Nel Padre Nostro ho trovato il mio Io

Pubblicato in I missionari dicono

P. Gian Paolo Lamberto, missionario della Consolata in Corea, ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Nel Padre Nostro ho trovato il mio Io”. Riportiamo qui una intervista in cui ci parla dell’occasione e significato di queste sue riflessioni.

Perché l’hai scritto?

Beh, la cosa è cominciata con un corso di esercizi spirituali che ho predicato ai miei confratelli di Taiwan. A loro sono piaciuti e allora li ho ripetuti per i miei confratelli della Corea. Uno di loro mi ha detto: “Perché non ne fai un libro?”. Subito mi sono messo a ridere, poi quasi per scherzo ho cominciato a lavorarci sopra ed è venuto fuori questo volumetto.

Perché questo libro?

Da un po’ di tempo ero affascinato dalla figura del padre nella Trinità. Meditando il Padre Nostro mi convincevo sempre di più che per capire chi è Dio Padre non serve tanto guardare al nostro papà terreno. Piuttosto è vero il contrario, per capire chi è veramente un papà bisogna guardare al Padre Celeste. Sentivo proprio il bisogno di dirlo a tutti che questa era una cosa fondamentale. Ma più andavo avanti e più scoprivo altre sfaccettature di questa preghiera. Che qui ci sono solo i pronomi TU e NOI. Che le parole più importanti che possiamo dire sono Abbà e Amen, che sono le stesse che solo Gesù avrebbe potuto dire.

E andando avanti mi rendevo conto che lì c’era la ricetta per liberarmi dal mio Io distorto dal peccato originale. E con le parole di questa preghiera il Signore mi indicava quali erano le cose che veramente dovevano preoccuparmi. Alla fine ho trovato quella che in certo senso potrebbe essere la foto della persona che sono chiamato a diventare. Veramente ci tengo a dire che più dico Tu al Padre Onnipotente e più scopro chi sono Io!

Chi è il Padre per te?

Mi metti in difficoltà. Non ho mai pensato a una definizione. So che ho tanta confidenza in Lui. Lo sento vicino. Certo non è mai venuto a risolvermi i problemi o a dirmi solennemente cosa dovevo fare. Ma so che mi è vicino. Ci sono delle occasioni che mi sono capitate quasi all’improvviso e sono sicuro che ci sta di mezzo il Suo zampino! E poi parliamo molto io e Lui. Comincio a capire un po’ come funziona la sua pedagogia. Ha tanti modi per farmi capire le sue vie, proprio come nelle relazioni umane: un silenzio; una domanda; un interrogativo che va avanti per anni a volte; la pace nel cuore; l’insoddisfazione e tristezza se mi allontano da Lui; la gioia; difficoltà con persone, che mi portano a scoprire nuove possibilità di amare. E così via!

E l’Ave Maria e il Gloria al Padre come sono venuti fuori?

E’ stato un crescendo spontaneo. Mi ero accorto che nel Padre Nostro avevo trovato la mia identità, il mio Io. Guardando alle altre due preghiere con lo stesso cuore mi sono accorto che l’Ave Maria era il modello di quello che volevo diventare, e che il Gloria mi rappresentava la realtà in cui volevo entrare. Insomma mi sono reso conto che queste preghiere mi dicevano qualcosa che andava ben al di là delle parole e mi conducevano alla pienezza dei miei desideri.

Dove hai imparato a dialogare con il Padre?

Beh, fin da piccolo mi veniva spontaneo rivolgermi a Lui chiamandolo Padre. Poi a undici anni e mezzo, quando ho visto che tanti fedeli lasciavano la Chiesa, ho cominciato a leggere e meditare i Vangeli per capirci qualcosa di più. Quello è stato veramente un momento decisivo. Da lì in poi abbiamo cominciato a “dialogare” e non c’è più stato un tornare indietro!

Quando e dove dialoghi con Lui?

Chiaro nella preghiera! Almeno così all’inizio. Ma ogni momento è buono. Scherzo anche con Lui, ce la ridiamo insieme, parliamo, alziamo la voce (io!), ci mettiamo le mani nei capelli (Lui). E’ un rapporto costante. Il momento della preghiera ovviamente è il più intenso, e poi c’è la Messa che è speciale. Comunque non immaginarti niente di fuori dell’ordinario: più stiamo insieme e più cresce la sensibilità, come uno che è sensibile al caffè poi non riesce a dormire la notte. Secondo me tutti possiamo diventare un po’ più sensibili al Padre.

Cosa ti aspetti da chi lo legge?

A me piacerebbe che i lettori prendessero da questo libro la confidenza, la familiarità con il Padre. Che si lasciassero guidare con gioiosa fiducia nei cammini che ho spiegato in questa preghiera. Non è solo riflessione ma sono cose che ho provato a vivere. Vi do quello che anch’io ho già mangiato. Fa bene alla salute, fidatevi!

Come missionario che cosa ti ha insegnato questa preghiera?

L’ universalità! Siamo tutti uguali, figli di uno stesso Padre, amati, amabili e da amare. Con le stesse sfide, debolezze e bisogni. Che siamo fratelli. Che la più bella cosa che si può fare al mondo, il più bel regalo che si può far a chiunque, è di insegnargli a dire col cuore: Padre Nostro!

Ultima modifica il Giovedì, 20 Dicembre 2018 09:18

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