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I Missionari della Consolata, fondati il 29 gennaio 1901 dal beato Giuseppe Allamano, reinterpretano in chiave moderna una delle intuizioni più care a uno dei santi che ha segnato profondamente la vita religiosa e civile di Torino.

Oggi, nella Casa Madre di corso Ferrucci, è stato presentato il progetto che nell’arco dei prossimi dodici mesi vedrà la realizzazione di un Polo Culturale missionario dedicato al dialogo e alla conoscenza delle civiltà e dei popoli. L’intera ala di via Cialdini, infatti, verrà trasformata in uno spazio espositivo moderno e interattivo che l’Istituto Missioni della Consolata intende mettere a disposizione della città, facendone un punto di riferimento da integrare con la rete museale del territorio, con percorsi e spazi a disposizione di scuole, associazioni e visitatori.

L’iniziativa è stata illustrata in mattinata dal Superiore generale dei Missionari della Consolata, padre Stefano Camerlengo alla presenza del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, a cui sono state simbolicamente consegnate le chiavi del cantiere avviato ai primi di gennaio. I lavori saranno completati nell’arco massimo di dodici mesi. Nel pomeriggio, invece, la presentazione e la visita al cantiere è stata dedicata al mondo ecclesiale, con la presenza di rappresentanti della diocesi e delle realtà presenti nella comunità torinese.

Il coordinamento dell’iniziativa è stato affidato alla società torinese Mediacor, specializzata nella realizzazione di spazi espositivi immersivi e multimediali (come “Antonius” alla Basilica del Santo a Padova) e con cui i Missionari della Consolata hanno realizzato la mostra “Mater Amazonia” che tra il 2019 e il 2020 è stata allestita ai Musei Vaticani, l’unica finora visitata da Papa Francesco da quando è stato eletto al soglio pontificio.

Il nuovo Polo culturale valorizzerà al meglio le collezioni museali e il patrimonio archivistico che l’Istituto Missioni Consolata ha con cura conservato e tutelato da oltre 100 anni nel Museo interno, su indicazione proprio del fondatore Allamano. Un “luogo della memoria” sarà presto allestito anche in Kenya, a Nairobi, dove arrivarono i primi missionari nel maggio del 1902, creando così un ponte ideale di comunicazione tra Torino e l’Africa.

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«È uno spazio a disposizione della città per “incontrare il mondo”, un luogo innovativo a servizio della conoscenza delle culture, dei popoli, degli ambienti naturali e delle città del nostro pianeta. Uno spazio a servizio specialmente dei ragazzi e dei giovani, delle scuole e delle università, ma anche di tutti coloro che vorranno mettere in gioco la loro curiosità per conoscere gli altri.  Una realtà che fino ad oggi non c’era e che finalmente ci sarà. Una finestra aperta da Torino sul mondo intero per poter ragionare con serietà su temi decisivi per il nostro futuro come l’inclusione e il dialogo fra tradizioni e religioni diverse. Si tratta, infine, di uno spazio a disposizione della Chiesa piemontese, da cui siamo nati e che ci ha inviati nel mondo e con la quale condividiamo il nostro patrimonio affinché continui a mantener vivo il fuoco della missione».

Padre Stefano Camerlengo, superiore generale IMC

Oggi sono stato nel nuovo spazio che si apre sul mondo, un luogo di testimonianza storica ma anche di incontro, discussione e riflessione sull'oggi e sul futuro, sul mondo e i suoi popoli. Si tratta del Polo Culturale Missionario IMC realizzato presso la Casa Madre dei Missionari della Consolata, a Torino.  La città si arricchisce di un luogo di esposizione di collezioni museali già esistenti ma da decenni non più accessibili al pubblico, un luogo di incontri sul mondo e le grandi sfide del nostro pianeta. E' un'iniziativa che testimonia il valore delle missioni nel mondo, che si aggiorna ma il cui spirito è sempre attuale e inclusivo e diventa patrimonio di tutti. Per questo la città è al vostro fianco.

Stefano Lo Russo, sindaco di Torino.

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A sua Eccellenza Qu Dongyu, Direttore Generale della Fao

Eccellenza,
La celebrazione annuale della Giornata Mondiale dell’Alimentazione   ci pone di fronte a una delle sfide più grandi dell’umanità: sconfiggere la fame una volta per tutte è una meta ambiziosa. Il Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari , tenutosi a New York lo scorso 23 settembre, ha messo in evidenza la perentorietà di adottare soluzioni innovative che possano trasformare il modo in cui produciamo e consumiamo gli alimenti per il benessere delle persone e del pianeta. Questo è improrogabile per accelerare la ripresa post-pandemica, combattere l’insicurezza alimentare e avanzare verso il conseguimento di tutti gli Obiettivi dell’Agenda 2030. 

Il tema proposto quest’anno dalla Fao, «Le nostre azioni sono il nostro futuro. Una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore », sottolinea il bisogno di un’azione congiunta affinché tutti abbiano accesso a un’alimentazione che garantisca la massima sostenibilità ambientale e che inoltre sia adeguata e a un prezzo accessibile. Ognuno di noi ha una funzione da svolgere nella trasformazione dei sistemi alimentari a beneficio delle persone e del pianeta, e «tutti possiamo collaborare […] per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità» (Lettera Enciclica Laudato si’ , n. 14).

Attualmente assistiamo a un autentico paradosso in quanto all’accesso al cibo: da un lato, più di 3.000 milioni di persone non  hanno accesso a una dieta nutriente, mentre, dall’altro, quasi 2.000 milioni di persone sono in sovrappeso o affetti da obesità a causa di una cattiva alimentazione e di uno stile di vita sedentario. Se non vogliamo mettere in pericolo la salute del nostro pianeta e di tutta la nostra popolazione, dobbiamo favorire la partecipazione attiva al cambiamento a tutti i livelli e riorganizzare i sistemi alimentari nel loro insieme.

Vorrei indicare quattro ambiti in cui è urgente agire: nei campi, nel mare, nella tavola e nella riduzione della perdita e dello spreco alimentare. I nostri stili di vita e le nostre pratiche di consumo quotidiane influiscono sulla dinamica globale e ambientale, ma se aspiriamo a un cambiamento reale, dobbiamo esortare produttori e consumatori a prendere decisioni etiche e sostenibili e sensibilizzare le generazioni più giovani sull’importante compito che svolgono per rendere realtà un mondo senza fame. Ognuno di noi può offrire il suo contributo a questa nobile causa, iniziando dalla nostra vita quotidiana e dai gesti più semplici. Conoscere la nostra Casa Comune, proteggerla ed essere consapevoli della sua importanza è il primo passo per essere custodi e promotori dell’ambiente.

La pandemia ci dà l’opportunità di cambiare rotta e investire in un sistema alimentare mondiale che possa far fronte con sensatezza e responsabilità a future crisi.  In tal senso, il prezioso contributo dei piccoli produttori è fondamentale; occorre facilitare il loro accesso all’innovazione che, applicata al settore agroalimentare, può rafforzare la resistenza al cambiamento climatico, aumentare la produzione di cibo e sostenere quanti lavorano nella catena di valore alimentare.

La lotta contro la fame esige di superare la fredda logica del mercato, incentrata avidamente sul mero beneficio economico e sulla riduzione del cibo  a una merce come tante, e rafforzare la logica della solidarietà.

Signor Direttore Generale, la Santa Sede e la Chiesa cattolica camminano insieme alla Fao e alle altre entità e persone che danno il meglio di sé affinché nessun essere umano veda lesi o ignorati i suoi diritti fondamentali. Che quanti spargono semi di speranza e di concordia sentano il sostegno della mia preghiera affinché le loro iniziative e i loro progetti siano sempre più fruttuosi ed efficaci. Con questi sentimenti, invoco su di lei e su quanti con impegno e generosità combattono la miseria e la fame nel mondo la Benedizione di Dio Onnipotente.

Vaticano, 15 ottobre 2021
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Papa Francesco, parlando la mattina di sabato 18 settembre ai partecipanti al Convegno della diocesi di Roma, riuniti nell’Aula Paolo VI. Nel suo lungo intervento, il Vescovo di Roma ha indicato ancora una volta gli Atti degli Apostoli come testo paradigmatico a cui conviene far riferimento per riconoscere quali sono le sorgenti e la natura propria della missione a cui è chiamata la comunità ecclesiale, sfuggendo alla perenne tentazione di costruire una Chiesa “fai-da-te”, e di ridurre anche gli incontri sinodali a un "Parlamento diocesano"

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La rete globale anti-tratta Talitha Kum – che comprende più di tremila suore cattoliche e amici – lancia la campagna #CareAgainstTrafficking in vista della Giornata mondiale contro la tratta di persone che si celebrerà il 30 luglio. Fondata nel 2009 dalla UISG (Unione Internazionale delle Superiore Generali), Talitha Kum International coordina 50 reti in oltre 90 paesi.

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Mons. Mário Antonio da Silva, secondo vice presidente della CNBB (Conferenza Episcopale Brasiliana), ha pubblicato Giovedì 2 Giugno una lettera diretta alle comunità cristiane e ai cittadini dello Stato del Roraima a proposito della lamentabile situazione delle popolazioni indigene che ogni giorno di più subiscono la violenza, anche fisica, delle persone interessate allo sfruttamento minerario dei territori che legalmente appartengono a loro. Denuncia, senza mezzi termini, soprusi e connivenze politiche che mettono a repentaglio ancora una volta la sopravvivenza delle comunità indigene che abitano quelle terre.

"Ci aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, dove abiterà la giustizia" (2a Lettera di Pietro 3:13)

Il 10 maggio è giunta la notizia di un attentato al villaggio Palimiú del popolo Yanomami, nella regione del fiume Uraricoera. Nei giorni seguenti ci sono stati nuovi attacchi contro questa stessa comunità e fino ad oggi poche misure sono state prese dagli organi responsabili per garantire la vita e l'integrità della comunità. Questa è un’altra triste ferita conseguenza dell'estrazione mineraria illegale all'interno delle terre che appartengono per legge in usufrutto ai popoli indigeni. È un'attività che si è affermata in Roraima e che negli ultimi anni è cresciuta con il consenso del potere legislativo ed esecutivo, compresi i progetti di legge che cercano di ottenere validità e riconoscimento a questa pratica illegale.

Fratelli e sorelle, alla luce di questo affermiamo che "Tutto ciò che promuove o minaccia la vita riguarda la nostra missione di cristiani". Ogni volta che prendiamo posizioni su questioni sociali, economiche e politiche, lo facciamo per le esigenze del Vangelo. Non possiamo rimanere in silenzio quando la vita è minacciata, i diritti sono mancati, la giustizia è corrotta e la violenza è istigata". (Messaggio della 58a Assemblea Generale della CNBB al popolo brasiliano. Brasilia, 16 aprile 2021)

L'estrazione mineraria nelle terre indigene è un'attività illegale che non può essere coperta. Produce violenza contro persone e intere comunità, per non parlare dei danni alla nostra Casa Comune: si danneggia la terra, si distrugge la foresta e si contamina l'acqua che ci dà la vita. All'interno della Terra Indigena Yanomami si stima che ci siano circa venti mila persone coinvolte nell'attività mineraria. Chi c'è dietro l'estrazione? Chi si sta veramente arricchendo con distruzione, inquinamento e violenza? Chi è più interessato all'estrazione mineraria nelle terre indigene?

Come chiesa cattolica vogliamo ricordare che non è la prima volta che l'estrazione mineraria viene presentata come un illusorio progetto di futuro per la nostra regione di Roraima. Non è vero che il nostro futuro dipende da fiumi contaminati, zone disboscate, vite distrutte e genocidi. Come dice Papa Francesco, "che tipo di mondo vogliamo lasciare a coloro che ci succederanno?". (Laudato Si', 160).

L'omissione e la negligenza delle autorità è inaccettabile. La protezione dei territori indigeni è un obbligo costituzionale del governo federale, garantito anche da trattati e convenzioni internazionali (Convenzione 169 della Organizzazione internazionale del lavoro, Decreto americano sui diritti dei popoli indigeni, Decreto delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni).  Da novembre 2018, cinque decisioni dei tribunali hanno chiesto la rimozione delle miniere illegali e la protezione della terra indigena Yanomami, ma finora si sono prodotti solo interventi puntuali che sono risultati inefficienti. Il governo del Brasile ha sistematicamente disatteso i suoi obblighi ed è diventato il complice principale della violenza, della depredazione e dell'illegalità. Pertanto, è urgente che le autorità garantiscano la protezione della vita e del territorio delle popolazioni indigene e agiscano per assicurare che le violenze siano investigate e rese note. Ogni persona che promuove la violenza, istiga all'odio e al degrado ambientale ferisce l'opera del Creatore.

Desidero rivolgermi ad ogni persona che vive nel nostro stato, a tutta la società di Roraima, perché è necessario che troviamo spazi di dialogo e percorsi per il futuro che non comportino la depredazione ambientale così come l’aggressione e la violenza contro i popoli indigeni e i loro territori.

Desidero manifestare, a nome della Diocesi di Roraima e in comunione con il Consiglio Missionario Indigeno (CIMI), la Pastorale Indigena e la Pastorale Sociale, la nostra profonda solidarietà con gli Yanomami e gli Ye'kwana, che abitano la terra indigena Yanomami, e con gli altri popoli indigeni di Roraima che stanno soffrendo a causa delle miniere: non siete soli, andiamo insieme! Riaffermiamo il nostro impegno a difendere i diritti dei poveri e la cura della nostra Casa comune in nome del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, che "è venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Giovanni 10,10).

Che il Dio della vita e della speranza ci rafforzi per camminare mano nella mano sui sentieri della giustizia e della pace.

In portoghese vedi anche nella pagina della CNBB questo e in spagnolo questo nella pagina del CELAM

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