La pasqua dell'Amazzonia, frontiera della missione

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Foto di Ashraf Chemban da Pixabay

Il giorno 5 di settembre si celebra, in Brasile, l'Amazon Day, il giorno dell'Amazzonia. In occasione di questa celebrazione, l'arcivescovo emerito di San Paolo (SP) e presidente della Commissione per l'Amazzonia della CNBB, il cardinale Cláudio Hummes, ha scritto questo articolo che invita a prestare molta attenzione attenzione alla distruzione dell'Amazzonia e degli ecosistemi la anche a celebrarli con speranza e con piccoli gesti simbolici che esprimono l'impegno delle comunità cristiane per la Pasqua dell'Amazzonia, oggi vittima di un sanguinoso Venerdí Santo.

Celebrare è una delle pratiche che costituiscono l'essere cristiani. E la più grande e importante delle celebrazioni cristiane è senza dubbio il triduo che celebra annualmente la Pasqua del Signore. In esso sono inclusi la celebrazione della cena, il dolore, il silenzio della morte e l'annuncio della Resurrezione. Tenendo conto che siamo abituati a celebrare anche la Passione, la celebrazione del Giorno dell'Amazzonia, in questo 5 settembre 2021, può avere un senso. Dopo tutto, il disastro ambientale che sta raggiungendo dimensioni assurde non può, in questo momento, essere interpretato come qualcosa di diverso dalla morte, dalla passione.

Gregorio di Nazianzo, un santo che fu vescovo a Costantinopoli nel quarto secolo, disse una volta che tutto ciò che non fu assunto da Cristo nella sua incarnazione non poteva essere salvato. In un senso simile, la psicologia capisce che è solo quando si affrontano i problemi in modo oggettivo che diventa possibile curarli o affrontarli in modo migliore. Celebrare significa rendere famoso, valorizzare, dare importanza. I funerali sono esempi di celebrazioni in occasione della morte e del lutto in vista del suo superamento. Anche la celebrazione del mistero pasquale di Cristo ci introduce nella speranza.

Elie Wiesel, ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti e vincitore del premio Nobel per la pace nel 1986, ha dichiarato che l'indifferenza è la radice di ogni male. Secondo lui, è l'indifferenza, e non l'odio, che si oppone all'amore. È l'indifferenza, e non la morte, che si oppone alla vita. È lei, e non l'eresia, che si oppone alla fede. Ecco perché dobbiamo celebrare il giorno dell’Amazzonia, anche se è, forse più che mai, nella sua ora di croce.

Non essere indifferenti richiede un certo impegno da parte di ogni persona. È necessario assumere la realtà storica con l'intenzione, in Cristo, di redimerla. L'Amazzonia è in fiamme a causa degli incendi, molti dei quali sono appiccati intenzionalmente, e a causa della mancanza di politiche pubbliche per combattere, controllare e mitigare gli incendi. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale 2.228 incendi sono stati registrati nel solo mese di agosto, più del doppio rispetto al 2020. Nell'Amazzonia gli ettari di foresta vergine stanno diminuendo costantemente e questa regione sta crollando sotto l'avanzata della l’industria agroalimentare, delle miniere illegali. I cosiddetti progetti di "sviluppo" avanzano sempre di più, soprattutto con l'indebolimento e lo smantellamento, negli ultimi anni, degli organi e delle politiche di salvaguardia socio-ambientale. Il cataclisma annunciato è sempre più prossimo: nel recente rapporto preparato da 103 esperti di 52 paesi e pubblicato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) si avverte che il riscaldamento globale sopra i livelli preindustriali, oggi di circa 1 grado, dovrebbe raggiungere l’1,5 tra il 2030 e il 2052. Lo stesso rapporto indica le possibili conseguenze di tutto questo: desertificazione delle aree agricole, siccità e fenomeni meteorologici estremi che dovrebbero, tra le altre cose, colpire direttamente la produzione alimentare.

È necessario, inoltre, insistere su questo argomento: la produzione alimentare, che una volta si chiamava agricoltura, si è trasformata in industria agroalimentare. La coltivazione se n'è andata ed è arrivato il profitto. E in nome del profitto, avvelenano il cibo e, di conseguenza, la terra, le acque e l'aria. Questo modello di produzione, oltre a non rispettare la natura, finisce per produrre fame e miseria. Si creano immensi deserti verdi dove regna la monocoltura e, alla fine, ciò che si produce non è più cibo. Oggi il grano del Brasile si esporta a prezzi mai visti prima ma con lui parte anche la nostra acqua, le nostre foreste e tutta la nostra biodiversità.

La crocifissione dell'Amazzonia scatena la sofferenza di molti figli e figlie di Dio. I popoli indigeni rischiano di perdere il diritto di possesso dei loro territori già così invasi. Gli abitanti dei fiumi si ritrovano con i fiumi in secca e le acque inquinate dai pesticidi e dai rifiuti delle miniere. Papa Francesco aveva già detto: "l'ambiente umano e l'ambiente naturale si degradano insieme" (Laudato Si', 48). Ed è necessario, in questo Amazon Day, mettere in evidenza questo degrado. Ma non con il pessimismo, dobbiamo invece essere realisti e pieni di speranza anche perché la nostra fede ci dà la certezza che fu nel mezzo della notte più buia si impose la luce della resurrezione.
La celebrazione cristiana è data come memoria e impegno, ma anche come profezia. In esso, passato, presente e futuro si intrecciano. Per questo motivo, vorrei fare un invito. Soprattutto alle persone e ai gruppi che, attenti al Vangelo e agli appelli di Papa Francesco: celebriamo questo giorno consapevoli della distruzione presente. Questo sguardo oggettivo dovrebbe impegnarci nella lotta per preservare e curare l'Amazzonia e la Casa Comune. Infine, vi invito a celebrarlo compiendo piccoli gesti simbolici, come piantare un albero, rivitalizzare l'orto di casa o cercare informazioni su come e dove viene prodotto il cibo che condividiamo sulle tavole delle nostre case. Non possiamo dimenticare che Dio ha piantato un giardino e ha voluto che fosse la casa dell'umanità. Impegnandoci e festeggiando, potremo affermare con certezza che la cara Amazzonia, vivendo ora la passione, vedrà presto questa morte trasformata in resurrezione.

Card. Cláudio Hummes, presidente della Commissione Episcopale per l'Amazzonia - CNBB

Poema Laudato Si

Il tempo era ieri, è oggi e sarà anche domani;
lui si allontana, si vive nel presente, ci porta verso il domani.
Il tempo è di tutti: tuo, mio e nostro;
alcuni lo comprano, altri lo vendono, tutti lo investono.

Il "tempo della creazione" appartiene invece a lei ed è per lei.
La creazione dispone di molto più tempo di noi.
Se oggi noi non ci impegniamo, questo tempo se ne andrà
e resterà solo lei perché il nostro tempo è corto, poco e presente.

Il "tempo della creazione" è fatto per la nostra conversione
se saremo in armonia con lei ci proteggerà
ma se invece decidiamo vivere senza di lei
la nostra vita sarà spazzata via dal tempo:
noi diventeremo inesorabilmente passato,
mentre lei continuerà ad essere presente.

p. Salvador Medina

Ultima modifica il Giovedì, 13 Gennaio 2022 20:24

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