Faremo d’accordo un po’ di bene

Foto del viaggio del Camisassa in Kenya (1911-12) Foto del viaggio del Camisassa in Kenya (1911-12) Tutte le foto Archivio IMC
Pubblicato in I missionari dicono

Sono parole scritte a Giacomo Camisassa, nella lettera del settembre 1880, con la quale Giuseppe Allamano lo invitava e lo incoraggiava ad accettare l’incarico come economo nel Santuario della Consolata richiesto da Mons. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino. Il delicato incarico come rettore del Santuario della Consolata, il Fondatore lo aveva accettato con la condizione di poter lui stesso scegliere un collaboratore. La scelta del Camisassa non gli fu difficile, conoscendo il giovane sacerdote da quando l’Allamano era Direttore Spirituale in Seminario. 

“Faremo d’accordo un po’ di bene” è una espressione che porta in se un programma su come avrebbero portato avanti insieme l’incarico a loro affidato di guardarsi attorno e cogliere i bisogni e i movimenti dello Spirito, per dare risposte concrete non rimanendo solo in quello che era il loro dovere. I due non hanno fatto solo “un po’ di bene” ma attraverso la loro grande intesa e profonda comunione, hanno compiuto tanto bene nei 42 anni alla Consolata (1880-1922), intraprendendo iniziative di vario rilievo sempre nella ricerca della volontà di Dio, attenti ai segni che provenivano dalla realtà, dalla chiesa, dalla missione, nella realizzazione del “bene fatto bene senza rumore”, e così facendo hanno portato frutti che perdurano nel tempo.

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Diversi ma dialoganti

Mettendo a confronto l’Allamano e il Camisassa, troviamo due personalità ricche, molto diverse l’una dall’altra ma che hanno saputo essere complementari in una armonia e intesa particolare. P. Tommaso Gays, uno dei primi missionari della Consolata, lo ricorda in questo modo: "I nostri Fondatori si conservarono sempre tra loro “distinti” per le doti e attitudini personali e per il lavoro compiuto assieme, ma mirabilmente “uniti” nelle stesse opere compiute con apporto diverso e con identica dedizione alla realizzazione di esse. Si sono uniti in una posizione precisa di coordinata azione, ognuno al suo posto, legati assieme dalla visione della volontà di Dio, che amavano servire e da una amicizia sincera e devota che li fondeva in unità di intenti".

La vera amicizia che hanno saputo costruire lungo gli anni fu alimentata dai continui dialoghi, dalla schiettezza nel dirsi tutto e nella ricerca della Volontà di Dio. Il dialogo diventa la loro forza e capacità di amicizia che sostiene la vita. Nella descrizione fatta da P. Gays possiamo visualizzare i due, intenti in lunghi dialoghi nell’ufficio di Giuseppe Allamano: «Il can. Allamano prendeva posto al suo scrittoio e il can. Camisassa stava d’appresso, ritto in piedi, magari leggermente appoggiato allo scaffale. L’immenso lavoro di tant’anni tutto fu colà e in tal tempo progettato, discusso, esaminato, risolto, concluso». Anche Giuseppe Allamano afferma: «Tutte le sere passavamo in questo mio studio lunghe ore... Qui nacque il progetto dell'Istituto, qui si è parlato di andare in Africa... Insomma, tutto si combinava qui».

Padre Igino Tubaldo ricorda che passavano almeno due ore al giorno dialogando e, "non ritengono tempo sprecato quello speso per chiarirsi le idee, per approfondire problemi, per giungere a conclusioni. Gli incontri danno tranquillità al Fondatore, perché chi gli sta accanto è un uomo sincero capace di contestarlo per farlo riflettere, ma è attento e fedele ai suoi cenni come se venissero da Dio. Il Camisassa non è mai un semplice esecutore: il dialogo sfocia nell’azione e trova spazi per la sua ricca personalità; perfeziona e, spesso, compie quanto l’Allamano ha appena sfiorato con una indicazione. Nel dialogo vede delineato il suo ruolo, sempre in sintonia e mai in opposizione con il Fondatore". 

Per concludere riportiamo la bella espressione usata dal can. Nicola Baravalle rivolta al Fondatore e Confondatore: «A me, quando penso a quei due grandi uomini mi ritorna sempre quella cara antifona: “sono due olivi e due candelabri luminosi davanti a Dio”. Noi avevamo ammirazione grande per entrambi». Ancora oggi riceviamo la luminosità di questi “due candelabri” che continuano ad illuminare con la luce splendente di chi ha cercato di compiere i disegni di Dio in fedeltà attraverso una profonda amicizia.

* Sr. Cecilia e P. Antonio sono consiglieri generali delle Missionarie e dei Missionari della Consolata.

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Ultima modifica il Martedì, 22 Febbraio 2022 11:13
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