La Comunità Soggetto di Missione

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18Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto. 19Giunsero a Èfeso, dove lasciò i due coniugi e, entrato nella sinagoga, si mise a discutere con i Giudei. 20Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì. 21Tuttavia congedandosi disse: "Ritornerò di nuovo da voi, se Dio vorrà"; quindi partì da Èfeso. 22Sbarcato a Cesarèa, salì a Gerusalemme a salutare la Chiesa e poi scese ad Antiòchia.
23Trascorso là un po' di tempo, partì: percorreva di seguito la regione della Galazia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
24Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. 25Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. 26Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. 27Poiché egli desiderava passare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. 28Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo. (Atti 18)

 (letture consigliate per il silenzio della sera precedente: Atti 11,19-30; 13,1-3; 17,32-18,11)

 1. Contesto

 Riprendiamo per punti quello che è stato meditato e pregato ieri sera per ricostruire il contesto del nostro brano e vedere come alcune dinamiche evangeliche si richiamano in tempi, contesti e persone differenti. E’ il segno che la fede le ha vissute e giudicate come irrinunciabili: appartengono alla struttura dell’esperienza credente che è esperienza comunitaria della missione.

 1.1.    Atti 11,19-30. Gli evangelizzatori di Antiochia e Barnaba

 19Intanto quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. 20Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. 21E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. 22Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia.
23Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. 25Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: 26lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
27In quei giorni alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiòchia. 28Uno di loro, di nome Àgabo, si alzò in piedi e annunciò, per impulso dello Spirito, che sarebbe scoppiata una grande carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. 29Allora i discepoli stabilirono di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea, ciascuno secondo quello che possedeva; 30questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Bàrnaba e Saulo. (Atti 11)

  • Gli evangelizzatori di Antiochia, forse perché sono della diaspora (e dunque abituati a vivere in mezzo agli «altri»), predicano il vangelo anche ai pagani. Sono «laici», anonimi, profughi… Per fare quello che fanno seguono, come direbbe papa Francesco, il loro sensus fidei (cf EG). Si vede dai frutti che la mano del Signore è con loro. La vedrà anche l’inviato degli apostoli che sta arrivando da Gerusalemme?
  • Ci interessa sottolineare lo «sguardo spirituale» di Barnaba, cioè il suo modo di guardare istruito dallo Spirito del Signore: vide, si rallegrò (=la gioia del vangelo!), esortava a perseverare… Pieno di Spirito santo (virtuoso e credente) sa vedere la grazia di Dio e conferma i fratelli. Vede anche quello che manca, ma soltanto in un secondo momento. E allora va a cercare il meglio per la ormai sua Antiochia, ovvero Paolo…
  • Antiochia è una chiesa capace di ascoltare la profezia.
  • Antiochia si dispone a una fraternità che supera i suoi confini / problemi (colletta).

1.2.    Atti 13,1-3. Chiesa missionaria

1C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. 2Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. 3Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono. (Atti 13)

  • Preghiera e digiuno sono forme dell’ascolto dello Spirito.
  • Non vengono nominati capi, tanto meno un capo. Ci sono però profeti e maestri (anche l’ordine ha la sua importanza). La cosa che colpisce è che i nomi citati sono tutti nomi forestieri. Eppure si tratta di due categorie (profeti e maestri) che non possono mancare. Ciò che è strutturale e dunque necessario alla chiesa e alla sua missione viene sempre in qualche modo da fuori?
  • E’ la prima chiesa a inviare in missione, forse perché è nata dalla missione e da una missione che riguarda ora anche i pagani, cioè tutti. Antiochia è la forma compiuta della chiesa, che si ritrova con naturalezza «uscendo». Non invia un singolo, bensì una piccola comunità.

1.3.    Atti 17,32-18,11. Passaggio difficile da Atene a Corinto

32Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: “Su questo ti sentiremo un’altra volta”. 33Così Paolo si allontanò da loro. 34Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
(…)
1Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. 2Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro 3e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. 4Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
5Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. 6Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani”. 7Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. 8Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.
9Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, 10perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. 11Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. (Atti 17.18)

  • Il flop di Paolo ad Atene è dovuto solo al rifiuto degli ateniesi, ma anche all’atteggiamento (polemico) e ai contenuti (giudizio) della predicazione dell’apostolo. Non ultimo, forse, è anche dovuto al fatto che Paolo è solo: dall’inizio (cf Atti 9,19b-30) e fino ad ora ha dato il meglio di sé nella collaborazione stretta con qualcuno.
  • Nel passaggio da Atene a Corinto il testo fotografa un Paolo scosso e forse depresso. E’ il passaggio stretto nel quale ritrova la croce e la misericordia come centro del vangelo (cf 1 Corinzi 1)
  • Prima l’accoglienza di Aquila e Priscilla, poi l’arrivo dei suoi compagni, rinfrancano Paolo (cf Atti 18,1ss). L’incontro decisivo è però quello con Gesù nella notte della paura. Come un novello Giona (o Elia), l’apostolo è «consolato / esortato» e invitato a vedere Corinto come luogo di un popolo numeroso caro a Dio, appartenga o meno alla chiesa. Forse qui il testo con «popolo numeroso» pensa addirittura alla gente di Corinto tout-court. Solo a condizione di guadagnare questo sguardo fiducioso nella bontà di Corinto – e perciò capace di vederne effettivamente la bontà – si può evangelizzare. Ma quale può essere la bontà dei Corinzi? La «cosa buona / bella», lo sappiamo fin da Genesi 1, è semplicemente che questo popolo è vivo!

2. Testo

  • Aquila e Priscilla / Prisca, ebrei cristiani perseguitati e in fuga da Roma, come gli anonimi evangelizzatori di Antiochia, sono prima ospiti di Paolo, e poi suoi compagni di missione. Nel bellissimo cap 16 della lettera ai Romani, a distanza di tempo Paolo ne parla così: «3Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. 4Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano. 5Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa». Per il nostro modo di pensare stupisce non poco che la loro condizione di laici coniugati non venga avvertita in alcun modo come un problema, e che il loro servizio dell’evangelo non sia pensato né come concessione, né tanto meno come supplenza. Notiamo gli elementi della loro missione, sottolineati da Paolo, che li caratterizzano come cristiani e come coniugi:
    • Collaboratori in Cristo: il comune riferimento al vangelo fa incontrare e collaborare persone estranee tra loro nel ministero dell’evangelizzazione, ma anche nel far fronte, come a Corinto, alle necessità della vita: casa, lavoro, ecc. (=comunione).
    • Fratelli capaci di rischiare la vita per un fratello / per l’evangelizzazione (=martirio)
    • Ebrei cristiani di Roma, nati e cresciuti in mezzo ai pagani, si sono messi al servizio delle chiese del mondo pagano in maniera assai apprezzabile (=inculturazione).
    • Ora sono punto di riferimento per una comunità di fratelli e sorelle che si riunisce nella loro casa! (=animazione della comunità / servizio pastorale).
  • Apollo: giudeo, nome che più greco non si può, egiziano di Alessandria (capitale della cultura nel Mediterraneo), colto, «versato (CEI 1972) / esperto (CEI 2008)» (dynatòs = forte; capace; potente) nelle Scritture. Istruito nella via del Signore, parlava «con animo ispirato» (letteralmente: «nel fervore dello Spirito») di Gesù, insegnando con accuratezza. Nella sinagoga parla con «franchezza» (parresìa = è il dire fino in fondo quello che si pensa), cioè dice quello che ritiene essere la verità senza calcolo personale delle conseguenze. Questa descrizione fa pensare subito ai primi capp degli Atti («…riceverete la forza [dynamis] dello Spirito santo e di me sarete testimoni…» 1,8; «Vedendo la franchezza di Pietro e Giovanni…» 4,13; ecc.) e alla figura del profeta (ispirato, potente, franco…e perciò anche perseguitato…).
  • Aquila e Priscilla, come Barnaba quando giunge ad Antiochia, ascoltano. Questo ascolto è capace di scorgere in Apollo quello che il narratore ha esplicitato per il lettore. Anche loro sono persone buone, piene di Spirito e di fede (cf 11,23-24), e possiamo senz’altro supporre che in Apollo abbiano «visto la grazia del Signore» e se ne siano «rallegrati» di cuore. Come Barnaba, anch’essi vedono poi anche qualcosa da mettere a posto (o da portare a pienezza) e istruiscono Apollo «con maggiore accuratezza circa la via di Dio». E Apollo che è colto e profeta, ma perciò stesso sempre discepolo del suo Signore, si lascia istruire!
  • Infine i fratelli, tra i quali ci sono Aquila e Prisca che forse hanno presentato Apollo agli altri come fece Barnaba con Paolo a Gerusalemme, lo incoraggiano (=lo invitano a perseverare) affinché prosegua nel suo ministero itinerante.

 NB.: Apollo non era neppure battezzato. E non si dice che per autorizzarlo a continuare la sua missione quelli di Efeso abbiano provveduto a battezzarlo. Hanno semplicemente riconosciuto il suo dono, lo hanno sostenuto e accompagnato con il loro incoraggiamento e si sono fatti «inter-cessori» presso le altre chiese.

 Diversamente, quando Paolo incontra discepoli che non hanno ricevuto il battesimo di Gesù li battezza, impone loro le mani e questo li costituisce profeti!

 1Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli 2e disse loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo". 3Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero. 4Disse allora Paolo: "Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù". 5Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù 6e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. 7Erano in tutto circa dodici uomini. (Atti 19)

3. Qualche considerazione per noi

  • La fraternità è insieme la condizione e il frutto dell’evangelizzazione. Avere cura di relazioni davvero fraterne vuol dire promuovere la missione / evangelizzazione; aver cura dell’evangelizzazione / missione vuol dire promuovere la fraternità.
  • Il carisma profetico appartiene alla vita cristiana in quanto tale. Che ci sia per un dono particolare, o che il dono venga dato con lo Spirito nel battesimo, tutti siamo chiamati alla profezia e nessuno deve dare permessi. Al più qualcuno (mai da solo) è chiamato a riconoscere e ad aiutare affinché si possa fare meglio.
  • Degno di nota è che il dono / lo Spirito non si cura di trovare una dimora che risponda ai nostri criteri di dignità. Un peccatore, una donna, uno comunque non «a posto», ecc. (leggere i vangeli per credere) possono essere (sovente sono) costituiti profeti del Signore. A noi di riconoscerli, sostenerli, incoraggiarli. Mai e poi mai tacitarli o complicare loro la vita con «leggi di uomini»!
  • Chiediamo questo sguardo spirituale di Barnaba, di Aquila e Priscilla, di Paolo, capace di entrare in risonanza con lo Spirito che percepiscono all’opera negli altri. E’ Spirito Paraklito: difensore, esortatore, intercessore, con-fortatore, consolatore… E’ così che è Signore-Servo nella storia degli uomini, per ricondurla al Padre e dunque alla fraternità finalmente possibile.

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