Una riflessione sulla pace condivisa con i missionari
All’inizio della Settimana Santa, con la Domenica delle Palme, desidero condividere con voi una riflessione sulla pace. Vivendo come missionario della Consolata in Corea del Sud e partecipando, anche se in modo modesto, al ministero della Chiesa per la riconciliazione nella penisola coreana, mi trovo a osservare da vicino la realtà di questa terra. Da qui desidero condividere con voi, che annunciate il Vangelo in tante parti del mondo, alcuni pensieri sulla pace.
Nel Vangelo della Domenica delle Palme vediamo Gesù entrare a Gerusalemme. Non entra come un re che guida eserciti, ma come il Re della pace, umilmente su un asino.
La folla agitava rami di palma e gridava: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore.”
Il Regno che Gesù porta non è fondato sul potere o sulla forza delle armi, ma su amore, riconciliazione e pace.
All’inizio della Settimana Santa quest’anno siamo naturalmente portati a riflettere sulla sofferenza dell’umanità, sulla pace nel mondo e in modo particolare per noi, sulla realtà della penisola coreana divisa.

Padre Kyoung Ho Han, IMC, membro della Commissione Nazionale per la Riconciliazione.
Alcuni sviluppi recenti nella Corea del Nord
Recentemente la Corea del Nord ha convocato l’Assemblea Suprema del Popolo, attraverso la quale è stata riaffermata la struttura della leadership del Paese. Questa assemblea è il più alto organo dello Stato secondo la costituzione nordcoreana e prende decisioni importanti riguardo alle politiche nazionali e alle nomine politiche.
Durante questa riunione Kim Jong Un è stato nuovamente confermato come leader dello Stato e sono stati apportati alcuni cambiamenti nella composizione degli organi dirigenti.
Un elemento significativo è che Kang Ji-young, presidente del Comitato Centrale dell’Associazione Cattolica Coreana, continua a comparire tra i membri importanti.
Kang Ji-young è stato eletto più volte deputato dell’assemblea ed è conosciuto come uno dei rappresentanti delle organizzazioni religiose nella Corea del Nord. È associato alla comunità cattolica della cattedrale di Jangchung a Pyongyang e il suo nome di battesimo è Paolo.
Un evento significativo nella storia recente della Chiesa nella penisola coreana è stata la visita della Conferenza Episcopale Coreana a Pyongyang nel dicembre 2015, avvenuta su invito dello stesso Kang Ji-young. In quell’occasione si discussero possibilità di incontro e di scambio tra le chiese del Nord e del Sud.
Sebbene in seguito, le relazioni tra le due Coree si siano irrigidite e questi scambi non siano continuati, quell’esperienza ha mostrato che la Chiesa può diventare un ponte di pace.
La struttura religiosa nella Corea del Nord è molto diversa da quella che normalmente conosciamo nella vita ecclesiale. Tuttavia, anche in queste circostanze, la religione può talvolta diventare un piccolo canale di dialogo e incontro.
Per coloro che pregano per la pace, questi piccoli segnali possono essere letti non solo come eventi politici, ma come segni di speranza.

Il cammino del Re della Pace
Nella Domenica delle Palme contempliamo l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Egli non cercò di cambiare il mondo con la spada. Scelse la via della croce. Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27).
La pace di Cristo è diversa dalla pace offerta dal mondo. Mentre il mondo cerca la pace attraverso il potere, la pace di Cristo inizia con l'amore, il perdono e la riconciliazione.
Nelle ultime settimane il mondo si è trovato ancora una volta ad affrontare la tensione della guerra. Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran hanno destato profonda preoccupazione in molte persone.
In ogni guerra, coloro che soffrono di più sono le persone comuni. I bambini perdono le loro case e le loro scuole, le famiglie vengono separate e innumerevoli persone sono costrette a fuggire.
Papa Leone XIV ci ricorda che la pace non viene dalle armi, ma dal coraggio di deporle e vincere la paura. La Bibbia proclama da tempo questa visione: «Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Isaia 2,4).
Non si tratta semplicemente di un invito a porre fine alla guerra, ma di un invito a trasformare una cultura della violenza in una cultura di pace.
Il cammino missionario
Come missionari della Consolata, abbiamo imparato da San Giuseppe Allamano: «Prima santi, poi missionari». La missione non è semplicemente un'attività; è un modo di vivere in mezzo alla gente e di camminare con loro.
La pace nella penisola coreana non arriverà dall'oggi al domani. Eppure, piccoli incontri, dialoghi e la preghiera per la pace possono diventare semi che un giorno apriranno un nuovo futuro al di là dei muri della divisione.
In questa Settimana Santa, volgiamo lo sguardo a Cristo, Re della Pace, e rinnoviamo la nostra vocazione missionaria. Il Signore ci doni speranza e coraggio per essere missionari di pace.
* Padre Kyoung Ho Han, IMC, membro della Commissione Nazionale per la Riconciliazione.










