XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pubblicato in Domenica Missionaria

paneEpesci

La preghiera cerca cieli nuovi e terra nuova per ubicarci

 

2 Re 4,42-44. Sovente la nostra reazione di fronte ai problemi è di non fare quello che possiamo, perché ci sentiamo incapaci e superati.

Ef 4,1-6. San Paolo dà importanza a cose come l’umiltà e la amabilità e le indica come fonte di comprensione e pazienza che è poi legame che costruisce l’unità.

Gv 6,1-15. Gesù anticipa il miracolo della Eucaristia: accetta quello che gli offre un ragazzo. Allora il poco diventa molto e arriva ad essere segno efficace e valido.

 

La moltiplicazione dei pani è un gesto profetico. Gesù spiegherà che è un segno del suo corpo e del suo sangue. La Eucaristia trasforma la persona e la avvia a vivere con gli altri come Gesù. E’ quello che mancava a Israele. Loro avevano ''il nostro Dio, la nostra legge, il nostro popolo, il nostro tempio''. Tutti gli altri avevano idoli, invenzioni, errori, ingiustizie. Gesù squalifica la mentalità che esclude ma sostiene l’apertura accogliente. Un solo Dio e Padre di tutti che regna su tutti, che attua in tutti, che vive in tutti. Per conoscere cosa pensa Gesù abbiamo i Vangeli che sono la lettura di Gesù fatta dai primi cristiani, discepoli, apostoli, comunità. Poi la Chiesa ha creato una dottrina con la riflessione, lo studio, le ricerche, la meditazione di studiosi cristiani che dovevano chiarire e difendere la nuova via di Cristo di fronte ai filosofi e sapienti del mondo. Quindi c'è stata una evoluzione e senza dubbio si è perso l'impatto dell’ annuncio originale che aveva fatto vibrare e sognare e piangere tanta gente. Anche noi più che di dottrina abbiamo bisogno di cuore, di commozione, di bontà, di solidarietà, di felicità, di trasformazione, di rispetto, di parola di Dio e pane; di Gesù compagno di vita e Maestro. San Paolo mette in evidenza due caratteristiche cristiane: l’unità che ha il proprio centro nell’amore e l’amore che rende forte l’unità. L’unità non si basa sulla conformità ideologica o su una struttura ben organizzata, ma tiene la propria radice e la giustificazione nel partecipare ai doni di Dio. In realtà l’unità e la carità si notano con fatica in gruppi cristiani specializzati, che vivono di carità finanziata. Aspettiamo molti miracoli e prodigi quando sarebbe sufficiente un poco di carità generosa. Molti miracoli e poca carità è quello che voleva Gesù? Se dopo duemila anni i cristiani ancora si aspettano miracoli, allora non soltanto la fede diventò cieca, senza visione, senza orizzonte ma la carità stessa scomparve e non è più caratteristica cristiana. Diventa una corsa ai prestiti, ai crediti agevolati, alle promozioni estere, ai progetti di sviluppo e ai miracoli della finanza.

 

Un bimbo che lascia la scuola perché suo padre non riesce a pagare la quota, non ha bisogno di miracolo ma di un cristiano, fratello nella fede che lo aiuti. Una persona ammalata senza autonomia, non ha bisogno di un miracolo ma di qualcuno che offra alcune ore ogni giorno. E così tutti i dolori, sofferenze e le solitudini, non hanno bisogno di miracoli ma di carità. Gesù compì il miracolo perché non c’era niente, né carità né commozione, ma solo egoismo, separazione, indifferenza.

Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 20:12
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