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L'incontro, tenutosi a Newcastle in Sudafrica è iniziato il 13 e durerà fino al 17 maggio 2024 con la partecipazione di 18 missionari e del Vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano e dei Consiglieri Generali, i padri Erasto Mgalama e Mathews Odhiambo Owuor.

Il primo giorno dell’ VIII Conferenza della Delegazione Sudafrica-Eswatini dei missionari della Consolata (IMC) è stato caratterizzato da diversi eventi. La prima metà della giornata è stata dedicata al ritiro spirituale facilitato da padre Mathews Odhiambo, consigliere generale, che ha invitato i missionari ad essere "impegnati nel Signore".

Usando l'esempio dell'alleanza tra Yahweh e il popolo d'Israele (Esodo 19, 20 - 24), padre Mathews ha esposto meticolosamente come l'impazienza e l'infedeltà abbiano portato gli israeliti alla non osservanza dei loro obblighi del patto dell’alleanza. Egli ha quindi affermato che l'impegno richiede un'adesione responsabile e coerente all’ insieme dei valori definiti come principi vincolanti.

Il “il di più” del Beato Fondatore

Collegando il tema “dell'Impegno nel Signore" alla spiritualità dell’Istituto, padre Mathews ha riflettuto sulla visione e sul sogno del Beato Allamano su come e chi dovrebbe essere un missionario della Consolata. A questo proposito, ha evidenziato due elementi che erano centrali nella nozione di missione e missionario nella mente del Fondatore.

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Padre Mathews ha definito questi elementi come "il di più" del missionario.

Così prima di tutto per il Beato Allamano la qualità del missionario ha la precedenza su tutto il resto. "Prima santo, poi missionario". Pertanto, la santità di vita diventa un prerequisito per essere un buon missionario. La seconda implica l'essere “straordinari nell'ordinario”. Padre Mathews ha poi aggiunto che questi elementi hanno fatto sì che il Beato Allamano valutasse la vocazione missionaria al di sopra delle altre vocazioni cristiane, inoltre, ha affermato il padre, anche nell'attuale orientamento della Chiesa sinodale, il missionario dovrebbe dare un di più rispetto agli altri.

La situazione dell’Istituto

Padre Mathews ha concluso la sua riflessione con una breve analisi della situazione attuale dell'Istituto. Ha condiviso i dati demografici dei missionari nel mondo, con particolare attenzione al Continente africano, che attualmente conta il maggior numero di missionari (originari dell’Africa sono 524; di questi 362 lavorano nel Continente).

Tuttavia, ha sfidato i missionari a fare in modo che l'alto numero di missionari africani si traduca proporzionalmente al livello di impegno dei missionari nel Continente.

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In conclusione, ha affermato che la realizzazione del sogno del Beato Allamano dipende oggi esclusivamente dall'impegno del missionario. Questo impegno è necessario a tutti i livelli: individuale, comunitario, di Delegazione e di Istituto. Il ritiro si è concluso con la celebrazione della Santa Messa presieduta dallo stesso padre Mathews.

Pianificare la missione della Delegazione

La seconda parte della giornata è stata caratterizzata da una sessione generale durante la quale il Superiore della Delegazione, padre Nathaniel Kagwima, ha dato il benvenuto a tutti i partecipanti alla conferenza e in modo particolare ai membri della Direzione Generale. Ha poi esortato tutti i missionari a fare uno sforzo concordato per pianificare bene la missione e il progresso della Delegazione nei prossimi sei anni.

Il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano, ha espresso la sua gioia per la visita alla Delegazione e per l'incontro con missionari, secondo lui “vivaci”. Ha poi trasmesso i saluti del Superiore Generale, padre James Lengarin e del Consigliere Generale, padre Juan Pablo che in questo momento sono in visita nel Continente America. Ha inoltre spiegato che i membri presenti della Direzione Generale, partecipano alla Conferenza in qualità di osservatori.

Da parte sua, il Consiglieri per l’Africa, padre Erasto Mgalama, ha evidenziato i punti del Progetto Continentale per Africa che pone grande enfasi sulla vita del missionario nella comunità. Poi ha invitato i missionari a favorire la condivisione di vita nelle comunità.

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Formazione continua

Padre Mathews ha espresso gioia e gratitudine per l'impegno e lo zelo che ha visto nei missionari in Sudafrica e Eswatini. Questa sua osservazione è stata confermata da come i vescovi e i cristiani nelle comunità visitate hanno parlato bene dei missionari della Consolata. Ha tuttavia sottolineato che “il missionario è sempre in formazione; la formazione per il missionario è un processo sempre in corso. Perciò l'ordinazione non fa altro che avviare il missionario a un'altra fase di formazione”.

Infine, la giornata si è conclusa con la conferma e l'approvazione dei moderatori e dei segretari della Conferenza,  del testo dell'Instrumentum Laboris, dei gruppi e del programma di lavoro.

L'attività della giornata è stata infine conclusa con la preghiera dei Vespri.

* John Bosco Othieno, IMC, studente professo nel Seminario Teologico di Merrivale, Sudafrica.

Presenta il libro «Cappuccini bresciani in Rezia» del padre Sandro Carminati, Missionario e studioso scomparso nel 2019

È stato presentato, il sabato 13 aprile 2024, nella sala consiliare del municipio di Casto, l’agile volume postumo di padre Sandro Carminati, IMC, dal titolo «Cappuccini bresciani in Rezia» (1622 1830), curato da Alberto Vaglia per le edizioni dell’Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana.

20240417CarminatiPadre Sandro, originario del Savallese, è stato autore di importanti studi dedicati tanto a Organtino Gnecchi Soldi, sacerdote gesuita, padre della cristianità giapponese, quanto al cappuccino padre Angelico da Savallo, missionario in Tibet nei primi decenni del Settecento. Dopo essere stato lui stesso missionario per lunghi anni in America Latina, prima in Colombia e poi in Equador, nel 2005 rientrò in Italia svolgendo compiti di rilievo per l’Ordine della Consolata nelle sedi di Torino e Rovereto, fino a essere nominato superiore del Centro missionario di Bedizzole.

Colpito da un male incurabile, sul finire dell’estate 2009, quando avvertì che non sarebbe stato in grado di pubblicare il suo ultimo lavoro dedicato alla missione cappuccina nella regione svizzera della Rezia, padre Carminati affidò la ricerca ad Alberto Vaglia, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana, con preghiera di dare alle stampe il dattiloscritto. Dopo la scomparsa del sacerdote, avvenuta nel novembre 2019, Alberto Vaglia si spese non poco per giungere alla pubblicazione dell’interessante studio, con l’auto di alcuni esperti.

A distanza di qualche anno, l’opera di padre Sandro vede ora la luce. Il testo è frutto di una puntuale ricerca storica, che ripercorre le vicende legate alla missione cappuccina in Rezia, portata avanti dai religiosi della provincia bresciana.

Nelle pagine fresche di stampa, è dato un volto a umili religiosi che hanno speso gli anni migliori della loro vita nel servizio missionario, come d’altro canto fece padre Sandro dal 1984 al 2005. Il volume, arricchito da non poche immagini, riporta l’interessante elenco dei cappuccini bresciani operanti in questa regione della Svizzera, oltre a un breve cenno bibliografico dedicato all’autore, venuto a mancare troppo presto.

* Pubblicato originalmente in Giornale di Brescia, Sabato13 aprile 2024

Sr. Pier Firmina Ravizzotti (1943-2009) entrò nell’Istituto delle Missionarie della Consolata nel 1962. Dopo la preparazione e alcuni anni di servizio in Italia, nel 1977 partì per il Kenya, dove lavorò con competenza ed entusiasmo nell’ambito della scuola. Costretta a tornare in patria per salute, durante il periodo in cui doveva curarsi, offrì il suo servizio nell’Ufficio Stampa e nel Centro di studi di sr. Irene Stefani.

Ristabilita, poté ripartire per la missione, questa volta in Tanzania, dove si impegnò nell’attività pastorale, soprattutto nei campi della formazione dei catechisti e della promozione della donna. Su richiesta dell’ambasciatore dell’Italia in Tanzania, per un periodo diresse pure la scuola materna ed elementare per italiani a Dar-es-Salaam. Alla fine del 2004, ancora per ragioni di salute, dovette nuovamente rimpatriare. Offrì ancora qualche collaborazione nell’animazione missionaria, ma, alla fine, fu costretta a fermarsi, ritirandosi nella casa di riposo a Venaria Reale (TO), dove si spense il 20 dicembre 2009.

Qui presentiamo la commemorazione che tenne in Tanzania, il 16 febbraio 1998, nel 72° anniversario della morte dell’Allamano, già dichiarato “beato” da 8 anni.  Buona Lettura.

(Padre Piero Trabucco, IMC, Casa Natale dell'Allamano)

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At 10,34a. 37- 43
Sal 117
Col 3, 1-4
Gv 20, 1-9

È la Domenica di Pasqua! E mi viene in mente il saluto dei cristiani greco-ortodossi. Christos Anesti (Χριστός Ανέστη) che significa “Cristo è risorto!” e la risposta è Alithos Anesti (Aληθώς ανέστη!) il cui significato è “Veramente è risorto”. Sì, è veramente risorto.

Dal Mercoledì delle Ceneri abbiamo percorso l’itinerario quaresimale, un cammino durato quaranta giorni, e poi vissuto intensamente la Settimana Santa che ci ha portato concretamente alla gioia della Pasqua, alla vittoria della vita sulla morte.

La liturgia di questa domenica è tutta incentrata sulla risurrezione di Gesù. Si proclama, infatti, la vittoria della Vita sulla morte, dell'Amore sull'odio, del Bene sul male, della Verità sulla menzogna, della Luce sulle tenebre. Ci assicura che la morte non può fermare chi ha accettato di fare della propria vita un dono d'amore. È dall'amore che nasce la Vita piena, la Vita in abbondanza, la Vita vera ed eterna.

Nella prima lettura (At 10,34a. 37- 43), Pietro “presenta” Gesù a Cornelio e alla sua famiglia. Si tratta di un “primo annuncio”, che elenca le coordinate fondamentali della vita e del cammino di Gesù. Pietro, a nome della comunità, presenta l'esempio di Cristo che «ha attraversato il mondo facendo il bene» e che, per amore, ha fatto della sua vita un dono totale a Dio e agli uomini. Dio, dunque, Lo ha risuscitato: la strada che Gesù ha percorso e proposto conduce alla Vita. I discepoli, testimoni di questo dinamismo, devono mostrare lo stesso “cammino” con la loro vita, a tutti gli uomini.

Siamo nel giorno di Pasqua, celebriamo la risurrezione di Gesù e cerchiamo di comprendere tutta la portata di questo Evento. Qual è il nostro ruolo in tutto questo? Aderiamo a Gesù e accogliamo la sua proposta liberatrice? Stiamo risuscitando con Lui? Tocca a noi essere testimoni, davanti a tutti gli uomini e le donne, di Gesù e della Vita nuova che da Lui abbiamo ricevuto. È proprio questa testimonianza che Pietro rende davanti a Cornelio e alla sua famiglia.

Per Paolo, nella seconda lettura (Col 3, 1-4), il punto di partenza e il fondamento della vita cristiana è l'unione con Cristo Risorto che si realizza attraverso il battesimo. Quando siamo battezzati e così uniti a Cristo, moriamo al peccato e risorgiamo con Cristo a Vita nuova, piena e vera. E questa nuova Vita avrà la sua piena realizzazione nel mondo di Dio, quando supereremo i confini della vita terrena ed entreremo nella gloria di Dio insieme al Risorto. Dal Battesimo in poi, Cristo diventa il centro e il riferimento fondamentale attorno al quale si costruisce l'intera vita di un cristiano. Che posto occupa Cristo nella nostra vita? Siamo consapevoli che in forza del nostro Battesimo siamo chiamati ad impegnarci con Cristo, identificandoci totalmente con Lui?

Il brano del Vangelo (Gv 20, 1-9) ci racconta che, nel primo giorno della settimana, “al mattino presto”, Maria Maddalena si reca al sepolcro di Gesù. Maria Maddalena rappresenta, nel Quarto Vangelo, la nuova comunità nata dall'azione creatrice e vivificante del Messia. Per Maria Maddalena “era ancora buio”: la comunità nata da Gesù era convinta, in quel momento, che la morte avesse trionfato e che Gesù fosse prigioniero del sepolcro. Era, quindi, una comunità smarrita, disorientata, insicura, impaurita, senza speranza!

Il racconto giovanneo inizia con un'indicazione apparentemente cronologica, ma che va intesa soprattutto in chiave teologica: “il primo giorno della settimana”. Vuol dire che qui comincia un nuovo ciclo, quello della nuova creazione, quello della liberazione definitiva. Questo è il “primo giorno” di un tempo nuovo e di una nuova realtà: il tempo dell’Uomo Nuovo, dell’Uomo nato dall’azione creatrice e vivificante di Gesù.

Maria Maddalena vede che la pietra che chiudeva il sepolcro, che significava la morte definitiva di Gesù, era stata rimossa. Perché questa pietra è stata rimossa? Inoltre, la tomba è vuota. Che cosa significa tutto questo? Maria constata questi fatti, ma non riesce a decifrarli. È disorientata e perplessa. È ancora nell'oscurità. La sua difficoltà nell'interpretare i segni rivela probabilmente la perplessità e lo sconcerto dei discepoli, nelle prime ore del mattino di Pasqua, davanti al sepolcro vuoto di Gesù.

Giovanni intende poi presentare una catechesi sul duplice atteggiamento dei discepoli di fronte al mistero della morte e risurrezione di Gesù. Questo duplice atteggiamento si esprime nel comportamento dei due discepoli che, la mattina di Pasqua, allertati da Maria Maddalena del fatto che il corpo di Gesù era scomparso, corsero al sepolcro: Simon Pietro e un “altro discepolo” non identificato.

La risurrezione ci apre prospettive del tutto nuove e ci garantisce il trionfo di Dio sulle forze di morte che vogliono distruggere l’umanità. Noi che crediamo e celebriamo la risurrezione di Gesù, sapremo essere testimoni della vittoria della Vita tra i nostri fratelli e sorelle succubi della paura e del pessimismo? Il messaggio che portiamo al mondo è un messaggio di gioia e di speranza che ha i colori della mattina di Pasqua?

Come ci ricordava con insistenza Papa Benedetto XVI, «l'annuncio della Pasqua si diffonde nel mondo con il canto gioioso dell'Alleluia». Cantiamolo si con le labbra, ma soprattutto è da “cantare” con il cuore e con la vita.

Surrexit Christus spes mea”, Cristo, la mia speranza, è risorto. È Lui la nostra speranza, Lui è la vera pace del mondo. Amen!

Auguri di Buona Pasqua a tutti!

* Padre Geoffrey Boriga, IMC, studia Bibbia nel Pontificio Istituto Biblico a Roma.

Come se non bastasse l'estrazione mineraria (garimpo) e la conseguente crisi umanitaria (influenza, malaria, malnutrizione, stupri, morte e distruzione dell'ambiente), il popolo Yanomami sta ora soffrendo per una serie di incendi che stanno devastando le loro case comuni, le loro piantagioni e i loro beni di sussistenza. L'allarme arriva dalla Missione Catrimani nello stato di Roraima, nel nord del Brasile, in una nota pubblicata sui social media questo mercoledì 21 febbraio 2024.

Padre Bob Mulega, missionario della Consolata che fa parte dell'équipe della Missione, conferma la situazione critica in cui si trovano le comunità e spiega le possibili cause degli incendi nella regione del medio Catrimani della Terra Indigena del popolo Yanomami (TIY), dove vivono circa 1170 abitanti in 29 comunità. Secondo il sacerdote, gli incendi sono iniziati circa dieci giorni fa e si stanno intensificando ogni giorno.

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Una delle case comunitarie Yanomami bruciate dagli incendi

"Le cause degli incendi sono legate al clima secco e ai venti che colpiscono la regione in questo periodo dell'anno", ha dichiarato padre Bob. "Dai semplici fuochi fatti dagli Yanomami per coltivare i loro campi, con il vento e l'attrito tra gli alberi, le scintille sono trasportate più lontano dal vento, causando principi di incendio in altre parti della foresta già molto secca" Il missionario lancia allora un appello: "È un momento estremamente complicato per le comunità che stanno lottando per proteggere ciò che è essenziale per il loro sostentamento".

La distruzione delle coltivazioni, "fa scattare l'allarme della fame che è imminente perché le nuove piantagioni sono state devastate dal fuoco, che, a partire dalla missione si sta propagando su una vasta area della foresta, in un raggio di tre o quattro ore di cammino lungo il fiume Catrimani", spiega padre Bob. Finora sono state colpite 10 comunità, con tre case comunitarie perse e sei coltivazioni danneggiate, compresa la sede della Missione. "Per fortuna finora non ci sono state vittime, ma il 50% della popolazione locale è ha subito danni", ha affermato il missionario.

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L'incendio si propaga lungo il fiume Catrimani.

Come aiutare

L’équipe dei missionari e delle missionarie della Consolata del Catrimani, nel territorio della diocesi di Roraima, sta lavorando per fornire assistenza alle persone colpite. Padre Bob conclude invitando a un gesto di solidarietà: "Chiediamo le preghiere e la collaborazione di ognuno di voi. Qualsiasi forma di aiuto, dai contributi finanziari al sostegno morale, sarà molto apprezzata. Insieme, possiamo fare la differenza e offrire a questo popolo il sostegno di cui ha bisogno per superare questa avversità". In particolare, gli Yanomami hanno urgente bisogno di cibo, reti e materiali da pesca, essenziali per la loro sopravvivenza. Le donazioni possono essere effettuate tramite il conto dell'Istituto Missioni Consolata. Il vostro aiuto farà la differenza. A nome dell'équipe, grazie di cuore"-

Il “garimpo” nella Terra Yanomami

Con una popolazione di circa 30.000 abitanti, il popolo Yanomami è stato danneggiato per decenni dall'estrazione mineraria illegale, che ha causato il deteriorarsi dell’ambiente naturale, contaminazione delle acque e del terreno, malattie e morti, più volte denunciate al governo come genocidio. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023 sono morti più di 300 Yanomami, il 50% dei quali erano bambini sotto i quattro anni.

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Piantagione di banane colpita dagli incendi

A un anno dall'inizio delle politiche del Governo federale nella Terra Indigena Yanomami (TIY) con l'obiettivo di proteggere il territorio e riprendere in loco un’azione sanitaria, il Rapporto dell’anno 2022 compilato dal Consiglio Indigeno Missionario (Cimi) sulla violenza contro i popoli indigeni in Brasile, mostra il permanere della critica situazione sanitaria e l’accanimento del “garimpo” - l'attività estrattiva - nel territorio. Il Rapporto evidenzia la scia di omissioni del governo precedente, con la sistematica inosservanza delle decisioni legali e l' intenzionale omissione di proteggere il popolo Yanomami.

Ancora oggi, nonostante gli sforzi di persone e professionisti impegnati, le misure adottate dall'attuale Governo Lula, non sono state sufficientemente efficaci e non hanno trovato la necessaria applicazione da parte di tutti gli organi statali interessati che avrebbero dovuto attuarle. A tutto questo si aggiunge ora la devastante situazione di una parte della popolazione che si trova a dover affrontare le drammatiche conseguenze degli incendi.

* Padre Jaime C. Patias, Comunicazione Generale IMC, Roma.

20240222Catrimani7L'équipe della Missione Catrimani visita le comunità colpite dagli incendi

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