√ Festa della Consolata: Messaggio del Superiore Generale

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MARIA, MADRE DI MISERICORDIA!
“LA MISSIONE È AFFIDATA A CHI AMA MOLTO!” ALLAMANO

Carissimi missionari, missionarie, famigliari, amici, benefattori,

In questo anno speciale della misericordia è bello pensare e guardare alla nostra Mamma come la Madre della misericordia!

La Bolla d’Indizione del Giubileo: Misercordiae Vultus, c’invita ad entrare per la porta della misericordia, a guardare con tenerezza noi stessi e gli altri. Certamente abbiamo tutti molto da imparare da nostra Madre, apprendere ad essere misericordiosi con noi stessi e con la nostra gente.

Che quest’anno, che questa festa sia per noi una scuola di misericordia affinché la nostra missione viva e rea­lizzi solo misericordia: “ Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge.

Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della digni­tà, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.”(Bolla d’indizione del Giubileo, Misericordiae Vultus, n.15).

Maria è Madre della Misericordia! Come scrive papa Francesco: “Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne» (Bolla d’indizione del Giubileo, Misericordiae Vultus, n.24).

Maria ha cantato la verità delle Scritture antiche secondo cui di generazione in generazione la misericordia dell’Altissimo si stende su quelli che lo temono (cf. Lc 1, 50) e nella quotidiana sequela del Figlio ha imparato da Lui, soprattutto sotto la croce, lo stile del perdono e della misericordia. Ai piedi della croce, infatti, ha accolto con generosità la responsabilità ancora più grande di essere la madre dei credenti e di cooperare alla realizzazione del progetto di Dio sull’umanità: riunificare in fraternità i figli di Dio dispersi dall’odio e dal peccato.

Maria ha celebrato la misericordia dell’Altissimo non solo nella vicenda personale, ma anche offrendola come speranza al mondo e alle attese della storia. Il suo canto di lode continua nel tempo e risuona ancora oggi nella Chiesa e nel nostro Istituto perché chiamati ad annunciare il Vangelo della misericordia e del per­dono di ‘generazione in generazione’.

Abbiamo bisogno del sostegno dei sentimenti della Vergine Maria che, con i suoi tratti di autentica femmi­nilità, sa indicarci la giusta cura delle relazioni, sa accarezzare i nostri volti bisognosi di perdono, rivolgerci amorevolmente l’appello a lasciarci riconciliare con la Vita, a testimoniare il Vangelo della misericordia e intonare il canto che rinnova il mondo: «L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1, 46).

È con la misericordia che possiamo bussare e passare umili e fiduciosi la porta dell’altro. Giubileo come aprire porte. Ma non puoi dimenticare la precedenza: se passiamo una porta, è perché Dio per primo l’ha passata per ognuno di noi. La nostra misericordia inizia nella misericordia di Dio. Lui, il primo ha passato la porta verso di te, ti ha mostrato il suo volto.

Troppo a lungo abbiamo annunciato un Dio impassibile, distaccato, in alto; meno, un Dio toccato nelle viscere dalla nostra fragilità e dal nostro peccato. Toccato nelle viscere, dice l’Antico Testamento, come succede  a una donna quando porta in grembo un piccolo uomo. Così Dio. È toccato nelle viscere per noi, quando ancora noi non siamo toccati nella via di una conversione. Ed è lo scandalo del Vangelo.

Gesù passava la porta prima che i peccatori si fossero convertiti. Così agendo diventava insopportabile. Insopportabile l’idea che, come successe quel giorno con Zaccheo, ma fu una volta tra le tante, sedesse a pranzare con pubblicani e peccatori.

Misericordia non significa far piovere dall’alto una sorta di compassione, quasi dicessimo “oh poverini!”. Non è questa la misericordia di Dio. La misericordia riconosce e scommette sulla bellezza che è in ogni per­sona. Dio riconosce la nostra dignità vestendoci. Lo fece con Adamo ed Eva, lo raccontò Gesù narrando di un padre che fece una festa da sogno per il figlio che se n’era andato e lo vestì dell’abito più luminoso.

Non dall’alto in basso, ma dal basso in alto. Misericordia è inginocchiarsi. Mi ritorna alla memoria, quasi ico­na, il Gesù piegato a terra il giorno in cui gli portarono, quasi fosse un oggetto, la donna sorpresa in adulte­rio. E Gesù, a confronto con gli scribi e i farisei, che, da giudici spietati, volevano la lapidazione della donna, che cosa disse e che cosa fece? “Chi di voi” disse “è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.

E poi, dopo aver scritto parole segrete per terra, sulla sabbia, si alzò e disse “Donna, nessuno ti ha condan­nata? Nemmeno io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Dal loro alto scribi e farisei la condanna­vano, lui dal basso “faceva misericordia”. Quel giorno sulla sabbia accadde la misericordia. Il Gesù piegato. Piegato fa la misericordia. Se non ti pieghi dici a parole misericordia, ma non fai la misericordia. La donna sentì parole che erano a centimetro di viso, le altre arrivano da grattacieli di spietatezza.

Passerò per un sognatore, ma non riesco a non immaginarmi porte sante nelle case e per le strade, vado riconoscendo porte sante anche là dove qualcuno proprio non le metterebbe. Non ha forse chiarito anche questo, Papa Francesco, quando, parlando dei carcerati, ha scritto: “Ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il pas­saggio della Porta santa”. Cammino e vedo porte sante.

Maria madre di misericordia, «Lei, che fu chiamata ad entrare nelle profondità della divina misericordia, inter­ceda per noi e ci ottenga di vivere e camminare sempre nel perdono di Dio e nell’incrollabile fiducia nel suo amore». (Bolla d’indizione del Giubileo, Misericordiae Vultus, n.12).

Buona misericordia, siamo misericordiosi, sii misericordioso! Coraggio e avanti in Domino! Buona festa della Misericordiosa Consolata!

 

 

Preghiamo

Ripetiamo insieme: Dalla durezza del cuore, liberaci, o Signore!

Perdonaci, Signore, per quando non sappiamo sopportare chi abbiamo vicino, o lo sopportiamo in modo falso e ipo­crita. Preghiamo.

Perdonaci, Signore, per quando non riusciamo a entrare nelle problematiche altrui, chiusi nei nostri problemi e nei nostri pensieri. Preghiamo.

Perdonaci, Signore, per quando viviamo nel nostro mondo perfetto, e non ci facciamo sconvolgere la vita da altre storie, altre persone, altre umanità. Preghiamo.

Aiutaci, Signore, a saper andare incontro agli altri, soprattutto i più poveri, abbandonati ed indifesi, li dove essi sono. Preghiamo.

Aiutaci, Signore, a vedere negli altri il Tuo volto, e a trattarli come fossi Tu. Preghiamo.

Aiutaci, Signore, a non camminare mai da soli, per ricordarci che ognuno dei Tuoi figli è unico, irripetibile e amato da te. Preghiamo.

Azione

Affinché la misericordia diventi vita: cercare di realizzare qualche opera di misericordia affinché alle parole segua la vita, sarà questo il regalo più prezioso per la festa della nostra cara Mamma Consolata!

 

Con sinceri auguri,

  1. Stefano Camerlengo Superiore Generale

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