Messaggio e Benedizione “Urbi et Orbi” di Papa Leone XIV

Papa Leone XIV durante l'Urbi et Orbi di Pasqua Papa Leone XIV durante l'Urbi et Orbi di Pasqua Foto: Vatican Media

Domenica di Pasqua alle ore 12, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Leone XIV rivolge ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione il Messaggio e l’augurio pasquale che riportiamo di seguito:

Fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Buona Pasqua!

Da secoli la Chiesa canta con esultanza l’avvenimento che è origine e fondamento della sua fede: «Il Signore della vita era morto / ma ora, vivo trionfa. / Sì, ne siamo certi: / Cristo è davvero risorto. / Tu, Re vittorioso, / abbi pietà di noi» (Sequenza di Pasqua).

La Pasqua è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio.

Una vittoria a carissimo prezzo: il Cristo, il Figlio del Dio vivente (cfr Mt 16,16) ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue. Come vero Agnello immolato, ha preso su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29; 1Pt 1,18-19) e così ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato, dal dominio del male.

Ma come ha vinto Gesù? Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo (cfr Gv 12,31)? Qual è la potenza con cui è risorto dai morti, non ritornando alla vita di prima, ma entrando nella vita eterna e aprendo così nella propria carne il passaggio da questo mondo al Padre?

Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta. 

Cristo, nostro «Re vittorioso», ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, al suo disegno di salvezza (cfr Mt 26,42). Così ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce.

La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso.

Fratelli e sorelle, questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri.

Sì, la risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce.

Fratelli e sorelle, con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor più potentemente di fronte al dramma della nostra libertà. Davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto (cfr Mt 28,11-15)!

Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!

20260405Papa1

Leone XIV durante la benedizione "Urbi et Orbi"

Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti.

Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: «Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!» (Messaggio Urbi et Orbi, 20 aprile 2025).

La croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte  e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male! Sant’Agostino insegna: «Se hai paura della morte, ama la risurrezione!» (Sermo 124, 4). Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non è l’ultima parola, perché è stato sconfitto dal Risorto. 

Egli ha attraversato la morte per donarci vita e pace: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27). La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!

Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui in piazza san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile. 

In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore! Solo Lui fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)! Buona Pasqua!

Papa Leone XIV

Ultima modifica il Domenica, 05 Aprile 2026 15:53

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