Gli atteggiamenti, che possono essere definiti come la tendenza ad agire in un certo modo, li apprendiamo nel corso della nostra vita: sono il risultato dell'esperienza e orientati ad ottenere un certo fine. Il beato Giuseppe Allamano ha proposto alcuni atteggiamenti che ogni Missionario della Consolata dovrebbe avere e di cui voglio parlarvi in dettaglio qui di seguito.

La passione missionaria

La passione missionaria è sinonimo di ardore missionario o zelo apostolico. È lo spirito più tipico dell'evangelizzatore perché l'evangelizzazione procede anche grazie alla passione missionaria degli evangelizzatori. L'ardore missionario era come quello che appassionava Gesù: la suprema preoccupazione per il Regno di Dio e la gloria del Padre che si manifesta nella salvezza integrale degli uomini. Gli evangelizzatori con passione missionaria sono aperti all'azione dello Spirito Santo dal momento che, come ci ricorda papa Francesco, “lo Spirito Santo infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. (EG, 259).  

Anche il Beato Giuseppe Allamano è stato un missionario totalmente appassionato della causa del Regno di Dio e della sua estensione nei luoghi dove non era ancora conosciuto. Per lui non si trattava di essere semplici missionari, ma missionari con ardore apostolico. Al riguardo ci ricorda che “l’ardore apostolico è il carattere proprio del missionario e della missionaria. Non si va in missione per capriccio, o per turismo, ma unicamente per amore di Dio, che è inseparabile dall’amore del prossimo. Non solo dunque come cristiani, ma anche e più come missionari, abbiamo l’impegno di procurare la gloria di Dio collaborando alla salvezza delle anime" (Così vi voglio n. 121).

Poi l'Allamano chiarisce che la passione missionaria è strettamente legata alla carità e per questo, “Il vero apostolo è infiammato dalla carità, cioè dalla passione di far conoscere il Signore e di farlo amare, cerca il bene delle persone e non di se stesso” (Così vi voglio n. 122). L'amore per Dio provoca lo zelo per la missione e quello zelo è il fuoco che accende il missionario nel suo apostolato. Senza di esso è difficile essere veri missionari in modo tale che, secondo l'Allamano, “non saranno mai missionari o missionarie quanti non ardono di questo fuoco divino!” (Così vi voglio n. 122). 

Per concludere la passione missionaria è legata anche alla scienza e allo studio. Ogni epoca ha le sue sfide, e la scienza missionaria aiuta a contestualizzare e valorizzare con nuovi metodi e nuove espressioni il nostro lavoro missionario. Giuseppe Allamano lo diceva in questo modo: “il nostro impegno apostolico deve essere completato e perfezionato dalla scienza. (...) È necessario sapere e studiare; bisogna fin d’ora procurarsi la scienza necessaria, non aspettare la scienza infusa. (...) In missione ci vuole anche scienza” (Così vi voglio n. 122).

Energia e costanza

Sono atteggiamenti tipici degli evangelizzatori. L'energia evita lo scoraggiamento nei momenti in cui i risultati attesi sono scarsi. A questo proposito il Beato Giuseppe Allamano ricordava che “più lavoro c’è e più se ne fa; ma bisogna lavorare con energia, che è la caratteristica del missionario. Un vero missionario e una vera missionaria sanno raddoppiare le forze. Se si è attivi, si ha sempre tempo per tutto e ancora tempo di avanzo” (Così vi voglio n. 126). L'energia missionaria deve essere accompagnata dalla forza poiché “lo scopo dell’Istituto è di formare missionari e missionarie eroici! Non vi è infelicità più grande che vivere rilassati in comunità. Il Signore non favorisce la pigrizia. Nella via della perfezione non dobbiamo trascinarci mollemente, ma adoperare il pungolo!" (Così vi voglio n. 128).

Allo stesso modo, è tipico del missionario avere come atteggiamento la costanza e a questo proposito afferma: “quando si è conosciuto che una cosa è di dovere, bisogna andare fino in fondo. È necessario sapersi dominare, in modo da essere sempre uguali a se stessi. (...) Bisogna servire il Signore con fedeltà costante ed energica. Per fare un vero missionario, una vera missionaria ci vuole spirito e volontà, indefettibile costanza ed equilibrio di spirito” (Così vi voglio n. 129). Per questo, un missionario senza energia e perseveranza raramente riuscirà a creare un impatto nella sua evangelizzazione.

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Lo spirito di famiglia

Lo spirito di famiglia è una caratteristica peculiare dei Missionari e Missionarie della Consolata. Spiega in proposito il beato Allamano: “ricordate che l’Istituto non è un collegio, neppure un seminario, ma una famiglia. Siete tutti fratelli; dovete vivere assieme, prepararvi assieme, per poi lavorare assieme per tutta la vita. Nell’Istituto dobbiamo formare una cosa sola fino a dare la vita gli uni per gli altri” (Così vi voglio n. 134). Lo spirito di famiglia è la testimonianza della carità del missionario che si manifesta in questi aspetti: gioire delle gioie degli altri; soffrire con chi soffre; correggere i propri difetti per amore e sopportare quelli degli altri; perdonare le offese.

Lo spirito di famiglia anima la vita quotidiana del missionario della Consolata. È la raccomandazione che Giuseppe Allamano ripeteva spesso ai suoi missionari: “voglio che ci sia una carità fiorita. Non potrete amare il prossimo lontano, se fin d’ora non avete carità verso quelli con i quali trattate tutti i giorni. Se non si è ben fondati nella carità fraterna, in certe circostanze non si saprà superare le difficoltà, e allora si sarà tentati di chiedere di essere tolti o che venga cambiato quel compagno o quella compagna! Ma che cambiare! Cambia tu e tutto resta a posto” (Così vi voglio n. 131).

Spirito di sacrificio

Lo spirito di sacrificio deve sempre caratterizzare i missionari della Consolata. Il sacrificio dei missionari è ispirato dalla croce di Gesù Cristo, poiché Egli è il prototipo di ogni sacrificio. Non c'è vita missionaria senza croce e spirito di sacrificio. Lo ribadisce il beato Giuseppe Allamano: “bisogna che tutti ci persuadiamo della necessità del sacrificio per essere veri discepoli di nostro Signore. Non dimenticate mai che siete apostoli e che le anime si salvano con il sacrificio. Nella vita apostolica ci sono tante rose, ma anche tante spine, riguardo sia al corpo che allo spirito. Qualcuno si figura l’ideale missionario tutto poetico, dimenticando che le anime non si salvano che con la croce e dalla croce, come fece Gesù” (Così vi voglio n. 136).

Lo spirito di sacrificio deve essere accompagnato dalla mortificazione, perché i missionari senza lo spirito di mortificazione non possono fare molto; La mortificazione esterna ed interna è necessaria per tutti gli annunciatori del Vangelo.

Pazienza, umiltà e mansuetudine.

Pazienza, umiltà e mansuetudine sono atteggiamenti essenziali per la vita missionaria. La pazienza è una virtù che deve essere praticata in ogni momento. Questa virtù è estremamente importante perché “la maggiore o minore pazienza nel missionario e nella missionaria incide molto sulla conversione delle persone” (Così vi voglio n. 139). “Senza pazienza non c’è pace nel cuore, non c’è pace nella comunità, non c’è pace nel mondo” (Così vi voglio n. 140). 

L'umiltà è un altro atteggiamento che ogni missionario dovrebbe abbracciare. Gesù Cristo è l'esempio di umiltà che dobbiamo imitare. L'umiltà è la manifestazione della fede nel Signore. La mancanza di questa virtù è sinonimo di incredulità. Il beato Allamano afferma a questo proposito: “come potrà il superbo sottomettere il proprio intelletto e la ragione all’autorità della Chiesa? Chi è superbo non crede. Come infatti si affiderà tutto a Dio chi confida soltanto in se stesso? Il superbo ama se stesso e non il Signore” (Così vi voglio n. 142). L'umiltà è molto necessaria nel ministero dei missionari poiché è un servizio e dobbiamo viverlo come Gesù ci insegna (Lc 22,26).

La mansuetudine è anche molto necessaria per il servizio missionario. È una virtù strettamente correlata alla pazienza e all'umiltà e non è una virtù facoltativa, ma piuttosto è obbligatoria nel Vangelo. È una virtù morale necessaria nei rapporti con gli altri e in vista del bene che vogliamo offrire loro. È il controllo su se stessi, è il modo in cui reagiamo a ciò che ci rende violenti o ci irrita. La mansuetudine è la virtù dei pacifici, che sono coraggiosi senza violenza, che sono forti senza essere duri. È una virtù assolutamente necessaria nella vita quotidiana dei missionari. Lo dice il beato Giuseppe Allamano: “la mansuetudine, quando sarete in missione, sarà per voi di una importanza straordinaria (...) L’esperienza prova che i missionari e le missionarie fanno del bene in quanto sono miti. Non dimenticate mai quanta importanza io dia a questa virtù” (Così vi voglio n. 124).

Conclusione

Il beato Giuseppe Allamano è stato uno straordinario missionario di Gesù Cristo. È il Padre e il Maestro dei missionari della Consolata. Egli è perenne ispiratore della missione Ad gentes, carisma che caratterizza i due istituti missionari da lui fondati. Per questo gli atteggiamenti missionari da lui proposti aiutano ogni missionario a svolgere con successo ed entusiasmo l'opera evangelizzatrice.

* Lawrence Ssimbwa è missionario della Consolata e lavora con la popolazione afro della diocesi di Bueventura in Colombia.

 

Il gruppo dei Giovani Missionari della Consolata della Missione di Nzinje in Mozambico, è stato per noi missionari l’occasione di un nuovo inizio, una rinascita, una luce dentro e dopo l'esperienza dolorosa e oscura della pandemia. Il 23 marzo 2020 il governo del Mozambico aveva chiuso tutti i luoghi pubblici e religiosi come misura per contrastare l'estendersi della pandemia di Covid19. Sono stati cinque mesi di paura, dolore, dubbi per non sapersi opportunamente prevenire; abbiamo vissuto la morte di amici, familiari e conoscenti.

In tempi di crisi come quella il popolo trova consolazione nella sua dimensione spirituale e religiosa, si avvicina ai luoghi di culto e di devozione popolare, ma anche quella possibilità era stata negata dal diffondersi dalla pandemia.

Eppure Dio si rivela in ogni momento e in ogni tempo attraverso il suo Spirito che ci illumina e ci mostra le vie per rinascere: dobbiamo essere attenti e disponibili perché la sua grazia ci spinga avanti con nuove idee, nuovi progetti che diano sapore e ricchezza alla dinamica missionaria. I primi cinque mesi di reclusione ci hanno portato a pensare, interrogarci e riflettere: dopo tutto questo che è successo, che novità porteremo alla missione? Come rinascere?

Abbiamo iniziato la nuova esperienza con 23 giovani che venivano da un cammino fatto nell'infanzia e nell'adolescenza missionaria, tra i 15 e i 18 anni. Siamo partiti da una più profonda formazione cristiana, e abbiamo anche voluto dare un’impronta Allamaniana e Consolatina. Non si trattava solo di conoscere il carisma, ma anche viverlo e condividerlo con altri giovani, dando alla parrocchia un nuovo slancio dinamico e giovanile.

Dopo nove mesi di formazione settimanale il giorno della festa della Consolata del 2021 nella Chiesa delle Rocce del Santuario della Consolata di Massangulo, e con la benedizione del Vescovo della Diocesi di Lichinga, Mons. Atanasio Amisse Canira, nasce questa nuova luce, il primo gruppo giovanile di spiritualità consolatina della Regione del Mozambico.

La spiritualità allamaniana li ha portati a vivere uno spirito di famiglia in cui ciascuno si sente fratello contribuendo con la propria ricchezza umana e cristiana. Hanno un profilo definito nel loro manuale e una metodologia missionaria: settimanalmente fanno un incontro formativo il sabato pomeriggio; il mercoledì animano la messa con canti e letture; collaborano con lavori manuali in parrocchia ogni sabato mattina e mensilmente, nei quartieri della parrocchia, visitano i malati e aiutano qualche famiglia povera e bisognosa.

Questo gruppo è nato con 23 giovani e oggi, solo nella sede della parrocchia, sono 56; poi ci sono antri due gruppi in due comunità, tutti formati e accompagnati da loro stessi, raggiungendo in soli due anni il numero di 87 giovani che vivono e condividono il nostro meraviglioso carisma.

Non importa quanto siano difficili i tempi, non importa quanto siano bui i momenti, la luce della risurrezione e la forza dinamica del fuoco di Pentecoste saranno sempre più forti. Dobbiamo aprirci alla grazia di Dio che si rivela a noi e ci illumina in ogni momento. Il nostro carisma e il nostro modo di essere nella missione sono fonte di salvezza per le generazioni presenti e future.

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Lo scorso 17 luglio 2023 presso la Missione di Beandrarezona, in Madagascar, è stata inaugurata la Casa Leonella Sgorbati. Questa sarà la casa dei Missionari della Consolata da pochi anni in Madagascar. 

L’inaugurazione è iniziata con la solenne benedizione della casa, fatta dal vescovo della diocesi cattolica di Ambanja, mons. Francis Donatien Randriamalala, e seguita poi dalla celebrazione eucaristica nella quale abbiamo concelebrato noi Missionari della Consolata presenti e alcuni sacerdoti che lavorano nella diocesi.

Durante l’omelia il vescovo, a nome della Diocesi, ha ringraziato i Missionari della Consolata per la presenza e il coraggio di accettare lavorare in un luogo difficile, disposti a portare Gesù al popolo malgascio. "Ringraziamo i missionari per questa casa bella e ben fatta, per questa presenza significativa, per aver accettato la difficile missione di Beandrarezona... grazie per la vostra disponibilità...". 

Poi, rivolgendosi ai cristiani, il vescovo ha proseguito: "Vi chiedo di amare i vostri sacerdoti, pregare per loro, collaborare e lavorare con loro in spirito di sinodalità. Siamo felici perché ora hanno una casa decente. La casa dei religiosi e dei sacerdoti è una casa di preghiera, una casa di accoglienza e di ascolto della gente. Questa stessa casa ci sta dicendo che non lasceranno Beandrarezona; che sono venuti per rimanere e portare consolazione a questo villaggio e ad  altri tutto intorno. Con la predicazione della Parola di Dio e con tutte le altre strutture pastorali saranno una garanzia di crescita e di sviluppo.

Oggi allora inauguriamo la casa dei Missionari, poi dovremmo pensare a una chiesa parrocchiale bella come la casa. Aiutate i padri a proteggere questa casa che è anche un patrimonio del villaggio”.

Ringraziando il vescovo e i cristiani al termine della celebrazione della messa, P. Jean Tuluba, a nome dei Missionari della Consolata, ha detto che “la nostra casa di Beandrarezona è casa della consolazione, casa di accoglienza e di ascolto delle persone. Le sue porte saranno sempre aperte per accogliere chiunque entri e voglia incontrarci”. 

Il nome dato a questa casa è quello di "Leonella Sgorbati": lei è la protettrice della nostra missione in Madagascar e allora abbiamo ritenuto importante dedicarle questa prima opera. 

Ringraziamo il Signore e l’Istituto che, per mezzo del Consiglio Continentale, ci ha regalato questa struttura. Prima eravamo in una piccola casa familiare con una famiglia che ci aveva ospitato condividendo tutto con noi. Siamo riconoscenti di questo gesto di solidarietà nei nostri confronti.

Oggi le condizioni sono cambiate e avremo la possibilità di accogliere in buone condizioni la gente, i nuovi confratelli che saranno destinati al Madagascar e vari amici disposti a farci visita. Ringraziamo il Signore e Avanti in Domino!

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I Missionari della Consolata in Portogallo accoglieranno 140 pellegrini provenienti da circa 20 Paesi per la celebrazione delle “Giornate della Consolata” che precederanno la loro partecipazione alla GMG Lisbona 2023 che si aprirà ufficialmente il primo di Agosto.

Sono attesi giovani dall’Italia (22), gli Stati Uniti (19), il Brasile (16), Eswatini (16), Colombia (10), Sudafrica, Congo e Kenya (con 4 iscritti ciascuno), Mozambico (3), Argentina e Tanzania (2 ciascuno), Burkina Faso, Madagascar, Messico, Venezuela e Zimbabwe (tutti con un partecipante ciascuno).

Per il Portogallo, Paese anfitrione, i partecipanti saranno 32 e con questo gruppo, che rappresenta la Famiglia della Consolata nel mondo, saremo presenti alla GMG 2023. 

I “Giorni della Consolata”

L'incontro internazionale che precede la GMG avrà luogo presso le strutture della Consolata a Fatima e si svolgerà dal 26 al 30 luglio. In questi giorni sono previste diverse attività. Padre Simão Pedro, che conduce l'animazione missionaria della comunità IMC residente in quella città santuario, afferma entusiasta che il gruppo più numeroso dei giovani portoghesi iscritti proviene da Fatima e dai villaggi circostanti, e hanno svolto “un eccellente lavoro come ospiti di questo incontro: hanno dipinto, sistemato e allestito tutti gli spazi che accoglieranno gli altri giovani che arriveranno da varie parti del mondo.

“Vogliamo accogliervi, perché tutti si sentano a casa”, dice il coordinatore della Gmg dei Missionari della Consolata, padre Álvaro Pacheco, e poi aggiunge: “Non è solo la celebrazione della GMG ma anche l’incontro della grande Famiglia Consolata, e questo –conclude– crea un altro livello di affetto e relazione”.

Il programma di queste “Giornate Consolata” prevede diverse attività, come la visita guidata al Santuario e ai luoghi dei pastori, una giornata di spiritualità e anche una all'insegna della musica. Si tratta del “Festival Jovem” nel quale ciascuno dei gruppi di giovani partecipanti è invitato a comporre un brano originale, testo e melodia, ispirato al testo biblico guida di questa GMG: “Maria si alzò e andò in fretta”. La giornata si conclude con un grande concerto della band cattolica “Os Discipulos de Fátima”, progetto musicale nato nel 2017.

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I giorni della GMG Lisbona 2023

Padre Álvaro Pacheco, che ha fatto da tramite per stabilire contatti con i missionari della Consolata in tutto il mondo, racconta che all'inizio il progetto prevedeva riunire dai 100 ai 120 giovani nella comunità della Consolata a Cacém, ma col tempo si è visto necessario trovare uno spazio che potesse accogliere un numero maggiore di partecipanti. “Ho notato che c'era tanta voglia di esserci e di stare insieme, perché tutti siamo Consolata”.

Ed è così che, in un dialogo con il Dr. Manuel Girão, Direttore Generale della Santa Casa da Misericórdia da Amadora e dove la comunità della Consolata di Zambujal presta servizio pastorale, ha messo a disposizione gli spazi della Scuola Luís Madureira, una delle più grandi Case della Misericordia dal paese. Grazie a questo gesto di generosità l'organizzazione ha potuto pensare a un maggior numero di iscritti che ora raggiungono quota 140.

Padre Alvaro Pacheco spiega che quando tutti si saranno sistemati presso la Scuola Luís Madureira, ad Amadora, che accoglie i giovani Consolatini durante la GMG, si dedicherà una giornata per conoscersi meglio e un’altra per avvicinarsi alle attività del progetto Zambujal 360, Saranno guidati da Mário Linhares, dei Laici Missionari della Consolata e coordinatore del progetto, e si potranno visitare, sparsi nelle strade del Bairro do Zambujal, tutte le attività che si realizzano per promuovere lo sviluppo sostenibile delle persone di questo quartiere. 

E dopo?

Padre Simão si dice fiducioso che la Gmg sarà “un formidabile momento di incontro per i nostri giovani” ma esprime anche quella che definisce “una speranza e una preoccupazione”. E spiega: “la mia preoccupazione è sapere cosa lascerà nella vita di questi giovani l'esperienza del giorni della Consolata e la GMG; la mia speranza è che si possa fare tesoro delle parole di Papa Francesco e che da quella esperienza nascano nuove linee guida e nuovi percorsi”.

Padre Álvaro dice che tutta la preparazione è stata impegnativa anche da un punto di vista burocratico per avere i visti di ingresso in Portogallo per questi giovani provenienti da diverse parti del mondo. Tuttavia, padre Álvaro non ha dubbi che l'incontro sarà “un successo”. Dice che durante tutto questo processo, e dopo tanti contatti e incontri on line con altri coordinatori in tutto il mondo, “è bello rendersi conto che la Consolata ci fa una grande famiglia”.

Alla domanda su cosa pensa di provare il 7 agosto, quando calerà il sipario, confessa di sperare solo di “provare gratitudine”, soprattutto perché “come Consolata abbiamo potuto vivere questa grande festa della gioventù e conoscere altre realtà ”. E auspica che “tutti i giovani partecipanti possano portare con sé lo spirito della GMG e –per quanto riguarda in particolare quelli della Consolata–consolidino il senso di appartenenza, sperimentando che siamo una famiglia diffusa in tutto il mondo”.

La Giornata Mondiale della Gioventù, considerata il più grande evento della Chiesa cattolica in quest’anno 2023, si svolgerà a Lisbona tra il primo e il 6 agosto. Si prevede la partecipazione di circa un milione di persone  e sarà presente Papa Francesco che si recherà anche a Fatima. Il testo del vangelo di  Luca “Maria si alzò e andò in fretta” (1,39) sarà l’orizzonte missionario di tutto l’evento.

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Una scuola nella scuola

Ci siamo riuniti a Bucaramanga, provenienti da diverse parti della Colombia e anche del Paraguay. Eravamo 74 giovani che dal 23 giugno al 2 luglio 2023 abbiamo partecipato alla Scuola per Leaders Giovanili Missionari: alcuni di noi erano in vacanza, altri disoccupati e altri ancora molto occupati. 

Come Giovanni ai suoi discepoli, qualcuno ci ha detto: “Guardate! ecco l'Agnello di Dio!”: noi la notizia l’abbiamo ricevuta da un amico, un'amica, un parente, un conoscente o addirittura l’abbiamo saputo per mezzo dei social network ma, come i discepoli di Giovanni che dopo averlo udito seguirono Gesù, lo stesso facemmo anche noi. Gesù si guardò intorno e vide che lo seguivano. «Cosa volete?» chiese loro. Risposero: «Maestro, dove abiti?». «Venite e vedete», disse loro (cfr Gv 1,35-41).

Siamo stati dieci giorni con lui

E così abbiamo scoperto che non eravamo stati noi a cercare il Maestro, ma che in modo sorprendente era stato Lui ad invitarci a seguirlo: per ascoltarlo, per imparare,  per allenarci ad andare oltre i nostri confini, per condividere la vera Consolazione con gli umani desolati e la madre terra devastata (cfr Mc 3, 14).

Nell’ultimo giorno, dopo corsi, seminari, laboratori, esperienze spirituali individuali, comunitarie e sociali, con metodologie e dinamiche ludiche e pedagogiche... abbiamo tirato le somme e siamo stati sfidati a immaginare quell'altro mondo possibile che cerchiamo. L’abbiamo fatto a partire dalla nostra diversità e l’abbiamo fatto come artisti, acrobati, ballerini, musicisti, cantanti e clown.

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Le nostre conclusioni si sono rivelate solo l'inizio di un percorso, in cui ci siamo ascoltati con rispetto, ammirazione e gratitudine. Molte riflessioni e osservazioni sono state una vera scuola dentro la scuola.

“Io sono arrivato alla conclusione - è Johan che parla, uno studente all’ultimo anno delle  superiori -  che durante questi 10 giorni di scuola abbiamo imparato molte cose che ci aiuteranno ad essere leader migliori e migliori discepoli. Saremo in grado di testimoniare ad altre persone che insieme, come famiglia, possiamo essere la migliore chiesa in uscita.  Porteremo nel cuore quella gioia che saprà illuminare quei luoghi che sono nell'oscurità e così creare quel mondo migliore che sappiamo possibile”.

Manuel, studente di Ingegneria Elettrica all'Università Nazionale, confessa che alla Scuola per Animatori Giovanili Missionari “ho ricevuto strumenti di spiritualità e formazione pastorale, per mezzo dei quali il Dio della vita ci accompagnerà nella nostra quotidianità. Con Lui sarà possibile goderci ogni passo verso l'altro mondo possibile che vogliamo»

Alejandro, studente di giurisprudenza all'Università Nazionale, ci ricorda che “essere leaders non è semplicemente comandare gli altri o dirigere le masse. Si tratta invece di essere una guida e un missionario che, per mezzo del lavoro di équipe, impara a servire la comunità, in una Chiesa in uscita, con fervore, umiltà e formazione spirituale. Vedo che, se sei in pace con te stesso e con Gesù, puoi facilitare il cammino a più persone che non sono alla ricerca di emozioni forti, effimere e fugaci, ma di quella piccola luce che non si spegne mai: la luce di Cristo".

«Questa scuola – parla Carlos, studente di contabilità pubblica del Paraguay – mi ha aiutato a riconoscere qual è la mia vera vocazione, e a guardare oltre i confini che ci intrappolano e ci fanno perdere la speranza che esista un altro mondo possibile». 

Per Claudia, anche lei studentessa all’ultimo anno della scuola superiore, “il discepolo missionario è un albero: espande le sue radici per riconoscere le realtà; forgia un grosso tronco che fa andare avanti la costruzione della chiesa; dà conforto sotto forma di ombra; stendete le braccia verso il cielo, come tralci, per accogliere le proposte di Gesù e costruire l’altro mondo possibile”.

Oscar, sacerdote missionario della Consolata, conclude dicendo che questa Scuola è una proposta formativa, evangelizzatrice e consolatrice per i giovane e per chiunque voglia farne parte. Apre a una nuova speranza per la Chiesa e anche per la società. “Ciascuno dei giovani qui presenti sarà il seme del Regno nelle loro realtà particolari alle quali torneranno con gioia e impegno”.

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Testimoni di ciò che viviamo

Non trascriviamo altri interventi che abbiamo ascoltato. Solo ricordiamo l’abbraccio finale con il quale abbiamo lasciato la città di Bucaramanga, famosa per i suoi parchi. Abbiamo fatto ritorno alle diverse regioni della Colombia e, i più lontani da casa, al nativo Paraguay. Come il discepolo Andrea continuiamo il cammino della vita: dopo l'esperienza vissuta con il Maestro, andò a cercare suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" (cfr Jn 1,41).

* P. Salvador Medina è Missionario della Consolata in Colombia.

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