“La vergine mi inspira a fondare l’Istituto dei Fratelli”.

Così affermava mons. Attilio Beltramino, missionario della Consolata e primo vescovo della diocesi di Iringa in Tanzania, fondatore dell’Istituto dei Sevi del Cuore Immacolato di Maria (Servi Cordis Immaculati Mariae, SCIM), il 31 maggio 1949.

L’Istituto di diritto diocesano ha appena festeggiato il giubileo per il suo 75° anniversario di fondazione. Le celebrazioni a Tosamaganga, dove sorge la Casa Madre dell’Istituto si sono svolte l’8 giugno 2024, nella festa del Sacro Cuore di Maria. Quel giorno numerosissime persone, da diverse parti del Tanzania, si sono radunate per ringraziare il Signore per le “grandi cose” che Dio ha operato in questi 75 anni di vita e missione dell’istituto.

Alla cerimonia erano presenti il presidente della Conferenza Episcopale del Tanzania, mons. Gervas Nyaisonga, il Nunzio Apostolico, mons. Angelo Accattino, l’arcivescovo di Songea, mons. Damian Dallu, il vescovo di Iringa, mons. Tarcisius Ngalalekumtwa, il vescovo di Mpanda, mons Eusebius Nzigilwa ed i nuovi vescovi di Njombe e Mafinga, mons. Kyando e mons. Mwagalla.

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“Il giubileo è un momento di grazia, ma anche un momento per chiedere perdono per non essere stati coerenti nella propria vocazione religiosa e nella vita cristiana. È soprattutto un momento per rinnovarsi, in modo tale che possiamo crescere in numero e qualità, celebrando il prossimo Giubileo del centenario”, ha sottolineato il Superiore Generale dell’Istituto, fratel Christopher Chavala.

Nella sua omelia mons. Nyaisonga ha sottolineato l’importanza di avere “Maria come modello, lei che ha avuto un Cuore Immacolato”. “Colpisce - ha sottolineato il vescovo, - notare che il fondatore ha voluto che i fratelli rispecchino Maria, cioè abbiano un cuore immacolato. Solo chi ha un cuore pulito, immacolato, può servire efficacemente la Chiesa e l’umanità”.

Nell’occasione si è celebrato pure il Giubileo d'oro di vita religiosa del fratel Gaspar Chongolo.

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L’Istituto ha il carisma di servire l’umanità in modo olistico, cioè con attenzione al corpo e all’anima delle persone in modo profondo e costante nella catechesi, nella formazione, nell’educazione, nella sanità e nella creazione delle strutture necessarie.

In questi 75 anni l’Istituto ha aggregato 143 membri. Al momento presente sono presenti 98 fratelli con voti perpetui, 45 professi, 12 novizi e 5 postulanti e 25 aspiranti. Svolgono il loro apostolato nelle diocesi di Iringa, Mbeya, Sumbawanga, Mpanda, Mwanza, Geita, Moshi, Mbulu e Dar es Salaam. Il Beato Giuseppe Allamano che sarà canonizzato prossimamente, in questa occasione avrebbe detto: “Carissimi fratelli SCIM, il Signore vi benedica, coraggio e avanti in Domino”. Il bello deve ancora succedere!

* Padre Godfrey Msumange, IMC, missionario della Consolata tanzaniano.

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Padre Giano Benedetti presenta questa interessante ricerca su una frase biblica che, nel desiderio del Padre Fondatore, doveva diventare un motto, uno slogan del nostro Istituto.

Non dimentichiamo inoltre un altro motto dato all’Istituto e posto in capo al primo Regolamento del 1901: «Et annuntiabunt gloriam meam gentibus (Annunzieranno la mia gloria alle genti)». Chi non ricorda tale scritta, incisa a caratteri cubitali sulla seconda ala della Casa Madre IMC, prima che questa venisse alienata? Queste due frasi bibliche si completano a vicenda e vogliono ricordarci due elementi fondamentali del nostro carisma: santità e missione! Buona lettura.

(Padre Pietro Trabucco, IMC, Castelnuovo don Bosco)

La Commissione ad gentes della Regione Europa (REU) si è incontrata a Torino nei giorni 27 - 31 maggio 2024, con lo scopo di valutare il cammino fatto e programmare gli incontri e le attività per il nuovo anno pastorale.

È una commissione creata per aiutare i missionari a riflettere, pensare e lavorare nei vari contesti della missione ad gentes che sono specificati dal Progetto Missionario Regionale del 2021 (PMR, 12):

  • La Chiesa Locale, in cui far crescere il seme della missione e con cui andare alle frontiere geografiche e antropologiche. Con il nostro stile e la nostra esperienza missionaria partecipiamo alla sua attività pastorale.
  • Le persone e gruppi “da consolare”. Sono i nostri poveri: migranti, rifugiati, senza tetto, persone sole …in situazione di emarginazione, anziani che hanno perso il senso della vita.
  • La cooperazione missionaria come interscambio fra i vari Continenti …: mani che aiutano progetti e iniziative in altri Continenti e rientrano ricche di spunti e materiale per qualificare la nostra animazione missionaria.

Alla luce di questi contesti, la Commissione ad gentes, ha il mandato di:

  • studiare la realtà e proporre alla Direzione Regionale “esperienze laboratorio di ad gentes nuove e innovative”
  • organizzare periodicamente incontri di formazione e progettazione sulla missione su tematiche specifiche come: mobilità umana, giovani, parrocchie e JPIC
  • stimolare i missionari alla riflessione e progettazione del lavoro in ambito parrocchiale e di pastorale giovanile e animazione missionaria, dialogo interreligioso e interculturale
  • organizzare un corso di inserimento per chi è destinato a lavorare in Europa (PMR 14).

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Commissione creata per aiutare i missionari a riflettere, pensare e lavorare nei vari contesti della missione ad gentes

La Commissione ad gentes è un laboratorio di pensiero e di azione, un volano della missione in Europa con un raggio di azione complesso, in territori diversificati che spaziano dalla Spagna, l’Italia e il Portogallo, includendo la Polonia e, dal novembre 2020, la parrocchia di San Luigi a Oujda in Marocco, totalmente dedicata ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati.

Per poter realizzare efficacemente il mandato, facilitare l’operatività e soprattutto qualificare le scelte e le iniziative dell’azione missionaria, all’interno della Commissione, si sono creati alcuni tavoli di lavoro, di riflessione sui vari contesti dell’ad gentes.

Nella fattispecie: i migranti e la mobilità umana, le parrocchie, la pastorale giovanile e l’animazione missionaria e poi c’è anche un tavolo che cura l’accompagnamento dei missionari giovani di tutta la Regione Europa.

I tavoli sono composti da missionari e, in alcuni, anche dai Laici Missionari della Consolata (LMC) il cui contributo è sempre molto arricchente e professionale. I tavoli lavorano autonomamente nella programmazione degli incontri e delle iniziative, facendo sempre riferimento al coordinatore della Commissione ad gentes.

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 Il cortile della parrocchia Maria Speranza Nostra, periferia Nord di Torino

Nella periferia di Torino

L’incontro di maggio si è svolto presso la parrocchia Maria Speranza Nostra, periferia Nord di Torino, nella cosiddetta Barriera di Milano dove i commercianti provenienti da Milano, nei secoli scorsi, si fermavano per pagare “la tassa” sui prodotti che portavano a Torino. La Barriera nel ventesimo secolo ha accolto ondate diverse di migranti, dal Sud Italia, poi dall’Est Europa e infine, in tempi recenti, dal Nord e Centro Africa. diventando così un crocevia di culture e popoli. Una periferia dal tessuto sociale molto fragile, caratterizzato da “solitudini”, disagio e marginalità.

La parrocchia, affidata ai missionari della Consolata nel 2013, ha trasformato il nome impegnativo che porta, in una visione pastorale: essere segno di speranza, accoglienza e convivenza pacifica per tutti senza distinzione. Dove la Consolazione è vissuta come riscatto e promessa di redenzione dalle difficoltà, pregiudizi e miseria. Da settembre dell’anno scorso, la Parrocchia è anche sede di una Comunità Apostolica Formativa (CAF) di cinque studenti di teologia provenienti da diversi Paesi e l’equipe formativa composta da padre Samuel Kibara Kabiru, formatore responsabile, padre Nicholas Muthoka Nyamasyo, parroco e il suo collaboratore padre Elmer Palaez Epitacio.

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Non ci poteva essere miglior posto per l’incontro della Commissione che è iniziato con una sessione con la Direzione Regionale per verificare insieme il mandato che il PMR ci ha consegnato.

La giornata di martedì 28 ha vissuto tre momenti importanti: il primo è stato di formazione, al Polo “Cultures and Mission” (CAM), con la partecipazione di un buon numero di nostri confratelli della comunità di Casa Madre. Il tema era sull’Europa, nostra terra di missione: “Quale futuro per l’Europa?”, quali scenari si potrebbero aprire dopo le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo in programma 8-9 giugno. Il Prof. Luca Giordana, coordinatore dell’Associazione Per l’Incontro delle Culture in Europa (APICE) ha trattato il tema con competenza.

Il secondo momento, nel pomeriggio, quando la Commissione ad gentes si è presentata ai missionari della Casa Madre. Caratterizzato da fraternità e condivisione, un bel segnale di interessamento e di incoraggiamento per il lavoro della Commissione. Poi, rientrati in parrocchia, la celebrazione della Messa con la gente, e dopo cena incontro con alcuni rappresentanti di gruppi e associazioni della parrocchia.

Laici e consacrati che lavorano in alcuni ambiti della consolazione: il cortile della parrocchia che funge da Oratorio, ogni pomeriggio si riempie di “mondialità”: ragazzi e ragazze di “mille” paesi che giocano insieme e sono aiutati dai volontari con il doposcuola due giorni alla settimana; le famiglie più bisognose (circa 150), sono accolte e aiutate dai volontari del Centro di Ascolto e sempre nei locali della parrocchia, c’è il progetto di accoglienza di una ventina donne rifugiate fatta in collaborazione con il CISV, una Ong locale (acronimo per: Comunità, Impegno, Servizio, Volontariato). La missione si vive e si fa in vari modi, però sempre secondo il carisma della Consolazione vissuto e ispirato dal nostro “Santo” Padre Fondatore, Giuseppe Allamano.

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Prof. Luca Giordana: In quale modo dobbiamo essere missionari nell’ “Oggi” della missione?

Essere missionari nell’ “Oggi” della missione

La giornata di lavoro di Mercoledì 29 è stata introdotta da una riflessone biblica sulla nostra missione, alla luce dell’episodio di Gesù nella sinagoga di Nazareth (Luca 4:16-30): “oggi” questa scrittura si compie in ciascuno di noi. In quale modo dobbiamo essere missionari nell’ “Oggi” della missione? Come Gesù Re, Profeta e Sacerdote! (cfr. Preghiera dell’Unzione col Sacro Crisma nel rito battesimale).

Durante la giornata i diversi “tavoli”, si sono alternati nel presentare il rapporto sul cammino fatto e i punti della verifica. Ha iniziato il Tavolo Migranti e poi, nel pomeriggio, è toccato al tavolo dei Missionari Giovani e poi quello delle Parrocchie. Ogni Tavolo sta gradualmente prendendo coscienza dell’importanza del loro contributo per aiutare nella realizzazione della missione in Europa. Anche se le difficoltà non mancano, abbiamo valutato positivamente il lavoro fatto e per questo, abbiamo chiesto ai coordinatori di ringraziare tutti per la costanza di partecipare agli incontri e la serietà con cui hanno lavorato.

In serata, dopo la celebrazione della Santa Messa con i fedeli della parrocchia, abbiamo avuto un incontro con i nostri studenti della CAF, e con gli altri membri del team formativo: padre Samuel e padre Elmer. Molto importante far conoscere come si cerca di vivere concretamente la missione ad gentes in Europa. Abbiamo ribadito che come missionari dobbiamo sentirci sempre in formazione, alla sequela di Gesù Missionario del Padre. E quindi lasciarci formare anche dalla vita e dagli altri con cui viviamo.

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Giovedì 30 maggio, dopo la riflessione biblico-missionaria su Gesù “Profeta e Sacerdote”, abbiamo ascoltato la presentazione della verifica e valutazione di tavoli rimanenti, quello della Cooperazione Missionaria e poi, della Pastorale Giovanile e Animazione Vocazionale che ha condiviso le proposte fatte ai giovani e lo sforzo in atto per coordinarsi maggiormente a livello regionale.

Le sessioni di lavoro si sono concluse prima di pranzo con la programmazione del calendario degli incontri della Commissione per l’anno pastorale 2024-2025. Nel pomeriggio, per conoscere e imparare, abbiamo visitato l’Ufficio Pastorale Migranti, dell’Archidiocesi di Torino.

Molto interessante la condivisione di tutti i servizi che vengono offerti ai migranti, con la sottolineatura che non sono “casi”, ma persone da ascoltare, accompagnare e sostenere nel cammino di integrazione. “Ciliegina sulla torta” è stata la concelebrazione della Santa Messa nel “nostro” Santuario della Consolata (foto), offrendo nella Eucaristia il lavoro di queste giornate e quello dei diversi tavoli nei contesti della missione in Europa. Orgogliosi di essere figli del Rettore della Consolata che prossimamente sarà proclamato “San Giuseppe Allamano”.

Non è mancato il ringraziamento ai confratelli della Casa Madre per l’ospitalità, l’interessamento e l’accompagnamento con la preghiera. E anche alla comunità della Parrocchia Maria Speranza per lo spirito di Famiglia e il “sapore” della missione che abbiamo vissuto e percepito tutto intorno a noi.

* Commissione ad gentes della Regione Europa (REU).

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Il Santuario della Consolata a Torino

La situazione attuale dell’Istituto e del mondo ci invita a ritornare alle nostre radici, al nostro carisma. Da lì potremo ricevere quella linfa che alimenta e rivitalizza davvero il nostro essere missionari, il nostro modo di vivere la vita religiosa e la fraternità, per arrivare poi al nostro “modo di fare missione” oggi, in comunità multiculturali (XIV CG 21).

Condivido la mia esperienza delle due settimane trascorse in Messico, come messicano, come amuzgo (indigeno) e come guadalupano. Ordinato sacerdote nel 2021, lavoro nella parrocchia Maria Speranza Nostra nel quartiere Barriera di Milano a Torino dove abbiamo anche una Comunità Apostolica Formativa (CAF) con cinque studenti di teologia provenienti da diversi Paesi. Siamo tre sacerdoti.

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Una cena messicana nella Comunità Apostolica Formativa di Torino.

Come messicano

“Ritorno alle radici”. I primi frutti della Missione in Messico.

Credo che questo sia ciò che dà vita a un albero: se perde le radici, muore e cade, perché non è nutrito per stare in piedi e continuare a fare ombra. I rami non saranno abbastanza forti perché gli uccelli possano fare il loro nido. Penso che ogni volta che viene scelto un Paese in cui radicarci ci siano dei missionari che hanno preso quella decisione secondo criteri legati alla missione ad gentes. I missionari della Consolata sono arrivati in Messico nel 2008 e si sono stabiliti a Tuxtla Gutiérrez in Chiapas e a San Antonio Juanacaxtle a Guadalajara.

Nel mio recente viaggio in Messico sono stato invitato a partecipare alla Conferenza della Delegazione Nord America che ci unisce ai confratelli del Canada e degli Stati Uniti. La riunione si è tenuta dall'otto al 13 aprile e ho appreso che l'Istituto è venuto nel mio Paese per cercare vocazioni e risorse per la missione. Ritengo che questo punto sia stato raggiunto con me che sono il primo sacerdote messicano della Consolata. Abbiamo anche padre Camacho Cruz Ansoni (missionario a Wamba, Kenya) e lo studente di filosofia Neftalí, presentato al Padre Superiore come postulante del Noviziato.

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Padre Elmer con i partecipanti alla Conferenza DCMS, Santuario di Guadalupe. Foto: Archivio DCMS

Questo significa che è importante tornare alla radice del motivo per cui siamo venuti in Messico e lavorare per le vocazioni. Come preoccupazione, la Conferenza ha chiesto un missionario a tempo pieno che si dedichi all'animazione vocazionale, dato che a volte ci capita di essere distratti da altre attività pastorali.

Come amuzgo

Tornando alle nostre origini, l'identità di ciascuno di noi è importante, perché ognuno di noi porta con se una ricchezza culturale che rende la nostra famiglia della Consolata più aperta all'universalità. La ricchezza di essere Amuzgo è qualcosa che mi ha aiutato a vivere la mia vocazione.

Qui, nella CAF di Torino e nella parrocchia di Maria Speranza Nostra, tutti noi parliamo più di tre lingue, ognuno ha la sua cultura, e insieme camminiamo alla ricerca di ciò che possiamo contribuire alla consolazione del mondo. Sto preparando un pranzo messicano e mi sono portato molte cose per far conoscere le usanze gastronomiche messicane. La Conferenza lascia una sfida: continuare a lavorare in unità di intenti e creare legami che formino uno spirito di famiglia come sognava il Beato Giuseppe Allamano.

Imparando dal padre Ezio Roatino Guadalupe, morto poco tempo fa, ho potuto celebrare la messa nella lingua locale, l'amuzgo, con una chiesa parrocchiale gremita. Molti sono dovuti rimanere fuori per ascoltare la messa nella loro lingua. L'esperienza è stata molto significativa e la gente ha dimostrato il suo affetto.

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Cena tipica messicana durante la Conferenza della DCMS

Come Guadalupano

Come dice l'inno alla Vergine di Guadalupe, essere messicano e guadalupano è qualcosa di speciale.

Da quando sono stato ordinato sacerdote (13/02/2021) mi sono reso conto di avere due Vergini, una messicana e una italiana, la Guadalupe e la Consolata. Avere due donne è una benedizione, avere due madri è meglio, avere due insegnanti ti fa camminare meglio.

Due donne, una indigena (Guadalupe-Coatlaxopeuh) e una piemontese europea (Consolata). Il Beato Giuseppe Allamano ci ha trasmesso la sua speciale spiritualità mariana, il suo amore per Maria, chiarendo che la sua opera è “della Consolata”. La nostra spiritualità detta in due parole significa precisamente portare a tutti i popoli la vera Consolazione che è Gesù che Maria ci offre e ci addita nell’immagine.

Lo stesso vale per la Guadalupe, dice nel codice Nicamopochua: “Desidero molto e desidero fortemente che il mio Eremo sia eretto in questo luogo. In esso mostrerò e darò tutto: il mio AMORE, la mia COMPASSIONE, il mio AIUTO e la mia DIFESA. Lì ascolterò i loro lamenti, rimedierò e curerò tutte le loro miserie, dispiaceri e dolori”.

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La metodologia di Nostra Signora di Guadalupe è la stessa della Consolata: portare al mondo la vera Consolazione, Gesù Cristo. Amore, compassione, aiuto e difesa sono quattro parole nelle quali si concretizza quella che noi potremmo chiamare Consolazione. Ascoltare i loro lamenti, rimediare e curare tutte le loro miserie, le loro pene e i loro dolori.

Questo è il grido di consolazione di cui il Messico ha bisogno e noi missionari della Consolata rispondiamo alla chiamata di Nostra Signora di Guadalupe da undici anni. Seguendo la metodologia Guadalupana stiamo rispondendo ai popoli nativi e ai nostri fratelli e le nostre sorelle migranti. È una chiamata che richiede una risposta da parte della delegazione. Hanno bisogno di amore, compassione, aiuto e difesa.

*  Padre Elmer Peláez Epitacio, IMC, missionario a Torino, Italia.

I Missionari della Consolata della Regione Argentina si riuniscono dal 28 al 31 maggio presso la Villa Marista di Luján, nella provincia di Buenos Aires, per riflettere profondamente sul cammino della missione e per pianificare i prossimi sei anni.

Per illuminare i lavori dell'XI Conferenza è stato scelto il motto: “Mossi dallo Spirito” (Atti 8, 26-40).20240529Argentina6

Padre James Macharia ha condiviso il simbolismo che accompagna l'incontro, nel quale si rappresenta la Regione Argentina con dei fiori bisognosi di cure. Mentre portiamo il Vangelo alle genti, specialmente nelle periferie del Paese, abbracciamo la ricchezza dell'interculturalità animati dall’ispirazione del nostro Fondatore, il Beato Allamano, e dalla guida di Nostra Madre Consolata. L’espressione “Alzati e vai” riassume l'atteggiamento del missionario.

Il Superiore regionale, padre Marcos Im Sang Hun, ha aperto la Conferenza illustrando la situazione attuale della Regione e stabilendo le regole del lavoro. “Chiediamo le vostre preghiere per noi e per il bene dell'umanità”, ha detto il Superiore in un video messaggio.

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Partecipano nell’assemblea il padre James Lengarin, Superiore Generale, il Consigliere Generale per l'America, padre Juan Pablo De los Ríos, 19 sacerdoti residenti nella Regione, sette seminaristi della Comunità Apostolica Formativa (CAF) Cura Brochero, la Missionaria della Consolata Suor Rubi Sánchez e i laici responsabili delle due collegi della IMC in Argentina: l'ingegnere Diana Sosa e il maestro Lucio Tortosa.

Nel suo discorso di apertura, padre Juan Pablo ha sottolineato che questo incontro “è un momento opportuno per disegnare e progettare il futuro, partendo da come è nata la missione in Argentina”. Il Consigliere generale ha spiegato che attualmente “c'è un grande cambiamento nell'Istituto e molti dei giovani missionari che arrivano alle missioni provengono dall'Africa. Questa è la nuova realtà che dobbiamo abbracciare. Anche se abbiamo molte cose buone, ci sono anche aspetti che dobbiamo migliorare. Non possiamo fare missione come all'inizio; abbiamo bisogno di creatività e di una nuova prospettiva per andare avanti con la nostra missione ad gentes”.

Padre Juan Pablo ha anche sottolineato che “ci sono eredità che non cambieranno mai, soprattutto i valori del Fondatore. Dobbiamo superare i confini e incoraggiare la Chiesa con grande entusiasmo, guardando a nuove proposte. La creatività è fondamentale in un mondo in continuo cambiamento. L'approccio principale alla nuova realtà è quello di rompere gli schemi con coraggio e audacia. La Chiesa sinodale ci invita a camminare insieme, con una grande chiamata a vivere e ad annunciare.

Il Superiore Generale, padre James Lengarin ha sottolineato che “il nostro ad gentes è ascoltare, costruire la missione con la gente nel cuore”. Ha anche riconosciuto e ringraziato la Regione IMC Argentina per il suo contributo al consolidamento del nuovo modello di formazione basato su piccole comunità formative e ha espresso l'augurio che “la Conferenza sia un momento sereno e che la Provvidenza apra i nostri occhi e i nostri cuori per essere attenti a tutta l'umanità”.

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"La creatività è fondamentale in un mondo in continuo cambiamento." Padre Juan Pablo de los Ríos

Presenza IMC in Argentina

Il primo missionario della Consolata, padre Mario Viola, arrivò a Buenos Aires il 30 settembre 1946, dove stavano arrivando molti emigranti italiani, e fra questi alcuni devoti della Consolata e benefattori delle nostre missioni. Pochi mesi dopo arrivarono altri missionari e nel 1947 ci stabilimmo nella diocesi di Rosario.

Successivamente, l'Istituto ha esteso la sua presenza ad altre diocesi e ai territori del Chaco e di Formosa, considerati campi di attività specificatamente missionaria.

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"Il nostro ad gentes è ascoltare, costruire la missione con la gente nel cuore". Padre James Lengarin

Attualmente, 23 Missionari della Consolata (con una età media di 63 anni) lavorano in Argentina distribuiti in cinque parrocchie: Medalla Milagrosa a Jujuy, San Miguel Arcángel a Yuto, Nuestra Señora de la Misericordia a Mendoza, Nuestra Señora de Andacollo a San Juan e Cura Brochero a Merlo. Quest'ultima parrocchia è anche la sede della Comunità Apostolica Formativa (CAF) con sette studenti di teologia provenienti da diversi paesi. Nella Regione si sviluppano anche attività di Animazione Missionaria Giovanile e Vocazionale (AMGV) e sono attivi gruppi di Laici Missionari della Consolata.

La Casa Regionale e l'infermeria si trovano a Buenos Aires, nel quartiere di Flores. Fanno parte anche del nostro impegno due collegi: Nuestra Señora de la Consolata a Mendoza e l'Istituto Paolo VI, a San Francisco, Córdoba.

* Padre Donald Mwenesa, IMC, missionario a Mendoza e Diana Sosa, missionaria laica dedicata all'educazione.

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