La fede, nel tempo della prova

Pubblicato in Missione Oggi

Foto: P. Jaime C. Patias IMC

Messaggio del Superiore Generale dei Missionari della Consolata per la festa del Fondatore 16 febbraio 2021 

«La tristezza offusca la mente, raffredda la volontà e toglie la pace. Vinciamo la tristezza con la preghiera; con il desiderio di santificarci, contenti del nostro stato presente, prendendo il bene e il male dalle mani di Dio; e con la pazienza nel sopportare le avversità. Proponiamoci di vivere una vita santamente allegra e fervorosa». (G. Allamano)

«L’Allamano non prese la vita alla leggera: cercò di camminare sempre proteso in avanti, non aspettando, ma facendo la volontà di Dio e, vincendo ostacoli e superando difficoltà, salì per risplendere come sole di fedeltà e corrispondenza al suo Dio». (Testimonianza di Padre G. Nepote)

 

Carissimi missionari, missionarie, amici, parenti e benefattori;

La festa del nostro amato Fondatore ci raccoglie insieme, quest’anno, in un momento del tutto particolare, certamente inedito, triste e doloroso. Il mondo intero si trova ancora in piena pandemia che, nonostante speranze e promesse, lascia tutti noi spaesati, impauriti e incapaci di dare risposte ragionevoli e utili. Tempo difficile il nostro, in cui la paura è quasi compagna di viaggio, ci porta a alzare muri, a chiuderci in noi stessi. Questa “crisi”, che non è solo sanitaria o economica, sta “rosicchiando” le nostre sicurezze e, di conseguenza, anche le nostre convinzioni di fede e di attaccamento alla nostra vocazione missionaria.

Quando siamo colpiti da afflizioni, problemi e difficoltà, ciò che ci serve è di sapere come perseverare nelle spesso sgradevoli situazioni che stiamo affrontando imparando dal nostro Fondatore.

Non ci è dunque possibile celebrare il dies natalis di colui che ci è padre e guida, senza rivisitare i suoi atteggiamenti e convinzioni davanti a non pochi momenti di crisi e difficoltà che hanno costellato la sua lunga esistenza. Tappe della sua vita che conosciamo bene:

*        i tanti anni di attesa, delusioni, incertezze e pazienza, prima di potere dare inizio all’Istituto;

*        le difficili ed estenuanti rotture nei “rapporti umani” (purtroppo con le autorità di altri Istituti missionari) per potere entrare in Kenya ed Etiopia;

*        gli anni drammatici della Prima guerra mondiale (con la fame e i tanti missionari strappati alla Casa Madre, mandati al fronte), seguiti dalla pandemia di influenza “spagnola” (che, tra il 1918 e il 1920, uccise milioni di persone nel mondo);

*        ma, soprattutto, l’ultimo, doloroso periodo della sua vita, che fece scrivere a un nostro missionario della prima ora: «Erano quelli i tempi in cui ogni membro dell’Istituto si sentiva orgoglioso di essere figlio di tanto Padre… Ma il Signore, nei suoi imperscrutabili disegni, volle permettere che il nostro Fondatore, nei suoi ultimi anni di vita… avesse a bere il calice amaro che rese più fulgida ai nostri occhi la sua figura».

Alcune perle di saggezza per vivere i tempi difficili, atteggiamenti davanti alle difficoltà

In questa situazione complessa e complicata c’è un enorme bisogno di lasciarsi illuminare dal Vangelo per collaborare a costruire un futuro diverso. Come missionari abbiamo una grandissima responsabilità a tutti i livelli. Dobbiamo coltivare il senso della speranza, che rende capaci di pensare e camminare verso un avvenire che ancora non c’è. Nella fine c’è l’inizio. Propongo, per la nostra riflessione, qualche frase del nostro Fondatore che possa ispirare anche noi nel difficile cammino della vita e della missione.

*        Quando morì P. Costa, direttore di Casa Madre, l’Allamano diceva agli alunni: «Bisogna che ripetiamo: io non capisco niente, io so niente, ma so che è il Signore. Sono momenti in cui altri perderebbero la testa, ma noi che abbiamo fede dobbiamo pensare che è il Signore che fa» […]

*        «Il Signore ha la vista lunga; ha stabilito così da tutta l’eternità… accetto tutto, voglio tutto, e questo sia il nostro proponimento, e non cerchiamo altro».

*        «Dico, senza essere Giobbe, tra me: un nunzio annunzia una cosa dolorosa, poi un altro, e poi un altro disastro... eppure? Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore! Le cose bisogna prenderle dalle mani di Dio e dire: Non la mia volontà, ma la tua sia fatta, o Signore! [...] Certuni hanno la fede abbastanza viva, ma sperano poco, non sono capaci ad allargare il cuore. Allarghiamo il cuore a una viva speranza. E non solo sperare, ma super-sperare, sperare contro ogni speranza. Quando si spera poco, si fa torto al Signore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati. […] Fate le cose con la maggior perfezione, e non pensate a quello che succederà; pregate, pregate molto e… speriamo!».

*        «Né possiamo nascondere come a tutte le sofferenze fisiche si aggiunsero dolorosissime pene morali. Era Iddio che così permetteva e disponeva per purificare sempre più il suo servo fedele, rendere più fulgida la sua corona di giustizia ed attirare più abbondanti benedizioni sulle opere da lui fondate… Egli bevve il calice amarissimo del Getsemani e fece, passo passo, la salita del Calvario, fine ad esclamare in un momento di suprema desolazione: Ebbene, vuol dire che alla corona dei vergini e dei confessori, il buon Dio aggiungerà anche quella dei martiri» (P. L. Sales).

*        Il can. G. Cappella, successore dell’Allamano nel Santuario della Consolata, poté affermare: «Ebbi campo di osservarlo per lunghi anni e posso attestare che in ogni circostanza, tanto lieta che dolorosa, lo riscontrai sempre uguale a sé stesso: sempre amorevole e mai sdolcinato, sempre fratello maggiore e padre che accoglie con bontà, che ama veramente secondo lo spirito di Nostro Signore».

L’esempio del nostro Fondatore: preghiera e missione!

Le parole, ma soprattutto l’esempio del nostro Fondatore illuminano così questo “tempo di prova” che stiamo vivendo e che, impietosamente, ci fa toccare con mano le nostre fragilità. Ma se troviamo il coraggio e l’umiltà di dire che anche questo è tempo dello Spirito, non rimarremo schiacciati o sconfitti, ma conserveremo l’intima fiducia che: dalla morte può nascere la vita; dal buio, la luce; dal peccato, la grazia.

E questo sarà possibile se non ci rinchiuderemo, impauriti, in noi stessi, se avremo il coraggio di continuare ad annunciare il Vangelo senza paura. Non abbiate paura, dice il Signore: non bisogna lasciarsi spaventare da quanti cercano di spegnere la forza evangelizzatrice con l’arroganza e la violenza. L’ unica vera paura che dobbiamo avere è quella di perdere la vicinanza e l’amicizia con Dio. Non avere paura, perché, pur attraversando queste e altre insidie, la vita dei discepoli è saldamente nelle mani di Dio, che ci ama e ci custodisce. L’invio in missione da parte di Gesù non garantisce ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo da fallimenti e sofferenze. Essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, sia quella della persecuzione. Questo spaventa, ma è la verità, ricordava papa Francesco nel 2017, perché “non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità. Le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione”. Dio si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza, è il coraggio della testimonianza di fede: riconoscere Gesù davanti agli uomini e andare avanti facendo del bene.

Quante volte abbiamo creduto che per annunciare il Vangelo bastasse il nostro entusiasmo, la nostra passione, la nostra preparazione. Quante volte nelle nostre comunità partiamo con slanci anche belli, con grandi intenzioni e poi ci spegniamo dopo poco tempo. È Gesù che ci dice che se avessimo una fede grande come un solo granello di senape saremmo in grado di sradicare piante enormi dal terreno. Chiediamoci: concretamente che cosa sto e stiamo facendo per permettere a Gesù di accrescere la mia e nostra fede?

Chi serve Dio, lo fa con la libertà del cuore sapendo che prima di tutto viene il donarsi. Qui sta la radice del nostro servizio, nella Chiesa e nel mondo. L'essere servi "inutili" non significa servi che non contano nulla. Ma piuttosto servi "senza utile", cioè che danno senza chiedere nulla in cambio.      E questo sarà possibile se avremo il coraggio di metterci in ginocchio in dialogo con Dio, fiduciosi, sperando “contro ogni speranza” (Rom 4, 18).

La nostra “ostinata preghiera” ci spingerà così ad alzare lo sguardo e scrutare lontano, a guardare gli altri e la loro storia con occhi diversi, con cuore nuovo, illuminato e plasmato dalla sapienza del Vangelo… proprio come scrivevo a voi tutti, carissimi missionari e amici, nel mio recente Messaggio di Natale: «Torniamo a vedere che ci sono molti, e sono milioni, che da tanti anni vivono nel mezzo del virus della guerra, della fame e della sete, vittime di malaria e di lebbra. La paura del virus, la pandemia non deve farci cadere nella autoreferenzialità, nella preoccupazione solo esclusivamente per noi stessi. Dobbiamo sollevare lo sguardo e solidarizzare con i più poveri, gli ultimi, i più abbandonati, che rimangono sempre i nostri amici preferiti, quelli per cui abbiamo scelto la missione e che ci portiamo nel cuore e con i quali vogliamo continuare a servire questa nostra amata umanità».

E questo è ciò che ci ricordava ancora l’Allamano: «Una comunità, dove tutti facessero questo proposito, diverrebbe un paradiso anticipato. Delle debolezze ce ne saranno sempre, ma siamo qui per accettarci, sostenerci e santificarci. Non bisogna cedere alla malinconia; mettere invece tutto nelle mani di Dio e così edificarci a vicenda ed edificare anche gli altri… Mi piacciono quelli che stanno sempre nella volontà di Dio, che cercano e trovano la loro sicurezza nelle sue mani. Come fa piacere quando uno tira diritto; va avanti, sempre avanti! Vi voglio allegri. Bisogna stare bene di anima e di corpo. Io desidero che si conservi e si accresca sempre più lo spirito di tranquillità, di scioltezza, di serenità. Questo è lo spirito che io voglio».

Coraggio - allora, e - Avanti in Domino! Sempre, anche in questo tempo di prova, di crisi e di… grazia!

Roma, 2 febbraio 2021, Festa della Presentazione del Signore

Messaggio nelle diverse lingue (in PDF)

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Crediti foto: P. Jaime C. Patias IMC

Ultima modifica il Martedì, 09 Febbraio 2021 11:05

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