RD Congo: Il grido dei bambini…

Animazione missionaria con gli alunni della scuola parrocchiale "Dio Misericordioso" di Ndembo-Kisantu. Animazione missionaria con gli alunni della scuola parrocchiale "Dio Misericordioso" di Ndembo-Kisantu. Foto: Diocesi di Kisantu

Dal 9 al 10 febbraio 2026, abbiamo effettuato una visita nell’ambito della pastorale liturgica nella diocesi di Kisantu nella Repubblica Democratica del Congo. Che cosa si può dire di questa esperienza?

Riguardo alla formazione permanente

La popolazione della diocesi di Kisantu è stimata in circa 1.368.200 abitanti e conta 37 parrocchie, alle quali si aggiungono numerose sotto-parrocchie. Si tratta di una terra di missione, dove l’accesso alla maggior parte delle parrocchie è difficile. Si registra una carenza di operatori pastorali formati per guidare adeguatamente le comunità. La diocesi si trova nella provincia del Kongo Central, a 120 chilometri dalla capitale Kinshasa.

Da circa trent’anni si registra un grande fervore religioso, tuttavia, gli operatori pastorali, soprattutto nelle zone periferiche, non sono sufficientemente formati. Da molto tempo non vengono organizzati percorsi di formazione permanente per gli operatori pastorali, a causa della mancanza di mezzi e delle difficoltà di accesso. Il nuovo vescovo, mons. Jean Crispin Kimbeni, insiste sulla necessità di una formazione permanente degli operatori pastorali per ravvivare la fede dei fedeli. È in questa prospettiva che ci siamo recati sul posto per aiutare nella formazione liturgica.

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Formazione liturgica con gli animatori di liturgia della parrocchia S. Henri di Lemfu-Kisantu.

Infatti, tutto questo risponde all’appello pressante che risuona in Desiderio desideravi a riscoprire la bellezza della liturgia: “La riscoperta continua della bellezza della liturgia non consiste nella ricerca di un estetismo rituale che si compiace unicamente di curare la formalità esteriore di un rito o si accontenta di una scrupolosa osservanza delle rubriche. È evidente che questa affermazione non intende affatto approvare l’atteggiamento opposto, che confonde la semplicità con una banalità trasandata, l’essenzialità con una superficialità ignorante, o il carattere concreto dell’azione rituale con un esasperante funzionalismo pratico” (FRANCESCO, Lettera Apostolica Desiderio desideravi, 22)

L’obiettivo della formazione permanente a Kisantu

L’obiettivo generale è la formazione dei diversi operatori pastorali per dinamizzare la vita pastorale. A tal fine, è necessario fornire loro i mezzi adeguati per realizzare la missione evangelizzatrice. Il desiderio è quello di avere, in tutta la diocesi, animatori formati, accompagnati e seguiti attraverso moduli di formazione. Per quanto riguarda i direttori dei coro, i catechisti e gli altri operatori liturgici, non ci sono molte opportunità in questo senso, a causa delle difficili condizioni delle strade. Ognuno, a volte, si arrangia come può.

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Padre Jacques con i ragazzi della parrocchia Sacro Cuore di Kinkosi luidi-Kisantu

La nostra missione, in questo contesto, mira a far conoscere come vivere pienamente l’azione liturgica in questo ambiente. È qui che emerge l’importanza della formazione permanente liturgica. Durante le due settimane di attività formativa, è stata toccante  la presenza di bambini che hanno accolto il messaggio.

Un risvolto in linea con quello che afferma Papa Francesco: “Per i ministri come per tutti i battezzati, la formazione liturgica, nel suo senso primario, non è qualcosa che si può acquisire una volta per tutte. Poiché il dono del mistero celebrato supera la nostra capacità di conoscerlo, questo impegno deve certamente accompagnare la formazione permanente di tutti, con l’umiltà dei piccoli, con quell’atteggiamento che apre alla meraviglia” (FRANCESCO, Desiderio desideravi, 38).

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Formazione liturgica nella parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Kimpemba-Kisantu

Dalla formazione permanente all’animazione missionaria

Questo tempo di formazione permanente ha permesso anche di animare i bambini nell’ambito dell’infanzia missionaria. Riportiamo qui l'esperienza di uno di questi bambini, che ogni mattina deve alzarsi alle 4 per mettersi in cammino alle 5 e raggiungere la scuola, lontana 60 km da casa. Di conseguenza, ogni giorno percorre 120 km a piedi tra andata e ritorno, ogni settimana 600 km e ogni mese 7200 km a piedi.

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Cosa inaccettabile, che purtroppo succede in un mondo in cui non c'è una equa distribuzione dei beni, che impedisce a tanti di vivere dignitosamente. In questa prospettiva, Papa Leone osserva che Cristo manifesta la dignità di ogni essere umano nel suo amore donato fino alla fine (LEONE XIV, Exhort. Apost. Dilexit te, 4 ottobre 2025, 2). La gioia sperimentata è l'aver constatato il grande desiderio di questi bambini per un futuro migliore. Le cose cambieranno solo quando ogni essere umano sarà considerato nel suo essere più profondo, cioè creato a immagine e somiglianza di Dio.

Approfittando di questi momenti di incontro con i bambini delle scuole, si è parlato loro dell’infanzia missionaria, affinché essi imparino, nella loro condizione, a essere Chiesa al servizio dei più vulnerabili. Il ricco talvolta ignora che appartiene alla terra insieme agli altri esseri, anche se questi non possiedono nulla, ma ciò non significa affatto che essi non siano nulla. Infatti, davanti alla morte non c’è differenza tra ricco e povero. E non dimentichiamo che l’unica ricchezza che attraversa la morte è l’amore. Tutto il resto passerà, ma l’amore che avremo donato rimarrà per l’eternità.

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Il grido dei bambini che portiamo qui attraverso queste righe ci aiuta a vivere gli uni accanto agli altri, mai senza gli altri. È in questo senso che Lc 16, 19-31, il ricco e il povero Lazzaro, ha molto da dirci. Il ricco della parabola è proprio quell’uomo che ripone la sua fiducia in ciò che possiede. È ricco, ben vestito, si nutre bene ogni giorno. Sembra avere successo nella vita. Ma è cieco: non vede colui che è alla sua porta. Lazzaro non è lontano. Non è nascosto: è lì, sotto i suoi occhi, ogni giorno. Il peccato del ricco non è spettacolare. Non commette grandi colpe visibili, soltanto non fa nulla. Si abitua alla miseria dell’altro, si rinchiude nel suo comfort. Questa indifferenza finisce per chiudere il suo cuore lentamente, senza rumore.

Per questo gridiamo insieme a questa moltitudine di bambini contro l’ingiustizia: abbattiamo l’indifferenza! Viviamo per un mondo nuovo, gli uni con gli altri, mai senza gli altri.

* Padre Jacques Kuziala, IMC, Responsabile della pastorale liturgica, diocesi di Kisantu nella RD Congo.

Ultima modifica il Sabato, 02 Maggio 2026 16:44

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