Il 21 aprile abbiamo celebrato il primo anniversario della morte di Papa Francesco. In molti Paesi del mondo, le comunità ecclesiali lo ricordano nella preghiera. Ripensando alle sue parole, ai suoi gesti e al cammino che ha percorso, ci poniamo ancora una volta una domanda.
Che cosa ci ha lasciato? L’eredità di Papa Francesco non è semplicemente un insieme di documenti o di decisioni pastorali. È piuttosto un cammino. Un cammino che possiamo chiamare la via della Croce.
Una croce portata all’interno della Chiesa. Non si è fermato nelle strutture e nelle abitudini consolidate dell’istituzione ecclesiale. Ha scelto invece di portare la croce del rinnovamento e della riforma della Chiesa.
Riformatore e profeta Papa Francesco non è stato soltanto un riformatore amministrativo. È stato un pastore con una voce profetica.

Come qualcuno ha detto riguardo dei religiosi: “Il religioso è una sentinella della notte, uno che sta dalla parte dei poveri e degli indifesi.”
Papa Francesco ha vissuto proprio così.
Egli ha portato avanti una riforma che non coinvolgere solo le alte sfere della Chiesa, ma tutte le sue membra. Una riforma che non cala d’alto con decisioni imposte, ma attraverso il cammino comune di tutto il Popolo di Dio.
Per questo ha criticato con forza il clericalismo.
Perché la Chiesa non appartiene solo al clero, ma a tutto il Popolo di Dio.
E diceva spesso: “La Chiesa non deve essere chiusa in sé stessa, ma una Chiesa in uscita.”
Il Papa delle periferie
Il ministero pastorale di Papa Francesco è sempre partito dalle periferie.
Il suo primo viaggio apostolico non fu verso il centro dell’Europa o verso una grande capitale, ma verso l’isola di Lampedusa, per ricordare i migranti morti nel Mediterraneo.

Papa Francesco lava i piedi di una detenuta nel carcere femminile di Rebibbia, alla periferia di Roma, nel Giovedì Santo, il 28 marzo 2024
E ogni Giovedì Santo andava nelle carceri. Lavando i piedi ai giovani detenuti anche musulmani, ha posto una domanda alla Chiesa: “Perché loro e non io? Io dovrei essere lì.” In queste parole si trova il cuore del Vangelo. Per lui la verità non era un’idea astratta, ma un incontro.
La spiritualità dell’incontro e della comunione
La visione di Chiesa di Papa Francesco può essere riassunta in una sola espressione: una Chiesa dell’incontro. Diceva spesso: “La verità è un incontro.”
La Chiesa non esiste grazie a programmi o strategie. È una comunità in cui le persone si incontrano e sperimentano la misericordia di Dio.
Per questo esortava: “Diventate esperti della misericordia di Dio nella vita comunitaria.”
La missione non consiste nel creare nuovi programmi, ma nell’incontrare le persone e camminare con loro.

Papa Francesco saluta alcuni missionari e missionarie della Consolata durante i capitoli generali nel 2023. Foto: Jaime C. Patias
I tre pilastri della Vita Consacrata
Papa Francesco ricordava spesso ai religiosi e ai missionari tre pilastri fondamentali.
Tre parole italiane che iniziano con la lettera P: Preghiera, Povertà, Pazienza.
Senza preghiera la missione non può esistere. Senza povertà il Vangelo perde credibilità. Senza pazienza la missione non può durare.
Diceva con forza: Se non viviamo una vita consacrata nella povertà, diventiamo ipocriti. E le prime vittime sono proprio il Popolo di Dio.
Una Chiesa in cammino e nel discernimento
Papa Francesco non ha mai visto la Chiesa come una struttura già compiuta. La Chiesa è una comunità in cammino. Così spiegava la fede: La fede significa andare avanti.

Papa Francesco durante i lavori del Sinodo sulla sinodalità, ottobre 2024. Foto: Jaime C. Patias
Anche l’evangelizzazione non è una strategia di marketing.
È la vita del Vangelo, la vita delle Beatitudini.
Evangelizzare significa vivere: l’ospitalità, la povertà, la solidarietà, la misericordia.
Per questo ha sempre insistito molto sul discernimento. Il mondo è come un labirinto. Anche la Chiesa si trova davanti a molti crocevia. Per questo non abbiamo bisogno di programmi perfetti, ma di camminare con Dio nel discernimento.
La via del missionario
La missione non comincia nei luoghi prestigiosi.
Papa Francesco diceva: La missione nasce nei luoghi nascosti che nessuno cerca. Per questo diceva che il sacerdote e il missionario non sono coloro che possiedono tutte le risposte, ma compagni di cammino di ogni persona. La missione non nasce dal centro del potere, ma dalle periferie ferite.
La domanda che rimane oggi
Nel primo anniversario della sua morte dobbiamo porci una domanda.
Che cammino sta seguendo la Chiesa?
A volte rischiamo di diventare una Chiesa tiepida.
La Chiesa del nuovo tempo dovrà essere: una Chiesa che cammina con i laici; una Chiesa che supera il clericalismo; una Chiesa che va verso le periferie; una Chiesa dell’incontro
L’eredità di Papa Francesco può essere ricordata in tre parole:
- il coraggio della riforma: portare la croce per rinnovare la Chiesa.
- la missione verso le periferie: stare accanto ai poveri e ai sofferenti
- la spiritualità dell’incontro: camminare insieme alle persone.
Conclusione
Oggi ricordiamo Papa Francesco. Ma il modo più profondo di ricordarlo non è citare le sue parole. È percorrete il suo stesso cammino: la via della Croce; la via verso le periferie; la via dell’incontro.
Questo cammino continua, ed ora è affidato a noi.
* Padre Kyoung Ho Han, IMC, membro della Commissione Nazionale per la Riconciliazione, Corea del Sud.






