Nov 20, 2018 Last Updated 9:05 PM, Nov 20, 2018
Missione

Il Papa celebra la seconda Giornata mondiale dei Poveri e ricorda «il grido dei bambini che non possono venire alla luce o dei ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli schiamazzi dei giochi». «Stare vicino ai bisognosi non è la moda di un pontificato»

Mani tese e braccia aperte o conserte, in segno di resa o di indifferenza. È in questi gesti che Francesco identifica l’atteggiamento dell’uomo, del cristiano, nei confronti di chi oggi è nel bisogno. Nei confronti dei poveri che oggi gridano sempre più forte, ma sempre meno ascoltati perché sovrastati «dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi». 

Il Papa celebra la seconda Giornata Mondiale dei Poveri, ricorrenza da lui istituita al termine del Giubileo della Misericordia, con una grande messa nella Basilica di San Pietro durante la quale chiede «la grazia» di ascoltare «il grido dei poveri». «È il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi. È il grido di anziani scartati e lasciati soli», afferma il Pontefice. «È il grido - prosegue - di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti».  

«L’ingiustizia è la radice perversa della povertà», dice Francesco. «Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi». E davanti a tutto questo, «davanti alla dignità umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all’oscura forza del male», denuncia nella sua omelia. «Ma il cristiano non può stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credente tende la mano, come fa Gesù con lui».  

Proprio Cristo «nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Ci chiede di riconoscerlo in chi ha fame e sete, è forestiero e spogliato di dignità, malato e carcerato». A costoro siamo chiamati a tendere la mano, rimarca Papa Francesco. Dio «tende la mano» ed «è un gesto gratuito, non dovuto. È così che si fa. Non siamo chiamati a fare del bene solo a chi ci vuole bene. Ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre: di dare a chi non ha da restituire, cioè di amare gratuitamente». «Guardiamo alle nostre giornate», chiede il Papa, «tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare? Quella sarà la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo».  

In particolare, Bergoglio si sofferma sulle tre azioni di Gesù nel Vangelo di oggi. La prima è «lasciare»: Lui «lascia la folla nel momento del successo, quand’era acclamato per aver moltiplicato i pani. Mentre i discepoli volevano godersi la gloria, subito li costringe ad andarsene e congeda la folla». In tutto Gesù «va controcorrente: prima lascia il successo, poi la tranquillità. Ci insegna il coraggio di lasciare: lasciare il successo che gonfia il cuore e la tranquillità che addormenta l’anima».  

«Egli ci distoglie dal pascerci indisturbati nelle comode pianure della vita, dal vivacchiare oziosamente tra le piccole soddisfazioni quotidiane», afferma il Papa. I discepoli di Gesù, infatti, «non sono fatti per la prevedibile tranquillità di una vita normale. Come il loro Signore vivono in cammino, leggeri, pronti a lasciare le glorie del momento, attenti a non attaccarsi ai beni che passano». Il cristiano «è un viandante agile dell’esistenza» e «noi non viviamo per accumulare, la nostra gloria sta nel lasciare quel che passa per trattenere ciò che resta». 

Chiediamolo a Dio, incita il Pontefice, ad essere una Chiesa «sempre in movimento, esperta nel lasciare e fedele nel servire. Destaci, Signore, dalla calma oziosa, dalla quieta bonaccia dei nostri porti sicuri. Slegaci dagli ormeggi dell’autoreferenzialità che zavorra la vita, liberaci dalla ricerca dei nostri successi».  

La seconda azione è «rincuorare». In piena notte Gesù «va dai suoi, immersi nel buio, camminando “sul mare”», quale simbolo delle forze del male. «Gesù, in altre parole, va incontro ai suoi calpestando i nemici maligni dell’uomo», spiega Francesco. Non si tratta, evidenzia, di «una manifestazione celebrativa di potenza, ma la rivelazione per noi della rassicurante certezza che Gesù, solo Gesù, vince i nostri grandi nemici: il diavolo, il peccato, la morte, la paura, la mondanità. Anche a noi oggi dice: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”». 

«La barca della nostra vita è spesso sballottata dalle onde e scossa dai venti, e quando le acque sono calme presto tornano ad agitarsi. Allora ce la prendiamo con le tempeste del momento, che sembrano i nostri unici problemi. Ma il problema non è la tempesta del momento, è in che modo navigare nella vita. Il segreto del navigare bene è invitare Gesù a bordo. Il timone della vita va dato a Lui, perché sia Lui a gestire la rotta. Solo Lui infatti dà vita nella morte e speranza nel dolore; solo Lui guarisce il cuore col perdono e libera dalla paura con la fiducia. Con lui a bordo non si fa mai naufragio», afferma ancora il Papa. Come Lui, aggiunge, dobbiamo essere «capaci di rincuorare» perché «c’è grande bisogno di gente che sappia consolare», ma «non con parole vuote» o «incoraggiamenti formali e scontati», bensì «con parole di vita». 

Infine la terza azione: «tendere la mano». Quello che fa Gesù durante la tempesta che afferra Pietro che, impaurito, dubitava e, affondando, gridava: «Signore, salvami!». Come l’apostolo noi pure «siamo gente di poca fede e siamo qui a mendicare la salvezza. Siamo poveri di vita vera e ci serve la mano tesa del Signore, che ci tiri fuori dal male. Questo è l’inizio della fede: svuotarsi dell’orgogliosa convinzione di crederci a posto, capaci, autonomi, e riconoscerci bisognosi di salvezza», dice il Pontefice. 

La fede cresce così, in «un clima a cui ci si adatta stando insieme a quanti non si pongono sul piedistallo, ma hanno bisogno e chiedono aiuto. Per questo vivere la fede a contatto coi bisognosi è importante per tutti noi. Non è un’opzione sociologica, non è la moda di un pontificato, è un’esigenza teologica. È riconoscersi mendicanti di salvezza, fratelli e sorelle di tutti, ma specialmente dei poveri, prediletti dal Signore».  

Al termine della messa e dopo l’Angelus in piazza San Pietro, il Papa si reca in Aula Paolo VI per pranzare insieme ad oltre 1.500 senzatetto, rifugiati e famiglie in difficoltà economiche. Contemporaneamente a Roma e nelle diocesi di tutto il mondo si svolgono iniziative simili che vedono i poveri ospiti e protagonisti. E c’è poi il presidio sanitario, avviato lunedì 12 novembre, in piazza San Pietro e visitato personalmente dal Papa, che continuerà per tutta la giornata di oggi ad offrire gratuitamente cure mediche specialistiche.  

Non va dimenticato, infine, l’infaticabile lavoro svolto dal cardinale Elemosiniere Konrad Krajewski che, a nome del Papa, ha intensificato in questi giorni le visite nelle stazioni ferroviarie e nelle vie meno frequentate di Roma dove trovano rifugio senzatetto e migranti, per portare loro sacchi a pelo e qualche offerta, privilegiando sempre il contatto personale. 

Decine di migliaia di persone continuano a morire ogni anno nel continente africano a causa dei medicinali finti o contraffatti, come rivela uno studio finanziato dall’Unione Europea e pubblicato la scorsa settimana.

Circa la metà dei medicinali falsi o di bassa qualità segnalati dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) tra il 2013 e il 2017 sono stati trovati nell’Africa subsahariana. Un dato confermato anche dall’Interpol e l’Institute for Security Studies.

“I contraffattori si approfittano dei paesi poveri molto di più rispetto a quelli ricchi con una penetrazione 30 volte superiore nelle catene di approvvigionamento” si legge nello studio, come riportato dalla Reuters.

Nella regione subsahariana i medicinali anti-malarici scadenti o falsi causano la morte di un numero di persone che varia tra i 64 mila e i 158 mila ogni anno, rivelano gli studiosi.

Secondo le stime dell’Oms, il mercato mondiale di medicinali contraffatti ha un valore di 200 miliardi di dollari USD all’anno rendendolo il settore più lucrativo al mondo di merci contraffatte. Una diffusione che sta avendo un effetto devastante, in quanto i medicinali non solo non hanno alcun effetto ma risultano spesso tossici.

Questo mercato illegale è particolarmente diffuso nel continente perché la maggior parte della popolazione non ha i mezzi per acquistare i veri medicinali ed è molto attratta dalle medicine a basso costo che si possono trovare fra i banconi dei mercati cittadini.

I medicinali falsi hanno anche messo in crisi i settori farmaceutici di diversi paesi africani. Può aiutare l’esempio della Costa d’Avorio, dove i medicinali falsi vengono venduti liberamente, dove il commercio legale si è contratto di 30 miliardi di dollari l’anno scorso. Le autorità ivoriane dicono di aver sequestrato oltre 400 tonnellate di medicinali falsi negli ultimi due anni.

La escasez de vocaciones al sacerdocio no puede interpretarse como una crisis de la vocación en sí misma, sino como una crisis de "discernimiento". El problema es que "no se plantea la vida como una vocación y, así, no hay discernimiento y, por tanto, tampoco no hay vocaciones". Es decir, no sólo faltan vocaciones al sacerdocio sino también al matrimonio o a la familia, ha advertido el obispo auxiliar de Madrid, Jesús Vidal, durante el XX Congreso Católicos y Vida Pública que organizan la Asociación Católica de Propagandistas y la Fundación Universitaria San Pablo CEU y que este año se dedica al tema de la fe en los jóvenes.

Vidal, que es el prelado más joven de España, ha descartado que la escasez de vocaciones al sacerdocio pueda atribuirse al egoísmo de la juventud. Lo que sí cree es que "hace falta una campaña de sensibilización para que las familias sean conscientes de que tienen que estar abiertos a todas las vocaciones". Para el obispo auxiliar, el papel de la familia en el acompañamiento al joven en su discernimiento es clave. Sobre este particular, ha asegurado que la familia no debe "ni delegar su papel en otras instituciones ni reemplazar el papel que le corresponde al joven en la elección de su vocación, presentándoles un camino decidido y cerrado"

Previamente a la intervención del Obispo Auxiliar de Madrid, se han celebrado tres mesas redondas simultáneas, una de ellas bajo el título ‘Los medios audiovisuales y los jóvenes' en la cual el escritor, guionista y productor de televisión Diego Blanco ha analizado cómo influye todo lo que la sociedad percibe a través de los medios audiovisuales. Más concretamente, cómo entienden los jóvenes el contenido audiovisual, pues este "no siempre muestra la verdad y, si no enseñamos a nuestros hijos a diferenciar dónde está el bien y el mal, serán manipulados". Asimismo, Blanco ha destacado cómo, cada vez más, se educa a los niños para que acepten lo que no es aceptable.

En la misma línea, la creadora del documental ‘Faraway land', Beatriz Jiménez, ha subrayado la importancia de "reconocer qué es el bien y el mal", pues "siempre hay una belleza dentro del dolor". En este sentido, Jiménez ha explicado la dificultad de afrontar un reto como grabar este documental sin tomar una referencia positiva. "Se puede mostrar la realidad sin dulcificar, pero abriendo una ventana de optimismo en el dolor", ha concluido.

Por su parte, Andrea Hermoso, actriz y graduada en Periodismo y Comunicación Audiovisual por la Universidad CEU San Pablo ha invitado a los jóvenes a mostrar "todo lo que creamos, dentro de una sociedad plural y poliédrica, pues acción es movimiento y movimiento es avanzar". Aunque ha advertido: "Debemos tener cuidado con las redes sociales. Son un arma de doble filo y generan una sobreexposición de nuestras vidas".

Esta mesa redonda ha estado moderada por la presentadora del programa despertador de MegaStar FM: ‘Mateo y Andrea' y licenciada en Periodismo por la Universidad CEU San Pablo, Andrea Caña, quien ha explicado las medidas de concienciación que desde su programa se llevan a cabo para acabar con el acoso escolar y el ‘bulling'.

A su vez se ha desarrollado la mesa redonda ‘El compromiso de los jóvenes', en la que se ha dado visibilidad a la creación de un entorno apto para que los jóvenes se comprometan con la sociedad y con la consecución de un mundo más justo. La subdirectora nacional de Formación e Identidad de la Universidad Santo Tomás de Chile, Maite Cereceda, ha destacado que "la capacidad de compromiso de los jóvenes sí existe, solo es necesario encaminarlos para que este compromiso esté siempre dirigido al bien".

Por otro lado, el antiguo alumno CEU de Arquitectura y voluntario de la ONG Cooperación Internacional, Juan Pampillón, ha señalado que los ejemplos de vida son "la base para que los jóvenes adquieran un compromiso firme con la sociedad". Además, ha añadido que "la experiencia es otra de las herramientas fundamentales que ayudan a crear este compromiso en los jóvenes". Pampillón ha presentado la iniciativa ‘Friday Revolution', un proyecto de sensibilización para dar a conocer entre los jóvenes el voluntariado y romper las barreras mentales relacionadas con este tema, gracias a la experimentación de una tarde como voluntarios.

Por su parte, la antigua alumna CEU de Periodismo y colaboradora en el Centro Reina Sofía sobre Adolescencia y Juventud de la FAD, Cristina López, ha añadido que la educación y la formación desde el seno de la familia y la escuela son otras dos herramientas que, en su experiencia personal, "contribuyen a forjar el compromiso y la vocación social en los más jóvenes".

La tercera mesa redonda ha tratado la llamada al servicio de las personas que viven la fe: ‘Llamados a servir'. Para enriquecer este encuentro con testimonios, el coloquio ha contado con la presencia de la redactora jefe de la Revista Ecclesia, Silvia Rozas; el sacerdote Eugenio Pérez y el matrimonio y alumnos del Máster de Pastoral Familiar del Instituto Juan Pablo II, Ángela Barahona y Pepe Gutiérrez.

Silvia Rozas, tras su vivencia sirviendo a la Iglesia en Santo Domingo, ha compartido con los asistentes las claves del servicio a los demás, destacando que "podemos ver cómo el servicio es el amor". Asimismo, Rozas ha explicado la necesidad de "desvincular el servicio de la tarea, porque tareas hay muchas, pero el servicio solo puede ser uno: estar allí donde te necesitan".

Por su parte, Pepe Gutiérrez ha compartido, junto a su mujer, la experiencia de un noviazgo en la distancia - cuando comenzaron su relación, Pepe estuvo tres años de misiones en Perú - y de cómo gracias a esto, su relación, basada en el diálogo, fue creciendo y afianzándose. Este matrimonio entiende el servicio como algo que les brota del corazón, porque "conciben el servicio desde el amor, donando sin pedir nada a cambio". Además, han destacado la importancia de "ver la necesidad de los jóvenes de educar en el afecto, limar las asperezas y buscar y encontrar a Jesucristo. Para ello, es fundamental enseñar a los jóvenes a hablarles de la verdad, de la belleza de Dios".

El sacerdote Eugenio Pérez, quien ha hablado de los beneficios de servir a los demás, ha asegurado que "la atracción es el motor de todas nuestras acciones, una atracción basada en la búsqueda del bien". Y ha concluido: "Dios nos llama a servir, porque sirviendo nos encontramos con él. Es una llamada universal, donde nadie queda excluido".

Oltre mille leader governativi presenti. Partecipa ai lavori anche Salvatore Martinez, presidente della Fondazione vaticana “Centro internazionale Famiglia di Nazareth”

Si aprirà domani (15/11) e si terrà per due giorni a Dubai, nell’Armani Hotel, il “World Tolerance Summit”, la prima conferenza internazionale che affronta i temi della tolleranza, della pace e della comprensione culturale dell’umanità. L’iniziativa, che si svolgerà in concomitanza con l’International Day of Tolerance, è promossa dall’International Institute for Tolerance con il patrocinio dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente Uae, primo ministro ed emiro di Dubai.  

Incentrata sul titolo “Prosperare dal pluralismo: abbracciare la diversità attraverso  

l’innovazione e la collaborazione”, la due giorni ospiterà il più grande raduno di 1.500 leader governativi provenienti da ogni parte del mondo, oltre a personalità di spicco del settore pubblico e privato, esponenti politici, nonché influencer sociali e internazionali. Un’autentica comunità diplomatica in grado di confrontarsi attraverso una piattaforma volta a individuare soluzioni innovative e a stringere collaborazioni fruttuose, che possano contribuire a promuovere il rispetto per la diversità e per il pluralismo. 

Domani, dopo la cerimonia di apertura, interverrà un primo gruppo di relatori che, tra i trenta previsti, prenderanno la parola nelle sessioni plenarie. Tra questi anche  

Salvatore Martinez, presidente della Fondazione Vaticana “Centro internazionale Famiglia di Nazareth”, il cui contributo verterà sul tema de “Il ruolo dei Governi nell’incoraggiare la tolleranza attraverso la coesistenza pacifica e la diversità”.  

Numerosi e diversificati gli interventi previsti dal programma, a partire dallo sceicco 

Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza e presidente del Consiglio di Amministrazione dell’International Institute for Tolerance, proseguendo con importanti relatori internazionali provenienti, prevalentemente, dal Medio Oriente. Nel corso dell’evento sono previsti, inoltre, forum e workshop mirati a sostenere la cultura globale della tolleranza attraverso i contribuiti offerti dai sostenitori della tolleranza globale, dalle associazioni religiose internazionali e locali, dalle società private. 

Particolare attenzione verrà prestata anche al mondo giovanile, con il coinvolgimento delle istituzioni educative. Questo al fine di veicolare il principio/valore della tolleranza e gli sforzi per includere il coinvolgimento delle donne, con l’intento di superare la barriera globale delle differenze culturali, politiche e religiose e di generare un ponte per una maggiore collaborazione e un rispetto reciproco. 

Da Dubai, Salvatore Martinez ha dichiarato: «La crisi spirituale che il mondo vive, necessita di un sussulto di responsabilità da parte degli uomini religiosi, in special modo di quanti hanno una responsabilità sociale e politica. Servono, pertanto, nuove sintesi, nuove forme di dialogo, nuove piattaforme di collaborazione che vedano le tre religioni monoteiste andare in discontinuità testimoniale con il passato. La pace si costruisce alimentando l’ideale umano della libertà e della giustizia, due dimensioni che promuovono e preservano la “tolleranza” tra i popoli».  

«Il Summit di Dubai - il primo del genere in Medio Oriente, al quale cristiani e occidentali partecipiamo, seppure in numero ridottissimo rispetto alla componente musulmana - pone le basi per un futuro che ponga al centro l’uomo, la sua dignità integrale e trascendente, il protagonismo dei giovani e il valore della donna». 

While the world awaits the fate of Asia Bibi, who remains in hiding in Pakistan following the acquittal of her death sentence for blasphemy, religious freedom advocates are calling for an end to blasphemy laws across the globe.

“Blasphemy laws are a way for governments to deny their citizens – and particularly those of minority religions – the basic human rights to freedom of religion or belief and freedom of expression,” Dr. Tenzin Dorjee, chairman of the U.S. Commission on International Religious Freedom, said in the statement in October.

However, Dorjee’s statement was not directed at Pakistan -- but Ireland.

Irish citizens voted to remove a provision criminalizing blasphemy from their Constitution on Oct. 26, although the law had not been enforced in recent years.

The Irish Bishops’ Conference said that the blasphemy reference, although “largely obsolete,” could raise concern because of how it could be used “to justify violence and oppression against minorities in other parts of the world.”

More than one-third of the world’s countries maintain laws that criminalize blasphemy -- defined as “the act of insulting or showing contempt or lack of reverence for God.” Punishments for blasphemy across the 68 countries range widely from fines to imprisonment and death.

In Sudan and Saudi Arabia, corporal punishment, such as whipping, has been used in blasphemy cases. Recently, Saudi blogger Raif Badawi was sentenced to 1000 public lashes, given in installments of 50 lashes every week, in addition to 10 years in prison separated from his wife and children, and a 10-year travel ban after his prison sentence.

Compulsory and correctional labor are the prescribed punishments in the blasphemy laws in Russia and Kazakhstan.

Iran has the world’s most severe blasphemy laws, followed closely by Pakistan, according to the U.S. Commission of International Religious Freedom. Both countries’ laws enforce the death penalty for an insult to the prophet Muhammad. In 2015 alone, Iran executed 20 people for “enmity against God.”

In addition to Iran and Pakistan, Yemen, Somalia, Qatar, and Egypt have among the world’s worst blasphemy laws, the USCIRF study found in 2017.

Although many of the world’s blasphemy laws are enforced in largely Muslim countries, they exist in every region of the world.

Some Western nations, such as Malta and Denmark, have repealed their national blasphemy laws in recent years, while other countries still enforce them.

In Spain, an actor was prosecuted in September for explicit comments insulting God and the Virgin Mary in Facebook posts that supported the procession of a giant model of female genitalia through the streets of Seville, mocking the Catholic tradition.

Spain’s penal code requires monetary fines for “publicly disparaging dogmas, beliefs, rites or ceremonies” of a religion, and include similar penalties for those who publicly disparage people without a religious faith.

Greek law maintains that “anyone who publicly and maliciously and by any means blasphemes the Greek Orthodox Church or any religion tolerable in Greece shall be punished by imprisonment for not more than two years.”

The Italian criminal code also includes provisions for “insulting the state religion,” however the government does not generally enforce the law against blasphemy.

In Thailand, the constitution calls for the state to “implement measures to prevent any forms of harm or threat against Buddhism” with potential punishment from two to seven years imprisonment.

In Pakistan, Catholic mother-of-five Asia Bibi was recently acquitted after spending eight years on death row. However, her life is still in danger, as the ruling is under government review as part of a deal to appease groups that were leading riots in the streets. And the Human Rights Commission of Pakistan reports that at least 40 other people in Pakistan are either on death row or currently serving life sentences for blasphemy.

Nearly half of those facing the death penalty under Pakistan’s blasphemy law have been Christians in a country that is 97 percent Muslim.

“Bibi's case illustrates how blasphemy laws are used to persecute the weakest of the weak among Pakistan's religious minorities,” Religious Freedom Institute fellow Farahnaz Ispahani wrote earlier this year.

“As a poor Christian from a low caste, Bibi was among the most vulnerable and susceptible to discrimination. And the legal system -- which, in theory, should be designed to protect the innocent -- failed her in every way.”

All’Angelus, papa Francesco ricorda la fine della Grande guerra, e chiede a tutti di “respingere la cultura della guerra”. Il gesto di san Martino, di condivisione con il povero, “indichi a tutti la via per costruire la pace”. La “vedova povera e generosa come modello di vita cristiana da imitare”. “Dare al Signore e ai fratelli non qualcosa di noi, ma noi stessi”. Beatificati a Barcellona tredici consacrati e tre fedeli laici, martiri della guerra civile spagnola. Domenica prossima, 18 novembre, si celebra la seconda Giornata mondiale dei poveri.

 “Investiamo sulla pace, non sulla guerra!” è l’appello che, dopo l’Angelus, papa Francesco ha rivolto oggi al mondo intero nel ricordo dei 100 anni dalla fine della Prima guerra mondiale, che Benedetto XVI definì “l’inutile strage”. Si calcola che la guerra del 1915-1918 sia stata una delle più cruenti con 37 milioni di morti, contando 16 milioni di uccisi e 20 milioni di feriti e mutilati fra militari e civili.

Ricordando che alle 13.30 le campane di san Pietro, insieme a quelle di tutto il mondo suoneranno in ricordo della fine del conflitto, Francesco ha aggiunto che la memoria dei 100 anni “è per tutti un severo monito a respingere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo”.

“Mentre preghiamo per tutte le vittime di quella immane tragedia – ha continuato - diciamo con forza: investiamo sulla pace, non sulla guerra! E, come segno emblematico, prendiamo quello del grande San Martino di Tours, che oggi ricordiamo: egli tagliò in due il suo mantello per condividerlo con un povero. Questo gesto di umana solidarietà indichi a tutti la via per costruire la pace”.

In precedenza, commentando il vangelo di oggi (32ma domenica per anno, B, Marco 12, 38-44), il papa ha messo a confronto i due personaggi presenti nel brano: “lo scriba e la vedova. Il primo rappresenta le persone importanti, ricche, influenti; l’altra rappresenta gli ultimi, i poveri, i deboli”.

La superiorità e la vanità degli scribi, “li porta al disprezzo per coloro che contano poco o si trovano in una posizione economica svantaggiosa, come le vedove”. La vedova invece, “va a deporre nel tesoro del tempio due monetine, tutto quello che le restava, fa la sua offerta cercando di passare inosservata, quasi vergognandosi. Ma, proprio in questa umiltà, ella compie un atto carico di grande significato religioso e spirituale. Quel gesto pieno di sacrificio non sfugge allo sguardo attento di Gesù, che anzi in esso vede brillare il dono totale di sé a cui vuole educare i suoi discepoli”.

“Il nostro ‘dare’ a Dio nella preghiera e agli altri nella carità – ha sottolineato - dovrebbe sempre rifuggire dal ritualismo e dal formalismo, come pure dalla logica del calcolo, ed essere espressione di gratuità. Proprio come ha fatto Gesù. Gesù non ci ha fatto pagare la redenzione!... Ecco perché Gesù indica quella vedova povera e generosa come modello di vita cristiana da imitare… La Vergine Maria, donna povera che si è donata totalmente a Dio, ci sostenga nel proposito di dare al Signore e ai fratelli non qualcosa di noi, ma noi stessi, in una offerta umile e generosa”.

Dopo la preghiera mariana, Francesco ha detto che ieri a Barcellona, sono stati beatificati p. Teodoro Illera del Olmo (1883-1936) e quindici compagni martiri. Si tratta di tredici consacrati e tre fedeli laici. “Questi nuovi beati – ha detto il pontefice - sono stati tutti uccisi per la loro fede, in luoghi e date diversi, durante la guerra e la persecuzione religiosa del secolo scorso in Spagna. Lodiamo il Signore per questi suoi coraggiosi testimoni”. E ha chiesto ai presenti di applaudirli.

Infine, il papa ha ricordato che domenica prossima, il 18 novembre, si celebrerà̀ la Seconda Giornata Mondiale dei poveri, con tante iniziative di evangelizzazione, di preghiera e di condivisione.

La Giornata è stata voluta proprio da papa Francesco, per sensibilizzare il mondo alla condivisione coi poveri. “Anche qui in Piazza San Pietro – ha detto - è stato allestito un presidio sanitario che per una settimana offrirà cure a quanti sono in difficoltà. Auspico che questa Giornata favorisca una crescente attenzione alle necessità degli ultimi e degli emarginati”.

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