“Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.”
La riflessione di Papa Leone XIV al termine del Rosario per la pace nella Veglia di preghiera da lui presieduta, sabato 11 aprile, nella Basilica Vaticana. Il Santo Padre ha ringraziato i fedeli presenti, circa 7mila in Basilica e 3mila all'esterno nella Piazza, e quanti uniti spiritualmente da tanti altri luoghi del mondo.

“La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia”, ha affermato Leone invocando il dono della pace in tutto il mondo.

La veglia di preghiera si è svolta alla vigilia del lungo viaggio di Papa Leone dal 13 al 23 aprile in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale dove affronterà temi come pace, ambiente, migrazioni, famiglia, giovani e colonialismo.
La preghiera, medita il Papa, non è “rifugio” per scappare dalle responsabilità, né “anestetico” per fuggire “il dolore che tanta ingiustizia scatena”. Piuttosto, è la “risposta alla morte” che invita ad alzare lo sguardo e a rialzarsi dalle macerie. “Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà”.

“Mai più la guerra!”
Leone XIV ha ricordato l’appello di San Giovanni Paolo II nel contesto della crisi irachena del 2003, in cui ricordando l’esperienza di conflitto vissuta in prima persona nella Seconda guerra mondiale, esortava specialmente i giovani a dire, al pari di San Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”
Nella sua riflessione il Papa ha citato anche San Giovanni XXIII, che nella sua enciclica Pacem in terris, scriveva che “dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana”, e riprendendo a sua volta le parole di Pio XII aggiunge “nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra”.

Il Papa e sue bambini depongono una corona di fiori ai piedi della Vergine Maria
Ascoltiamo la voce dei bambini!
Il Santo Padre ha rivelato che riceve tante lettere da quanti vivono in zone di conflitto, e “leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!”
“Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”, ha ammonito Leone XIV.

In ogni mistero fedeli accendevano un lume alla Madonna
Leggi la riflessione integrale di Papa Leone XIV
La preghiera, poi, termina, ma non l’impegno nell’orazione, che Leone XIV invita a rinnovare sulla via del ritorno a casa.
“La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale”.

Preghiera per la pace
Il Santo Padre ha concluso la sua riflessione con una preghiera profonda recitata prima della benedizione finale. "Carissimi, la pace sia con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:
Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!”
* Ufficio per la Comunicazione








