La Rete ecumenica “Iglesias y Minería” (Chiese e Miniere), che dal 2013 denuncia la violenza legata all'espansione delle attività minerarie in America Latina, con il sostegno di oltre 40 istituzioni, ha lanciato nella Sala Stampa della Santa Sede a Roma, il 20 marzo, la Piattaforma di Disinvestimento dalle attività estrattive che danneggiano l’ambiente e le comunità locali.
La Rete è uno spazio ecumenico, composto da comunità cristiane, équipe pastorali, congregazioni religiose, gruppi di riflessione teologica, laici, vescovi e pastori che cercano di rispondere alle sfide poste dagli impatti e dalle violazioni dei diritti socio-ambientali causati dalle attività minerarie. Al centro si pone "il diritto di dire no", il diritto al consenso libero, preventivo e informato delle comunità etniche e i diritti del lavoro e sindacali dei lavoratori del settore.
“Come facciamo a curarci noi se inquinate le nostre montagne? Anch’io voglio sapere se dentro di me ho dei metalli pesanti, se quello che diamo da mangiare ai nostri figli è tossico. Perché questi problemi non sono solo miei. Anche voi, ponetevi questa domanda”. Queste le parole di Yolanda Flores (foto), attivista del popolo Aymara in Perù che si batte per i diritti delle popolazioni indigene, una delle leader invitate a dare la sua testimonianza durante la presentazione del progetto in Vaticano.
Provenendo da territori di grande interesse per l’estrazione di minerali critici, Yolanda ha raccontato che, di fronte alle ripetute violazioni dei diritti della gente, la sua comunità ha dedicato del tempo alla riflessione per cercare di scoprire chi finanzia lo sfruttamento di quei territori. “Vogliamo sapere chi sta dando i soldi per distruggerci e avvelenarci. Siamo qui per capire se qualcuno può aiutarci”, ha spiegato.
Indossando abiti tipici della sua cultura, Yolanda ha testimoniato con il cuore in mano che, di fronte ai bambini che soffrono di anemia, il Ministero della Salute in Peru ipotizzava che le mamme non sapevano preparare il cibo e curare le loro bambini. “Ma loro non sanno nemmeno che tipo di acqua beviamo. Questa sofferenza ci costringe a continuare a cercare informazioni. Chi finanzia le compagnie minerarie per avvelenarci? Abbiamo bisogno di professionisti, che i nostri figli possano andare all’università”, esclamò e continuò: “Vogliamo che i nostri vescovi e parroci non solo si dedichino ai sacramenti, ma camminino con noi. La risposta è dentro di noi, ma vogliamo che ci vedano e ci ascoltino, affinché il mondo capisca chi siamo e perché reclamiamo”, ha scandito.
Quando davvero metteremo in pratica il Vangelo?
“Dico sempre alle suore e ai sacerdoti: fate tanti ritiri, studiate la Bibbia, l'enciclica Laudato sì, ma quando metteremo in pratica ciò che Gesù ha detto? – domandò Yolanda - Quando cammineremo nella luce del Vangelo? Dobbiamo prenderci cura della nostra Casa Comune ed avere rispetto per noi stessi”, sottolineo. “Noi indigeni non siamo popoli violenti. Reagiamo alle violazioni dei nostri diritti perché entrano nelle nostre terre senza consultarci e poi se ne vanno, lasciando tutto avvelenato. Nelle montagne si trova la nostra farmacia naturale con cui abbiamo resistito alla pandemia di Covid-19. Questa saggezza viene dai nostri antenati”, ricordò.

“Una vittoria che ci rallegra è vedere una compagnia mineraria nella Laguna Choquene, provincia di San Antonio de Putina in Peru, risanare un fiume e la laguna contaminati. Questo dimostra che le aziende possono fare di meglio”, commemora l’attivista.
Nella Salla Stampa erano presenti (foto sopra) il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il card. Álvaro Ramazzini, vescovo di Huehuetenango, in Guatemala; mons. Vicente Ferreira, vescovo di Livramento de Nossa Senhora, Brasile, e consigliere della Rete Iglesias y Minería; suor Anneliese Herzig, delle Missionarie del Santissimo Redentore, responsabile del Dipartimento per la Missione e gli Affari Sociali della Conferenza Episcopale Austriaca; suor Maamalifar M. Poreku, Missionaria di Nostra Signora d’Africa, originaria del Ghana; e il padre Dario Bossi, coordinatore della Rete Iglesias y Minería.

Si tratta di un atto di coerenza con la nostra fede
“I minerali sono necessari per numerosi aspetti della vita contemporanea. Tuttavia, sappiamo anche che troppo spesso la loro estrazione è avvenuta senza ascoltare le comunità locali, senza rispettare i diritti dei popoli indigeni e senza considerare i limiti degli ecosistemi che sostengono la vita”, ha affermato in apertura della conferenza il cardinale Baggio. La Piattaforma per il disinvestimento nell’industria mineraria vuole essere un segno concreto di quella conversione necessaria che non è semplicemente una decisione tecnica o finanziaria. “Si tratta di un atto di coerenza con la nostra fede, con la difesa della dignità umana e con l’impegno a prendersi cura della nostra Casa Comune”, ha dichiarato.
Il cardinale Álvaro Ramazzini, vescovo in Guatemala, ha ripreso il concetto di “ecologia integrale” sviluppato da Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì e l’opzione preferenziale per i più poveri, “non solo nel senso letterale delle parole”. Poi ha raccontato che una società mineraria canadese, la Gold Corp, “con il consenso del governo di allora, per non dire della sua complicità”, ottenne la licenza di esplorare una zona indigena, dell’etnia Mam, popolo dimenticato dalle istituzioni, senza accesso a servizi sanitari e scolastici di qualità, con vie di accesso difficili. Acquistato il terreno a un prezzo irrisorio illuse i locali procedendo a un’attività formalmente legale, ma non orientata ai criteri di giustizia distributiva per le popolazioni.

“L'attività mineraria è la spina dorsale del capitalismo”
Il vescovo brasiliano, mons. Vicente Ferreira, consigliere della Rete Iglesias y Minería, mise in guardia contro le false soluzioni del ‘capitalismo verde’ e dei rapidi scenari di guerra che “suscitano ulteriori preoccupazioni nei nostri popoli latinoamericani e caraibici, i cui territori sono nel mirino del neocolonialismo militare, assetato di ‘terre rare’ come risorsa per mantenere lo status quo dei più potenti”. Parlando di soluzioni al problema, mos. Vicente ricordò che “è dal basso che sogniamo un mondo nuovo. Dalle comunità quilombola, dai popoli indigeni, dai pescatori; dall’agroecologia e da tutti coloro che proteggono le foreste, i nostri fiumi… il creato”.

La Rete è costituita da difensori dei diritti umani e della natura, in molti casi perseguitati per la loro opzione. “L'attività mineraria è la spina dorsale del capitalismo. Tutti gli altri settori importanti nell'economia mondiale dipendono, in qualche modo, dall'attività mineraria. Si tratta, di fatto, di un settore molto potente. Le minacce risiedono nella distruzione del ruolo dello Stato, della politica, della giustizia e delle organizzazioni sociali. Questo avviene con enormi somme di denaro e discorsi fallaci sullo sviluppo; destabilizza il modello democratico, dividendo comunità e leader. Esistono minacce concrete per i difensori dei diritti umani e dell'ambiente con l’uccisione di alcune persone”, denunciò il vescovo.

La vittoria risiede nell'organizzazione e nella resistenza popolare, nella lotta dei popoli originari, come nella Marcia verso la COP 30 di Belém (2025), con la partecipazione record di popolazioni indigene (3.000) e la campagna intitolata "La risposta siamo noi". “Anche nella nostra Chiesa abbiamo avuto una grande partecipazione. Questo è un segno che ci stiamo risvegliando. La Campagna della Fraternità 2025 è stata incentrata sull'ecologia integrale, ma abbiamo ancora molta strada da fare. Ci sono molte persone alienate e il peggio è quando adottano il discorso degli oppressori. Credo che questa campagna di disinvestimento serva da monito. E non c'è neutralità. La vita ci chiede una scelta chiara”, ha avvertito mons. Vicente in una conversazione al termine della conferenza.

Il disinvestimento come strategia etica efficace
Al padre Dario Bossi, coordinatore della Rete (foto sopra), il compito di chiarire che la piattaforma presentata in Vaticano è uno spazio di scambio di informazioni, di studio sugli aspetti riguardanti l’estrazione mineraria ed i processi finanziari, di chiamata a collaborare. E ha portato un esempio: tra il 2018 e il 2022, proprio negli anni in cui si sono verificati i gravi crimini socio-ambientali delle grandi società minerarie con attività in Brasile, come Vale a Mariana e Brumadinho, che hanno ricevuto oltre 54 miliardi di dollari di finanziamenti internazionali, provenienti da banche e fondi di investimento di diversi Paesi. “Di fronte a questa realtà, molte organizzazioni sociali ed ecclesiali hanno iniziato a considerare il disinvestimento come una strategia etica ed efficace per affrontare le violazioni”, ha detto padre Dario Bossi citando ad alcuni documenti in linea con la Dottrina Sociale della Chiesa.

Una voce dell’Africa
Le attività minerarie sono dappertutto. Suor Maamalifar M. Poreku, Missionaria di Nostra Signora d’Africa, originaria del Ghana, ha ribadito che l’ecologia integrale richiede non solo compassione, ma anche una trasformazione sistemica. La strada è quella di “allineare fede e scelte economiche”, secondo la religiosa che ha usato parole nette riferendo di “territori martirizzati”, sacrificati per il profitto. “La crisi ecologica richiede più che semplici adeguamenti graduali; richiede una leadership profetica”, affermò. In questo senso, la piattaforma offre anche guida e consulenza in merito a decisioni finanziarie e di consumo che siano in linea con il Vangelo e che invita a proteggere il creato e a mettere la fraternità universale al centro della nostra attenzione.
* Jaime C. Patias, IMC, Ufficio per la comunicazione











