III Domenica di Pasqua / A - Con Gesù sulla strada di Emmaus

Lo riconobbero nello spezzare il pane Lo riconobbero nello spezzare il pane

At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

La certezza della vittoria di Gesù sulla morte continua a risuonare in tutto il tempo pasquale. Oggi, però, la liturgia ci ricorda in modo particolare che anche noi possiamo incontrare Gesù, vivo e risorto, nei cammini della vita quotidiana. Questo incontro ci cambia: rinnova il nostro cuore, dà nuova forza alla nostra vita, ci avvicina a Dio e ci rende testimoni del Risorto.

La prima lettura (At 2,14.22-33) è un estratto del discorso di Pietro nella mattina di Pentecoste. Egli annuncia agli abitanti di Gerusalemme e al mondo intero che quel Gesù, messo a morte dalle autorità giudaiche, ha vinto il male, l’ingiustizia, la violenza e la stessa morte. Pietro, con coraggio profetico, proclama: «Di questo tutti noi siamo testimoni». È questa la Buona Notizia che i discepoli di Gesù, in ogni tempo, continuano ad annunciare al mondo.

Fin dagli inizi, l’uomo ha scelto spesso strade di orgoglio e autosufficienza, pensando di trovare in esse la propria realizzazione. In realtà, queste scelte hanno portato nel mondo menzogna, violenza, infelicità e morte. Per questo Dio ha inviato Gesù. Egli è venuto a mostrarci, con parole semplici e gesti concreti, che la vera vita si trova nell’amore, nel dono di sé, nella condivisione, nel perdono e nel servizio umile a Dio e ai fratelli.

Eppure, l’uomo non ha creduto. Ha preferito far tacere Gesù, ricorrendo all’ingiustizia e alla violenza, fino a metterlo a morte. Ma Dio lo ha risuscitato e così ha confermato che la sua via è vera: una vita donata per gli altri non porta al fallimento, ma alla vita nuova.

Sono passati duemila anni. Sappiamo che l’egoismo e la violenza conducono alla morte, mentre la via di Gesù conduce alla vita. E tuttavia, questa verità non è ancora pienamente accolta.

Pietro, nel giorno di Pentecoste, proclama: «Questo Gesù Dio lo ha risuscitato e di questo tutti noi siamo testimoni». Queste parole non riguardano solo i primi discepoli, ma anche noi, oggi. Anche noi incontriamo il Signore vivo, ascoltiamo la sua parola, partecipiamo all’Eucaristia e camminiamo con Lui nella vita quotidiana. La Chiesa è chiamata a essere nel mondo testimone del Risorto. Con la sua vita e con le sue opere, annuncia che il Vangelo è vero e che la via di Gesù è possibile. In questo modo offre agli uomini e alle donne del nostro tempo una speranza concreta e una strada di vita piena.

La prima Lettera di Pietro (1Pt 1,17-21) ci offre una serie di indicazioni che, a prima vista, sembrerebbero definire con chiarezza la questione del suo autore e dei suoi destinatari. L’autore della prima Lettera di Pietro esorta i battezzati a vivere come veri figli di Dio, abbandonando i desideri del passato e scegliendo con decisione la via della santità, secondo l’invito della Scrittura: «Siate santi, perché io sono santo» (1Pt 1,16).

Questa chiamata si concretizza in una vita vissuta nel “timore di Dio”, cioè in un atteggiamento di fiducia, obbedienza e piena adesione alla sua volontà lungo il cammino terreno. A fondamento di tale esortazione vi è la consapevolezza del prezzo pagato per la nostra redenzione: non beni materiali, ma il sangue prezioso di Cristo. Un dono così grande interpella la vita del credente, chiamato a rispondere con coerenza, gratitudine e fedeltà.

Il verbo “riscattare” (“lytróô”), usato qui, significa che Dio libera l’uomo dalla schiavitù del peccato per farlo diventare suo. Gesù, l’“Agnello senza macchia”, con la sua morte realizza questo riscatto e dona una vita nuova. I battezzati sono invitati a guardare al progetto di salvezza di Dio, che si realizza nel dono di Gesù sulla croce. Vedendo quanto Dio li ama, sono chiamati a vivere una vita nuova, anche nelle difficoltà. Così nasce un popolo nuovo, che vive per Dio e al suo servizio.

Il Vangelo (Lc 24,13-35) ci presenta oggi un episodio unico: l’incontro di Gesù risorto con due discepoli in cammino verso Emmaus, nel giorno stesso di Pasqua. Questo racconto, proprio di Luca, non si trova negli altri Vangeli e ci offre un’immagine viva di come il Signore risorto si fa presente nel cammino dei suoi discepoli.

Nel giorno di Pasqua, due discepoli lasciano Gerusalemme e si dirigono verso Emmaus, delusi e scoraggiati per la morte di Gesù. I loro sogni di un Messia glorioso sembrano infranti sulla croce, e per questo si allontanano dalla comunità. Gesù stesso si avvicina e cammina con loro, ma essi non lo riconoscono. Ascolta la loro tristezza e li aiuta a rileggere gli eventi alla luce delle Scritture, mostrando che il Messia doveva soffrire per entrare nella gloria. Così i loro cuori iniziano a riaccendersi di speranza.

Giunti a Emmaus, i discepoli accolgono Gesù nella loro casa. È nel gesto del “pane spezzato” che i loro occhi si aprono e lo riconoscono come il Signore risorto. Questo momento richiama chiaramente l’Eucaristia: è nell’ascolto della Parola e nella frazione del pane che i credenti incontrano Cristo vivo. Subito dopo, Gesù scompare, ma ormai la fede è nata nei loro cuori.

Trasformati dall’incontro con il Risorto, i due discepoli ritornano senza indugio a Gerusalemme per annunciare agli altri ciò che hanno vissuto. Il racconto insegna che Gesù continua a camminare accanto ai suoi discepoli anche oggi, soprattutto nella Parola e nell’Eucaristia. Chi fa questa esperienza è chiamato a diventare testimone, portando agli altri la gioia e la speranza della risurrezione.

Il quadro di delusione e di scoraggiamento in cui si muovono i due discepoli sulla strada da Gerusalemme a Emmaus non ci è estraneo. Anche noi lo sperimentiamo davanti alle crisi della vita, alla fragilità che ci abita, al fallimento dei nostri progetti, ai sogni infranti e alle certezze che crollano. In questi momenti nasce la tentazione di arrendersi, di chiudersi in sé stessi, di vivere senza slancio né speranza. Può persino insinuarsi il pensiero di essere stati abbandonati da Dio. Eppure il Vangelo ci ricorda con forza che non siamo soli: Gesù risorto cammina accanto a noi, anche quando non lo riconosciamo. Egli ci raggiunge nel nostro cammino, ci ascolta, illumina le nostre domande, dona pace al cuore e orienta i nostri passi verso la speranza.

I discepoli di Emmaus ritrovano il senso di ciò che è accaduto grazie alla Parola di Dio. È nella Scrittura, ascoltata e accolta, che si comprende il disegno salvifico di Dio. La Parola illumina la vita, riscalda il cuore, vince lo scoraggiamento, apre nuovi orizzonti e rinnova la speranza. Essa guida il credente verso una vita autentica e lo invita a un impegno concreto nella storia. Per questo la Parola di Dio è chiamata ad avere un posto centrale nella nostra vita di fede, nella preghiera e nella condivisione.

Il riconoscimento di Gesù avviene nello spezzare il pane. Nell’Eucaristia i discepoli scoprono la presenza viva del Risorto. Ancora oggi, ogni volta che la comunità si riunisce per celebrare, Cristo si fa presente, parla al cuore e nutre con il suo Pane. L’incontro con Lui dona senso, pienezza e vita nuova, e rende la comunità luogo privilegiato della sua presenza.

L’incontro con il Risorto trasforma i discepoli in testimoni. Essi non restano fermi, ma ritornano con gioia alla comunità per condividere ciò che hanno vissuto. Anche oggi, chi incontra veramente Gesù sente l’urgenza di annunciarlo con la vita. La testimonianza diventa così un segno concreto della presenza del Risorto nel mondo.

L’incontro con Gesù genera gioia e entusiasmo. È una gioia profonda, che dona pace, coraggio, speranza e amore. Questa gioia è chiamata a riflettersi nella vita delle comunità cristiane, nella loro preghiera, nella condivisione e nella testimonianza.

Infine, il racconto di Emmaus richiama il valore della comunità. Anche quando può sembrare fragile o deludente, è proprio nella comunità che il Risorto si rende presente. Per questo il cammino di fede non porta all’isolamento, ma a un rinnovato legame con la comunità, luogo in cui si vive il Vangelo e si incontra Cristo vivo.

Anche noi, come i discepoli di Emmaus, siamo in cammino tra difficoltà e speranze, ma il Signore risorto ci accompagna sempre. Lo incontriamo nella sua Parola e nell’Eucaristia, dove apre i nostri occhi e rinnova il nostro cuore. Trasformati da questo incontro, siamo chiamati a testimoniare con la vita che Cristo è vivo e dona a tutti speranza e vita nuova. Amen!

* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Aprile 2026 09:06

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