Una volta visitai una certa comunità religiosa, che si preparava a celebrare il giorno del loro Fondatore. Tutto era stato ben organizzato ed era chiaro che tutti con entusiasmo si erano resi disponibili per preparare la festa. Nel momento centrale delle celebrazioni, quando il superiore della comunità si è alzato per parlare, tutti noi siamo rimasti scioccati. "È con grande tristezza”, ha detto, “che vi comunico che qualcuno nella nostra comunità sta sottraendo denaro dai conti della comunità. Ha persino fatto causa a me e all'Istituto per alcune pretese inconsistenti".

Come puoi capire, noi, che eravamo solo degli invitati, siamo rimasti sbalorditi e d’altra parte i membri della comunità si sono coperti dalla vergogna. Nella sala da pranzo era piombato un improvviso silenzio subito seguito da bisbigli mentre tutti cercavano di capire di chi stesse parlando il superiore. Si potevano vedere persone che l'un l'altro si lanciavano sguardi sospettosi, cercando di leggere il volto del vicino per trovare segni di tradimento.

Il successivo silenzio del superiore ha complicato la situazione, perché lo shock si era trasformato in rabbia. I sussurri si trasformarono allora in discorsi veri e propri. Si sentiva la gente chiedere: "Ma perché il superiore ha detto una cosa del genere proprio in questo evento?". Alcuni erano infastiditi dal fatto che un membro della comunità potesse fare una cosa del genere, rubare alla comunità e decidere di distruggere l'immagine del superiore. Altri erano infastiditi dal fatto che il superiore avesse scelto di parlare in quel modo proprio durante un giorno così importante.

Come era prevedibile, la gioia della festa fu completamente rovinata. I volti felici divennero improvvisamente pallidi e il sorriso svanì con la stessa rapidità con cui era apparso. A quel punto, per evitare ulteriori imbarazzi a chi mi aveva invitato, mi scusai dicendo che dovevo andare in un altro posto. Questo però avvenne dopo che uno dei membri della comunità avvilito aveva lasciato la stanza, seguito dai mormorii dei suoi confratelli.  

L'episodio che avete letto è quello che abbiamo ascoltato qualche giorno fa nella liturgia della Settimana Santa. Evidentemente, questa storia è una mia invenzione per esprimere un messaggio. La storia vuole imitare l'episodio dell'ultima cena. Mentre mangiavano, Gesù disse: "In verità vi dico che uno di voi mi tradirà". La Domenica delle Palme e il Venerdì Santo abbiamo letto come l'atmosfera del Cenacolo cambiò dopo che Gesù ebbe pronunciato queste parole. C'era confusione, mentre ognuno cominciava a dire: "Non sono forse io Signore?". L'episodio si concluse con la partenza di Giuda Iscariota, probabilmente infastidito dal fatto che il suo piano sembrava essere arrivato al suo maestro e vittima. Alcuni di noi si sono chiesti: "Ma come ha potuto Gesù parlare così in un giorno così importante?". Alcuni di noi sono rimasti infastiditi dal fatto che Giuda Iscariota sia diventato un traditore dopo aver beneficiato della vicinanza di Gesù e della comunità apostolica. Era la prova evidente che era un opportunista ingrato.

Oggi, a distanza di una settimana dalla celebrazione dell’evento e dopo l'agitazione emotiva, possiamo rivisitare con calma e obiettività l'episodio e cercare di capire perché Gesù abbia scelto proprio quel giorno per dare quel messaggio. Uno sguardo attento all'evento mostra che Gesù voleva richiamare l’attenzione degli apostoli sugli eventi che si stavano avvicinando. Sebbene Gesù avesse parlato tre volte della sua morte, alcuni dei suoi discepoli non avevano ancora capito. Questo spiega perché, mentre Gesù parlava della sua passione i discepoli discutevano chi tra loro fosse il più grande. E questo accadeva proprio nello stesso momento dell'ultima cena (Lc 22,14-24). Non era la prima volta che i discepoli litigavano e si contendevano l'attenzione del Maestro e un posto d’onore (Mt 20,17-28).

In breve, Gesù voleva rivelare chiaramente la verità che i suoi discepoli non avevano compreso fino a quel momento: solo attraverso la morte sarebbe germogliata di nuovo la vita. Una cosa era stare con Gesù, un'altra cosa era capirlo. Anche per noi oggi, una cosa è essere una persona consacrata, un'altra cosa è essere un vero discepolo di Gesù. Come Giuda Iscariota, è possibile vivere nelle comunità religiose, eppure avere molti progetti e ambizioni nascoste, le quali il più delle volte vanno contro gli scopi dell'Istituto religioso e la stessa volontà di Dio. È un invito ad esaminare noi stessi e a conformare la nostra vita a quella di Cristo.

Infine, le parole di Gesù nell'ultima cena sono una lezione per tutti noi. Ci rendiamo conto di come le parole possono favorire o distruggere l'atmosfera di una comunità. Gesù, essendo Dio, era sicuro della resurrezione dopo tre giorni. Attraverso la risurrezione era possibile annullare qualsiasi "danno" che le sue parole potevano aver creato nella vita degli apostoli.

Noi che siamo semplici esseri umani, dobbiamo stare molto attenti alle parole che usiamo nella comunità. Possono sembrare innocue e persino inutili, ma ogni parola sbagliata può alterare per sempre l'atmosfera della comunità o distruggere per sempre la fede, la reputazione e l'autostima delle persone. Noi, che non abbiamo una "resurrezione dopo tre giorni", dobbiamo imparare a valutare il peso delle nostre parole e le conseguenze delle nostre affermazioni. Ogni parola sbagliata può distruggere ciò che il Signore ha costruito nella storia dell'Istituto attraverso il sacrificio della vita di molti confratelli. Che il periodo pasquale sia un periodo di costruzione di ciò che abbiamo distrutto con i nostri discorsi sconsiderati. Vi auguro un felice periodo pasquale.

* Padre Jonah M. Makau, IMC, Casa Generalizia a Roma, frequenta il corso in Cause dei Santi.

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