In un mondo odierno pieno di guerre, scontri, polarizzazioni, odio e tristezza, la risurrezione di Cristo irradia pace e gioia. Anzi, la risurrezione di Cristo è il fondamento della fede cristiana, il centro della predicazione e della testimonianza della Chiesa fino alla fine dei tempi.
La Pasqua è la festa principale, la più importante di tutto l’anno, «il fondamento e il centro di tutto l’anno liturgico» (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 106). Come dice San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi: «Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione, e vana è anche la vostra fede» (1 Corinzi 15,14). A Pasqua rinnoviamo la nostra fede nell’amore di Dio e celebriamo il trionfo della vita sulla morte. «Cristo, risorto dai morti, non muore più, perché la morte non ha più potere su di Lui» (Rm 6,9).
A questo proposito, San Giuseppe Allamano ribadisce che «Noi dobbiamo risorgere al fervore; non solo dal peccato, ma da tutte le debolezze. Conserviamo sempre il fervore che sentiamo in questa festa (…) Non abbiate paura di divenire troppo fervorosi!» (CVV 71).
La risurrezione di Cristo infonde sempre coraggio ed entusiasmo nella sequela di Cristo e nell’apostolato missionario; è un’occasione per sperimentare lo spirito di gioia.
Fin dalla celebrazione della Veglia pasquale, si canta con forza l’alleluia che esprime la gioia della risurrezione: lo facciamo con il salmo 117 in cui diciamo «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo»; lo ricordiamo nell’inno mariano tipico della Pasqua: «Regina del cielo, rallegrati, alleluia».
Riguardo allo spirito di gioia, san Giuseppe Allamano chiarisce quanto segue: «Il Signore vuole che stiamo sempre allegri, anche ... dormendo, come i bambini che, quando dormono, hanno un’aria così bella e sorridente! Nell’allegrezza si vive meglio e con maggiore perfezione» (CVV 73). La gioia della Pasqua deve accompagnare sempre i missionari. San Giuseppe Allamano vuole che i missionari e le missionarie della Consolata siano pieni della gioia evangelica che caratterizza i consacrati del Signore. A questo proposito dice: «Proponiamoci di vivere una vita santamente allegra e fervorosa. Una comunità dove tutti facessero questo proposito, diverrebbe un paradiso anticipato. Delle debolezze
ce ne saranno sempre, ma siamo qui per accettarci, sostenerci e santificarci (…) non voglio che questa sia la casa della malinconia, ma della gioia. Vi voglio gioiosi» (CVV 74).
La Pasqua significa anche sperimentare la pace del Risorto. Infatti, la pace e la gioia sono assolutamente inseparabili. Quando Gesù apparve agli apostoli dopo la risurrezione, la prima cosa che augurò loro fu la pace. La pace è il fondamento di una società o di una comunità gioiosa. È impossibile che gli abitanti di una società o di un paese siano gioiosi senza la pace. Per questo san Giuseppe Allamano afferma che «Bisogna quindi che ci sia la pace con Dio, compiendo la sua volontà; con noi stessi, evitando le distrazioni, regolando le passioni e liberandoci dai desideri inutili; e con il prossimo, soprattutto accettandone i limiti e trattando tutti bene. La pace può stare anche con il sacrificio e con la tribolazione, mentre non può stare con il peccato» (CVV 72).
San Giuseppe Allamano mette in guardia i Missionari della Consolata sugli elementi che ostacolano la gioia in una comunità. Per lui la gioia «Naturalmente l’allegria non deve essere smodata. Essa non consiste nella dissipazione, nel gridare forte, nel mettere sottosopra tutta la casa. Parlare, sorridere, ma tutto con moderazione perché l’allegrezza è una virtù; state attenti che non degeneri» (CVV. 73). Inoltre, «L’allegrezza si oppone alla tristezza. Bisogna farsi coraggio affinché la tristezza non degeneri in disperazione. Quando si vive con malinconia non si fa più bene. Vinciamo la tristezza con la preghiera; con il desiderio di santificarci, contenti del nostro stato presente, prendendo il bene e il male dalle mani di Dio; e con la pazienza nel sopportare le avversità. Proponiamoci di vivere una vita santamente allegra e fervorosa» (CVV 74).
In conclusione
Per San Giuseppe Allamano, nei suoi insegnamenti ai Missionari della Consolata, la Pasqua significa lasciarsi contagiare dalla gioia evangelica: «Vi voglio allegri. Bisogna stare bene di anima e di corpo. Io desidero che si conservi e si accresca sempre più lo spirito di tranquillità, di scioltezza, di serenità. Questo è lo spirito che io voglio: sempre gioia, sempre facce allegre!» (CVV 74). Che la Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo irradi gioia e pace alle persone in vari luoghi del mondo dove si vive la tristezza delle guerre e dei conflitti.
* Padre Lawrence Ssimbwa, IMC, missionario a Buenaventura, Colombia.










