a Dio nell'anima, rimosso che si ha il determinato (l'accidentale, tutto ciò che non è Dio e ci lega a questo mondo). Dio è generato dall'uomo non in senso oggettivistico, ma nel senso che il suo vero luogo per noi è lo Spirito e che esso è tale solo quando è in noi e diventa Spirito nostro.
 
Breve Antologia
 
Qui di seguito prenderemo solo alcuni degli aforismi del libro, distinti secondo un criterio (del tutto personale ed opinabile) che li raggruppa in queste quattro grandi aree tematiche:
a) DIO
b) DISTACCO
c) UOMO
d) AMORE
Il criterio di esposizione, all'interno di ciascun tema, sarà nell'ordine del libro citato in Bibliografia, ossia secondo i sei libri ed il numero associato alla frase.
 
 
PRIMO TEMA: "DIO"
 
Ancora oltre Dio si deve andare
Dov'è la mia dimora? Dove non siam né io né tu.
Dove il mio fine ultimo, cui devo giungere?
Dove nessun fine si trova. Ove dunque mi volgerò?
Ancora oltre Dio, a un deserto, devo tendere. (I, 7)
     
Dio non si afferra
Dio è un puro nulla, il qui e l'ora non lo toccano:
Quanto più vuoi afferrarlo, tanto più ti sfugge. (I, 25)
     
Dio è ciò che vuole
Dio è cosa mirabile: è ciò che vuole,
Vuole ciò che è, senza misura e senza perché. (I, 40)
     
Come si fonda Dio?
Dio si fonda senza fondo, si misura a dismisura:
Se con lui sei un sol spirito, uomo, lo capisci. (I, 42)
     
La serena indifferenza di Dio
Chi in dolore gioia e pena immutabile rimane
Ben poco dista ormai dalla serena indifferenza di Dio. (I, 51)
     
Nella debolezza si trova Dio
Chi sui piedi è malcerto e con gli occhi non vede
Si guardi intorno se vede in qualche luogo Dio. (I, 57)
     
La povertà è divina
Dio è la cosa più povera, se ne sta nudo e libero:
Perciò dico a ragione che povertà è divina. (I, 65)
     
Come si vede Dio?
Dio abita in una luce cui strada non conduce:
Chi luce non diventa, non lo vede in eterno. (I, 72)
     
Nella mitezza abita Dio
Rendi mite il tuo cuore: poiché nella bufera,
In terremoti e fuoco non puoi trovare Dio. (III, 142)
     
Dio è tutto in tutto
In Cristo Dio è Dio, negli angeli figura angelica,
Nell'uomo uomo, e tutto in tutto quel che vuoi. (V, 214)
     
Dio giunge prima che tu lo desideri
Se desideri Dio e d'essere suo figlio,
Egli è già dentro te e te lo concede. (V, 284)
 
 SECONDO TEMA: "DISTACCO"
 
Il distacco
Più t'abbandoni in Dio, più egli nasce in te;
Né meno né più t'aiuta nelle tue pene. (I, 22)
     
Nulla devi essere, nulla volere
Uomo, se ancora qualcosa sei, sai, ami e possiedi,
Credimi, dal tuo carico libero non sei ancora.
(I, 24)
     
Il qualcosa si deve abbandonare
Finché ami qualcosa, uomo, non ami nulla:
Dio non è questo e quello, perciò lascia il qualcosa. (I, 44)
     
Il non potere che può
Chi nulla brama, né ha, né sa, nulla ama e vuole,
Ancor sempre molto ha, molto sa, molto brama e vuole. (I, 45)
     
Devi spogliarti delle immagini
Spogliati delle immagini, così sei pari a Dio
Ed in perfetta quiete sei per te il tuo cielo. (II, 54)
     
Il distacco
Forza, potere, capacità, sapienza, ricchezza, splendore non voglio:
Voglio soltanto essere un Figlio nel Padre mio. (II, 135)
     
L'esser vuoto veramente
L'esser davvero vuoto è come un nobile vaso
Che dentro ha nettare: ha e non sa che cosa. (II, 209)
     
 TERZO TEMA: "UOMO"
 
Ciò che è prezioso dura
Puro come l'oro più puro, saldo come una roccia,
Come cristallo limpidissimo dev'essere il tuo cuore. (I, 1)
     
Da te viene l'inquietudine
Nulla è ciò che ti muove: sei proprio tu la ruota
Che da se stessa gira e non ha pace. (I, 37)
     
La virtù risiede nella quiete
Finché con sforzo e pena, uomo, pratichi la virtù,
Non la possiedi ancora: la cerchi soltanto. (I, 53)
     
La sorgente è in noi
Non devi invocar Dio! La sorgente è in te:
Se non la fermi tu, scorre di continuo. (I, 55)
     
Un abisso chiama l'altro
L'abisso della mia anima chiama sempre a gran voce
L'abisso di Dio: dimmi, quale è più profondo? (I, 68)
     
Ogni cosa al suo posto
Sta l'uccello nell'aria, la pietra sul suolo,
Vive nell'acqua il pesce, il mio spirito nelle mani di Dio (I, 80)
     
Bisogna diventare unità
Se vuoi che l'amore ti sottragga al dolore
Unisci prima a Dio la tua umanità. (I, 245)
     
Solo e non solo
Fuggo certo la folla, ma non sono mai solo:
Come potrei stare senza il mio Salvatore? (III, 226)
     
QUARTO TEMA: "AMORE"
 
L'amore fa forza a Dio
Ove Dio oltre Dio portarmi non volesse
A ciò lo forzerei col puro amore. (I, 16)
     
Si ama anche senza conoscere
Amo una cosa sola e cosa sia non so;
E per questo l'ho scelta, perché non la so. (I, 43)
     
L'amore
L'amore è il nostro Dio! Tutto vive d'amore:
Come sarebbe beato chi sempre vi restasse! (I, 70)
     
Bisogna essere l'essere
Praticare l'amore è grande fatica: non solo si deve
Amare, ma essere, come Dio, l'amore stesso. (I, 71)
     
Un cuore racchiude Dio
Immensurabile è, ben sappiamo, l'Altissimo;
eppure un cuore umano tutto lo può racchiudere. (III, 135)
     
L'amore è eterno
La speranza finisce, la fede si fa visione,
Le lingue più non si parlano, e quanto costruiamo
Trapassa con il tempo: solo l'amore resta.
Cerchiamo dunque d'averne cura fin da ora. (III, 160)
     
L'amore è l'anima della fede
La fede sola è morta: né può vivere prima
Che le sia ridonata la sua anima, l'amore. (III, 164)
     
Morte e tormento dell'amore
Dio è il mio unico amore: non essergli unito
È morte della mia anima, solo tormento del cuore. (VI, 127)

Fonte: http://www.mistica.info/
     
 

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